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05/2017

NELL’ITALIA DEGLI ULTIMI
Da qualche tempo i quotidiani hanno intrapreso “ Un viaggio nell’Italia degli ultimi” per raccontare le loro storie di difficoltà. Le persone ch vivono in famiglia, in gravi difficoltà economiche (3.314.000) sono in Italia, secondo l'ISTAT, quasi il 12 per cento della popolazione: circa 7 milioni e 50 mila gli over 65 registrano anno dopo anno un peggioramento mentre i minori in situazioni problematiche superano il milione e 250 mila unità. A Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna ormai la metà dei pasti nelle mense della fraternità della Caritas è consumata da italiani. Resistere: questo è il problema. Nel 2016 la crisi è acuta e i senza tetto sono cresciuti nel 2015 del 21 % rispetto all’anno precedente. A Bologna, come scrive La Stampa, è stato rilevato che sotto le Due Torri il 64% dei pasti sociali è servito agli italiani in fila con nigeriano, senegalesi, magrebini, siriani, badanti moldave o romene. Gli “ invisibili” sono quelli che hanno perduto il posto .di lavoro e ancora non hanno raggiunto l’età pensionabile, quelli separati che hanno dovuto lasciare la casa alla moglie e figli, quelli che dormono per strada, sotto i ponti o nelle stazioni ferroviarie pagando 1,50 per entrare e srotolare il sacco a pelo in zone riparate dal freddo e dalla pioggia. La Caritas solo nella “ grassa” Bologna serve 68.500 pasti con suor Maria Teresa e le altre consorelle che si occupano delle colazioni dei poveri. Era prima a Crotone dove si registra la più alta disoccupazione tra le città italiane con il 32%. In genere la povertà è recente e spesso nascosta. Ha un’onda lunga. Tra i tavoli, tutte le sere, si ripetono scene di amarezza e tristezza. Poi via alla ricerca di un posto dopo passare la notte con addosso un cappottone e 3 berretti di lana in testa. A Roma ( 88esimo posto nella classifica della qualità della vita) si scoprono ogni giorno baraccopoli dei disperati: panni stesi, borsoni e buste di plastica abbandonate sotto i viadotti. A decine vivono accampati in tuguri di legno e lamiere tra rifiuti e topi. Il degrado è totale sotto la struttura che doveva diventare una linea di tram a Roma nord. Le statistiche confermano che i più indigenti in Italia non sono solo gli anziani. Si è abbassata l’età dei bisognosi che si rivolgono alle strutture sociali e caritatevoli. Dai dati emerge che sono più gli italiani che gli stranieri a chiedere aiuto ai centri Caritas. E sono sempre più gli italiani che si lamentano che agli extracomunitari vengono erogati circa 40 euro al giorno mentre per tanti italiani c’è solo la coda alla mensa con i migranti. Città insicure, immigrazione fuori controllo e soldi pubblici spesi male generano malcontento come in via Padova a Milano. L’hub di via Sammartini ospita 450 profughi ogni notte e Milano dal 2013 ha accolto circa 110 mila migranti. L'indie del disagio economico nel mezzogiorno è al di sopra della media nazionale.

05/2017

“IPOCRISIA PAUROSA”, MA ANCHE CRISI DIFFUSA
“Ipocrisia paurosa”. E’ quella che l’ex Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha attribuito a coloro che ora “gridano contro l’abuso” delle intercettazioni , ma che nel passato non avevano dimostrato alcuna ”manifestazione della volontà politica” per modificare la situazione che presentava analoghe e, forse anche, maggiori strumentalizzazioni politiche. Questo sfogo dell’ultranovantenne esponente dell’allora PCI era diretto contro il presidente del PD Matteo Orfini che aveva attaccato violentemente l’uso delle intercettazioni definite “gogna mediatica”. Napolitano aveva rivendicato di avere “da anni” messo il “dito nella piaga “ di “ questa insopportabile violazione della libertà dei cittadini , dello stato di diritto e degli equilibri istituzionali”. Tale dichiarazione non aveva trovato d’accordo Orfini che aveva ricordato come l’ex Presidente non era intervenuto quando comparve sulla stampa la conversazione di Fassino con Consorte all’epoca della scalata di Unipol alla BNL. Orfini ripubblicava su Twitter una nota del giornalista dell’Unità – ex quotidiano del PCI, ora del Pd – che affermava come ”la pubblicazione a strascico di intercettazioni irrilevanti e/o illegali parte col caso Unipol. E non ricordo altolà di Napolitano allora”. A sua volta Napolitano definiva Orfini “incerto nella memoria”, ma “pronto ad alimentare insinuazioni malevole”. Cosa dire di questa polemica? E’ la dimostrazione di una precisa caratterizzazione della sinistra comunista ex ( Napolitano ) o post ( Orfini ). Hanno ragione tutti e due. Ma nel senso che oggi rivendicano un atteggiamento garantista finalizzato solo a tutelare e difendere il loro interesse personale o politico. Di parte. Nello scontro, infatti, non c’è nessun riferimento alle ondate di intercettazioni illegali pubblicate a danno di altre posizioni politiche o di personaggi non appartenenti alla sinistra che hanno sconvolto la lotta politica italiana degli ultimi venti anni. Non c’è neppure un tentativo di difendere persone che pur ricoprendo incarichi di grande rilievo istituzionale sono stati registrati e i loro colloqui apparsi sulle pagine dei quotidiani. Oppure di coloro che erano oggetto della pubblicazione di iniziative della Magistratura proprio mentre rappresentavano l’Italia nei consessi internazionali. Questo sguardo miope sul proprio particolare, mostra con evidenza l’allontanarsi della sinistra da una visone politica che l’aveva caratterizzata, sia pur in termini ideologici. La sinistra post comunista è passata dallo scontro politico che si manifestava come critica ai partiti avversari , allo scontro personale. Un tempo il PCI mirava alla delegittimazione della forza politica avversa. Quando scese in campo Berlusconi si passò alla strategia della delegittimazione personale. Ed allora tutto andava bene per tale obbiettivo. La politica diventata scontro personale e che si manifesta in un inadeguato leaderismo, si porta dietro una grave crisi di rappresentanza , dovuta alla fragilità e leggerezza della classe politica. E’ una fragilità a cui contribuisce una crisi della borghesia italiana e, soprattutto, di ciò che viene definito l’establishment. Azzardiamo un paragone per far comprendere la condizione devastata dell’Italia. In Francia di fronte al rischio del successo elettorale del Fronte Nazionale e alla crisi dei partiti tradizionali , l’establishment ha “confezionato” un personaggio di cultura europeista e illuminista che, tuttavia presenta un curriculum di tutto rispetto, sempre con riferimento all’esperienza e al rapporto con i “poteri”. Il paragone con l’Italia, dove,ugualmente, monta un movimento fondato sulla protesta e riemergono spinte nazionaliste, è significativo. Negli anni nei quali Macron lavorava , con successo, presso la Banca Rotshild, Matteo Renzi veniva assunto con un contratto – per far gravare sulle istituzioni i suoi contributi previdenziali - di dirigente nell’azienda del padre che poi, ha subito una procedura fallimentare. Larga parte dell’establishment italiano negli anni scorsi ha mostrato di spendersi per Renzi. Crediamo che, dopo l’elezione presidenziale francese, ne avrà scrupolo . O, forse, no. PIETRO GIUBILO

03/2017

DALL’EUTANASIA AI GEMELLI CON DUE PAPA’
Marco Cappato ha trasformato il dramma della sofferenza del dj Fabo, cieco e paralizzato dopo un incidente d’auto, in un grande spot per l’eutanasia. Il copione è sempre lo stesso, già utilizzato a suo tempo per far passare il divorzio, poi l’aborto , quindi il matrimonio gay. Si parte da un caso umano che desta pietà, lo si amplifica con un abile utilizzo dei media e si finisce per affermare un diritto di libera autodeterminazione. Quindi arriva la legge a ribaltare principi etici che avevano rappresentato un costume fondato sulla legge morale naturale. Lo snodarsi della “rivoluzione laicista” in Italia sembra non avere fine . A fronte di una avanzata che sembra non avere ostacoli – al contrario dei sostenitori che la rappresentano come un eroica battaglia civile contro tutto e contro tutti - vi è la constatazione di una sostanziale arrendevolezza da parte di quei settori culturali, politici e religiosi che, invece, dovrebbero difendere principi di carattere tradizionale. Non vi è dubbio che la rappresentazione dei fatti e le corrispondenti posizioni pro o contro, subiscono una deformazione rispetto alla realtà. Innanzitutto si esalta il dolore e la volontà di un soggetto che intende invocare il principio di autodeterminazione mentre si ignora del tutto lo stesso dolore e la volontà di chi eroicamente subisce la stessa condizione, ma, insieme a coloro che gli sono vicini, la accetta in nome di un principio superiore che può essere l’assoluto rispetto per la vita o l’idea che di essa non si può disporre in quanto anche “dono di Dio”. Siamo in presenza di una sorta di dittatura dei media che stabiliscono ciò che è eroico e giusto e ciò che non lo è, non solo e non tanto con gli argomenti pro o contro, ma anche con la sola forza della diffusione ed esaltazione dei casi, scelti secondo intenti ed obbiettivi precisi. Nel caso della sentenza che ha permesso la trascrizione della genitorialità e quindi ad una coppia gay l’adozione di due gemelli ottenuti in Canada con la maternità surrogata, alla diffusione dei media si è aggiunta, o meglio, è stata determinante, la sentenza di un tribunale che lo ha autorizzato in assenza di una legge per l’adozione alle coppie gay ed anzi in presenza di un divieto per la maternità surrogata . Questa sentenza si aggiunge alle tante altre ( pensiamo al solo caso Englaro ) che hanno “fatto legge” in ambiti di estrema delicatezza laddove nessuna norma positiva lo consentiva e, d’altra parte, norme non scritte ma sulle quali si dovrebbero fondare le legislazioni, cioè le norme di diritto naturale , lo contrasterebbero. All’invadenza della magistratura in campi privi di normativa positiva basate sull’applicazione di “principi costituzionali” o di carattere giurisprudenziale corrisponde la sostanziale rinuncia della sovranità parlamentare in campo legislativo. Non siamo di fronte ad un conflitto di competenze o ad una frattura nella divisione dei poteri, sarebbe già qualcosa. Semplicemente il potere legislativo non rivendica neppure le sue prerogative, non è neppure in grado di aprire un contenzioso, avendo abbandonato , in questo campo, il suo ruolo fondamentale. Ad una questione etica, quindi, che segnala il declino di valori e di principi , si aggiunge l’arrendevolezza delle istituzioni rappresentative che , pur assenti sulle questioni etiche, sono massimamente attente e presenti nella produzione legislativa relativa ad interessi materiali e in sintonia, spesso, con pressioni lobbistiche . La lenta e inesorabile assuefazione di fronte a tutto ciò, è un evidente segno di decadenza che comporta un necessario avvertimento: le democrazie che rinunciano al presupposto sul quale esse debbono fondarsi, cioè le leggi naturali comunitarie , si espongono al rischio della loro estinzione. PIETRO GIUBILO

02/2017

La lettera d'addio di Michele, trentenne precario che si è tolto la vita. "Appartengo a una generazione perduta"
Michele si è tolto la vita. Stanco di essere senza futuro e prospettive. Prima di andarsene, questo trentenne friulano, ha scritto una lettera, pubblicata per volontà dei genitori (e che oggi riporta il Messaggero Veneto) perché questa denuncia non cada nel vuoto. Ecco il testo. +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++ Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.
Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte. Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità. Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia.
Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile. A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo. Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.
Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione. Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare. Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.
Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie. Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri. Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino. Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene. Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento. P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.
Ho resistito finché ho potuto. Michele

01/2017

LA CENSURA DEL “GRANDE FRATELLO”
Spiace che anche il Corriere della Sera dell’editore Cairo giochi al “Grande Fratello”. Il 2 gennaio il quotidiano diretto da Luciano Fontana, scelto dalla precedente proprietà , già dipendente dell’Unità, ospita un articolo-lettera di Giovanni Petruzzella , Presidente dell’Antitrust, che sul tema delle “notizie false sul web”, propone , come aveva già scritto (guarda caso) sul Financial Times, l’introduzione di “ istituzioni specializzate, terze e indipendenti, che, sulla base di principi predefiniti , intervengano successivamente , su richiesta di parte e in tempi rapidi , per rimuovere dalla rete quei contenuti che sono palesemente falsi o illegali o lesivi della dignità umana”. Quasi in contemporanea, Beppe Grillo ha aperto una polemica nei riguardi di “giornali e tg” colpevoli di essere , ”i primi fabbricatori di notizie false” e , quindi, proponendo “una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate”. A ben vedere , pur apparentemente in polemica , queste due notizie sono come le due facce di una stessa medaglia. Tutti e due - Grillo e Petruzzelli – propongono un controllo dell’informazione, l’uno attraverso una non ben identificata “giuria popolare” e l’altro, più sofisticato, attraverso “una istituzione terza e indipendente”. Da chi dovrebbero essere nominati questi due organismi? Chi dovrebbero rappresentare: il popolo del web di Grillo, cioè le poche migliaia di operatori della rete dei 5 stelle ? I principi umanitari ? I “sacerdoti” del pensiero unico e dominante? Ovviamente non è dato sapere. Importante è cominciare a porre la questione di un controllo dell’informazione. Poi chi di dovere ci penserà ad agire. Insomma anche il tema fondamentale della libertà di informazione e della sua manipolazione costituisce l’occasione per scivolare lungo il noto sentiero che porta alla costituzione di “autorità” che verrebbero nominate dall’alto, su ispirazione di poteri mai verificati in modo democratico e senza quindi possedere alcuna rappresentatività vera. Ma la questione fondamentale che rimane sotto la superficie delle polemiche e delle proposte strampalate è quella dell’uso e del pluralismo dell’informazione. Se è vero che numerosi blog usano diffondere notizie non veritiere o esprimere giudizi storici non fondati a cui si dovrebbe rispondere con una informazione capace di smentire e di offrire giudizi più oggettivi, il problema di maggiore rilievo è quanto viene diffuso da alcune agenzie che, in modo interessato, pubblicano notizie, riprese dai media mondiali, destinate a suscitare o giustificare eventi che provocano catastrofi, conflitti, interventi bellici. Tutti ricordano la “fake news” con la quale il 22 febbraio 2011 vennero pubblicate le foto delle “fosse comuni in Libia” – in realtà un normale cimitero con tombe singole - che furono , sul piano mediatico, la giustificazione dell’attacco NATO iniziato il 19 marzo. O l’atteggiamento della stampa americana sull’Iraq di Saddam Hussein talmente fazioso e disinvolto che costrinse lo stesso New York Time a fare autocritica il 26 e 30 maggio del 2004. Oppure la notizia sull’uso delle armi chimiche da parte dell’esercito di Assad in Siria , notizia smentita da uno dei più autorevoli giornalisti americani e che fu sul punto di provocare i bombardamenti americani , poi , evitati per l’iniziativa diplomatica di Putin Insomma alcune notizie, - e se potrebbero citare a decine - spesso, sono quantomeno non la causa, ma la giustificazione di eventi che hanno procurano centinaia di migliaia di morti e la destabilizzazione di intere aree geografiche. Certo nei siti e blog sparsi nell’intero pianeta, cioè nel web, c’è di tutto - anche un misto di falsità e ignoranza , di sub cultura e di ideologia - ma niente a che vedere con la manipolazione che avviene a volte attraverso la stampa e i media più autorevoli, ispirata da alcune”agenzie” che, in alcuni momenti, sono in grado di uniformare tutti gli editoriali dei grandi giornali che orientano decisamente l’opinione pubblica, salvo, poi, correggere e modificare, una volta ottenuti gli effetti desiderati . Possiamo mettere sullo stesso piano queste due realtà ? E, soprattutto, giustificare la organizzazione di “un grande fratello censore” sub specie “popolare” o “tecnocratica” ? Vi è, poi un ultimo aspetto, del quale abbiamo spesso trattato e che sulla stampa più “autorevole” non ha mai trovato spazio adeguato . Si tratta della proprietà e della concentrazione dei mezzi di informazione. La recente scalata di De Benedetti alla stampa italiana ne è un esempio. I media in possesso di quel capitalismo di relazione che se ne avvale per intervenire nei riguardi del potere politico e amministrativo per tutelare i propri interessi ne è un altro. Abbiamo una sensazione. La recente vittoria di Trump nelle elezioni americane, ottenuta contro il potere finanziario e i media dell’establishment statunitense, ha portato uno sconvolgimento. Questo potere non riesce più a condizionare l’opinione pubblica. Ed allora occorre un giro di vite. In fondo, la polemica sugli hacker russi e le notizie definite false che hanno espresso critiche nei riguardi della Clinton hanno mostrato che il Golia del potere – big informazione compresa – può essere abbattuto dal Davide del ceto medio popolare americano , siti compresi . Ed ecco, quindi, la necessità di ricorrere al Grande Fratello. PIETRO GIUBILO

11/2016

RADDOPPIATI I RAGAZZI CON SOFFERENZE MENTALI
Con questo titolo il 18 novembre è apparso un interessante articolo su Avvenire che fa emergere una condizione di carattere sanitario, ma che rischia di diventare una ferita nell’ormai solo apparente società del benessere. Scrive il giornale: “In Italia aumenta il disagio psicologico di bambini e ragazzi” e precisa : “negli ultimi 5 anni sono aumentati del 45 % i minori seguiti” e poi “nell’ultimo anno gli adolescenti che si sono rivolti ai pronto soccorso per problemi psichiatrici acuti sono cresciuti del 21%”. Vengono quindi messi in evidenza alcuni aspetti come la crescente incapacità ad educare alla gestione delle frustrazioni, il fatto che l’ assenza di cure adeguate possa compromettere lo sviluppo psicofisico dei minori, la necessità di aumentare il livello di attenzione su questo evoluzione del fenomeno. Viene citato un rapporto del Sinpia ( Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza ) nel quale si denuncia che “sono aumentati i comportamenti dirompenti spesso resi esplosivi dal contemporaneo incremento dell’abuso occasionale di sostanze”. Si punta il dito su “stili di vita ad alto rischio che rendono ancora più difficile individuare le cause e proporre terapie”. Interessante anche un aspetto legato al recente incremento della “dipendenza informatica”. “Sono comparse – scrive il rapporto – nuove modalità con le quali si manifesta il disagio psichico, attraverso la dipendenza da internet, l’isolamento in casa, l’aggregazione in bande e in tante altre forme”. Il rapporto poi si rivolge alle autorità sanitarie per chiedere nuove risorse, un adeguato sistema di monitoraggio della salute neuropsichica dei bambini e degli adolescenti ed infine un corretto uso di psicofarmaci. Come dire si tratta di una richiesta “sindacale” che dovrebbe consentire una più adeguata “gestione” del fenomeno. Tuttavia quello di cui si dovrebbe prendere consapevolezza è il carattere eversivo, anche a livello della salute dei minori, di quelle che sono le opportunità introdotte dalla società moderna. Il necessario progresso tecnologico giunge spesso a prendere la mano e ad avere effetti negativi. L’uso di internet utilissimo per numerose attività lavorative e di informazione, se indotto a livello dei bambini può avere effetti che inibiscono il libero sviluppo delle loro capacità cognitive e mentali. E non può sfuggire il fatto che , invece, sono proprio le attività di videogiochi che vengono “somministrate”- con poderosi messaggi anche subliminali - proprio per avviarne la più ampia diffusione, oltre la stessa utilità lavorativa, ma solo per soddisfare puri interessi commerciali . Anche l’uso delle droghe, spesso presentato addirittura come un diritto ed una scelta di libertà, nasconde la durissima realtà della sudditanza che a volte inizia proprio dalla prima età per poi danneggiare irreparabilmente la vita di tanti adulti . Quello che emerge su questo ed altri fenomeni sociali è la sensazione che, oggi, le risorse spirituali e culturali delle nostre società siano in grado di tentare di gestirne solo gli effetti , senza riuscire ad affrontarne le cause più profonde. All’incremento del disagio dei ragazzi al massimo si risponde con la necessità e, quindi, la richiesta di strutture più adeguate. Occorrerebbe invece invocare l’ imperativo di riorientare ad un livello di maggiore elevazione spirituale e morale i comportamenti e gli indirizzi educativi di famiglie, insegnati e di coloro che sono i portatori esemplari di stili di vita . Da troppo tempo vengono invece esaltati stili di vita negativi che aprono ad ogni forma di dipendenza, privando, sopratutto i più giovani, di principi e valori necessari ad una affermazione della loro personalità. PIETRO GIUBILO

10/2016

L’EUROPA E L’UTERO IN AFFITTO
Parte della stampa ha accolto positivamente la bocciatura che la Commissione Affari sociali del Consiglio d’Europa ha deciso del cosiddetto rapporto De Sutter favorevole a “inquadrare” la maternità surrogata non commerciale. Si trattava di una via surrettizia per arrivare a riconoscere di principio la possibilità della maternità in affitto, anche se formalmente senza corrispettivi. Tuttavia nella stessa seduta è passata una soluzione subordinata che raccomanda agli esecutivi europei di tracciare delle linee guida per la protezione dei bambini in materia di surrogata. Quello che non si è ottenuto in via principale , si tenta di ottenere in via subordinata. Peraltro, molte sentenze già cominciano ad essere emesse in Italia che nel tutelare i minori , di fatto riconoscono la maternità surrogata. L’ultima è quella recentissima della Cassazione che ha chiarito che non esiste alcuno “divieto costituzionale” che precluderebbe alle coppie dello stesso sesso “di accogliere e generale figli”. Essa è intervenuta nel caso di due donne sposate e poi divorziate che avevano dato vita in Spagna ad un figlio partorito da una con l’ovulo dell’altra. Il punto di forza della sentenza è l’interesse del minore ad avere entrambi i genitori. Come si vede , nonostante i tentativi di impedire una aberrazione in nome di un diritto positivo che nega i suoi fondamenti naturali , di fatto dilaga una visione individualistica della maternità, la soppressione di un vero diritto del nascituro ad avere un padre e una madre, la degenerazione della questione antropologica fino a forme estreme . Quello che colpisce è la difesa ad oltranza di ogni forma di rivendicazione individualista e la scarsissima denuncia della rete di interessi che gravita intorno a questi interventi di maternità surrogata. Più o meno negli stessi giorni in Belgio è avvenuta la prima operazione di eutanasia su di un minore , già prevista da una apposita legislazione. Anche in questo caso prevale una visione ultraliberista che sostiene come ognuno sia libero di decidere da sé e per sé come vivere, come morire , come generare.

09/2016

TANTE INCERTEZZE E PAURE SULLE STRADE DEL MONDO
Una estate tumultuosa ha tragicamente proiettato il mondo verso un autunno-inverno dalle profonde incognite e incertezze politiche e sociali. Uno scenario di sfide nazionali e internazionali che riguardano l'intera sfera delle attività e delle relazioni degli Stati e i comportamenti delle singole categorie di cittadini, contribuenti, risparmiatori, investitori. Sei mesi vissuti pericolosamente con il terrorismo di matrice islamica che ha colpito duramente soprattutto in Francia con l'epilogo dello sgozzamento sull'altare dell' anziano prete di Rouen padre Jacques Hamel. La lotta all'Isis è ripresa anche in Libia nella roccaforte di Misurata e Sirte con bombardamenti mirati da parte di aerei americani su richiesta del premier di Tripoli Fayez Serraj. Coinvolta anche l'Italia non solo sul piano diplomatico ma anche con la messa a disposizione della base area di Sigonella( quella negata da Bettino Craxi agli americani ) dopo l'assalto a Dacca dove sono stati trucidati 9 italiani che festeggiavano le vacanze. Gli italiani sono in pericolo anche in Kenya,Mozambico, Sudan. Preoccupazioni e allarme suscita la nuova ondata di profughi sbarcata sulle rive della Sicilia ( 3 mila morti nei primi 6 mesi dell'anno) e della Grecia, ricreando un'emergenza sulla quale si registrano profonde divisioni tra i 27 paesi dell'Unione dopo l'uscita in giugno della Gran Bretagna dall'Ue. “Questa Ue si è giocata il futuro” ha osservato al Meting di Rimini di Cl Romano Prodi per il quale “ su flussi, economia e difesa l'Europa è mezza cotta e mezza cruda”. Terrorismo e crisi economica terranno banco a lungo anche quando dopo dicembre si tireranno le somme delle azioni degli Stati. Sui profughi si sta giocando il futuro politico anche la Cancelliera Angela Merkel, battuta nelle elezioni di piccoli stati e a rischio quarta Cancelleria nel 2017. L'altro fronte caldo europeo è quello delle banche e della mancata ripresa economica. Gli “stress test” dell'autorità bancaria Eba del 29 luglio hanno fotografato una salute precaria del sistema del credito zavorrato quello italiano da 200 miliardi di sofferenze lorde, pari a circa 87 nette. Non è drammatica soltanto la situazione del Monte dei Paschi di Siena, che ha accumulato nel tempo 27 miliardi di crediti deteriorati, diminuito il valore a meno di un miliardo di euro per 5 milioni di clienti, con a carico circa 25 mila dipendenti. Dai dati che emergono dalle indagini i maggiori crediti inesigibili , che preoccupano, riguardano 100 nomi di clienti favoriti o legati agli amministratori di piazza Salimbeni per anni scelti dalle amministrazioni di centrosinistra. I guai di Msps risalgono nel tempo ad operazioni avventurose come le acquisizioni della Banca 121 ( Lecce), i 9 miliardi spesi per l'Antonveneta dalla spagnola Santander che l'aveva pagata solo 6 miliardi dopo la fallita scalata della Bnl. Dopo mesi di affannose trattative tra Roma e Bruxelles e tra il Ministro Padoan e i Commissari Ue sulla interpretazione delle norme entrate in vigore il 1 febbraio 2016 che vanno sotto il nome di bail in ( salvataggio interno e non più aiuti di Stato) Monte dei Paschi di Siena ha presentato un piano di vendita dei 27 miliardi di sofferenze ( al 33% del valore) e un aumento di capitale per 5 miliardi, il terzo in 3 anni di 8 miliardi. Un piano che incontra molte difficiltà tanto che il Teso ha spinto per il cambiamento dell'amministratore delegato. Via Viola cher era arrivato alla banca senese nel 2012 e dentro Morelli un tecnico della Merrill Lynch. Un tentativo estremo per non subire un forte richiamo da parte dell'Eba a rimettere in sesto i conti e ripulire i bilanci dai crediti deteriorati. Un paracaduto che si è dimostrato subito un pasticcio guidato da un consorzio di banche internazionali con alla testa l'americana Jp. Morgan e Mediobanca. Il salvatore dovrebbe essere il fondo chiamato Atlante 2 con i soldi della Cassa Depositi e prestiti ( al limite delle norme statutarie ha rilevato la Corte dei Conti) a cui sarebbero dovuti intervenire anche i Fondi degli enti di previdenza, i quali però dopo un primitivo assenso alle sollecitazione del Ministero di controllo hanno espresso la loro perplessità sulla inopportunità e rischiosità di partecipazione all'operazione. I mercati non si fidano. Gli investitori restano cauti. Troppe incognite, troppi dubbi, troppi rischi. Lo stesso avviene per la vendita delle quattro banche “ risolute” e salvate nel novembre 2015 dal decreto Renzi che ha scatenato le proteste dei risparmiatori di Banca Etruria, BancaMarche, CariFerrara e CariChieti che erano stati tratti in inganno acquistando, in buona fede, obbligazioni subordinate rischiose. Peggio ancora è il crollo finanziario di veneto Banca che ha coinvolto migliaia di risparmiatori. La Procura di Roma ha fatto arrestare l' ex amministratore delegato Vincenzo Consoli coinvolto con altre 14 persone con l'accusa di aver causato di fatto l'azzeramento del valore delle azioni dell'istituto di Montebelluna. I reati (soldi ai clienti compiacenti perché comperassero i titoli) contestati avrebbero portato a profitti illeciti per 45 milioni di neuro. L'espansione della banca era avvenuta con una serie di acquisizioni su cui nessuno aveva avuto da ridire fino al 2013 quando finalmente una ispezione dellaVigilanza della Banca d'Italia ne scforprì i buchi e i favoritismi a politici e imprenditori. Tutte queste vicende pongono un problema : qual'è il vero stato di salute degli istituti di credito italiani. E' vero come dicono Renzi, Padoan, Patuelli che il sistema bancario è solido e che non ci sono problemi per risparmiatori, obbligazionisti, correntisti? Più in generale si pone la questione degli interventi nei casi di difficoltà, il campo avverso di cui parlano gli stress test dell'autorità europea bancaria Eba. Dopo la grande crisi del 2008/9 le banche Usa vennero salvate da massicci interventi di denaro pubblico. Ristrutturate hanno restituito i soldi allo Stato. In Europa Germania, Olanda, Austria ed altri hanno immesso milioni di denaro pubblico per salvare le loro banche. L'Italia non lo ha fatto. Renzi accusa i governi Monti e Letta per non averlo fatto ad eccezione del miliardo per Mps. L'ex premier Monti ha replicato duramente facendo valere le sue ragioni e il fatto che se l'Italia avesse seguito questa strada sarebbe stato un aggravio per le già precarie condizioni delle finanze pubbliche. Dispute politiche e di parrocchia. Chi ha ragione? Gli aiuti di Stato sono un tabù? Bruxelles e i commissari del rigore sono contrari ad aiuti di Stato ma il presidente della Bce Mario Draghi ha precisato che la Bce non è contraria in caso di situazioni eccezionali ( e l'uscita della Brexit lo è) a condizione che ci fosse una decisione politica di Bruxelles. Perchè l'Italia non ha battuto questa strada. Eppure un margine di intervento è previsto nella stessa disciplina del bail in a parte il discorso se questa normativa sia o meno costituzionale. La domanda è: ci sarà un aggravio per le disastrate finanze pubbliche e per i contribuenti ma forse, come è avvenuto negli Usa, in Germania, Olanda, si troverebbe una soluzione più stabile e duratura per mettere in sicurezza il sistema bancario procedendo a ristrutturazioni, fusioni, a ridurre il numero delle piccole banche territoriali, a riorganizzare il numero dei 30 mila sportelli e dei circa 300 mila dipendenti. La questione banche è grave in Italia anche perché si inserisce in uno scenario di appuntamenti economici rilevanti. Il governo Renzi dovrà presentare al parlamento le variazioni al documento economico di aprile, il 12 ottobre dovrà presentare alla Commissione di Bruxelles la Legge di Stabilità 2017. Tutti i maggiori istituti prevedono per l'Italia un rallentamento della crescita. FMI. Bce, Confindustria, Ufficio tecnico del Parlamento, agenzie di rating sono concordi nel ridimensionare le previsto ni della coppia Renzi-Padoan. Il PIL non crescerà più dello 0,8-0,9% a fronte della stima governativa dell'1,2 per cento. Il debito pubblico è salito a 2.248,7 milioni pari al 135,2%. La disoccupazione non diminuisce e gli effetti legati al Jobs Act dopo un primo slancio per la de-contribuzione fiscale sui contratti a garanzie crescenti e a tempo indeterminato si sono affievoliti. Gli investimenti sono crollati del 30% e i consumi sono fermi tanto che l'Istat registra un'inflazione sotto lo zero, lontana dal 2% considerata dalla Bce come base per la ripresa. Le tensioni geopolitiche, il rallentamento dell'economia americana alle prese con l'incognita presidenziale ( duro scontro Clinton/Trump), il debole andamento dell'economia cinese ( Pil a + 6,2%), le conseguenze di Brexit ( gli italiani di Londra vedono nero) sono fattori che bloccano qualsiasi slancio di crescita in Europa e nel mondo. Sergio Menicucci

07/2016

IL “CORRIERE” E’ DI CAIRO E SUBITO BATTE UN COLPO
Sarà stato il fatto che Cairo ha sconfitto la “cordata” del “salotto buono” , ma il Corriere – con un editoriale di Antonio Polito - “batte un colpo”, espone, cioè, una tesi diversa dal solito copione, inedita per il giornalone di via Solferino. Anni di campagne giornalistiche ci avevano abituato ad un Corriere della Sera in prima fila contro quello che è stato definito, con evidente disprezzo, il “populismo”, compreso l’allarme e il disprezzo per la sua crescita. Esempi italiani la Lega e il centrodestra in genere , sul piano internazionale di recente Donald Trump e meno recentemente Marine Le Pen. L’articolo di fondo dell’intelligente ex direttore del Riformista , cambia registro e tenta quello che ogni giornalista serio avrebbe dovuto fare sin dall’emergere di queste posizioni. Diciamolo con parole semplici : analizzarne le cause e non esprimersi con un pregiudizio ideologico o intellettualistico. Fiumi di inchiostro erano stati riversati dalle penne del quotidiano ex proprietà dell’establishment nostrano, per esporre al pubblico ludibrio quei movimenti che, di fronte alle epocali ed inarrestabili ondate immigratorie e agli effetti del capitalismo globale, tentavano di avere consensi “ strumentalizzando e inoculando la paura della gente “, così si scriveva . Si trattata , secondo questi impareggiabili e blasonati maitre a penser, di un qualcosa di politicamente irrazionale e pericoloso che andava contrastato e basta. Addirittura criminalizzato e i sostenitori messi al bando. Di colpo , improvvisamente, nella mattinata del 25 luglio del 2016, gli elettori si trovano di fronte ad un discorso che cambia radicalmente; ed appare un titolo che, già di per sé, è una “rivoluzione” . Pensate un po’: “i populisti vanno presi sul serio”. Polito attacca alla radice “le élite liberali dell’Occidente” , perché, riferendosi a Trump, ai sostenitori della Brexit e alle Le Pen, scrive, “appaiono incapaci di riconoscere la forza e la verità del messaggio dell’avversario”. Il quale “dicono che sfrutta le paure della gente , che queste paure sono esagerate e che tutta questa rabbia popolare non sarebbe altro che un errore di percezione”. E precisa “ non prendono sul serio il loro avversario”, sottolineando l’errore che viene compiuto: ” è francamente puerile” scrive , “ sostenere che le paure della gente sono irrazionali”. Polito fa anche degli esempi concreti come quello del giovane disoccupato povero francese che teme la concorrenza per il lavoro di un giovane immigrato povero maghrebino , per una famiglia che aspira ad una casa popolare a Torino o per la mamma che iscrive il figlio nella graduatoria di un asilo nido a Roma. L’articolo si chiede quali “risposte hanno dato le élite liberali, sinistra e destra tradizionali a queste paure tranne ripetere che sono esagerate ? “. Non finisce qui. Ritorna nell’articolo ancora il candidato presidenziale repubblicano fino a ieri lungamente dileggiato dal Corriere, compresi i pezzi di colore durante la sua Convention. Si afferma, ora , invece, con convinzione : “Che cosa hanno fatto le élite liberali dell’occidente per combattere la vera causa della rivolta popolare e cioè la stagnazione economica? Rispondiamo prima a questo e poi possiamo ricominciare con le prese in giro della pittoresca America di Trump, delle sue mogli, delle sue figlie, dei suoi seguaci”. E’ c’è nell’editoriale di Polito la descrizione dei condizionamenti economici in Italia ( “emigrazione delle produzioni, automazione e robotizzazione del lavoro, concorrenza del Made in China sono fenomeni possenti e di lunga durata che cambiano davvero la vita della gente “) dove “si esagera” nel minimizzare la crisi . Polito si dilunga anche nel fornire i dati di un istituto di ricerche , il McKinseey Global Institute, che dimostrano un fenomeno largamente diffuso in Occidente e cioè che i giovani saranno più poveri dei genitori e che indica come il nostro Paese avrebbe il record perché “l’arretramento riguarderebbe quasi il 100% delle famiglie” . Insomma, finalmente abbiamo una penna che non si inchina al politicamente corretto della condanna a priori del populismo , senza rivolgere lo sguardo ai problemi, ai drammi ed alle inadeguatezze della politica in Occidente. Non che le soluzioni che vengono indicate dai movimenti populisti – che comunque vanno analizzati nei singoli casi - siano accettabili , anzi, spesse volte sono sbagliate . E’ tuttavia inaccettabile che non si facciano analisi sulle ragioni e i problemi dai quali nascono questi fenomeni politici che ormai stanno assumendo una ampiezza che impone di esaminarne le cause. Senza pregiudizi o giudizi superficiali. Ma torniamo alla “svolta” del “Corriere”. Abbiamo – forse con un po’ di malizia – accostato questo intervento, che si muove in direzione opposta rispetto alle petulanti condanne a priori del “populismo” - al mutamento della proprietà. Forse perché siamo dell’idea che la proprietà editoriale di chi vive sui giornali e i media, deve offrire articoli e interventi che indaghino la realtà, senza pregiudizi o interessi differenti dalla necessità di vendere ciò che si produce. Cairo l’ha fatto capire sia nelle prime dichiarazioni dopo il successo della sua scalata per quanto riguarda il Corriere della Sera , sia, sostanzialmente, nel modo con il quale fa televisione su la 7, dove non ci sono tabù e tutti – ma proprio tutti – possono essere criticati, persino … l’intoccabile Giorgio Napolitano che Gianluigi Paragone non ha mai risparmiato. Riteniamo – al di là di ogni ipotesi - che la nuova proprietà di RCS sia, comunque, un fatto che cambia uno degli aspetti più inquietanti della condizione del nostro Paese. Si è spezzata una catena. Antonio Polito che viene da una esperienza giornalistica e politica di sinistra , ma che non ha mai risparmiato le contraddizioni della sinistra, del suo falso riformismo e del suo sostanziale conformismo, ha aperto una porta. Per primo, svelto ad occupare lo spazio di una critica delle “élite”. L’ex direttore del “Riformista” - anche allora aprì una porta - potrebbe essere il direttore del Corriere della Sera di domani, cioè dell’era di Cairo . Superando il conformismo di Luciano Fontana. P.S. abbiamo ascoltato gli interventi di Polito alla presentazione del libretto di Onida e Quagliariello : “ Perchè è saggio dire di No”, nei quali è stato critico verso Renzi , formulando sull’insieme nuova Costituzione-legge elettorale, un giudizio negativo. Sarà un caso o il tempo del Corriere di Cairo sarà anche quello del dopo Renzi ? PIETRO GIUBILO

06/2016

L’EDITORE CAIRO E IL “SANTUARIO” RCS
Dopo la prima”offerta” alla quale gli altri soci attuali di Rcs ( Della Valle, Unipol, Pirelli, Mediobanca ) hanno risposto con una contro offerta sostenuta finanziariamente dall’investitore Andrea Bonomi , l’editore Ubano Cairo ha rilanciato con una seconda offerta che incrementa del 33 per cento la precedente , avvicinandosi anche agli ultimi più elevati livelli raggiunti dai prezzi di borsa. Questa iniziativa presenta, come dire, dal generale punto di vista delle caratteristiche economiche e sociali, una maggiore correttezza e coerenza, in quanto si tratta di un tentativo di un editore puro di acquisire la proprietà di un’altra azienda editrice. La caratteristica dell’operazione si presenta come una fusione, attraverso uno scambio di azioni. Si realizzerebbe, cioè, un comparto editoriale assai variegato e forte, in grado di offrire al pubblico un vasto campo informativo, in grado di competere in un mondo , quello editoriale, che richiede mezzi sempre più potenti, diversificati ed efficaci. Nell’ambito dei quotidiani, poi, si realizzerebbe , sul più diffuso e conosciuto anche internazionalmente, il ritorno ad una proprietà editoriale non condizionata dalla partecipazione azionaria di imprese industriali e bancarie che, peraltro, caratterizza, in modo singolare, la stragrande maggioranza dei giornali italiani . Per la prima volta, dopo decine e decine di anni, si ricreerebbe una concorrenza tra quotidiani portatori di interessi imprenditoriali e quotidiani di proprietà di editori puri. Verrebbe ad essere incrinato quello che sul piano economico-politico viene denominato il “capitalismo di relazione”, cioè quell’interesse dei grandi gruppi di possedere la carta stampata al fine di influire sulle scelte dei governo, da quello centrale a quello locale, come la realtà di oggi in Italia mostra in modo esemplare. L’ultimo a possedere questa qualità al Corriere della Sera fu Angelo Rizzoli a cui si deve, tra le tante iniziative editoriali, quella di una diffusissima biblioteca ( BUR ) che consentì nel dopoguerra la divulgazione tra gli italiani dei classici di ogni settore. Sulle vicende che produssero, a suo tempo, il passaggio di proprietà non è mai stata scritta una parola definitiva, ma fu ben evidente l’intreccio, anche oscuro, di potere e lo scontro che si sviluppò. Vale la pena, a questo proposito, riportare quanto disse Ettore Bernabei a Giorgio dell’Arti in una intervista che uscì nel 1999 ( “L’uomo di fiducia” ). L’anziano manager, ricordando le vicende della P2 e della “lista, passata per Botteghe Oscure, dove un bel po’ di nomi sarebbero stati cancellati ed anche aggiunti … consegnata a Forlani …”, con la quale “ si regolarono parecchi conti” , riteneva che a pagarne “il prezzo più alto” fosse stato “ Angelo Rizzoli che aveva voluto diventare editore del ‘Corriere della Sera’ “. E precisava : “A causa dello scandalo P2, si fece parecchia galera a fu costretto a vendere la testata alla FIAT per un tozzo di pane. Ma che dico per un tozzo di pane? Per un minuzzolo di pane. Naturalmente le banche avevano cominciato da un pezzo a strangolare l’editore e lo scandalo P2 servì a dare l’ultima spinta al giovane Angelo che non si decideva a vendere”. Dell’Arti lo incalza e alla domanda se ci fosse stato solo Agnelli a beneficiare della svendita , Bernabei sottolineava : “ C’erano anche Cefis e la Giulia Maria Crespi che dovettero persuadersi presto di questa verità: Agnelli era meglio lasciarlo solo e gli cedettero volentieri le loro quote” . Bernabei concludeva su questo punto: “ Non stia tanto a considerare i passaggi intermedi , consideri piuttosto l’esito ultimo : Agnelli è ancora il padrone del ‘Corriere della Sera’ , mentre Cefis fa il pensionato in Svizzera e la signora Crespi si occupa di ambiente”. Eravamo alle soglie del 2000 e, da allora, tutto è cambiato. La famiglia Agnelli non ha più neppure la quota maggioritaria della FIAT che, nel frattempo, ha visto crescere gli Elkann e il capitale americano , diventando FCA e , di conseguenza, come è nelle logiche degli USA, le proprietà industriali non posseggono organi di stampa e in RCS ci sono , invece, quelli che ritengono strategico, per la loro attività aziendale, possedere il più “prestigioso” quotidiano italiano. Non è cambiato l’intento di una parte dell’establishment italiano di possedere il Corrierone e non sorprende che anche un tentativo serio di riportarlo alla proprietà di un editore puro sia destinato ad incontrare difficoltà e l’ostilità di cordate eterogenee, ma unite da un intento di potere. Potere di condizionamento della stessa politica Intorno al ”santuario” RCS si combatte quindi una battaglia non solo imprenditoriale, ma che può mettere in discussione il paradigma tutto italiano di interessi industriali e finanziari che si travestono da editori . Una battaglia di libertà contro una invasione di campo cha ha fatto il suo tempo. PIETRO GIUBILO

05/2016

IL GATTOPARDO E GRAMSCI
Il Corriere Economia del 23 maggio dà notizia che a Milano , nella ex sede storica della Comit, inizierà lo svolgimento di una mostra dedicata ai 33 (magia dei numeri ! ) Quaderni dal Carcere di Antonio Gramsci. Parteciperanno alla inaugurazione Giovanni Bazoli, Giorgio Napolitano, Silvio Pons, direttore della fondazione Gramsci e Ugo Sposetti che non possiede il carisma intellettuale, ma sicuramente quello di essere il “custode “ del patrimonio del Pci-Pds-Ds. Sullo sfondo le due tele storiche di Guttuso : quella per i funerali di Togliatti e quella della Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio, nella quale si vedono le “camice rosse” garibaldine combattere prima di entrare a Palermo. Questo evento ci riporta alla memoria quel rapporto tra Raffaele Mattioli che lo scrittore cattolico di cose economiche Giancarlo Galli in una felice biografia, chiama il “gattopardo della Banca Commerciale Italiana” e la sinistra comunista. Le cronache più accreditate ricordano che fu Mattioli a custodire questa opera dell’intellettuale comunista torinese e la “voce” venne accreditata addirittura da Nilde Jotti con un lungo articolo su Rinascita del 2 agosto del 1973 , insieme alla descrizione gustosa e storicamente interessante delle “intese” che intercorrevano tra il banchiere ed il suo “compagno”, capo indiscusso del PCI. La Jotti in quello scritto, oltre a raccontare delle lunghe conversazioni tra i due , colloqui di carattere culturale e limitatamente anche politici ( “Mattioli tentò inutilmente di convincere Togliatti che avremmo dovuto sostenere e votare per il centrosinistra” ) , appare – come dire – lusingata da quel rapporto. Dopo aver ricordato gli aiuti “anche finanziari” ad Antonio Gramsci “per il lungo periodo del ricovero in clinica”, si scioglie in un moto di autocompiacimento per quel sostegno : “C’era davvero da credere di essere dalla parte del giusto , se in pieno fascismo trionfante – nel 1937 ( anno della morte di Gramsci n.d.a. ), dopo la vittoria della guerra d’Africa – le porte di una delle potenti banche italiana si erano aperte per porre al sicuro dalla rapina fascista le opere pensate e scritte da un grande comunista , morto in carcere per lottare per le sue idee”. Non vi è dubbio che si tratta di un “filo rosso” che collega finanza e comunisti. Tuttavia occorre fare qualche breve considerazione, anche vicino all’attualità. Raffaele Mattioli fu un banchiere che raccolse l’eredità di Toeplitz risanando un istituto bancario prossimo al fallimento . Personaggio di alto profilo, possedeva una personalità che Giancarlo Galli aiuta a comprendere nel confronto – descritto nel suo libro - con un altro grande banchiere: Enrico Cuccia. “Bisognerebbe qui aprire un lungo capitolo , per raccontare delle divergenti strade che imboccano Mattioli e Cuccia”- scrive – “ Il primo fautore di un ’capitalismo ordinato ‘ , il secondo di un capitalismo proteso verso la rivincita , con una mentalità e una determinazione da Alta Finanza da Ancien Régime che il grande vecchio di piazza della Scala non poteva condividere”. “Sia Mediobanca che Comit “– prosegue Galli – “dipendono, nell’intreccio azionario, dall’Iri. Quindi dallo Stato . Senonché mentre a Mattioli sta bene, a Cuccia no. E gli sforzi che fa per sottrarsi alla tutela sono incessanti. Sin dal 1955 Mediobanca ottiene di essere quotata in Borsa, di articolare la sua proprietà, sebbene l’Iri rimanga largamente maggioritario attraverso le tre Bin ( Comit, Credit e Banca di Roma ). E non si tratta di una apertura di facciata . Cuccia riesce a portare nel suo “salotto” oltre al fior fiore dell’imprenditorialità italiana ( dagli Agnelli ai Pirelli ) la potentissima Banque Lazard che opera lungo l’asse Parigi-Londra-New York, mettendo a profitto l’amicizia che ha stretto durante la famosa missione del ’42 con il grande banchiere ebreo André Mayer . E da quel momento , Mediobanca è, nei fatti, ben più ‘internazionale’ della Comit”. “Una connotazione – aggiunge Galli – che si farà sentire . Quando, negli anni ’80 , alcuni politici tenteranno di estromettere Enrico Cuccia da Mediobanca, a differenza di quanto di verificò con Mattioli , scendono in campo a suo sostegno i potentati esteri oltre che quelli nostrani. E i politici sono obbligati a ripiegare, successivamente accettando (1988) la ‘privatizzazione’ di Mediobanca. Perché gli ‘amici’ di Cuccia si chiamano Lazard e Deutsche Bank”. Ma proseguiamo questa lungo escursus , molto chiarificatore, dello scrittore cattolico: “ Agli antipodi, poi, l’atteggiamento di Mattioli, rispetto a Cuccia, nei confronti della Grandi Famiglie imprenditoriali e dei vari ‘astri nascenti’ . Il dominus di Mediobanca prese immediatamente posizione a loro favore , mentre il dominus della Comit si mantenne rigorosamente , ‘servitore dello Stato’”. Infine qualche considerazione sulle differenti personalità che ha analogie con l’attualità: “ Pur auspicando un più ampio ricorso ai mercati finanziari, alla Borsa, Mattioli si mostra timido nel dare l’esempio. Bisognerà attendere il 1970 perché la Comit torni ufficialmente al listino , con l’offerta (decisa dall’Iri ) di 600 mila azioni al prezzo di 20 mila lire ciascuna , per le quali si registrerà una enorme richiesta. Ma ciò in concomitanza con analoga offerta di Credito Italiano e Banco di Roma. E non risulta che Egli abbia spinto per la decisione romana. Infatti continuava a preferire una ‘economia mista’ , con banche pubbliche. Nella quale evidentemente si trovava più a suo agio : e aveva preso un po’ a diffidare anche di Cesare Merzagora che, arrivato alla Presidenza delle Assicurazioni Generali , aveva proclamato la public company”. Siamo con Mattioli, cioè, ad un banchiere che pur in un orizzonte che tiene conto del quadro internazionale non si piega ai voleri “esteri”, che guarda con attenzione, ma non cede, al mito della privatizzazione, che crede ancora in una economia mista, mentre il suo “antagonista”, Cuccia, apre quella che sarà la strada del rapporto tra politica-economia-finanza della globalizzazione e della “sudditanza” italiana. A questo proposito non possiamo non guardare al presente. Il rapporto di Togliatti con Mattioli, pur con lo sfondo di una affinità illuministica, si mantiene in un quadro di giustapposizione tra politica e finanza . La successiva evoluzione del PCI e, soprattutto, la svolta renziana mostrano uno scenario differente, non solo e non tanto per i cambiamenti del quadro generale, ma per il profilo ed il livello dei protagonisti . Le linee del governo Renzi sulle banche ed in particolare sulla riforma della popolari e la spinta verso l’azionariato e la quotazione di Borsa, sono in sintonia con le logiche della grande finanza internazionale e l’annullamento delle banche di territorio. Sullo sfondo c’è, sì, sempre l’eterno confronto tra politica e finanza, ma con la sinistra di Renzi, il rapporto scade. Da quello tra il capo comunista che dialoga, non rinunciando al suo ruolo e il grande banchiere che non cancella la funzione dello stato in economia, si passa al rapporto tra un personaggio costruito e forte dell’appoggio dei media di proprietà delle banche e delle grandi famiglie e un suo corollario di modesti operatori di finanza, tra i quali spicca Davide Serra giovane gestore di hedge founds. Da Togliatti-Mattioli a Renzi-Serra è la parabola di un partito che ha corso , con diverse modalità, lungo il filo rosso della politica e della finanza. Ma questa storia registra l’arrivo della sinistra alla stazione finale : alle Cayman. PIETRO GIUBILO

04/2016

IL PESO DELLE FONDAZIONI NEL SISTEMA DEL CREDITO
Con l'arrivo delle nuove norme europee si apre una nuova era per il mondo bancario?La realtà economica e le tecnologie sono due elementi che spingono a portare cambiamenti nell'organizzazione e nella gestione del credito. Stanno diventando familiari l'home banking, le possibilità di effettuare operazioni on line ( versamenti, prelievi, bonifici, pagamenti di bollette, verifiche dei saldi) senza andare agli sportelli, in agenzia o davanti ad un impiegato.

Le conseguenze saranno un taglio delle filiali, degli sportelli e una riduzione del personale ( sono già individuati tagli per 25-30 mila persone sul totale di 3000 mila che lavorano in banca).

Ci saranno allora meno banche. Ma più solide? Secondo il presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi “ in Italia ci sono troppe persone che fanno i banchieri. E' il paese che ha più banche, perché ogni paesino si faceva una banca. Questo poteva andare bene 30-40 anni fa. Ora con le nuove regole europee non si può più. Bisogna ,quindi, metterle insieme”.

Quante sono le banche nei principali 10 paesi europei? La Germania ne annovera 1.885, l'Austria 795, l'Italia 732, la Francia 652, l'Irlanda 478, la Spagna 326, la Finlandia 315, l'Olanda 281, il Portogallo 154, il Lussemburgo 140.

Per quanto riguarda l'Italia l'Atlante delle banche precisa che le banche maggiori ( spa con oltre 50 miliardi) sono sei, quelle grandi altre 6 ( da 20 a 50 miliardi), 17 medie, 33 minori, 35 investiment banks, 11 nel campo del parabancario, 367 nel credito cooperativo, 39 popolari e 37 casse di risparmio.

Una miriade di piccole e medie entità rispetto ai colossi europei. Nel fare i conti in tasca ai grandi azionisti del sistema bancario va osservato il ruolo di primo piano svolto dalle Fondazioni, quei soggetti voluti all'inizio degli anni Novanta dall'allora premier Giuliano Amato.

Contrariamente alle indicazioni della legge istitutiva hanno ancora un peso determinante nel panorama creditizio nazionale con la milanese Cariplo e la torinese Compagnia San Paolo che occupano una posizione leader tra le fondazioni ex bancarie.

Nel derby bancario la sfida è tra Intesa San Paolo e Unicredit che per anni è stata la prima banca italiana in tema di capitalizzazione fino al 2008 quando il gruppo torinese con la ricapitalizzazione dei soci che hanno sottoscritto 3 miliardi del prestito convertibile e l'ingresso con il 5% dei Fondi libici nel capitale ha fatto il sorpasso. E nel 2005 con il matrimonio tra Banca Intesa e Istituto san Paolo nasceva una superbanca con un capitale di Borsa quasi di 65 miliardi, una rete da 7.700 sportelli( di cui 1300 nell'Europa centrorientale), 115 mila dipendenti e quasi 15 milioni di clienti.

02/2016

L'INPS SI GIOCA IL PATRIMONIO
Conti in rosso all'Inps per il 2016 con rischio di andare sotto zero nel 2017. Il Consiglio di vigilanza e controllo dell'Istituto, presieduto dall'ex sindacalista della Cisl Pietro Iocca, ha accompagnato il bilancio di previsione 2016 con una nota molto allarmata.

Le entrate contributive resteranno nel 2016 inferiori alle prestazioni erogate ( 218.653 milioni contro 308.887 milioni in uscita). Il disavanzo economico di esercizio sarà quindi di 11,2 miliardi di euro, quello finanziario di 3,2 miliardi. Le perdite rispetto al 2015 aumentano di quasi 2 miliardi.

La situazione disastrosa è l'eredità delle decisioni del governo Dini nel 1995 quando venne creato l'Inpdap e di quello Monti quando nel 2011 decise di far accollare all'istituto di previdenza i deficit del polo pubblico di previdenza ( Inpadp statali e Enpals lavoratori dello spettacolo).

Nella nota la Vigilanza osserva che non sono state ancora attuate le soluzioni legislative indicate per conseguire gli equilibri di bilancio. Preoccupa il trend negativo. Al fine di ottenere una consistenza riduzione delle spese di funzionamento il settore su cui incidere è quello del patrimonio immobiliare e mobiliare.

L'Inps attualmente è proprietario di una fortuna artistica-culturale di notevole interesse, dimensione e valore: un archivio storico, circa 6 mila opere ( dipinti, quadri, sculture, statue, stampe, arredi, mosaici, litoserigrafie) per un valore stimato intorno agli 8,4 milioni di euro.

Dalla nascita poi della SuperInps ( incorporate l'Inpdap e l'Enals) il patrimonio immobiliare si è allargato. Manca in realtà un inventario completo di tutti gli immobili ex Inps ed enti soppressi e incorporati. Sulla base comunque del piano di investimenti e disinvestimenti presentato dall'attuale presidente Tito Boeri il patrimonio è certamente rilevante dopo il flop delle due operazioni di cartolarizzazione chiamate Scip 1 e Scip 2 che hanno fatto rientrare circa 10 mila unità immobiliari.

Per circa 6 mila abitazioni l'Inps ha invitato gli inquilini ad esercitare il diritto di prelazione per l'acquisto ottenendo però soltanto 700 risposte positive.

Dai dati che si conoscono l'Inps avrebbe 29.478 unità immobiliari da reddito per un valore contabile di circa 2 miliardi. La metà delle case Inps sono dislocate nel Lazio. Ora l'istituto intende mettere sul mercato circa 26 mila unità immobiliari per ricavare almeno un miliardo e mezzo di euro. Questa volta la cartolarizzazione sarà affidata al Fondo istituito da Invimit, SGR del Tesoro ( i3.Inps) al fine di smaltire l'operazione entro il 2018.

La necessità di fare cassa per l'Inps è urgente. C'è lo spauracchio di 104 miliardi di contributi evasi, molti dei quali non sono più riscuotibili. Enorme è anche la mole del contenzioso: 317.595 procedimenti in materia previdenziale e 198.259 in materia di invalidità civile.

02/2016

“ VEDOVE E VEDOVI STATE SERENI ! ”
Dopo aver scosso la fiducia dei risparmiatori italiani con il decreto cosiddetto “salva banche” che per la prima volta in Italia ha visto penalizzare gli investimenti in obbligazioni , Matteo Renzi intende intervenire per sussidi a settori poveri con correzioni del sistema previdenziale riguardanti le pensioni di reversibilità.

Tutto ciò è scritto nero su bianco in una legge delega . Nonostante questo elemento certo, dalla presidenza del consiglio si continua a ripetere - facendo eco al ministro del lavoro già presidente della lega delle cooperative Poletti – che queste pensioni non verranno corrette .

Ora una prima considerazione va fatta perché è ora di parlare chiaro. I governi presieduti da personaggi non eletti da Monti a Letta, fino a Renzi, si caratterizzano nell’ aver svuotato la funzione legislativa del Parlamento. Tutte le leggi più importanti ormai sono fatte dall’Esecutivo e al Legislativo viene lasciata solo la possibilità di dare un parere di cui, peraltro, il governo può benissimo non tenere conto. Si dirà che così è anche la volontà dello stesso Parlamento. Ma secondo quanto abbiamo sempre studiato le leggi che le Assemblee delegano al governo dovrebbero riguardare argomenti complessi e molto vasti che sarebbe laborioso realizzare nella articolata procedura parlamentare. Oltretutto, queste leggi delega dovrebbero indicare confini ben precisi ed essere, soprattutto , attente a non invadere campi differenti. Nel caso in specie si vorrebbero incrementare prestazioni di tipo assistenziale verso i poveri , con modifiche dei sistemi previdenziali , cosa davvero pericolosa e del tutto sbagliata. Anche il presidente della commissione lavoro Cesare Damiano ha rilevato che nella legge delega è stato commesso un vero e proprio errore che dovrebbe essere corretto immediatamente.

La presidenza del consiglio fa orecchie da mercante mettendo a disagio migliaia di pensionati che attualmente godono di tali pensioni , ma anche tutti gli altri perché la reversibilità , si potrebbe dire, è irreversibile , in quanto ahimè la signora con la falce non arriva mai - o quasi – contemporaneamente a visitare i coniugi.

Il governo, con i suoi esperti, continua a tranquillizzare, spargendo ottimismo e affermando che non toccheranno le pensioni di reversibilità. Aggiungiamo : parola di Renzi.

Tutti conosciamo la certezza e la perentorietà delle affermazioni di Matteo Renzi . Chi più di Enrico Letta può testimoniare come Renzi sia coerente con la parola data e le affermazioni pubbliche !

Questa volta tocca ai pensionati. Già intravediamo l’esito delle affermazioni del governo che tendono a tranquillizzarli, perché Matteo vi dice: “Vedove e vedovi , state sereni ! “ .

PIETRO GIUBILO

01/2016

Tragici destini: l’epistolario tra Joseph Roth e Stefan Zweig
Ebrei e austriaci, l’uno e l’altro. Distanti un decennio per l’età, ma animati dalla stessa passione, la letteratura. Il minore, Joseph Roth, scrisse racconti e romanzi che ancora si pubblicano e si leggono: i giovani hanno modo di apprezzarli provando la stessa attrazione dei loro genitori e dei loro nonni per quelle pagine che non hanno perduto la originaria forza ispiratrice.

Il più adulto, Stefan, amava ripercorrere la storia, sia nei sentieri che nei vicoli, soffermandosi su quei personaggi, uomini e donne, che a suo giudizio più e meglio caratterizzarono la loro epoca, il loro ambiente, la loro casta o classe. Ed anch’egli ebbe modo di raggiungere il successo con le sue sue biografie dove ognuno poteva trovare il personaggio da prendere a modello. Narrazioni e ritratti, dunque, avvinsero perchè avevano il potere di alimentare nel lettore la passione e l’immaginazione. L’iniziazione alla vita sia per Joseph che per Stefan avvenne tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento: gli anni definiti “Bella Epoca”, ma responsabili di aver aperto la strada al primo conflitto che avrebbe travolto non soltanto l’assetto vecchio e malridotto dell’Europa.

Uno dei protagonisti della tragedia fu l’Austria: si chiuse, tra le rovine di una guerra perduta, l’era asburgica. Un’era che avrebbe suscitato molta nostalgia, non soltanto nei due scrittori. Monarchisti sia Roth – “convertitosi” dopo una giovinezza sinistroide – che Zweig. Ma, mentre il primo non rinunciò in alcun momento a sperare nel ritorno dell’imperatore, l’altro, più tristemente aderente alla realtà, non scorgeva possibilità di riconquista del trono viennese.

Ed è questa amara consapevolezza ad accompagnarlo costantemente nella sua sradicata esistenza. Non ebbero successo gli affettuosi incoraggiamenti, le esortazioni di Joseph sempre adoperatosi per indurre il fraterno collega a liberarsi dall’orizzonte chiuso e grigio che lo attanagliava. Quando erano lontani il romanziere sognatore indirizzava al biografo senza illusioni, lettere in cui la fede nella monarchia alimentava la certezza della restaurazione. Gli Asburgo ritorneranno, scriveva volendo eliminare ogni dubbio. Purtroppo, però, le sue certezze non avevano il minimo riscontro nella realtà.

Viveva di sogni Roth, ma al risveglio si ritrovava nella morsa della povertà e della fame. Ciò non succedeva a Zweig la cui agiatezza permetteva di non dover affrontare le ristrettezze che solitamente, affliggono l’esiliato. Nei viaggi cercava di sfuggire a un’angoscia che neppure la consorte, sempre a lui vicino, riusciva ad allontanare. Finchè non vide altra soluzione che la morte. Si uccise durante un soggiorno in Brasile che aveva raggiunto dopo una visita negli Stati Uniti. La moglie lo seguì pure nell’ultima scelta. Non era più possibile vivere in un mondo devastato dalla violenza della barbarie che si manifestava nell’odio classista del comunismo, nella ferocia razzista del nazismo e nel cinismo senza anima e senza scrupoli del capitalismo predatore.

Fausto Belfiori

da http://lapievedelricusante.wordpress.com
01/2016

RACCOLTA DI FIRME CONTRO I LICENZIAMENTI
: Il mercato del lavoro presenta continue sorprese. La prima viene dall'Eurostat. L'istituto di statistica europea segnala non solo che l'Italia ha pochi laureati ( meno di quelli che servirebbero) ma quei pochi non trovano lavoro in tempi brevi. Solo il 52,9% risultava nel 2014 occupato entro 3 anni dalla laurea contro una media europea dell'80,5%. Va ancora peggio per i diplomati: solo il 30,5% dei ragazzi trovano lavoro entro 3 anni contro una media europea del 59,8%.

Altro dato significativo sull'occupazione arriva dalla Fondazione studi dei Consulenti del lavoro sulla base dei dati trasmessi dai datori di lavoro al Ministero.

Nel settore privato ( anno di riferimento sempre 2014) sono stati interrotti 10.139.000 rapporti di lavoro tra subordinati, collaborazioni continuative e coordinate. Di questi circa 6 milioni riguardano i rapporti a tempo indeterminato in naturale scadenza.

E passiamo ai licenziamenti che sono stati nell'anno circa un milione, di questi 828 mila casi si riferivano a licenziamenti per cause economiche e soltanto 89 mila per motivi disciplinari ( giusta causa per motivi molto gravi o giustificato motivo soggettivo).

Sono questi i dati che sono stati alla base delle discussioni sulle modifiche dell'art.18 dello statuto dei lavoratori. Ed ora la Cgil ci riprova iniziando a raccogliere le firme per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare per il ripristino del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo o senza giusta causa. In pratica una revisione delle norme del Jobs Act varate dal governo Renzi.

E un'altra proposta è inserita nella riforma dei contratti nazionali che dovrebbero avere validità quadriennale, minimi retributivi validi per tutti , puntare a far partecipare i lavoratori al governo e alla scelte delle imprese e infine alla certificazione della rappresentanza.

01/2016

I RIFUGIATI IN EUROPA SALITI A UN MILIONE
L'Europa è la meta sognata da tanti profughi disperati. Da raggiungere via terra o mare con ogni mezzo, a costo della vita.

Sono già arrivate un milione di persone nel 2015 che cercano di sfuggire dalle guerre del loro paese. Secondo l'Alto commissariato delle Nazioni Unite è il numero più alto da quando nel 1990 scoppiò la fuga dai Balcani.

La metà di coloro che attraversano il Mediterraneo è di origine siriana, altri 500 mila si sarebbero rifugiati a Istanbul, diventato il centro strategico dell'ondata migratoria causata dalla guerra in Siria e dalle crisi in Iraq e Afghanistan.

Tra le 3.700 vittime molti i bambini e le donne annegati sui barconi della morte. I teatri d'instabilità mondiale sono ormai diventati il punto di partenza delle grandi rotte migratorie.

Un compito enorme per la Comunità internazionale che a settembre 2016, su iniziativa dell'Onu, affronterà a New York in un summit mondiale le conseguenze della crisi al fine di varare progetti per far diventare le migrazioni legali e sicure per tutti.

L'Italia continua a salvare vite umane e ad agire sul versante dell'accoglienza. Nel 2015 i migranti sbarcati sul territorio italiano sono stati 144 mila provenienti in gran parte dai paesi nord-africani con una diminuzione del 13% rispetto al 2014. Il pericolo maggiore viene dai trafficanti di uomini che gestiscono il racket del tratto Libia-Italia.

12/2015

SPREAD FISCALE TRA ITALIA ED EUROPA A 360 PUNTI BASE NEL 2014
Nel 2014 lo spread fiscale tra l'Italia ed Europa era di 360 punti base: se la pressione fiscale italiana era al 43,6%, la media Ue si è fermata al 40,0% con 3,6 percentuali di differenza. Fino al 2005 la pressione fiscale in Italia era in linea o inferiore alla media dell'Europa, mentre a partire dal 2006 il peso delle tasse rispetto al pil è progressivamente cresciuto attestandosi sempre oltre il livello medio registrato in sia nell'Unione europea sia nell'area euro). Nel 2005 la pressione fiscale italiana si è attestata al 39,1% mentre la media dei 28 paesi Ue registrava una media del 38,9% e nell'area euro del 39,5%. Dall'anno successivo, il peso delle tasse in Italia è cresciuto superando le medie europee: 40,2% contro 39,2% e 39,8%. Questi i dati principali di una analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui è nel 2014 la pressione fiscale in Italia era al 43,6%, mentre la media Ue si fermava al 40,0% e la media area euro al 41,5% con una distanza rispettivamente di 360 punti base e 210 punti base.

Secondo l'analisi dell'associazione, basata su dati della Banca d'Italia e di Eurostat, è in particolare a partire dal 2007 che il peso delle tasse rispetto al prodotto interno lordo è costantemente cresciuto in Italia registrando valori sistematicamente superiori a quelli medi dell'Unione europea e alla media dei paesi che adottano la moneta unica del Vecchio continente. Nel 2007 la pressione fiscale italiana era al 41,5% del pil, la media Ue era al 39,3%, la media area euro al 39,9%. Nel 2008 il peso delle tasse in Italia era al 41,3% (Ue 39,1%, area euro 39,5%), nel 2009 il peso in Italia al 41,8% (Ue 38,5%, area euro 39,3%), nel 2010 il peso in Italia al 41,6% (Ue 38,4%, area euro 39,2%), nel 2011 il peso in Italia al 41,6% (Ue 38,9%, area euro 39,7%), nel 2012 il peso in Italia al 43,6% (Ue 39,5%, area euro 40,7%), nel 2013 il peso in Italia al 43,5% (Ue 39,9%, area euro 41,2%), nel 2014 il peso in Italia al 43,6% (Ue 40,0%, area euro 41,5%).

"Se l'economia italiana fatica più di altre è colpa anche di un peso eccessivo del fisco sia sulle famiglie sia sulle imprese. Nei prossimi anni purtroppo non ci saranno inversioni di tendenza significative e la legge di stabilità, pur contenendo alcune misure volte a ridurre qualche balzello, non è in grado di cambiare il quadro i maniera sensibile come sarebbe necessario e come ci aspettavamo. Il governo ha fatto poco con la manovra, nel 2016 impegni e atti concreti contro le tasse" commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

11/2015

SETTE ANNI PER ACCORDO NEI TRASPORTI LOCALI
Si è conclusa dopo 7 anni di trattative la più lunga, complessa e in alcune settimane la più disastrosa vertenza del trasporto pubblico locale che interessa circa 116 mila autoferrotranviari ma milioni di cittadini.

Il rinnovo del contratto pone fine ad anni di disagi e contestazioni con scioperi anche improvvisi o che si ripetevano sistematicamente ogni venerdì.

A conclusione di un confronto serrato è stato trovato l’equilibrio necessario tra le difficoltà del settore e le legittime aspettative dei lavoratori ,i quali hanno ottenuto, per la parte retributiva, una tantum di 600 euro per il periodo gennaio 2012-ottobre 2015, pagabile in due trance.

L’aumento in busta paga sarà di 100 euro per il parametro 175, di cui 35 alla firma, 35 a luglio 2016 e 30 ad ottobre 2017. Secondo i sindacati ora si torna alla normalità con una prospettiva positiva in un settore che soffre da troppi anni della mancanza di investimenti e di una scarsa considerazione strategica da parte del governo. La firma del contratto nazionale è un segnale importante per gli elementi d’innovazione che contiene nel settore del pubblico impiego che dopo la manifestazione di sabato a Roma potrebbe organizzare uno sciopero generale.

Gli statali rivendicano il contratto subito dopo anni di attesa e chiedono un aumento di 150 euro per restituire in parte i soldi persi in 6 anni dall’assenza di un contratto nazionale. Rigettata come vergognosa la proposta del governo di stanziare soltanto 600 mila euro nella legge di Stabilità che rappresentano soltanto 5 euro di aumento al mese.

11/2015

L’ITALIA FRENA A RISCHIO L’OBIETTIVO DEL GOVERNO
Richiamo alla realtà. La crescita congiunturale del Prodotto interno lordo ( Pil) italiano rallenta nel terzo trimestre del 2015( + 0,2 contro lo 0,4 del primo trimestre e dello 0,3 del secondo).

La leggera frenata, registrata dall’Istat il 12 novembre, risulta sotto le attese degli analisti e delle previsioni dello stesso istituto nazionale di statistica. Se però alla fine dell’anno la crescita del pil si attesterà allo 0,9% sarà il più aumento da oltre 4 anni. Ma per raggiungere l’obiettivo fissato dal governo Renzi occorrerà un ultimo trimestre in accelerazione.

Nei 19 paesi, che condividono la moneta unica, la Francia accelera ( pil a + 1,2% grazie alla ripresa dei consumi delle famiglie) mentre la Germania frena ( solo +1,7% il Pil per l’impatto negativo nel saldo del commercio con l’estero causato dalle turbolenze nei mercati emergenti e dal rallentamento cinese).

Crescita moderata anche per altre economie europee a partire dall’Olanda e dal Portogallo dove il governo del socialdemocratico Pedro Passo Coelho è stato battuto in Parlamento, 11 giorni dopo l’insediamento, su una mozione di sfiducia dei partiti della sinistra sul piano di austerità e di risanamento economico che va avanti da 4 anni.

Molto bene i paesi dell’Est europeo con la repubblica ceca che fa registrare un + 4,3% del pil, la Polonia un + 3,6% e la Slovacchia con un +3,5%.

Il dato che emerge dal balletto delle statistiche è che la crescita dell’Eurozona resta lenta e quella italiana un po’ meno. A questo punto nonostante alcune condizioni favorevoli l’Italia non riesce a mantenere il passo dei vicini europei, con il pericolo che non venga realizzato il target dello 0,9% indicato dal governo Renzi. Molto infatti dipenderà dal tasso di cambio di cui potrà beneficiare l’export.

Pessimisti i commercianti. Per l’Associazione si tratta di una “ sorpresa negativa” che rischia di compromettere l’obiettivo di crescita dell’1% indicato da alcuni economisti filo-governativi.

Il Pil nei paesi dell’Eurozona sta crescendo dell’1,5 su base annua e nei paesi 28 Stati dell’Unione europea dell’1,9 per cento. Scrivendo in merito alla Legge di Stabilità i professori Alberto Alesina e Francesco gavazzi avevano parlato di “ manovra con poca crescita”. E dicembre potrebbe essere il mese della divaricazione di impostazioni tra la Bce guidata da Mario Draghi intenzionato ad incrementare il Quantitative easing per stimolare la crescita e l’inflazione ( con l’euro più debole) e la Federal Reserve Usa con la presidente della banca centrale americana Janet Yellen orientata a stringere la politica monetaria, alzando i tassi d’interesse dopo più di 21 anni, quando nel maggio 1994 Alan Greenspan decise di alzare i tassi dal 3,75 al 4,25% al fine di raffreddare i mercati.

Ma allora non c’era l’euro e neppure la Bce. Per fronteggiare quella situazione il governatore della Bundesbank Hans Tietmeyer reagì immediatamente tagliando il costo del denaro dal 5 al 4,5% anche perché la Germania era alle prese con la riunificazione voluta da Kolh alla pari: il povero marco dell’est veniva parificato al ricco marco dell’Ovest.

Sergio Menicucci

10/2015

LEGITTIMA DIFESA DA FURTI E RAPINE
Un pensionato di Vaprio d’Adda ,in provincia di Milano, ha ucciso un giovane albanese di 22 anni che con altri due complici era entrato nella sua villetta, con torcia in mano, senza scarpe e calzini nelle mani per non lasciare tracce.

Era il terzo furto che subiva e per questo aveva ottenuto il regolare permesso di possedere in casa una pistola. E’ accusato dalla Procura di omicidio volontario. Al di là della dinamica e della drammaticità dei fatti che costituiranno la base del processo nei prossimi mesi, la vicenda riapre molte questioni legate all’esasperazione per i furti che i cittadini subiscono nelle proprie abitazioni e il clima d’intolleranza che si crea.

L’albanese identificato dai carabinieri della Compagna di Vimercate attraverso le impronte digitali aveva precedenti per furto in appartamento e nel 2013 era stato espulso dall’Italia dove era rientrato da clandestino, nascondendosi a casa di una ragazza.

I freddi dati statistici dicono che a Milano si sono registrati nel 2014 circa 19 mila furti, più di Torino e Roma. Sono in media 4 i furti e le rapine nelle abitazioni ogni mille abitanti, con un crescendo preoccupante.

La seconda circostanza riguarda l’inadeguatezza dell’ordinamento giuridico e le modifiche apportate al Codice penale. La Procura sta indagando il pensionato per omicidio volontario. Forse, secondo alcuni giuristi, sarebbe stata più congrua l’accusa di eccesso di legittima difesa, essendo i tre giovani penetrati nella villetta e in casa. Da anni, osserva il magistrato Carlo Nordio in un editoriale sul Messaggero, questi episodi suscitano due pulsioni opposte. La prima di reazione alle allarmanti contingenze criminali che invoca il diritto all’autodifesa e quindi anche si sparare all’intruso. La seconda è “ arroccata sulle vuote formule rituali” che non ci si può fare giustizia da soli e che questo è compito dello Stato.

Nordio ricorda che 10 anni fa la legge sulla legittima difesa fu cambiata dal governo di centrodestra nell’intento di evitare che l’aggredito fosse anche processato e incarcerato. Quella del 2006 fu però una riforma debole perché non scalfiva l’edificio del Codice Rocco secondo cui solo lo Stato può decidere fino a che punto il cittadino possa difendere i suoi diritti alla vita e alla proprietà.

Secondo Nordio allora dovrebbe essere diversa l’impostazione liberale di un codice nuovo. “ Lo Stato non deve redimere nessuno né aspirare all’affermazione di un laico paradiso terreno. Esso nasce da un “panctum unionis” dei cittadini che gli devolvono la tutela dei propri inalienabili diritti naturali: la vita, l’incolumità, la proprietà. Se lo Stato è inadempiente la persona ha il diritto di riprendersi tali diritti. Così impostato, l’intero procedere logico cambia registro”. Si pone cioè il quesito “ che diritto ha lo Stato di punire la reazione ad un crimine che lui, Stato, non è riuscito ad impedire?”.

Il problema è quindi questo” può lo Stato processare un cittadino vittima dell’incapacità collettiva a prevenire il crimine?”. Per Nordio “ se lo Stato ha il dovere d’impedire i furti, le rapine, le violazioni di domicilio è lui, Stato, a dover dimostrare di avere mantenuto i patti, prima di punire chi si è difeso da un’aggressione ingiusta”.

Amara però la conclusione “ la strada è lunga perché l’idea liberale ci è ancora estranea”.

smen

10/2015

INTERVISTA DI PIETRO GIUBILO SULLE DIMISSIONI DI MARINO - pubblicata su “Laboratorio”
- Prima di parlare del caso Marino, una premessa: quanto può essere scomoda la poltrona di primo cittadino? Lei che sindaco è stato, come si immagina il travaglio di Marino prima delle dimissioni?

R. Essere sindaco – delle grandi città o anche dei piccoli comuni – è l’esperienza più gratificante di chi “sente” nella politica il fascino del rapporto tra cittadini e istituzioni. Ho conosciuto alcuni miei predecessori, Petrucci e Darida, che mi confidavano come, pur avendo avuto altri incarichi importanti come ministri o sottosegretari, hanno sempre avuto nostalgia per il tempo vissuto in Campidoglio. Il disagio maggiore che provavo nella mia esperienza, derivava dalle difficoltà – spesso di ordine politico – che mi si frapponevano per far approvare quei provvedimenti in favore della Città o vederne l’attuazione. Tutto il contrario di un atteggiamento attento solo a costruire una immagine, spesso vuota di contenuti, che caratterizza ormai l’attività di sindaci, interessati soprattutto alla comunicazione ed all’ ”effetto” mediatico.

Quando vennero meno le condizioni politiche per continuare il mio mandato , ne presi atto , poiché non aveva un interesse personale o carrieristico; credo, invece, che Marino si senta menomato soprattutto perché caduto non su un provvedimento di interesse per Roma , ma su rimborsi per spese non dovute. E, poi, questo fatto della carta di credito … suvvia … io aveva fondi discrezionali, ma li utilizzai per finanziare su richiesta di Giovanni Moro, figlio di Aldo, un convegno dell’associazione ”Nessuno tocchi Caino” e per aiutare la Scuola romana di pittura fondata da Mario Mafai. I pranzi e le cene me li sono sempre pagati di tasca mia, salvo quelle istituzionali con fondi che non gestivo io.

- Il PD, dopo la stagione di Alemanno, presentata come sentina di ogni male, aveva puntato, pare su iniziativa di Goffredo Bettini, sul "papa straniero" Ignazio Marino. Poco avvezzo alla politica (nonostante l'esperienza parlamentare) e il partito (liberal, cattolico martiniano e radicalizzante). Un alieno a Roma, insomma. Un esperimento fallito, perché?

R. La giunta Alemanno ha subìto, nella continuità, la pressione e il peso delle organizzazioni cooperative nate e allevate a sinistra . Perché non si dice chiaro e tondo che la Lega delle cooperative, a cui aderiva la 29 giugno di Buzzi, è una organizzazione politico-imprenditoriale di sinistra, partorita dalla cultura e dalla organizzazione del PCI ? Un suo Presidente fa ora parte del governo Renzi, quindi la tradizione è proseguita anche nel pd renziano. Alemanno, probabilmente, avrà pensato che questa permanenza gli avrebbe assicurato un atteggiamento più morbido dell’opposizione di sinistra. Errore. Intanto perché la sinistra – anche postcomunista - mantiene quella “doppiezza” stalinista che gli consente di fare affari mentre ti colpisce politicamente, poi, perché, con questa scelta, si è bloccato quel forte rinnovamento e cambiamento che lo aveva portato, con il favore popolare , alla elezione. In quanto a Marino è uscito dal “pentolone politico” di Goffredo Bettini, nel quale c’è stato di tutto : l’invenzione di Rutelli e il sostegno a Veltroni, la scoperta di Gasbarra già “consulente” dell’Intermetro e “rampollo” sbardelliano, “ambienti” e frotte di imprenditori romani fino a Ciarrapico da lui elogiato in una convention del 2008 del Pd ; insomma poco partito e molta “società” più o meno civile. Il Pd, dopo alcune vittorie elettorali iniziali , sotto la sua cura, si è ritrovato oggi ad essere in una condizione di disgregazione politica, organizzativa e morale . Marino è l’eredità avvelenata di Bettini. Del tutto inadatto a governare un comune che avrebbe dovuto essere commissariato, non per sua colpa , ma per la compromissione della sua struttura politica e burocratica. Renzi non ha voluto perché avrebbe reso evidente l’azione nefasta del Pd; ha aspettato che il sindaco cadesse sugli “scontrini”, per obbligarlo alle dimissioni e farne il capo espiatorio di un fallimento che è e resta politico , cioè del Pd. Come scrive l’Osservatore Romano : “restano solo rovine”.

- Mafia capitale che ruolo ha avuto nella caduta del Pd. Quali responsabilità del Pd nel "sistema"?

R. Basta seguire la “carriera” di Buzzi. C’è un pamphelt di due giornalisti, Livio Abbate e Marco Lillo, che la ricostruiscono: dal suo arresto per l’omicidio del complice, alla laurea presa in carcere , ai convegni dove partecipava l’ intellighenzia del salotto comunista , fino alla grazia di Scalfaro e ai fasti degli affari milionari al comune di Roma e dintorni. Si fanno i nomi di chi lo accompagnò per mano in quegli anni “spettacolari”. Quanta acqua è passata sotto i ponti del Tevere ! Gli sponsor della sinistra si sono trasformati: dal vecchio Alfio Marchini, un bravo costruttore , agli speculatori sui campi degli immigrati e degli zingari. C’è qualcosa che non ha funzionato nei “depuratori” : il partito non è stato più la sede del confronto politico si è perso divenendo permeabile ad ogni sorta di interesse . Da lì la crisi si è riversata sulle istituzioni: Il consiglio comunale e la giunta non sono più il vero luogo delle decisioni , del disegno e dei progetti della Città. Con l’”urbanistica contrattata”, inventata da Rutelli e Veltroni ,le scelte le decidevano le imprese con i loro interessi , alla fine siamo arrivati, al libro paga della coop 29 giugno di tanti, troppi politici e funzionari.

- E il centrodestra, che opposizione ha fatto e che strada può seguire per tornare al Campidoglio? Una candidatura identitaria o il "civico glamour" Alfio Marchini?

R. Il centro destra viva una stagione di grandi difficoltà. L’elezione di Alemanno aveva interretto l’ egemonia della sinistra che durava da anni,e tuttavia l’esito è stato infelice. Attualmente c’è un continuo rimescolamento di carte delle diverse “anime” del centrodestra che ne spegne la robustezza politica … Dopo gli insuccessi di destra e di sinistra, si potrebbero aprire spazi per la contestazione dei 5 stelle o per la ricerca di una guida amministrativa che si spera adeguata , espressione di una esperienza di successo oltre la politica. La situazione è tale che favorisce i grillini o l’attuale “nipote” dei Marchini.

- Davvero i grillini possono vincere?

R. Ho detto che la situazione li aiuta , come aiuta la prevedibile candidatura di Marchini Non sono tuttavia convinto che a Roma occorra la prospettiva di un movimento che ha il suo punto di forza nel malcontento e nessuna radice profonda, o quella di un sindaco, espressione di un nuovo leaderismo personale. Solo con questi requisiti non si va da nessuna parte, così come non basta la protesta per fare di una opposizione una forza e una prospettiva di governo. Il centro destra deve pensare seriamente al programma e alla squadra da mettere in campo come condizioni necessarie per governare bene la città. I romani , abituati a vivere in una città politica e di poteri sanno distinguere e scegliere, tra le proposte, quella più adatta a risolvere i loro problemi. Roma è da sempre una città politica. Quando , dopo l’interruzione del mio mandato amministrativo, il PCI, con una propaganda forsennata, mi accusò di aver abusato approvando mille e quattrocento delibere nell’ultima seduta di giunta , feci, da segretario della Dc, una campagna elettorale con nei manifesti lo slogan : ”Si, siamo stati noi” e i romani ci rinnovarono la fiducia e tornammo ad essere maggioranza relativa.

- Al di là della retorica, cosa è la questione romana e quali le vere urgenze della Capitale?

R. Roma deve recuperare due elementi che sono la chiave di tutto e che, a volte, nel passato, ha mostrato di possedere . La piena consapevolezza di essere Capitale e ciò significa un rapporto speciale con lo Stato e il Governo , un programma concordato da assumere ogni anno , un impegno suo e della Nazione per difenderne la dignità e la condizione, con tutto ciò che ne consegue. L’altro è un nuovo senso civico .

Trasmettere ai romani , alla realtà sociale di questa città, l’importanza del rapporto con le istituzioni e il sentimento di una solidarietà che tutti coloro che fin dal passato giungevano a Roma percepivano immediatamente. Roma è stata , come la definiva il più profondo conoscitore di questa Città, Silvio Negro, una “metropoli paesana” ,in un certo senso deve tornare ad esserlo, nella modernità.

I problemi: la mobilità che è la prima vera libertà del cittadino cominciando a colmare il debito di infrastrutture, ad esempio i parcheggi interrati sono a costo zero per le amministrazioni ; la residenza con i programmi di edilizia popolare per le nuove indigenze come parte della edilizia in convenzione; la pulizia esaltando e non penalizzando le competenze e le risorse private; un policentrismo culturale e dei servizi ; il rilancio delle sue attività produttive concordando con la Regione opportunità, incentivi e deroghe ad una normativa paralizzante. E, soprattutto, il suo nuovo status istituzionale con la trasformazione delle Municipalità in Comuni nell’ambito della Città Metropolitana, risanando e qualificando la sua struttura amministrativa . E, in ultimo, ma è il primo problema , la sicurezza attraverso una sinergia dei corpi preposti e sistemi di sorveglianza adeguati.

09/2015

L’INTRICATA MATASSA DEGLI ESODATI
C’è, nel complesso e intricato mondo del lavoro italiano, una categoria di persone che è stata etichettata “ Esodati”. Il groviglio va avanti da 4 anni. E il problema è stato riproposto durante l’ultima settimana con un presidio davanti al Ministero del lavoro da parte delle organizzazioni sindacali a cui si è aggiunto anche il segretario della Lega nord Matteo Salvini.

I dubbi e i buchi di questa vicenda partono dal numero degli “ esodati” e dalla mancanza di copertura finanziaria per trovare una soluzione, alla quale tutti a partire dal governo si dichiarano interessati.

Appare evidente infatti una vergogna lasciare 50 mila lavoratori senza lavoro e senza pensione.

Come è possibile che si sia verificato un simile pastrocchio? E’ la conseguenza dell’errore di modificare in corsa le regole del gioco, spostando in avanti alcune norme che incidono sullo stato di fatto della posizione lavorativa. Se so che per legge devo andare in pensione a 60 anni e ne ho 57-58 posso anche accettare il cosiddetto “ esodo volontario”. Ma se accetto di uscire prima dal lavoro è truffaldina l’ipotesi di spostare di due anni l’età in cui raggiungo i requisiti.

E’ quanto è accaduto nel 2012 con il varo della legge Fornero, il Ministro del lavoro del governo Monti, che tra le altre cose spostò a 62 anni l’età per andare in pensione. Quanti erano quelli che andavano sotto il nome di “ esodati” a quella data? Scattò il balletto delle cifre. Per il Ministro erano 65 mila, per l’allora presidente dell’Inps Antonio Mastropasqua erano 400 mila. Due istituzioni dello Stato che non dialogavano e che partivano da basi diverse.

Da quattro anni, pertanto, il caos imperversa e le soluzioni restano parziali. Dopo settimane di discussioni la platea di quelli che andavano “ salvaguardati” fu fissata in 170 mila. Di questi nel corso del tempo sarebbero state accolte 116 mila domande. Il problema restano gli altri 50-60 mila che continuano a scendere in piazza reclamando risorse per sopravvivere. Secondo fonti ministeriali sarebbero stati spesi circa 10 miliardi degli oltre 11 stanziati. Ma ora la Ragioneria dello Stato sostiene che la copertura è insufficiente per salvaguardare tutti.

Il punto di riferimento resta il 2011 quando i lavoratori, in prevalenza over 55 anni, accettarono di firmare con le aziende in crisi accordi incentivanti per transitare verso la pensione avendo scarse possibilità di ricollocamento sul mercato del lavoro.

“Esodato” è quindi colui che ha interrotto il proprio rapporto di lavoro in conseguenza di accordi di ristrutturazione aziendale ma che ancora non aveva diritto alla pensione. Questo però per via del fatto che il governo e il Parlamento hanno varato una legge per l’innalzamento dell’età pensionabile e la modifica dei requisiti per accedere al trattamento pensionistico.

Ecco perché i sindacati chiedono al governo e al parlamento di trovare una soluzione e chiudere il capitolo esodati . Il governo non vuole però una modifica strutturale del sistema pensionistico disegnato dalla legge Fornero Il nodo è politico ha affermato il Sottosegretario all’economia Pier Paolo Beretta che proviene dalla Cisl, secondo il quale ci sarebbero stati già sei interventi di salvaguardia per 120 mila persone. Gli effetti della rigidità della legge Fornero stanno creando più difficoltà del previsto per trovare una soluzione dovute da una normativa di cui non si è previsto a pieno le conseguenze.

(Smen)

07/2015

L’IMPOSSIBILE USCITA DALL’EURO
Forse c’è un solo importante significato di tutta la lunga vicenda della Grecia.

La trattativa iniziale, l’indizione del referendum e il suo risultato, l’accordo raggiunto con clausole in qualche modo più aspre di quelle rifiutate dal voto popolare, l’approvazione degli accordi da parte del Palamento greco e la spaccatura di Syriza, dimostrano ampiamente come, per una serie di ragioni che andremo a valutare, stante l’attuale quadro politico europeo e internazionale, risulti impossibile uscire dalla moneta unica.

E’ vero che la forza politica della Grecia è limitata, ma intanto la soluzione a cui si è giunti dimostra che la politica non è in grado di competere con il radicamento che la moneta unica ha nel sistema internazionale.

Tsipras aveva una sola carta politica importante da giocare : la rottura con Bruxelles e l’adesione al quadro internazionale imperniato sulla Russia. La sua collocazione geografica e nel Mediterraneo la rendeva possibile , ma probabilmente i suoi riferimenti profondi e poco conosciuti non gli consentivano di fare questo passo.

Questa vicenda , quindi, in sintesi, nella quale Tsipras ha dimostrato di avere più un atteggiamento velleitario e spregiudicato , riafferma l’idea che il sistema dell’euro , pur nelle difficoltà economiche e nelle turbolenze politiche, mantiene una sua forza che non ha alternative praticabili. Per la verità l’euro è inserito in un sistema complessivo di poteri finanziari e di regole internazionali che ne contestualizzano la saldezza.

L’euro è un elemento che si colloca in cornice delle istituzioni finanziarie internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. La globalizzazione finanziaria è un insieme nel quale anche la “concorrenza” euro-dollaro, rientra in una dialettica interna . L’unica alternativa è costituita dall’iniziativa dei cosiddetti BRICS che stanno dando vita ad un diverso sistema non solo monetario, ma di politica economica. C’è infatti una differenza tra il sistema occidentale basato sulla prevalenza della finanza sulla economia reale e quello imperniato su Russia e Cina che punta al finanziamento e alla realizzazione di grandi infrastrutture, in grado di costituire un volano per lo sviluppo produttivo, come del resto lo stesso Keynes preconizzava.

L’indirizzo politico neo occidentalista impresso dalla politica americana, soprattutto con la Presidenza di Obama, ha impedito che si verificassero avvicinamenti parziali tra Russia ed Europa e, di conseguenza il quadro politico internazionale, al quale l’Europa si è sostanzialmente adeguata per debolezza politica, comprime il sistema economico finanziario impedendo che qualche Paese possa uscire dall’Euro e inserirsi nell’alternativa politica economica e finanziaria dei BRICS. Questa è stata la ragione che ha spinto soprattuto gli USA ad insistere nell’evitare il Grexit e della quale si è fatto interprete il Fondo Monetario Internazionale .

Il momento più difficile per l’Euro fu nella seconda metà del 2011 , quando l’attacco all’Italia, allora governata da Berlusconi e impegnata in un braccio di ferro per cambiare alcune regole del sistema monetario, mise in difficoltà il sistema. Se l’Italia si fosse avvicinata al default , avrebbe, di conseguenza trascinato con sé tutto il sistema. Le decisioni finanziarie di allora , tra le quali quella di mettere sul mercato i bond italiani produssero questo rischio, limitato dalla certezza che qualcuno avrebbe tolto di mezzo Berlusconi e affidato il governo a Monti che dava garanzia di prendere decisioni che avrebbero riportato , con il sacrificio degli italiani, l’Italia dentro la zona di sicurezza dell’Euro. Ormai le testimonianze sulla vicenda sono esaurienti ed il ruolo di Giorgio Napolitano dimostrato.

Il consolidamento di questa situazione venne poi a fine luglio del 2012 quando Draghi fece le famose dichiarazioni che “era pronto a fare tutto il necessario per preservare l’euro”, essendosi anche assicurato precedentemente , a fine 2011, con l’approvazione del Fiscal compact.

Tutti coloro che , a fronte dei problemi che il sistema euro pone alle economie di diversi paesi , propongono, come rimedio, l’uscita dall’euro, devono tenere conto di come questa ipotesi si muova contro un complesso finanziario, istituzionale e politico di carattere internazionale. Oltretutto , la politica europea ha introdotto numerose disposizioni che salvaguardano strutturalmente il sistema , cioè le banche, che , in tal modo sono poste al riparo da possibili crisi che si determinano per le disinvolte politiche di investimento in derivati che sono ormai una componente importante della scelte dei vertici degli istituti di credito. Tutte le imprese grandi , medie e piccole, possono fallire, ma le banche no. In caso di difficoltà le recentissime disposizioni danno la possibilità di rivalersi perfino sui depositanti.

Quale può essere dunque una linea che affronti i gravi problemi posti dalla moneta unica senza proporre l’impossibile uscita ?

In primo luogo occorre dire che , a differenza delle analisi e soluzioni dei neomarxisti che sostengono che “l’euro non è affatto riformabile “ in quanto “ quintessenza del monetarismo” ( ( Alessio Ferraro, L’Europa tradita dall’euro-liberalismo, Narcissus , s.i.d. ), il sistema monetario europeo è modificabile nei suoi regolamenti senza rinunciare alla moneta unica ed in questo senso, si sono espressi economisti ed esperti di ogni idea culturale: cattolici, liberisti e conservatori.

L’analisi più autorevole e completa della distorsione che l’euro ha avuto è quella del giurista economico Giuseppe Guarino a cui un brillante giornalista , Angelo Polimeno, ha dedicato un prezioso saggio ( “ Non chiamatelo euro”, Mondadori , 2015 ).

Le tesi di Guarino sono note e più volte le abbiamo citate: il trattato di Maastrich consentiva ancora politiche nazionali di ripresa , i successivi regolamenti lo impediscono. Polimeno racconta un episodio molto significativo. “Il 23 novembre 2013, Guido Gentili [editorialista del Sole 24 Ore, di cui è stato anche Direttore ]non solo dedica a Guarino un editoriale, definisce il suo un ‘indubbio caso di solitudine intellettuale’ , ma racconta anche una vicenda che non può non far riflettere”. “Nel 2008 – prosegue Polimeno – quando si doveva ratificare il trattato di Lisbona, rivela il giornalista, ‘avevo invitato la politica a tenere conto delle prime considerazioni che aveva fatto Guarino e avevo anche esortato i nostri rappresentanti al tavolo europeo , prima di sottoscrivere i nuovi impegni , ad esaminarne con attenzione il contenuto e le possibili conseguenze? “ Il giorno stesso della pubblicazione dell’articolo ( titolo: Trattato Ue, nessuna ratifica ad occhi chiusi. Prima dell’adesione i parlamentari dovrebbero approfondire la conoscenza della Carta di Lisbona ) “, scrive Gentili, ‘mi telefonò un alto funzionario dello Stato, di cui già avevo avuto modo di misurarne l’inossidabile euro-entusiasmo , per domandarmi , un po’ scherzando e un po’ no, perché mai davo spazio ai pensieri “insolenti” ( sì, disse proprio così ) del prof Guarino’ “.

Una prima conclusione: rimandando ad altre occasioni quelle ulteriori. C’è , diffusa, una autorevole opinione critica sui regolamenti dell’euro. La sua inadeguatezza è riscontrata da fatti molti evidenti come le difficili strade della ripresa economico produttiva di quasi tutti i paesi aderenti , gli evidenti effetti sociali negativi come la disoccupazione e le diseguaglianze che talune ricette indicata dalle autorità monetarie determinano nei paesi in difficoltà.

Questa è la breccia sulla quale aprire un varco sul conservatorismo di origine tecnocratica e di potere finanziario e rispetto al quale la politica può e deve fare la sua parte. Questa non è una denuncia che viene fuori solo dalle forze politiche. In un saggio recente Giacomo Nardozzi ( “ Il mondo alla rovescia”. Come la finanza dirige l’economia. Il Mulino, 2015 ), docente di economia monetaria al Politecnico di Milano , ha scritto che “va rilanciata alla politica la palla che, abdicando ai propri compiti , ha passato alle banche centrali sovraccaricandole di responsabilità”.

La politica deve superare il suo dilemma ,antico ed attuale : essere o no consapevole del proprio ruolo .

PIETRO GIUBILO

07/2015

FERROVIE E ROMA VENDONO IMMOBILI
Il gruppo Ferrovie dello Stato ha deciso di porre in vendita una settantina di immobili, fabbricati, depositi, terreni non ritenuti più strategici per l’azienda. Nel portale “ www.Federservizi.it” sono contenuti tutti i dettagli dell’operazione che dovrebbe concludersi in autunno.

Si va da Pontebba in provincia di Udine a Sondrio, Vercelli, Torino, genova, Prato, Macerata, Napoli, Bitonto, Ostuni, Termini Imerese, Niscemi in Sicilia. Inyteressante la vendita del complesso immobiliare di Genova Trosta per 12.205.000 euro articolato in 16 fabbricati di cui 10 alloggi.

A Foggia sono in vendita una decina di depositi semintererrati per un valore di 20 mila euro ciascuno. Si va poi dal complesso immobiliare presso la stazione ferroviaria di Belluno con base di vendita 500 mila euro all’ex casa cantoniera presso Terni per 15 mila euro.

A Sciacca le Ferrovie vendono un complesso immobiliare locato a circolo di golf per 1.824.000 euro mentre a Milano è in vendita un’area situata a piazza Tirana e a Roma un appartamento al quinto piano in piazza Montesquieu.

In pratica c’è una vasta varietà di immobili, aree, terreni dalla cui vendita le Fs intendono fare cassa per sistemare i conti in rosso.

A Roma il Comune mette in vendita 35 proprietà tra appartamenti, negozi e magazzini, alcuni in zone di pregio come piazza Navona e Trastevere.

L’obiettivo fissato nella delibera comunale è di operare un nuovo assetto del patrimonio immobiliare del Campidoglio e trovare risorse per il Giubileo e alcuni milioni per l’acquisto di 100-150 immobili da adibire a case popolari. Un dato che emerso nel corso del dibattito è quello che il Campidoglio non era dotato di un’anagrafe dell’immenso patrimonio immobiliare del Comune di Roma. Altro elemento rilevato dalla polizia municipale è una prima lista di 743 utilizzatori di case popolari senza titolo, perché occupanti abusivi ( un terzo) o proprietari di immobili o con redditi superiori ai limiti previsti dai regolamenti.

Concluso il procedimento amministrativo dovrebbero scattare le procedure di sgombero. A Roma è stata inoltre allargata ad altre 1800 famiglie la platea dei bonus casa per sfrattati, sgomberati , alluvionati con meno di 18 mila euro di reddito l’anno.

Un labirinto di disuguaglianze, illegalità, povertà vera e falsa.

07/2015

LE PENSIONI DELLA DISCORDIA BOCCIATO IL PROF. TITO BOERI
Pensioni: cinque proposte della discordia. Per correggere la riforma previdenziale della legge Fornero il neo presidente dell’Inps il professore della Bocconi Tito Boeri lancia una serie di ipotesi che hanno suscitato reazioni negative.

La prima “grande trovata” è la cosiddetta “ flessibilità in uscita”, l’ipotesi di permettere di andare in pensione prima ma con un assegno più leggero. Tesi in palese contraddizione con l’allungamento dell’attesa di vita degli italiani ( soprattutto donne che ricevono la decurtata pensione di reversibilità) e con le maggiori necessità sanitarie degli anziani.

Secondo punto: un contributo di solidarietà da parte di chi percepisce pensioni più alte. Tesi bocciata giuridicamente ( la Costituzione stabilisce che le tasse le devono pagare tutti in base alla progressività del reddito e non alcune categorie sì e altre no) e anche dalla realtà pratica.

Il 42,5% dei pensionati sta sotto la soglia di mille euro lordi al mese, di cjui 4,7 milioni sono sotto i 700 euro e 1,9 milioni riceve un assegno inferiore a 500 euro, anzi per la precisione 286,9 euro.

Il 23,5% dei pensionati, circa 3,6 milioni, ha un assegno tra i mille e i 1500 euro mensili. I primi due scaglioni, pertanto, raggiungono il 66% del totale dei pensionati italiani. Un altro 17,2%, circa 2,7 milioni, ha un assegno tra i 1500 e i 2000 euro mensili.

Soltanto il 12,2 ha un assegno tra i 2000 e i 3000 euro e appena il 4,6%, circa 725 mila italiani, supera quota tremila mensili.

La solidarietà invocata da Boeri non solo diventa ingiusta ma è anche economicamente poco rilevante.

La proposta poi di un sostegno ai poveri ( quanto poveri?) over 55 anni ha carattere propagandistico sia per la crisi delle finanze pubbliche sia perché entra nel concetto di assistenzialismo che pregiudica invece la ricerca di accrescere la ricchezza personale e dello Stato. La tesi del prof. Boeri “ è un utile contributo” alla discussione per mettere ordine nel sistema pensionistico?

Le analisi macroeconomiche portano a constatare che il problema dell’aumento della povertà in Italia dipende dalla mancanza di lavoro e dalla caduta della produttività nelle grandi industrie. Torna anche il discorso della necessità di separare, anche contabilmente, l’assistenza dalla previdenza. Alla prima deve provvedere lo Stato con la sua organizzazione di welfare, per la seconda sono le categorie dei lavoratori pubblici e privati che contribuiscono al suo finanziamento e quindi alla sua erogazione.

Consentire di andare in pensione prima con un assegno ridotto significa anche favorire le aziende ad adottare pensionamenti anticipati e determinare quote di pensioni che si riveleranno non all’altezza delle future esigenze.

Già oggi su 15 milioni di pensioni circa 6,6 milioni di pensionati prendono meno di 1000 euro al mese e 1,8 mila non superano i 500 euro mensili. Dai dati del rapporto Inps 2014 risulta che 8,6 milioni di persone incassano una pensione pagata in tutto o in parte dalla fiscalità generale: 3.605.7444 sono i soggetti beneficiari delle integrazioni sociali, 835.669 i soggetti che usufruiscono di pensione sociale, quelli cioè che non hanno mai versato nella loro vita nemmeno i 15 anni di contributi.

Le pensioni di anzianità sono state elargite per il 42,4% al Sud con criteri clientelari. Le pensioni di vecchiaia ( quelle pagate con i contributi versati) sono erogate in prevalenza (62,5%) al Nord.

Tra i colpevoli del risultato negativo dell’Inps ( bilancio in rosso per 12,7 miliardi nel 2014) ci sono lo Stato con il suo buco dell’Inpadep ,l’istituto di previdenza dei pubblici dipendenti), il rosso dei dipendenti degli enti locali e degli artigiani.

La gestione dei lavoratori privati è in equilibrio, quella dei collaboratori vari parasubordinati addirittura in attivo di 7-8 miliardi. E’ necessario allora in via prioritaria mettere ordine ai vari regimi che si sono succeduti in Italia. Tutti i governi che si sono succeduti a partire dal 1970 si sono cimentati, spesso male, nel modificare il sistema previdenziale e pensionistico.

Sergio Menicucci

07/2015

SCUOLA: SULLA RIFORMA UNA VALANGA DI RICORSI
Cinquanta mila ricorsi e forse più permetteranno alla “ Buona scuola” di entrare in vigore bene dopo l’approvazione del provvedimento renziano in terza lettura da parte del Parlamento? I sindacati degli insegnanti hanno annunciato per settembre la “ Stalingrado della Buona scuola” in ogni istituto. Gli studenti sono sul piede di guerra da mesi, intenzionati a riprendere le manifestazioni durante l’autunno.

Il pericolo? Quello di scuole ingovernabili. Dieci mesi di dibattiti, cortei, manifestazioni n on hanno portato ad alcun rasserenamento nell’orizzonte scolastico. Ognuna delle novità introdotte dal provvedimento ha due facce: una positiva e una negativa.

Partiamo dall’impegno di assumere i 102.7341 precari iscritti nelle graduatorie provinciali ad esaurimento ( Gae). Dopo che gli uffici regionali avranno individuato i posti vacanti si procederà all’assunzione a scaglioni: 36.627 mila insegnanti stabilizzati saranno messi in ruolo entro agosto, altri 10.849 mila entro settembre, pescati dalle graduatorie ad esaurimento e tra gli idonei al concorso pubblico del 2012.

Nel 2016 saranno assunti altri 55.258 mila docenti con “ chiamata diretta” da parte dei super-presidi, già bollati come “ gli sceriffi”, che dovrebbero servire a potenziare la didattica e aumentare i servizi per gli studenti. Sull’entità totale, però, di quanti saranno i precari assorbiti nelle diverse fasi del piano c’è molta incertezza. Il provvedimento lascia molti vuoti da riempire a partire dal concetto di autonomia delle singole scuole che potranno attuare il proprio progetto educativo scolastico sulla base dell’approvazione di Piani dell’offerta formativa ( Rof) con potenziamento dell’italiano per gli stranieri e inglese per tutti ma anche arte, musica, diritto, economia, sport.

Il secondo centro di riferimento saranno i dirigenti scolastici che potranno scegliere i docenti per fare la loro squadra rendendo pubblici i criteri di scelta. Avranno più poteri ma il loro operato sarà sottoposto a valutazione e il risultato influirà sulla lolro retribuzione aggiuntiva.

Per gli insegnanti lo stipendio aumenterà in base all’anzianità, ai premi per i meritevoli e avranno una card del valore di 500 euro per l’aggiornamento professionale. Per gli studenti sono previste almeno 400 ore nell’ultimo triennio dei tecnici e dei professionali e 200 per i licei al fine di alternare scuola-lavoro da svolgersi in azienda, in enti pubblici o all’estero.

Il giudizio è nettamente negativo da parte del coordinamento degli studenti secondo il quale il governo e il Parlamento non hanno tenuto in alcun conto dopo mesi di proteste delle proposte alternative incentrate sul diritto allo studio. La riforma è bocciata dagli studenti perché contrari ad “ una scuola di presidi-manager, di competizione tra docenti e studenti, o tra studenti e istituti”.

Sono numerosi coloro che ritengono che con questa riforma l’istruzione in Italia non cambierà passo nonostante che negli ultimi decenni si siano accentuati i richiami per dare alla scuola un assetto più funzionale e moderno.

Secondo alcune previsioni l’applicazione della riforma incontrerà molte difficoltà e l’anno scolastico potrebbe iniziare nel peggiore dei modi.

C’è infine l’aspetto ideologico-politico analizzato da alcuni osservatori. Il provvedimento è considerato sotto molti aspetti figlio del dirigismo statale, dei vincoli amministrativi e delle circolari che rappresentano il contrario della libertà di cui l’insegnamento avrebbe bisogno ad ogni livello.

Il miracolo di una riforma organica e ambiziosa non sembra riuscita al premier Renzi che ha ottenuto il via libera dalla Camera in terza lettura con meno consensi del previsto( 277 favorevoli, 173 contrari), anzi con l’aiutino di 4 esponenti verdiniani di Forza Italia e la spaccatura del gruppo Pd ( 4 contro e 26 che non hanno partecipato al voto).

Il preside-manager con questa legge diventa una figura monocratica e i dirigenti scolastici immaginati dalla riforma vengono considerati “ la cinghia di trasmissione verso il territorio dei vertici burocratici ministeriali”. Resta poi il fatto che senza i decreti attuativi la nuova scuola non sarà una realtà. Prima che vengano completati tutti occorreranno almeno due-tre anni. Solo allora forse si potrà conoscere, in maniera trasparente, la qualità dell’insegnamento ( attraverso i risultati pubblici Invalsi di tutte le scuole d’Italia?) nei diversi istituti, elemento base per la scelta delle famiglie di una istruzione migliore per i propri figli. ( smen)

07/2015

CONTINUANO LE MANIFESTAZIONI CONTRO LA RIFORMA DELLA SCUOLA
“ Una scuola così non può chiamarsi buona”- E’ questo lo slogan base delle manifestazioni organizzate dai sindacati Cgil,Cisl,Uil, Snals-Confsal, Gilda-Unams. Il contrasto con il governo Renzi è netto dopo l’alta adesione allo sciopero durante gli scrutini e le 400 mila firme raccolte per lo sblocco-contratto.

I dati forniti dai sindacati indicano che 618 mila persone hanno scioperato per la qualità della scuola e che mille fiaccole sono state accese in varie città italiane. Inoltre 10 milioni di post, email, twitt sono stati inviati per chiedere modifiche al disegno di legge in discussione in Parlamento.

I sindacati lamentano che il governo continua a sostenere provvedimenti che essi ritengono dannosi per la scuola senza ascoltare insegnanti, studenti e famiglie.

Perché i sindacati ritengono che i provvedimenti governativi sono sbagliati? Perché la legge non risolve il problema del precariato ( il premier aveva promosse che per l’inizio dell’anno scolastico a settembre sarebbero stati assunti 100 mila precari); mortifica la partecipazione e la collegialità; nion rispetta la libertà d’insegnamento,; propone un’idea distorta di valutazione e di merito; cancella in gran parte la contrattazione.

Senza rinnovo del contratto non si valorizzano le professionalità e si ntagliano gli organici, già insufficienti in alcuni settori per il regolare funzionamento del servizio.

06/2015

Dopo lo scandalo sui tassi Libor SOSTITUITI I VERTICI ALLA DEUTSCHE BANK
Terremoto alla Deutsche Bank dopo gli scandali sulla manipolazione dei tassi e il pagamento di 8, 7 miliardi di euro in tre anni di multa. Le conseguenze per l’istituto di credito leader in Germania sono state pesanti: azzoppamento dei ricavi, titolo quasi fermo in Borsa.

Il Consiglio di sorveglianza, nel corso di una riunione straordinaria, ha deciso di effettuare una svolta e ripartire dall’azzeramento dei vertici per riconquistare la fiducia degli investitori. Si sono così dimessi i due amministratori Jurgen Fitschen e Anshu Jain e nominato capoazienda l’inglese John Cryan di 54 anni presidente del comitato audit della stessa banca e membro del comitato rischi.

I due amministratori avevano svolto un ruolo importante ed erano stati considerati un emblema di banchieri tedeschi. Ad aprile 2015 la banca era stata costretta, però, a patteggiare altri 2,5 miliardi di dollari con le autorità di controllo americane e inglesi per l’accusa di aver fatto parte del cartello che aveva manipolato il tasso interbancario Libor. Altro nei punti neri per Fitschen sono l’accusa di falsa testimonianza legata al crac delle televisioni di Leo Kirch e soprattutto per l’inchiesta interna sulle operazioni riguardanti alcuni oligarchi russi che la banca avrebbe aiutato a riciclare 6 miliardi di dollari nel corso degli ultimi 4 anni.

Prima di altri guai giudiziari per irregolarità sui mercati dei cambi e sulle cartolarizzazioni di metalli preziosi la Deutsche Bank ha preferito cambiare vertici e azzera tutto. Cryan è un personaggio interno che ha svolto funzioni di controllore.

06/2015

ULTIMA CAMPANELLA DELL’ANNO CONTESTATA LA RIFORMA SCOLASTICA
Nelle scuole italiana è suonata l’ultima campanella della stagione. In considerazione del calendario pluriennale introdotto nel 2014 l’inizio delle lezioni è confermato per il 15 settembre e la chiusura per l’8 giugno 2016 mentre per le scuole dell’infanzia il termine è il 30 giugno. Il numero minimo di lezioni è di 206 giorni.

Ci si interroga che tipo di scuola gli alunni e i genitori si troveranno davanti alla riapertura. Il discorso della riforma è ancora tutto aperto dal punto di vista politico-parlamentare ed anche per la contestazione di studenti e insegnanti.

La battaglia per la “ Buona scuola” lanciata dal premier Matteo Renzi che prevede ampi margini di autonomia e la nuova figura dei presidi trova non pochi ostacoli. La necessità “ del massimo coinvolgimento” cozza con gli aspetti tecnici e operativi da superare. L’intenzione di assumere 100.701 precari impone ai dirigenti di tutte le strutture e uffici scolastici regionali di far conoscere quali e quanti docenti servirebbero per il cosiddetto “ organico potenziato”.

A parte le lungaggini parlamentari per l’approvazione del disegno di legge l’assunzione dei precari richiede una macchina burocratica che deve partire almeno entro giugno per avere poi tutti in ruolo e nei posti giusti il primo settembre 2015.

Oltre alle questioni tecnici ci sono i contrasti e le divisioni politiche e sindacali. E’ lo stesso sottosegretario alla publica istruzione Angelo Rughetti, Pd campano fedelissimo di renzi, a mettere le mani avanti. “ Il sistema scolastico italiano è una palla al piede. Mi aspetto controproposte al disegno di legge del governo ,non scioperi”.

Sono anni che non si riflette abbastanza sull’organizzazione della scuola e del rapporto con il mondo del lavoro. In un recente congresso internazionale sull’istruzione nel mondo è stato rilevato che le scuole elementari italiani si piazzano al sesto posto assoluto avendo fatto progressi significativi. Le scuole medie e superiori soffrono invece di carenze strutturali, formative e logistiche. E’ stata registrata anche una carenza di insegnanti all’altezza del compito, essendo moltissimi i soggetti “ demotivati”.

La riforma è al centro delle polemiche, viene contestata l’ipotesi di destinare il 5 per mille per finanziare le scuole migliori rispetto alle peggiori, criticati i poteri ; ritenuti eccessivi, della nuova figura del dirigente scolastico, ritenute forme improprie le prove Invalsi per valutare la preparazione degli studenti.

05/2015

IL LAVORO NON DECOLLA NEL RAPPORTO ISTAT 2015
La ripresa resta debole e il lavoro non decolla. Mancano all’appello 3, 5 milioni di lavoratori. Il rapporto 2015 dell’Istat ( 280 pagine illustrate alla Camera dal neo presidente Giorgio Alleva) racconta una storia italiana più complessa e complicata di quella descritta dai politici.

Ci sono elementi di eccellenza nella società italiana ma anche vecchi difetti e consolidate disuguaglianze come il Mezzogiorno che resta ai margini, essendo da anni fuori dall’agenda delle priorità politiche. E se non si recupera il Sud ( le sue imprese, le sue città, i suoi residenti) alle dimensioni di sviluppo e crescita l’Italia, osserva Alleva, resterà penalizzata quantitativamente e qualitativamente rispetto ad altri paesi.

Nel Mezzogiorno il reddito è più basso del 18% rispetto alla media nazionale, nelle aree interne più povere la differenza sale al 230%: Lo svantaggio si lega alla condizioni di salute, al disagio economico, alle disuguaglianze sociali, alla scarsa integrazione degli stranieri.

Il tasso di occupazione in Italia è solo del 56% ( contro il 65 della media europea) della forza lavoro quantificata in 25 milioni e 497 mila unità, con gli occupati che raggiungono i 22 milioni e 195 mila unità.

A marzo la disoccupazione era al 13% ( media Europa a 28 al 9,8% ma con Germania al 4,7 e l’Inghilterra al 5,5). Il totale dei senza lavoro in Europa raggiunge i 23 milioni.

I dati italiani ci dicono che ai 3 milioni e 302 mila disoccupati occorre aggiungere i 3 milioni e 200 mila “ inattivi” tra i quali si trovano un milione e 600 che le statistiche chiamano “ scoraggiati”, quelli cioè che non cercano più lavoro né studiano per le difficoltà e i tempi lunghi di trovare un lavoro che sta diventando sempre più un’impresa.

L’Istat registra che un occupato su 10 è irregolare, pari a 2, 3 milioni mentre oltre 500 mila lavoratori sono precari atipici, quelli cioè che svolgono lo stesso lavoro precario da oltre 5 anni.

La crisi ha così trasformato la precarietà e la disoccupazione in una trappola da cui è difficile uscire. E in presenza di una forte disoccupazione maschile è cresciuta la quota di famiglie in cui lavoro solo la donna ( badanti, straniere, coltivatrici di aziende senza figli maschi). I nuclei sono passati dal milione e 700 mila ai 2 milioni e 400 mila nuclei familiari.

Gli stranieri residenti in Italia sono saliti ad oltre 5 milioni e i bambini stranieri che vanno a scuola superano le 800 mila unità.

La vera chiave di svolta della ripresa sono allora gli investimenti che erano crollati tra il 2008 e il 2014, approfittando di tre fattori positivi: l’intervento della Bce che sta immettendo liquidità per 60 miliardi al mese fino al settembre 2016, i bassi prezzi dei prodotti energetici dovuti al calo del petrolio, la svalutazione dell’euro rispetto al dollaro che favorisce le esportazioni.

I dati di preoccupazione restano al di là della linea morbida che sta adottando Bruxelles ( compresa la Grecia). Notizie contrastanti anche dall’Ocse, l’organismo internazionale dell’Onu con sede a Parigi. La crisi, dicono i loro esperti, sta allargando la forbice tra ricchi e poveri.

In Italia l’1 per cento della popolazione detiene il 14, 3 per cento della ricchezza nazionale netta ( la somma degli asset finanziari e non, sottratte le passività) mentre il 40% più povero detiene il 4,9%. La ricchezza inoltre è distribuita in modo diseguale: il 20% più ricco detiene il 61,6% della ricchezza, il 20% più povero è sotto il 20 per cento. A preoccupare l’organizzazione internazionale è il fatto che il tasso di povertà tra le famiglie italiane di lavoratori non standard ( precari, part time, autonomi) è al 26,6 % contro il 5,4 dei lavoratori stabili e il 38,6% dei disoccupati.

C’, comunque ,secondo l’Ocse un dato positivo: l’Italia è il paese con il numero di famiglie (25%) meno indebitate dell’area contro il 46& della Francia, il 47,4 della Germania, il 50% dell’Inghilterra, il 75% degli Usa. Il motivo risale anche per il diverso modo di spendere per i consumi privati e dall’elevato numero di case di proprietà.

Sergio Menicucci

04/2015

LIBOR MANIPOLATO - PAGANO LE BANCHE
Terremoto alla Deutsche Bank dopo la nuova multa di 2,5 miliardi di euro per la manipolazione del Libor. E’ l’ottava banca indagata e costretta a pagare multe salate dalle autorità americane e inglesi.

Il colosso tedesco con il patteggiamento è stato costretto a riconoscere la responsabilità dei propri trader licenziandoli. In conseguenza della maxi multa la banca di Francoforte ha annunciato un piano di profonda ristrutturazione, chiudendo 200 filiali su 750 entro il 20917, la vendita della banca al dettaglio Postbank e l’uscita da regioni e attività a bassa redditività.

Sono venuto così allo scoperto definitivamente i danni provocati dalla divisione che aveva una cultura di gruppo di generare profitti senza una considerazione adeguata per l’integrità del mercato.

I trader di Deutsche Bank, come i colleghi delle altre 7 banche, sono stati riconosciuti colpevoli di aver pilotato materialmente il tasso interbancario usato come riferimento per i contratti finanziari e i mutui.

La banca tedesca già nel 2013 aveva pagato un’altra multa di un miliardo di dollari per aver ostacolato l’attività dell’Antitrust europeo che indagava sullo scandalo Libor.

In totale le multe per la manipolazione del tasso interbancario sono salite a 8,5 miliardi di dollari.

Ora ha anche un volto e un cognome l’autore di un’altra clamorosa manipolazione che nel 2010 travolse Wall Street. Gli agenti di Scotlkand Yard hanno arrestato a Londra il trader inglese Stingh Sarao di 37 anni specializzato in futures e che contribuì a provocare l’imprevisto crollo dell’indice Dow Jones che in pochi minuti nel pomeriggio del 3 maggio spazzò via miliardi di capitalizzazione delle aziende quotate a Wall Street.

Fu la caduta più rovinosa della storia dell’indice americano che venne chiamata “ flash crash”. Secondo le autorità americane Sarao utilizzò un programma di trading automatico per manipolare i contratti future che vendeva quando i prezzi calavano e li ricomprava ad un prezzo più basso. Si serviva di un sistema che utilizzava software sofisticati con l’aiuto di un algoritmo per negoziare ordini in modo velocissimo. ( smen)

04/2015

LA VERITA’ SUL TESORETTO DEGLI IMPRENDITORI
“ C’è davvero un tesoretto da spendere nelle pieghe del bilancio pubblico? La risposta è un secco no”.

Lo scrive l’esperto del Sole 24 ore Fabrizio Forquet sul giornale della Confindustria, cioè del presidente- imprenditore chimico Giorgio Squinzi. Il titolo che boccia l’operazione governativa e che è sulla bocca di tutti è lapidario “il tesoretto è solo un’arma di distrazione di massa”.

Come mai gli imprenditori non si accodano al coro di elogi dopo che il vicepresidente dell’Ue Dombrovski incontrando a Roma il Ministro Padoan ha dichiarato che Bruxelles non è contraria al bonus purchè siano mantenuti gli obiettivi?

Il ragionamento di Forquet è tecnico e si basa sulla realtà dell’economia a parte che già la parola “ tesoretto sa di presa in giro”. Ma anche se si chiamasse bonus il problema non cambia. Un governo che tenga conto della sua reputazione non può annunciare un bonus di 1,6 miliardi quando ha davanti a sè altre urgenze, con dati occupazionali che restano al minimo e una produzione industriale che continua a deludere. Renzi e Padoan dovranno infatti trovare l’anno prossimo 16 miliardi di euro per evitare il disastroso aumento della pressione fiscale legato all’incremento dell’Iva.

Nella legge di Stabilità, da varare in autunno, dovranno trovare posto solo tagli di spesa dolorosi: il debito pubblico continua a crescere e a febbraio è salito a 2.169,2 miliardi di euro.

Il governo inoltre non è riuscito ancora a trovare la copertura alla de-contribuzione per chi assume stabilmente. Il decreto che era rimasto fermo presso la Ragioneria generale dello Stato perché privo di copertura è stato sbloccato solo ricorrendo al paradossale aumento generalizzato dei contributi. Sono evidenti le difficoltà di bilancio che per il 2015 vede affidati a 5,3 miliardi di tagli alla difficile trattativa con i Comuni e le Regioni, altri 3, 3 miliardi alla lotta all’evasione ( 0tto miliardi e 3 milioni tutti da realizzare), 1,7 miliardi al via libera dell’Ue frutto di “ split payement/ reserve charge”, e 1 miliardi per la bocciatura della Tobin tax da parte della Corte costituzionale.

Come mai , osserva l’esperto del quotidiano economico, si è improvvisamente materializzato all’interno del bilancio questo gruzzolo di 1,6 miliardi? Di fronte a tante emergenze se ci fosse sarebbe il caso di metterlo da parte.

“ La verità, scrive Forquet, è che questi soldi non ci sono. Sono un deficit cioè il differenziale indicato dal DEF/PIL tra l’obiettivo programmato di un rapporto Deficit/pil a 2,6% e un tendenziale di 2, 5%, Da qui lo 0,1 del Pil che si potrebbe spendere e chiamato “ tesoretto”. Numeri astratti e potenziali”. Una previsione, osserva ancora, non un dato di fatto. Il problema è che negli ultimi 10 anni le stime previste sul Pil effettuate dai governi nel DEF7DPEP sono state sempre riviste al ribasso al momento del consuntivo. La realtà è che senza una riduzione strutturale della spesa il finanziamento delle riforme e di nuove iniziative è a rischio.

04/2015

NUOVA ERA DA GENNAIO 16 PER LE BANCHE
Inizierà una nuova epoca, dal gennaio 2016, per il mondo bancario? Negli ultimi 8 anni il sistema del credito ha subito pesanti critiche anche a causa degli scandali che lo ha coinvolto a livello nazionale e internazionale. Riconquistare la fiducia dei clienti e degli investitori, mettere ordine in casa, riattivare un percorso senza ombre e scorciatoie con il mondo imprenditoriale.

E’ questo l’obiettivo dopo l’entrata in vigore, il 4 novembre 2014, dell’unione bancaria europea e delle nuove regole sulla solidità e la sicurezza delle banche. Si tratta di scongiurare, in futuro, il ripetersi di casi come il fallimento dell’americana Lehman Brothers che nel 2008 diede inizio alla più grande crisi dopo quella della depressione del 1929. La Brothers non fu la sola a far precipitare la crisi.

I mercati finanziari, sette anni fa, rimasero, improvvisamente, senza liquidità perché le banche non erano più in grado di prestarsi denaro. La conseguenza fu che gli Stato dovettero impegnare tra i 5 e i 6 miliardi di dollari, secondo alcune analisi di Mediobanca, per salvare importanti istituti di credito americani ed europei.

Due gli strumenti: entrando nel capitale oppure fornendo liquidità. Per quanto riguarda l’Italia il combinato disposto della crisi economica e delle difficoltà delle imprese a far fronte agli impegni assunti ha sbilanciato anche i conti delle banche che hanno accumulato, secondo l’Abi, oltre 183 miliardi di sofferenze. Qualche osservatore economico parla anche di “ credito facile ai soli noti” dal cui impiego sono scaturite le tangenti sugli investimenti degli appalti delle opere pubbliche.

In un quadro di pesante recessione, con il crollo del prezzo del petrolio e la discesa dell’inflazione ( crollo dei consumi per la carenza di disponibilità delle famiglie) la Banca centrale europea, guidata da Mario Draghi, ha adottato alcune determinazioni per riavviare la ripresa. Il primo passo è stato quello di portare il tasso d’interesse a quasi zero ( 0,05%). In secondo luogo ha varato il “ Quantitative easing” immettendo 60 miliardi al mese fino al settembre 2016 per un totale di 1140 miliardi di euro. Il terzo intervento riguarda il cosiddetto “ salvataggio interno” degli istituti di credito.

Ecco la novità. Dal gennaio 2016 prima di utilizzare i soldi pubblici per salva le banche in crisi dovranno essere utilizzati quelli degli azionisti, dei detentori di un tipo di debito e i depositi non assicurati sopra i 100 mila euro.

In sostanza, osservano gli esperti di “ Banca Mediolanum” la Bce con la sua normativa “ realizza un passaggio epocale rimettendo la gestione dei fallimenti bancari ai creditori privati e non più ai contribuenti”.

Diventa allora fondamentale la valutazione della solidità della banca. La Bce ha ,quindi, imposto che gli istituti di credito dovranno aumentare il proprio patrimonio al fine di limitare i rischi di un eventuale fallimento.

Come si valuta la solidità? Viene adottato un indice chiamato “ Common Equità Tier 1”, ossia più alto è questo Tier1 e più solida è la banca. Gli indicatori di questa misurazione sono: la qualità degli impieghi ( quanto più bassa è l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale tanto più alta è la loro qualità); la redditività, in quanto un bilancio in utile rappresenta una garanzia di stabilità; la solidità ossia il possesso di un alto capitale rassicura chi deposita sulle possibilità di erogare il credito con pochi rischi.

Il Tier 1 rappresenta il rapporto tra il capitale ordinario di un istituto e le sue attività ponderate per il rischio. Ad inizio anno la Bce ,dopo i risultati degli stress test, ha attribuito ad ogni singola banca un coefficiente patrimoniale minimo da rispettare. Inizierà una nuova epoca, dal gennaio 2016, per il mondo bancario? Negli ultimi 8 anni

il sistema del credito ha subito pesanti critiche anche a causa degli scandali che lo ha coinvolto a livello nazionale e internazionale. Riconquistare la fiducia dei clienti e degli investitori, mettere ordine in casa, riattivare un percorso senza ombre e scorciatoie con il mondo imprenditoriale. E’ questo l’obiettivo dopo l’entrata in vigore, il 4 novembre 2014, dell’unione bancaria europea e delle nuove regole sulla solidità e la sicurezza delle banche. Si tratta di scongiurare, in futuro, il ripetersi di casi come il fallimento dell’americana Lehman Brothers che nel 2008 diede inizio alla più grande crisi dopo quella della depressione del 1929. La Brothers non fu la sola a far precipitare la crisi.

I mercati finanziari, sette anni fa, rimasero, improvvisamente, senza liquidità perché le banche non erano più in grado di prestarsi denaro. La conseguenza fu che gli Stato dovettero impegnare tra i 5 e i 6 miliardi di dollari, secondo alcune analisi di Mediobanca, per salvare importanti istituti di credito americani ed europei.

Due gli strumenti: entrando nel capitale oppure fornendo liquidità. Per quanto riguarda l’Italia il combinato disposto della crisi economica e delle difficoltà delle imprese a far fronte agli impegni assunti ha sbilanciato anche i conti delle banche che hanno accumulato, secondo l’Abi, oltre 183 miliardi di sofferenze. Qualche osservatore economico parla anche di “ credito facile ai soli noti” dal cui impiego sono scaturite le tangenti sugli investimenti degli appalti delle opere pubbliche.

In un quadro di pesante recessione, con il crollo del prezzo del petrolio e la discesa dell’inflazione ( crollo dei consumi per la carenza di disponibilità delle famiglie) la Banca centrale europea, guidata da Mario Draghi, ha adottato alcune determinazioni per riavviare la ripresa. Il primo passo è stato quello di portare il tasso d’interesse a quasi zero ( 0,05%). In secondo luogo ha varato il “ Quantitative easing” immettendo 60 miliardi al mese fino al settembre 2016 per un totale di 1140 miliardi di euro. Il terzo intervento riguarda il cosiddetto “ salvataggio interno” degli istituti di credito. Ecco la novità. Dal gennaio 2016 prima di utilizzare i soldi pubblici per salva le banche in crisi dovranno essere utilizzati quelli degli azionisti, dei detentori di un tipo di debito e i depositi non assicurati sopra i 100 mila euro.

In sostanza, osservano gli esperti di “ Banca Mediolanum” la Bce con la sua normativa “ realizza un passaggio epocale rimettendo la gestione dei fallimenti bancari ai creditori privati e non più ai contribuenti”.

Diventa allora fondamentale la valutazione della solidità della banca. La Bce ha ,quindi, imposto che gli istituti di credito dovranno aumentare il proprio patrimonio al fine di limitare i rischi di un eventuale fallimento.

Come si valuta la solidità? Viene adottato un indice chiamato “ Common Equità Tier 1”, ossia più alto è questo Tier1 e più solida è la banca. Gli indicatori di questa misurazione sono: la qualità degli impieghi ( quanto più bassa è l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale tanto più alta è la loro qualità); la redditività, in quanto un bilancio in utile rappresenta una garanzia di stabilità; la solidità ossia il possesso di un alto capitale rassicura chi deposita sulle possibilità di erogare il credito con pochi rischi.

Il Tier 1 rappresenta il rapporto tra il capitale ordinario di un istituto e le sue attività ponderate per il rischio. Ad inizio anno la Bce ,dopo i risultati degli stress test, ha attribuito ad ogni singola banca un coefficiente patrimoniale minimo da rispettare. (smen)

03/2015

IL PROFILO DI RISCHIO DEI CLIENTI DELLE BANCHE
Strategie e procedure delle banche non sono sempre semplici e chiare. E’ stato il caso dei “ derivati”, sono le vicende delle commissioni sui conti correnti, sugli interessi dei depositi, sugli investimenti.

Si scopre anche che le banche hanno un’enorme quantità di “ sofferenze”nei confronti di grossi operatori o società ( una montagna di 190 miliardi di crediti inesigibili) mentre per i piccoli clienti le difficoltà di avere un mutuo, un prestito sono crescenti. In due anni dal 2012 al 2014 il complesso delle attività deteriorate ( cioè le sofferenze lorde) è passato da 124,9 miliardi a 183,6. Un aumento di circa 2 miliardi al mese che dimostra sia la crisi del sistema economico sia i tanti nodi irrisolti del mondo del credito italiano eccessivamente legato a scelte politiche come è stato il caso dei Monti dei Paschi di Siena o l’operazione per la fusione Santander- Ambroveneta

Eppure c’è uno strumento poco conosciuto. Si tratta del “ profilo di rischio”. Una direttiva della Ue sui servizi d’investimento entrata in vigore nel 2007 stabilisce che le banche per qualsiasi cliente e per ogni offerta di prodotti, debbano obbligatoriamente valutare “ l’adeguatezza e l’appropriatezza del prodotto, servizio offerto e venduto ai clienti”.

In pratica ogni banca procede, obbligatoriamente, a classificare i propri clienti sulla base di alcune caratteristiche. Traccia cioè un “ profilo di rischio o profilo finanziario”.

Come ? La fotografia è fatta attraverso un questionario( Test di appropriazione) che ha lo scopo di raccogliere e documentare i dati ottenuti o forniti dal cliente alla banca. A fronte c’è un crescente grado di rischio per il prodotto che viene offerto o venduto.

Cosa fanno le banche? Preparano il modello e poi lo fanno firmare al cliente. In questa maniera le banche hanno precostituito la base per collocare e vendere prodotti tipo obbligazioni come quelle che si sono rivelate ingannevoli tipo Parmalat, Cirio, Lehman Brothers, assicurazioni, swap sui tassi d’interesse, azioni di banche a seguito di aumenti di capitale.

C’è uno strumento che consente di eliminare dalle mani delle banche la possibilità di proporre e vendere ai clienti i prodotti che vogliono collocare? Ci sono varie iniziative. Tra queste quella lanciata da Vincenzo Imperatore, autore del libro “ Io so e ho le prove”. Sui social network si trova il messaggio di “ andare tutti in banca a chiedere di verificare il proprio profilo di rischio”. Se il cliente si accorge che non corrisponde al suo profilo può chiederne la modifica adeguandolo alla sue effettive caratteristiche. Il pericolo è quello di doversi trovare, spesso inconsapevolmente, di fronte a profili creati artificialmente per favorire alcuni interessi della banca. Oggi lo sportello bancario è diventato un luogo in cui si fa shopping: dai mutui agli investimenti, dalla intermediazione immobiliare all’acquisto dei biglietti per l’Expo di Milano o di alcune mostre.

Facile? Non sempre come il discorso della “ surroga” del mutuo acceso con una banca che si vuole cambiare. Per quanto riguarda gli aspetti più generali gli interrogativi sono come il mondo bancario italiano sta affrontando la profonda crisi internazionale. In molti paesi infatti si assiste ad un ripensamento dell’intera attività bancaria.

In Italia si arranca tra mille ritardi e carenze legislative. I due principali gruppi italiani Intesa San Paolo e Unicredit stanno firmando un accordo per diventare soci nel salvataggio di alcune aziende come Riello e Ferroli ( con un’esposizione finanziaria di 350 miliardi che si trascinano da anni ) per trasferire i crediti ristrutturati che pesano sui bilanci delle due banche in una struttura ad hoc, una specie di Bad Bank ma non di Stato come è avvenuto in Spagna, dove però il sistema bancario era al collasso e occorreva salvare le banche. ( smen)

03/2015

SANZIONE ALL’ITALIA PER GIUSTIZIA LENTA
In arrivo per l’Italia un richiamo da parte dell’Ue per i processi lumaca e per il peggioramento della percezione d’indipendenza del sistema giudiziario.

Nel rapporto pubblicato dalla Commissione europea solo Malta e Cipro registrano dati peggiori dell’Italia sulla base di tre parametri: efficienza, qualità del sistema giudiziario,l indipendenza dei giudici.

I tempi dei processi di prima istanza civili e commerciali si allungano: ci volevano 493 giorni nel 2010, sono passati a 590 nel 2012 e a 608 nel 2013. Al primo posto c’è il Lussemburgo dove si impiegano solo 53 giorni ma siamo distanti anche dalla Francia dove servono 308 giorni , dalla Germania dove i giorni sono 192 e dalla Danimarca dove i processi terminano in 164 giorni.

A preoccupare è soprattutto la percezione negativa dell’indipendenza dei giudici, ha osservato il commissario Ue alla giustizia Vera Jourova, e il fatto che la lunghezza dei processi danneggia l’economia. “ Una giustizia ritardata, ha aggiunto citando il diritto romano, è una giustizia negata”.

03/2015

La proposta Cisl per un fisco più equo - NO TASSE SULLA PRIMA CASA PATRIMONIALE SULLA RICCHEZZA
La riforma fiscale costituisce da tempo uno scoglio per tutti i governi, un’aspettativa per i contribuenti che pagano troppe tasse. Letta, Monti, Renzi confanno eccezione non solo per il caso del 3 per cento sui reati fiscali contro cui i partiti della sinistra ha voluto vederci un favore a Berlusconi e alle sue aziende.

La delega sul fisco torna in Consiglio dei Ministri dopo le polemiche. Sul tema si è fatta sentire anche la Cisl che propone l’estensione del bonus da 80 euro a mille per tutti coloro che hanno un reddito minore di 40 mila lordi annui, un nuovo assegno familiare, il blocco delle addizionali regionali e comunali, l’eliminazione delle tasse sulla prima casa ma un’imposta sulla grande ricchezza netta ( patrimoniale) e lotta all’evasione. Nella proposta di legge d’iniziativa popolare per un fisco più equo e più giusto presentata alla Corte di Cassazione i punti principali riguardano: 1-eliminazione delle tasse sulla prima casa,

2-un contributo di solidarietà delle famiglie più ricche, quel 4% che detiene il 50% della ricchezza a favore di chi ha subito maggiormente la crisi;

3-l’estensione del bonus a mille euro per chi guadagna meno di 40 mila euro lordi.

Le risorse, osserva il segretario Annamaria Furlan, si possono recuperare attraverso il contrasto d’interessi da estendere oltre all’edilizia ad altri settori.

Con il primo articoli s’introduce un ampliamento del credito ( il cosiddetto bonus da 8° euro) ad una platea più ampia di destinatari. L’erogazione andrebbe estesa ai pensionati, ai lavoratori autonomi, agli “ incapienti”. Il calcolo del reddito di 40 mila euro dovrà essere al netto dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze.

L’articolo 2 individua gli obiettivi dei principi di delega. Il governo dovrà ripensare il sostegno per le famiglie nell’ottica di una maggiore equità distributiva, introducendo un nuovo strumento d’intervento che superi, accorpandoli, gli attuali assegni familiari e le detrazioni per figli e coniuge a carico attraverso un assegno commisurato al reddito e ai carichi familiari.

Questo assegno prende in considerazione il nucleo familiare e non più l’individuo come le attuali detrazioni, ha un carattere di universalità non limitato ai soli lavoratori dipendenti come ora, consente di modulare il beneficio a favore delle famiglie con redditi medio bassi. In attesa di una revisione organica della fiscalità locale la proposta prevede il blocco dell’aumento delle addizionali regionali e comunali. E’ prevista una delega al governo per rivedere l’imposizione di prelievo sulla casa prevedendo una maggiore progressività di prelievo sulle abitazioni diverse da quella principale e modulandolo in relazione all’utilizzo della stessa e al numero di abitazioni complessivamente possedute da ciascun nucleo familiare.

Per finanziare l’operazione è prevista l’introduzione di una imposta ordinaria e progressiva sulla ricchezza netta mobiliare e immobiliare, escludendo la prima casa di abitazione e i titoli di Stato e salvaguardando, mediatamente, gi imponibili di ciascuna famiglia compresi entro 500 mila euro con esclusione da tale computo dei titoli di Stato e del valore dell’abitazione principale.

Le maggiori entrate provenienti dal contrasto all’evasione dovranno confluire ad un Fondo per la riduzione della pressione fiscale a favore dei lavoratori dipendenti e autonomi e delle imprese costituito con la legge di stabilità del 2014.

Una proposta di riforma che tiene conto di alcuni aspetti sociali necessari ma che ancora una volta , come sta avvenendo anche in Grecia, per la sinistra politica e sindacale il toccasana è la patrimoniale, facendola gravare sempre sulla casa e il patrimonio immobiliare che già paga troppe tasse: statali, regionali e comunali. ( smen)

23/02/2015

ROMA SFREGIATA DA HOOLIGANS OLANDESI
Profonda eco ha destato in tutto il mondo lo sfregio di Roma da parte di un gruppo di 500-600 hooligans olandesi giunti nella capitale per la partita di Europa League tra la Roma e il Feyenoord.

Per due giorni tra il 17e il 18 febbraio gli abitanti del centro storico romano hanno subito vandalismi, deturpazioni, danni ingenti mediatici e materiali. Le gravi lesioni provocate ad uno dei monumenti più caratteristici del barocco seicentesco, la Barcaccia del Bernini in Piazza di Spagna, ha aperto una serie di riflessioni non solo sulla sicurezza della città sede del governo, della Presidenza della Repubblica, del Vaticano ma anche sulla tutela di opere d’arte che sono beni e patrimonio dell’umanità.

L’attacco di una frange degli hooligans di Rotterdam era premeditato tanto che le autorità olandesi avevano segnalato alla polizia italiana l’arrivo di gruppi di tifosi non organizzati tra i più violenti. Gli altri i circa 5-6 mila che hanno assistito alla partita all’Olimpico erano organizzati e non sono andati oltre la rivalità calcistica.

A danni avvenuti ( 17 navette dell’Atac gravemente danneggiate, 31 poliziotti e 9 Carabinieri feriti, motorini gettati a terra, vetro di auto in sosta infranti, fogliette di birra scagliate contro i muri e le vetrine delle boutique di grandi marchi) il palleggiamento delle responsabilità del mancato contenimento dei vandali ha aggiunto un altro tassello dell’inefficienza dimostrata ancora una volta dalle autorità amministrative e politiche italiane di fronte a manifestazioni di violenti che mettono le città a soqquadro. Quasi impunemente o al massimo con piccole condanne.

Solo 25 olandesi sono stati condannati per direttissima con pene da 8 mesi a un anno e 4 mesi. Pene però in gran parte commutate in una multa tra i 30 e 405 mila euro a seconda della gravità delle responsabilità individuali.

Si è assistito così a dure accuse del sindaco Marino ( la gestione della sicurezza, ha detto, ha presentato falle inaccettabili) nei confronti del Prefetto Pecoraio e del Questore D’Angelo il quale ha risposto con altrettanta determinazione sostenendo che le Forze dell’Ordine hanno fatto tutto quello che dovevano per scongiurare “ una tragedia” aggiungendo “ preferisco le lattine per terra, le bottiglie rotte, le strade sporche, qualche scritta sui muri anzichè contare i morti”.

Ancora una volta le polemiche sull’ordine pubblico a Roma non si arrestano. La birra a fiumi venduta da ambulanti congolesi, dai minimarket aperti, dai camion-bar è stata la dimostrazione del flop della delibera sul divieto antialcolici il cui controllo spettava ai vigili urbani del Comune che nei due giorni di tensione non si sono visti quasi per niente.

Dopo un primo momento di tentennamenti le autorità olandesi , dal premier Rutte al Ministro della Giustizia, hanno preso le distanze dagli atti vandalici degli hooligans di Rotterdam promettendo massima collaborazione per punire i colpevoli e far pagare loro i danni.

Le immagini della Barcaccia ridotta ad una latrina, gli scontri a Campo d’ Fiori e poi quelli a Piazza di Spagna hanno fatto rapidamente il giro del mondo. Amarezza e dolore per i cittadini romani, sdegno dei commercianti costretti ad abbassare le serrande, lacrime degli amanti dell’arte per lo sfregio della Barcaccia con 110 feriti e un pezzo di travertino staccato e poi riattaccato a tempo di record per riaprire la Fontana ai tanti turisti che stanno visitando Roma, con il clou alla prossima Pasqua.

Per difendere Roma anche da possibili attacchi dei “tagliagola” dell’Isis sono in arrivo 500 soldati dell’Esercito al fine di permettere a poliziotti, carabinieri e vigili di dedicarsi alla sicurezza dei cittadini.. ( smen)

20/01/2015

NEL PANIERE ISTAT LE SPESE DEGLI ESPERTI PER IL FISCO SULLA CASA
Modificato dall’Istituto centrale di statistica il paniere utilizzato per il calcolo dell’inflazione. I prodotti che lo compongono per la rilevazione dei prezzi al consumo sono 1.441, sei in meno rispetto al 2014.

Ci sono però novità in entrata e in uscita. Dentro le spese per l’assistenza fiscale per il calcolo delle imposte sulla casa, il car sharing ( la condivisione con altre persone della stessa auto in prestito), la bike sharing ( il servizio messo a disposizione da molti Comuni), le bevande al distributore automatico, il caffè al ginseng, la birra analcolica, i biscotti e la pasta senza glutine.

Escono dal paniere l’impianti hi-fi, i corsi d’informatica, il registratore Dvd, le riparazioni degli apparecchi audiovisivi, lo yogurt biologico, il tailleur.

Un ingresso dovuto quello del “ gluten free” considerata la crescente domanda di questo tipo di alimenti da parte dei pazienti affetti da celiachia o da intolleranza al lattosio. Secondo la Coltivatori diretti il settore dei prodotti senza glutine vale oggi circa 240 milioni di euro.

L’Istat fotografa le nuove abitudini degli italiani ma secondo l’Unione nazionale consumatori ha sottostimato le spese più necessarie come casa, acqua, elettricità, combustibili, alimentari mentre ha sovrastimato spese rinviabili a tempi migliori. In futuro d’altra parte i consumi primeggeranno sempre di più nuovi segmenti di mercato. Ci vorrà del tempo, però, perché si raggiunga una società post-consumistica.

E’ anche significativo che nel paniere siano entrate le spese per l’assistenza fiscale per il calcolo delle imposte sulla casa. Un’esigenza legata all’introduzione della Tasi e alle difficoltà delle famiglie di calcolare l’Imu per le varie aliquote e detrazioni fissate dai Comuni. L’Istat ha aggiornato il paniere proprio mentre l’indice del carovita diminuiva a gennaio dello 0,6%, facendo cadere l’Italia in deflazione, toccando il livello più basso da 56 anni, anche se la variazione di beni e servizi è rilevata su un paniere diverso da quello del 1959.

Per l’Associazione consumatori l’Italia “ è in una stagnazione dell’economia” e l’uscita è più difficile del previsto. I dati statistici fotografano una situazione che è evidente ma non spiegano perché gli italiani abbiano operato una stretta così forte del carrello della spesa. La deflazione evidenzia, in macroeconomia, una diminuzione del livello generale dei prezzi, un fenomeno opposto a quella dell’inflazione, quando i prezzi corrono velocemente. In sostanza, come sta avvenendo in Italia, la deflazione deriva dalla debolezza della domanda di beni e servizi, cioè da un freno nella spesa dei consumatori e aziende che in regime di deflazione sono indotti a posporre gli acquisti. In pratica si innesta una spirale negativa.

Recenti situazioni di deflazione si sono verificate in Germania nel 2009 ( l’ultima era stata nel 1987), negli Stati Uniti, in Giappone tra il Duemila e il 2006 quando la Banca centrale fissò il tasso d’interessi pari a zero per favorire la liquidità circolante alla ripresa dei consumi.

05/01/2015

CENTO GIORNALISTI UCCISI NEL MONDO
Ancora un anno duro per la stampa di tutto il mondo con alcuni paesi dove le restrizioni si allargano. Sono stati i complesso quasi cento i giornalisti che hanno perduto la vita nell’adempimento del loro dovere. Nelle ultime settimane di dicembre in Turchia si è abbattuta una feroce repressione contro tutto il mondo dei media.

“ La stampa libera non può essere imbavagliata”. E’ stato il cartello di reazione innalzato da una giornalista del quotidiano “ Zaman” tra i più letti in Turchia dopo l’arresto del direttore Ekrem Dumanli portato via a forza dai poliziotti dalla sede del giornale. In carcere sono finiti anche Hidayet Karaca, direttore della tv “Samanyolu” e molti cronisti che si erano occupati d’inchieste di corruzione scottanti per gli uomini vicini al presidente della Repubblica Recep Tayyip Erdogan , eletto nell’agosto del 2014 dopo 11 anni da premier.

In Turchia si registra un passo indietro alla libertà d’espressione, anche se non è il solo caso in cui viene repressa la libertà di stampa , fondamento della democrazia. Uccisioni sempre più barbare, rapimenti in forte crescita con l’obiettivo d’impedire l’informazione indipendente e che l’opinione pubblica venga a conoscenza di irregolarità e illiceità.

Di giornalismo si continua a morire soprattutto in Medio Oriente e nel Nord Africa. Sono stati 66 i professionisti dell’informazione uccisi nell’esercizio delle loro funzioni a cui vanno aggiunti, secondo il rapporto annuale di Reporter senza Frontiere ( Rsf) altri 19 “ citizen journalist, la categoria che raggruppa i blogger e altri tipi di reporter amatoriali e 11 collaboratori dei media non giornalisti.

Per un totale di circa 100 professionisti del mondo dell’editoria. Le intimidazioni, osserva Report, sono ormai così diffuse che molti giornalisti sono stati costretti a scegliere la via dell’esilio. Il doppio dell’anno precedente. Statisticamente le uccisioni sono calate del 7 per cento ma le modalità degli omicidi sono state più efferate a partire dalle decapitazioni ad opera dei militanti dello Stato islamico una barbarie esaltata attraverso foto e web. Sono salite poi a 6 le donne giornaliste o fotoreporter uccise.

Nella nefasta classifica dei paesi più violenti contro i giornalisti la Siria occupa il primo posto con 15 morti, seguono i territori palestinesi con 7, l’Ucraina con 6, l’Iraq e la Libia con 4. Qualche attenuazione dei rischi si notano in India e nelle Filippine che erano considerati paesi problematici ma senza conflitti aperti.

Un altro aspetto preoccupante messo in evidenza dal rapporto di Report senza Frontiere è l’elevato numero dei sequestri di giornalisti nel 2014: 119, con un incremento del 37 per cento rispetto all’anno precedente. La maggioranza dei rapimenti è concentrata nel Medio Oriente e nel Nord Africa con 29 giornalisti sequestrati in Libia, 27 in Siria e 20 in Iraq. Ci sono poi i casi non conosciuti nei paesi in cui i conflitti continuano.

Dai dati di Report risulta che ancora a dicembre 40 giornalisti e 3 citizen journalist sono nelle mani dei sequestratori.

Un altro capitolo riguarda le minacce e i maltrattamenti nei confronti dei giornalisti per impedire loro di fare il proprio lavoro. In alcuni paesi messi in opera anche dalle forze dell’ordine in occasione di manifestazioni , conflitti sociali, scontri o durante la ricerca di documenti in luoghi pubblici.

Le cifre sono elevate: 1.846 giornalisti nel 2014 hanno subito minacce, restrizioni della libertà di movimento, limitazioni nella ricerca di fonti o testimoni. Ben 853 giornalisti sono stati arrestati, fermati, rinchiusi in carcere, a volte rilasciati anche senza processo.

S.M.

15/12/2014

ROMA : GLI ANNI DEI PROGETTI E IL TEMPO DEL MALAFFARE
A Pietro Giubilo , attuale direttore della Fondazione italiana Europa Popolare e che è stato assessore e sindaco a Roma nella seconda metà degli anni ’80, abbiamo rivolto alcune domande sullo scandalo politico affaristico che è emerso nella Capitale con le recenti inchieste della magistratura.

D. Che cosa c’è dietro il malaffare che sta venendo alla luce a Roma ?

R. Più che un agglomerato mafioso, dai brani dell’inchiesta che escono sulla stampa, emerge, a mio avviso un vero e proprio consociativismo affaristico. Manca un elemento caratteristico dell’operare della mafia: quello della minaccia e del ricatto . Mi sembra esserci una vera e propria alleanza di intenti ed è, in un certo senso, assai più grave.

D. Perché è più grave ?

R Le istituzioni e la politica si mostrano permeabili e disposte a farsi condizionare da realtà economiche modeste anche se riescono ad attivare un grosso giro di affari.

D. Che tipo di realtà è quella con la quale la politica si incontra?

R. E’ evidente che si tratta di organizzazioni cooperative che possiedono naturaliter un appoggio politico. Qui però si è andati oltre, poiché queste organizzazioni hanno dettato l’agenda politica alle istituzioni, sono direttamente intervenute all’interno degli stessi partiti , condizionando primarie, candidature, elezioni e comportamenti dei responsabili istituzionali. D. Può essere più chiaro ? R. E’ noto a tutti che la Lega delle cooperative non solo ha avuto da sempre l’appoggio del PCI, PDS, DS, PD nel campo delle attività edilizie, delle licenze per i supermercati ed in altri settori … Per inciso, quando ero al Comune almeno due consiglieri del PCI erano dipendenti delle coop ed erano nelle commissioni lavori pubblici e urbanistica …

D. Perché dice “ non solo … “ ?

R. Essa costituiva lo snodo sul quale si costruiva l’equilibrio di composizione degli interessi imprenditoriali negli enti locali e, come venne, solo in parte, dimostrato da alcune vicende di tangentopoli, anche a livello delle amministrazioni centrali. Ma in questo caso abbiamo qualcosa di più: una influenza diretta sulle decisioni amministrative. Ed è paradossale, oltre che meschino che questo avvenga in settori come quello della cura degli immigrati e dei nomadi che, attraverso decisioni ministeriali, vengono incentivate nelle destinazioni , per aumentare il giro d’affari.

Esse sono al centro del triangolo Odevaine, Buzzi e Carminati. La presenza di Poletti alla cena famosa sembra presentarsi come un autorevole testimone dell’accordo, tacito , ma operativo.

D. Come si è potuti arrivare a questo in una Città che è anche la Capitale d’Italia ?

R. Come ho spiegato nel giornale online della Fondazione, a Roma, vi è una costante tendenza, manifestatasi lungo i quasi centocinquanta anni della sua storia recente , ad amministrare attraverso accordi tra espressioni politiche o sociali diverse o, addirittura opposte: dalla prima convenzione urbanistica della Roma ”moderna” stipulata, all’indomani di Porta Pia tra il Comune e il Cardinal De Merode, poi, ai primi anni ’60 del ‘900, quando intorno alle vicende del Nuovo Piano Regolatore si realizzò la costruzione politica del centro-sinistra, cioè l’apertura della DC alla collaborazione con il PSI. Io stesso nel dicembre del 1989 feci l’ultimo tentativo di realizzare l’operazione urbanistica più qualificante per la Città – il Sistema Direzionale Orientale ( SDO ) – riuscendo a far approvare all’unanimità la delibera per la progettazione delle opere, pur in una situazione di pesante conflittualità con l’opposizione.

D. Era un consociativismo ? Il comune rispondeva ad interessi imprenditoriali e ad affaristici ?

R. Non c’è dubbio che quelle decisioni comportavano l’esecuzione di opere o la valorizzazione di aree private. Per parlare della mia esperienza , ad esempio , il grande progetto di decentramento delle funzioni direzionali - lo SDO - redatto dalle migliori professionalità - i professori di livello internazionale Cassese, Scimemi e Tange - veniva condotto in primis dall’imprenditorialità pubblica , l’ Italstat , ma – ed è qui il punto nodale – il disegno urbanistico era predisposto dal consiglio comunale . Era il Comune che decideva quello che si doveva fare e come lo si dovesse realizzare.

D. Cosa è accaduto poi, ed a proposito, che fine ha fatto il suo progetto?

R. Venne chiuso nel cassetto dalle giunte Rutelli e Veltroni che avevano un altro disegno. Andò meglio per il prolungamento della linea B del Metrò che venne inaugurato dieci anni dopo , ma Rutelli si dimenticò perfino di invitarmi , come del resto Montezemolo che , pur avendogli assicurato con le mie decisioni parcheggi, viabilità e una linea tranviaria non mi invitò all’inaugurazione di Italia ’90. All’ingratitudine sono abituato.

D. Come operarono le giunte Rutelli e Veltroni ?

R. Grazie per la domanda. Questo è un passaggio fondamentale. Nelle tanto esaltate giunte Rutelli e Veltroni la politica di piano e di indirizzo passò attraverso l’uso degli “strumenti derogatori”,cioè delle deroghe al Piano Regolatore vigente. Invece di farne uno nuovo - ci impiegarono 15 anni – adottarono l’idea del ”pianificar facendo”, realizzando la cosiddetta “urbanistica contrattata” che pur spostando interessi immensi – vennero così realizzati 50 milioni di metri cubi – non era supportata da alcuna norma legislativa.

D. Ci furono critiche o campagne di stampa o interventi della magistratura ?

R. Nulla di tutto questo . Solo duramente criticati da una parte della cultura urbanistica di sinistra: Berdini, De Lucia, Marcelloni e da Pietro Samperi attuale presidente dell’Unione Tecnici Cattolici . Il primo mi raccontò che “ i compagni” gli avevano tolto il saluto .

D. Qual’era il contenuto e il senso di quella politica ?

R. I progetti degli imprenditori dettavano le modifiche delle destinazioni urbanistiche, costruendo quella condizione di fatto che venne poi ratificata dal nuovo PRG. Questo è un punto importante : mentre i Piani regolatori e le grandi varianti venivano approvato dopo la discussione pubblica in consiglio comunale o dopo l’esame, sempre pubblico, delle osservazioni dei cittadini , l’urbanistica contrattata aveva il suo luogo privilegiato nella conferenze dei servizi e senza che avvenisse la procedura pubblicistica degli altri strumenti urbanistici. In buona sostanza i cittadini non potevano presentare le osservazioni. Tutto avveniva in una sorta di camera caritatis istituzionale . Le centralità direzionali non venivano progettate su aree prevalentemente pubbliche – come per lo SDO- ma localizzate in aree private che per l’occasione subivano una modifica di destinazione, naturalmente redditizi. La crisi ha impedito poi di realizzare buona parte di questi programmi. Ma il punto è un’altro.

D. Quale ?

R. Il comune, la politica, rinunciavano a disegnare la Città. Roma non è una Città come le altre . La direzionalità, la dislocazione delle grandi funzioni urbane, i centri attrattori di traffico e la localizzazione dell’edificato non possono essere lasciate agli interessi fondiari ed alla loro visione urbanistica. La funzione urbanistica è prettamente pubblica e non può essere delegata sia pur per ragioni di capacità di investimento, alla mano privata. Invece è proprio questo che è avvenuto con le giunte di sinistra.

D. Non le sembra una critica “da sinistra” ?

R. Tutt’altro. E’ ovvio che quando si deliberano destinazioni urbanistiche o progetti di grandi opere si stabilisce una patto tra istituzioni e privati e lì trovano risposte le esigenze imprenditoriali. Non parlo di espropri , ma di convenzioni. Ma il tutto viene sancito pubblicamente sulla base di una visione politica della città. Non si possono assolutamente invertire le parti ove il Comune va a ratificare e prendere atto di ciò che ha deciso l’imprenditorialità privata.

D. Dopo questa lunga digressione, ritorniamo a noi : questo che ci ha detto , ha a che fare con i fatti di oggi?

R. In un c erto senso sì , per due fondamentali motivi.

D. Ce li può descrivere?

R. Il primo è che quando la politica rinuncia, come abbiamo visto per l’urbanistica, ad avere il ruolo guida , diventa assai vulnerabile . Certo non mi sarei aspettato che si arrivasse fino a questo punto. Si è compiuto un graduale spostamento del baricentro politico dalle istituzioni rappresentative, a volte oggetto di pressioni delle lobby e degli interessi fondiari, a realtà esterne che sono arrivate a condizionare e a determinare le decisioni amministrative e che sembrano sopravvivere anche nel passaggio dalla giunta Alemanno, particolarmente esposta, a quella di Marino. Ma c’è anche un'altra verità …

D. Quale?

R. I fatti di questi giorni ci spiegano la vera ragione per la quale l’opera di modernizzazione di Roma non si è potuta realizzare. Essa non riguarda soltanto il quadro delle risorse finanziarie che ha visto per molto tempo la disattenzione dello Stato verso la sua Capitale, ma il progressivo deterioramento della rappresentanza politica nella Città.

D. Forse si vuole riferire al secondo motivo ?

R. Si, e mi spiego. Siamo in presenza di un oggettivo scadimento se, dall’irruzione dei grandi interessi fondiari, più o meno contenuti e indirizzati dalla pubblica amministrazione, siamo giunti all’influenza diffusa e condizionante dell’ attività delle cooperative per la gestione di nomadi e immigrati. La stessa qualità delle forze politiche ha subito un analogo degrado : nei consigli comunali di Roma sedettero personaggi di indubbio rilievo e capacità o perché espressione diretta dei partiti ( i segretari di DC, PCI, PRI, PSI ) o come esponenti della cultura e delle professioni - da Enrico Medi a Giuseppe Petrilli, da Giuliano Vassalli ad Antonello Trombadori - accolti e presentati dagli stessi partiti . Io stesso da Segretario della DC misi come capolista il rettore della università di Tor Vergata . I partiti i , per buona parte della seconda metà del secolo scorso,pur tra contraddizioni e limiti – episodi gravi di corruzione avvennero ai primi anni ’90 - riuscirono a selezionare una rappresentanza che contribuiva a mantenere determinante il ruolo di indirizzo della pubblica amministrazione comunale. Si trattava di formazioni politiche organizzate soprattutto nelle periferie che animavano una forte presenza nel confronto sulle grandi scelte della Città, mentre le associazioni “collaterali” contribuivano ad allargare gli spazi del confronto e della partecipazione. Radicamento territoriale, collegamento coni corpi intermedi, e capacità di formazione sono oggi scomparsi e i partiti sono esposti e permeabili anche a modestissime “consorterie” di malaffare .

D. Ci dice che i fatti di Roma al di là delle implicazioni giudiziarie evidenziano una crisi dei partiti ?

R. Si, perché attraverso le forze politiche divenute fragili e , quindi, “vulnerabili”, approdano alle responsabilità amministrative non coloro che, animati da un corretto senso di un impegno a servizio della città, percorrono esperienze positive nelle organizzazioni sociali, in una stessa militanza di partito non breve e non casuale con una crescita di responsabilità graduale e controllata. Arrivano a cariche pubbliche personaggi veicolati e sostenuti da piccole e insidiose lobby di potere che da queste , poi, vengono condizionate nel loro agire politico. Certo non mancano le eccezioni, ma la regola è che l’ascesa degli incapaci avviene con l’utilizzo di mezzi posti a disposizione da procacciatori di preferenze o di sostegno nelle “primarie”, come tanti episodi dimostrano ampiamente. L’involuzione ha fatto passi avanti : dai “signori delle tessere”, siamo arrivati ai “prigionieri” dei maneggioni.

D. Come se ne può uscire ?

R. Con una decisa discontinuità non assicurata dal solo commissariamento del Comune per il quale debbono essere valutate le condizioni di legge. Occorre una riflessione seria sul modello di partito che si è andato costruendo in questi ultimi anni.

D. Partiti liquidi di fronte a una società liquida?

R. Questi pseudo comitati elettorali non riescono a filtrare quelle scorie che una società malata o inquinata trasmette alla politica. Occorre rinnovare quel raccordo tra forze politiche e corpi intermedi che un errato leaderismo ha contribuito a spezzare, rendendo autoreferenziali i quadri politici. Così come sono da ricostruire le strutture formative e radicate culturalmente che consentivano a partiti forti di ricercare rappresentanze autorevoli, disinteressate e impermeabili alle oblique sollecitazioni esterne. Va riaffermato il nucleo centrare della politica e dei partiti, essendo , ormai, dimostrato che la sola mediaticità non risolve e non ripara dalle degenerazioni affaristiche, vedi la vicenda dell’Assessore alla trasparenza della giunta attuale.

D. Le inchieste della magistratura possono favorire tutto questo ?

R. Direi di noi, l’abbiamo già visto con tangentopoli. Il risanamento della politica non si realizza con le sole inchieste giudiziarie o da atti di disciplina interna, ma va sollecitata una politica nuova che ritrovi quel senso antico, ma sempre valido , di servizio, scevra da ideologie, ma non di ideali,onesta e competente, ma esperta di socialità, convinta che amministrare una città significhi , soprattutto per i giovani, l’esperienza politica di maggiore gratificazione perché primariamente attenta alla vita quotidiana dei cittadini e alla soluzione dei loro problemi .

01/12/2014

SENTENZA ETERNIT PER PRESCRIZIONE
La sentenza della Cassazione relativa all’amianto Eternit che annulla, per prescrizione, quelle di condanna di primo e secondo grado per disastro ambientale doloso a carico del magnate svizzero Stephan Schmidheizy ha suscitato reazioni e opinioni contrastanti.

Il problema giuridico nasce dal fatto che il reato contestato è, secondo i giudici di merito, tecnicamente cessato al momento della chiusura dello stabilimento di Casal Monferrato, avvenuta nel 1986.

E i morti avvenuti dopo ?

Secondo l’ex presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick ( ex ministro di grazia e giustizia del governo di Romano Prodi nel 1996-98) la sentenza Eternit ricorda che in Italia non esiste il reato specifico di disastro ambientale.

Di fronte all’allargarsi delle polemiche è finito sotto accusa l’istituto della prescrizione mentre al Senato giace un provvedimento approvato dalla Camera il 2 febbraio 2014 che prevede 4 tipi di delitto ambientale, insieme a diverse aggravanti e pene accessorie.

Nel frattempo il Sostato Procuratore di Torino Raffale Guariniello sta mandando avanti gli atti per la chiusura delle indagini su 213 morti per omicidio. L’accusa dovrebbe essere, questa volta, di omicidio volontario.

E la prescrizione che interessa tanti processi ? Il giurista Nicola ferri ha suggerito di abolirla dopo la sentenza di primo grado. Sull’argomento interviene l’avvocato Massimo Krogh che ricorda come la prescrizione si lega all’esigenza di certezza del diritto che non tollera una pretesa punitiva senza tempo. Come d’altra parte la norma penale non può essere retroattiva.

Il problema, secondo l’avvocato milanese, è quello di risolvere un problema oggi esistente per cui un cittadino può essere investigato e intercettati per qualche anno prima di assumere un volto visibile. L’Italia soffre di processi penali d’intollerabile durata, spesso connessa alla durata del tempo di prescrizione. E’ prevedibile allora che allungando la prescrizione si finirebbe per allungare il processo, la cui durata è oggi incompatibile con la civiltà. Abolirla allungherebbe ugualmente il processo perché reso senza scadenze.

E allora? Cosa suggerisce il professore di diritto? Visto che l’Italia ha scelto il rito accusatorio vale la pena di guardare all’Inghilterra che ha adottato questo rito otto secoli prima di noi. Per le fattispecie minori il procedimento deve iniziare al più tardi entro 6 mesi dalla commissione del reato. Per quelli più gravi non esistono termini ma vige la teoria dell’abuso di processo. Il giudice può arrestare il processo ( estinguere cioè l’azione penale) quando la prolungata prosecuzione appaia abusiva e ingiustamente pregiudievole per l’accusato.

Questa è la cultura del processo accusatorio nel mondo anglosassone. La prescrizione del processo piuttosto che la prescrizione del reato. In Italia la commissione Riccio sulla riforma del codice lo aveva indicato. Ma quelle indicazioni sono, purtroppo, ferme dal 2006.

( sm)

18/11/2014

PALETTI DELLA CORTE UE PER CHI EMIGRA SOLO PER I SUSSIDI
Un numero sempre crescente di immigrati da paesi poveri soprattutto dell’Europa orientale si trasferisce per chiedere migliori prestazioni previdenziali. Un fenomeno emergente tanto da preoccupare il premier inglese David Cameron che ha chiesto l’intervento di Bruxelles contro il “ benefit tourism” e denunciato anche dalla premier danese la socialdemocratica Hele Thorning-Schmidt.

A mettere le cose a posto giuridicamente( ma le polemiche non mancheranno) ci ha pensato una sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue che ha dato ragione al Centro per l’impiego di Lipsia chiamato in causa da due cittadini rumeni che si erano visti negare le prestazioni dell’assicurazione sanitaria di base. I principi sono quelli fissati nella direttiva “ cittadino dell’Unione” secondo cui per poter accedere a talune prestazioni sociali i cittadini di altri Stati membri possono rivendicare la parità di trattamento con quelli dello Stato ospitante solo se i il loro soggiorno soddisfa i requisiti previsti. Che sono: lo Stato ospitante non è tenuto a erogare una prestazione sociale durante i primi 3 mesi di soggiorno. Quando la durata supera i 90 giorni ma è inferiore a 5 anni la direttiva subordina il diritto di soggiorno alla alla condizione che le persone economicamente inattive dispongano di risorse proprie sufficienti ad avvitare il fenomeno del cosiddetto “ turismo assistenziale”.

In sostanza uno Stato può negare le prestazioni sociali a chi esercita la libertà di circolazione con l’unico fine di ottenere il beneficio dell’aiuto sociale di un altro Stato membro pur non disponendo delle risorse per rivendicare il beneficio del diritto di soggiorno.

Il problema nasce anche dalle pressioni dei movimenti e partiti populisti che reclamano misure restrittive ai confini per cercare di frenare la tumultuosa crescita del fenomeno. Un cambiamento di marcia o una maggiore attenzione rispetto al passato? La sentenza Ue apre uno spiraglio rispetto alle tesi dell’ex presidente della Commissione Josè Barroso secondo il quale “ non erano accettabili limitazioni al diritto della libera circolazione delle persone, uno dei valori fondanti dell’Unione, insieme al movimento senza ostacoli per le merci, i servizi e i capitali”.

16/10/2014

META’ PENSIONATI SOTTO MILLE EURO
Nella prima relazione da commissario straordinario dell’INPS Tiziano Treu ( ex Ministro Pd con Prodi e D’Alema, origini all’ufficio studi della Cisl) ha evidenziato due aspetti: sono cresciute del 4% in due anni le donne italiane che svolgono lavori da colf e badanti ( con un crollo di quasi 50 mila straniere tornate nei loro paesi) e il secondo riguarda 6, 8 milioni di cittadini che hanno una pensione inferiore a mille euro al mese. C’è di più e di peggio. Oltre 2 milioni di questi riscuotono un assegno inferiore a 500 euro. Possibile? I numeri sono numeri.

Analizzando poi i dati di bilancio Treu ha osservato che nel 2013 le uscite pari a 406 miliardi sono state superiori alle entrate che si sono attestate a 398 miliardi, con un saldo quindi negativo di 8, 7 miliardi. Un bel buco dovuto anche al fatto che l’ente si è accollato l’enorme deficit provocata dalla gestione del pubblico impiego.

Le difficoltà finanziarie non hanno risparmiato le imprese. Le spese per gli ammortizzatori sociali, compresi i contributi figurativi, sono salite a 23 miliardi e 591 milioni.

I dati dell’Inps fotografano le questioni più spinose del paese come la mancanza del lavoro, l’invecchiamento della popolazione, la disoccupazione giovanile e femminile.

L’Inps in questa fase ha svolto un ruolo di puntello per tenere insieme il tessuto sociale del paese.

16/06/2014

AFFIDO GAY : UNA SENTENZA SENZA FONDAMENTO
La sentenza con la quale il Tribunale dei minori di Roma ha autorizzato l’adozione di una bambina, figlia biologica di una delle due lesbiche conviventi che si è affidata ad una procreazione eterologa all’estero è il frutto di una decisione ideologica priva di un fondamento sia nell’ordinamento giuridico positivo , sia nella legge e nel diritto naturale .

Si tratta di una decisione che, come è stato sottolineato ( Bruno Ferraro, su Il Giornale: La sentenza che ha consegnato una bimba a due lesbiche è una mostruosità giuridica ) , “ha strasformato in un diritto ( quello di avere figli ) un qualcosa che nei secoli avevamo imparato a conoscere come una semplice aspettativa, correlata da un atto di amore fra due persone di sesso diverso che la società valuta favorevolmente in quanto condizione imprescindibile per la perpetuazione della specie umana”.

La questione si presenta con un vuoto di normative in tutto ciò che riguarda non solo taluni aspetti della fecondazione eterologa, ma anche per quanto concerne il diritto dei minori di conoscere le proprie origini o la salvaguardia rispetto alle complessità che si determinano nell’intervento di più soggetti rispetto alla “coppia” autorizzata.

Come ha sottolineato Ferraro “ sta di fatto che non rientra nella competenza dei giudici di riempire un evidente vuoto di regolamentazione” e quindi operare in un regime privo di normativa. I giudici non possono , di fatto, legiferare, come, invece, in un certo senso, hanno fatto con la sentenza.

Questa sentenza dimostra il sovrapporsi di competenze e di ruoli che attesta, anche in questa circostanza, la gravissima crisi istituzionale che imperversa nel nostro Paese.

Soprattutto, la vicenda conferma una condizione che si va sempre più affermando: l’allontanamento di quelli che vengono definiti “diritti civili” , dal loro fondamento che dovrebbero essere i diritti naturali. Come ha scritto in una recente pubblicazione il prof Paolo Pasqualucci “si vogliono far passare come diritti legittimamente inerenti per natura all’individuo nient’altro che le pretese e i desideri dell’individuo , compresi quelli marcati dall’individualismo più sfrenato , che non rifugge dal soddisfare i peggiori istinti e le peggiori deviazioni; pretese che non si possono in alcun modo far rientrare nel concetto di diritto, poiché la pretesa di un individuo può costituire un suo diritto “umano” ossia naturale solo condizione di essere giusto e mai per il solo fatto di esprimere di per sé la pura volontà e i desideri di quell’individuo” ( Paolo Pasqualucci , Per una carta del partito cattolico Solfanelli 2014 ).

C’è un ulteriore aspetto che Ferraro richiama nel suo articolo . Questa sentenza contraddice una tendenza della magistratura per l’affido che si era sempre basata sulla bigenitorialità. E’ evidente che proprio il significato dell’affido e la sua funzione educativa e di supporto alla crescita del bambino richieda la presenza della diversità che inerisce la famiglia naturale.

Tale esigenza viene cancellata da questa sentenza a meno che non siamo di fronte ad una modifica di costume gravissima e cioè che la diversità genitoriale sia ridotta ad un opzional e non più riconosciuta come condizione naturale .

Bruno Ferraro conclude il suo interessante articolo con una considerazione che mostra il carattere assolutista della cultura che sottostà a questa sentenza: “ Ancora una volta i diritti dei minori sono sacrificati sull’altare del capriccio e dell’egoismo individuale: un atto contro il diritto, contro la natura, contro la famiglia e, quel che è peggio , contro il diritto della bambina di avere al suo fianco anche un padre”.

E’ l’assolutismo di una barbarie culturale.

PIETRO GIUBILO

23/06/2014

CRESCE L’AREA DEL DISAGIO SOCIALE NEL PAESE
Pubblichiamo una nota che descrive con dati inoppugnabili quale sia la vera condizione del disagio in Italia. Questa nota non solo rende evidente in termini espliciti l’ enorme consistenza quantitativa delle persone in difficoltà, ma dimostra come in tutto il 2013, fino al primo trimestre del 2014, questa tendenza negativa sia nettamente cresciuta , nonostante le dichiarazioni sempre ottimistiche dei governi Letta e Renzi. Il premier Monti disse, alla fine del 2012, che vedeva “una luce in fondo al tunnel” ; se avesse un minimo di dignità dovrebbe render conto agli italiani di quelle frasi incaute e truffaldine. Denunciamo , infine, ancora una volta il velo che molta informazione diffonde sulla reale condizione degli italiani, certi tuttavia che la dura realtà, proprio per chi la vive di persona, non possa essere ignorata o camuffata. Ecco il testo della nota apparsa sul quotidiano online Padova news .



Crisi, cresce l'area del disagio sociale: 9,4 milioni di italiani in difficolta'



Il dato, calcolato dal Centro studi Unimpresa su base Istat, e' relativo al primo trimestre del 2014 e risulta in aumento dell'1,8% rispetto allo stesso periodo del 2013. Il presidente Longobardi: 'Il governo deve prendere decisioni importanti, servono misure che consentano di avere risorse per guardare con fiducia al futuro - (AdnKronos) - 'Superano i 9 milioni di persone le persone in difficolta' in Italia. Ai semplici' disoccupati vanno aggiunte ampie fasce di lavoratori, ma con condizioni precarie o economicamente deboli che estendono la platea degli italiani in crisi. Un'enorme area di disagio': ai 3,4 milioni di persone disoccupate, bisogna sommare anzitutto i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (652mila persone) sia quelli a orario pieno (1,44 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (847mila), i collaboratori (368mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,5 milioni). Questo gruppo di persone occupate - ma con prospettive incerte circa la stabilita' dell'impiego o con retribuzioni contenute - ammonta complessivamente a 5,9 milioni di unita' - . Il totale dell'area di disagio sociale, calcolata dal Centro studi Unimpresa sulla base dei dati Istat, comprende dunque 9,39 milioni di persone.

'Il deterioramento del mercato del lavoro non ha come conseguenza la sola espulsione degli occupati, ma anche la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari e il crescere dei contratti atipici. Di qui l'estendersi del bacino dei deboli'. Il dato sui 9,39 milioni di persone e' relativo al primo trimestre del 2014 e complessivamente risulta in aumento dell'1,8% rispetto al primo trimestre del 2013, quando l'asticella si era fermata a 9,22 milioni di unita': in un anno quindi 198mila persone sono entrate nell'area di disagio sociale'', continua Unimpresa.

'Nel primo trimestre dello scorso anno i disoccupati erano in totale 3,27 milioni: 1,79 milioni di ex occupati, 647mila ex inattivi e 833mila in cerca di prima occupazione. A marzo 2014 i disoccupati risultano in aumento del 6,5% rispetto all'anno precedente (+212mila persone). In calo gli inattivi: -22mila unita' (-3,4%) da 647mila a 625mila. In aumento di 107mila unita' gli ex occupati da 1,79 milioni a 1,90 milioni (+6,0%). Salgono anche le persone in cerca di prima occupazione, in aumento di 127mila unita' da 833mila a 960mila (+7,9%)'', prosegue Unimpresa.

'In lieve calo, invece, il dato degli occupati in difficolta': erano 5,95 milioni a marzo 2013 e sono risultati 5,90 milioni a marzo scorso. Un'apparente restrizione dell'area di difficolta' che, invece, rappresenta un'ulteriore spia della grave situazione in cui versa l'economia italiana: anche le forme meno stabili di impiego e quelle retribuite meno pagano il conto della recessione. E' evidente infatti uno spostamento delle persone dalla fascia degli occupati deboli a quella dei disoccupati. I contratti a termine part time sono aumentati di mille unita' da 651mila a 652mila (+0,2%), mentre i contratti a termine full time sono scesi di 67mila unita' da 1,51 milioni a 1,44 milioni (-4,4%). Calano anche i contratti di collaborazione (-21mila unita') da 389mila a 368mila (-5,4%). Risultano invece in aumento sia i contratti a tempo indeterminato part time (+1,3%) da 2,56 milioni a 2,59 milioni (+33mila) sia gli autonomi part time (+1,2%) da 837mila a 847mila (+10mila)'', sottolinea Unimpresa.

'Il Governo di Matteo Renzi deve prendere decisioni importanti: servono misure che consentano a imprese e famiglie di avere risorse per guardare con fiducia al futuro. Offriamo all'Esecutivo, ai partiti e alle istituzioni, i numeri e gli argomenti su cui ragionare per capire quanto sono profonde la crisi e la recessione nel nostro Paese - commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. 'Puo' apparire anomalo - aggiunge Longobardi - che un'associazione di imprese analizzi il fenomeno dell'occupazione, quasi dal lato del lavoratore. Ma per noi la persona e la famiglia sono centrali da sempre, perche' riteniamo che siano il cuore dell'impresa. Bisogna poi considerare che l'enorme disagio sociale che abbiamo fotografato ha conseguenze enormi nel ciclo economico: piu' di 9 milioni di persone sono in difficolta' e questo vuol dire che spenderanno meno, tireranno la cinghia per cercare di arrivare a fine mese. Tutto cio' con effetti negativi sui consumi, quindi sulla produzione e sui conti delle imprese - . Secondo il presidente di Unimpresa 'serve maggiore attenzione proprio alla famiglia da parte del Governo - ..

Il risultato globale è che i proprietari pagheranno30,9 miliardi di euro se l’aliquota media della nuova tassa sarà dell’1 per mille. Qualora i Comuni la fissassero al 2 per mille l’esborso salirà a 32.576 miliardi di euro.

In sostanza gli italiani possessori di case si vedrebbero colpiti da un aggravio tra il miliardo e 700 milioni e i 4 miliardi e 300 milioni in più.

E’ finito? No osserva l’ufficio studi degli Artigiani di Mestre specializzati in queste statistiche. Il prelievo complessivo sulla casa sarà di 52.128 in caso di Tasi all’1 per mille e a 53.763 miliardi nell’eventualità del 2 per mille a fronte dei 42.097 miliardi del 2007.

Come si arriva a questa cifra colossale? Per la Cgia vanno considerate le tasse sul possesso degli immobili, quelle relative alla vendita e all’eredità legate al trasferimento e quelle sulla rendita Irpef, sulla cedolare secca per gli affitti.

L’impennata delle tasse, secondo il segretario dell’associazione artigiani Giuseppe Bertolussi, si è registrata nel 2012 ( governo Monti) quando il prelievo complessivo è cresciuto di colpo a 51,9 miliardi di euro, ben 11 miliardi in più del 2011. E questo per la reintroduzione dell’Ici-Imu sulla prima casa la cui imposta passò dai 9,8 miliardi di gettito del 2011 ai 23,7 dell’anno successivo. Nei primi due anni considerati ( 2007-08) aumentarono le tasse di possesso (+88%) mentre il prelievo sulla redditività rimase stazionario (+1%). Tendenza inversa negli ultimi due anni quando ad aumentare in maniera massiccia è stata la tassa sui rifiuti, giunta ormai a 7,6 miliardi l’anno.

“ Un tempo, osserva Bertolussi, l’acquisto di un’abitazione o di altri tipo d’immobile costituiva un investimento. Ora chi possiede una casa o un capannone sta vivendo un incubo”.

Il passaggio dall’Ici all’Imu con l’aumento dei moltiplicatori catastali deciso da molti Comuni ha determinato a carico delle famiglie e delle imprese l’effetto di una patrimoniale straordinaria che alcuni osservatori hanno calcolato intorno al 25% del prodotto interno lordo, utilizzando così il bene-casa come strumento per fare cassa, non essendo il governo e i Comuni in grado di abbattere l’evasione fiscale.

La tassa sul mattone? “ Si tratta di Stato incivile, osserva Corrado Sforza Fogliari presidente di Confedelizia, perché “ la tassazione è sempre meno legata alla redditività e sempre più al possesso di beni in sé mentre i moltiplicatori delle base imponibili introdotti dal governo Monti rappresentano valori non in linea con mercato e gli odierni prezzi degli immobili”.

Il dato che evidenzia la crisi è dato dal prelievo sui trasferimenti. Il gettito era di 15.474 nel 2007 e sarà di 11.853 nel 2014, con un crollo del 23 per cento.

Sergio Menicucci

08/04/2014

Tasso da incubo sulle case
Le cifre sono pesanti. Inoppugnabili. Negli ultimi sette anni il peso del fisco sugli immobili è cresciuto in una maniera esponenziale. Dal 2007 il prelievo legato al possesso della casa, dei negozi e dei capannoni per le attività industriali, commerciali e agricole è cresciuto dell’88. I calcoli sono stati fatti ancora una volta dalla Cgia di Mestre che nel suo dossier parla di “ case strangolate dal fisco”.

Come si arriva a queste valutazioni? Partendo dal 2007 quando sommando l’ICI, la tassa sui rifiuti e l’imposta di scopo che molti Comuni hanno adottato per finanziare progetti d’investimento i proprietari pagavano 17.367 miliardi di euro. Nel 2014 all’IMU ( al posto dell’Ici) e alle altre due tasse occorre aggiungere la TASI sulla prima casa, la cosiddetta tassa sui servizi indivisibili come illuminazione pubblica, polizia municipale, sistemazione delle buche) e che colpisce anche i proprietari di seconde e terze case e chi possiede immobili ad uso produttivo.

Il risultato globale è che i proprietari pagheranno30,9 miliardi di euro se l’aliquota media della nuova tassa sarà dell’1 per mille. Qualora i Comuni la fissassero al 2 per mille l’esborso salirà a 32.576 miliardi di euro.

In sostanza gli italiani possessori di case si vedrebbero colpiti da un aggravio tra il miliardo e 700 milioni e i 4 miliardi e 300 milioni in più.

E’ finito? No osserva l’ufficio studi degli Artigiani di Mestre specializzati in queste statistiche. Il prelievo complessivo sulla casa sarà di 52.128 in caso di Tasi all’1 per mille e a 53.763 miliardi nell’eventualità del 2 per mille a fronte dei 42.097 miliardi del 2007.

Come si arriva a questa cifra colossale? Per la Cgia vanno considerate le tasse sul possesso degli immobili, quelle relative alla vendita e all’eredità legate al trasferimento e quelle sulla rendita Irpef, sulla cedolare secca per gli affitti.

L’impennata delle tasse, secondo il segretario dell’associazione artigiani Giuseppe Bertolussi, si è registrata nel 2012 ( governo Monti) quando il prelievo complessivo è cresciuto di colpo a 51,9 miliardi di euro, ben 11 miliardi in più del 2011. E questo per la reintroduzione dell’Ici-Imu sulla prima casa la cui imposta passò dai 9,8 miliardi di gettito del 2011 ai 23,7 dell’anno successivo. Nei primi due anni considerati ( 2007-08) aumentarono le tasse di possesso (+88%) mentre il prelievo sulla redditività rimase stazionario (+1%). Tendenza inversa negli ultimi due anni quando ad aumentare in maniera massiccia è stata la tassa sui rifiuti, giunta ormai a 7,6 miliardi l’anno.

“ Un tempo, osserva Bertolussi, l’acquisto di un’abitazione o di altri tipo d’immobile costituiva un investimento. Ora chi possiede una casa o un capannone sta vivendo un incubo”.

Il passaggio dall’Ici all’Imu con l’aumento dei moltiplicatori catastali deciso da molti Comuni ha determinato a carico delle famiglie e delle imprese l’effetto di una patrimoniale straordinaria che alcuni osservatori hanno calcolato intorno al 25% del prodotto interno lordo, utilizzando così il bene-casa come strumento per fare cassa, non essendo il governo e i Comuni in grado di abbattere l’evasione fiscale.

La tassa sul mattone? “ Si tratta di Stato incivile, osserva Corrado Sforza Fogliari presidente di Confedelizia, perché “ la tassazione è sempre meno legata alla redditività e sempre più al possesso di beni in sé mentre i moltiplicatori delle base imponibili introdotti dal governo Monti rappresentano valori non in linea con mercato e gli odierni prezzi degli immobili”.

Il dato che evidenzia la crisi è dato dal prelievo sui trasferimenti. Il gettito era di 15.474 nel 2007 e sarà di 11.853 nel 2014, con un crollo del 23 per cento.

Sergio Menicucci

08/04/2014

“INNO” ALL’EVASIONE DI GIANNA NANNINI
Non hanno avuto riguardo i giudici milanesi per la tenuta “Certosa di Belriguardo “ della Gianna Nannini . L’hanno sigillata perché la cantante è accusata di aver evaso 3 milioni e 750 mila euro sulle royalties dei dischi e dei concerti dal vivo, attraverso società irlandesi e olandesi. Ma è noto che i giudici milanesi non [ri]guardano in faccia a nessuno … salvo i “Penati” .

Certo avrebbero potuto accanirsi sull’ appartamento a South Kensington “nella disponibilità di Nannini” a Londra del valore di 1,1 milioni, oltre che sulla dimora situata in un non meglio precisato “bosco di Piacenza”, ma non erano patrimoni adeguati al mancato esborso erariale e , poi, sarebbe stato più complicato sbarcare in Gran Bretagna.

Si è improvvisamente scoperta “l’altra faccia” di un mito della moda culturale e di costume della sinistra che nella Nannini - che si autoproclama “ martirizzata” - aveva un simbolo di contenuti e di stile di vita. Uno schiaffo in faccia per quella “ meglio gioventù “ falsamente rivoluzionaria che si rivela sempre assai opportunista anche nei suoi “maitre a penser”, iscritti nel libro paga dei grandi paperoni. .

Non è una buona notizia per Pierluigi Bersani , già provato dal recente infortunio e, soprattutto dal vedere “Matteo Renzi superstar”. L’ex segretario del PD a gennaio del 2013 si era entusiasmato per “ Inno” la bella canzone della Gianna e, con una decisione di quelle storiche ( “accompagnerà la campagna elettorale dei Democratici “ ) , l’aveva indicato , appunto, come inno per il Partito Democratico “ .

Certo questa scelta non aveva portato fortuna né a lui né al PD, chissà , forse perché , in fondo, Gianna la rossa, restava pur sempre “uno spirito anarchico e controcorrente”.

La decisione non era risultata gradita ai nostalgici di “ Bella Ciao” e “ Bandiera Rossa” che vedevano in questo passaggio un ulteriore segnale dell’abbandono della tradizionale lotta di classe e del sempre mobilitante antifascismo, anche e soprattutto in tempi berlusconiani.

Sembra che Bersani abbia cercato di convincere i più riottosi che, comunque , le parole del nuovo inno ( “mi ricordo di te … “ ) erano un riferimento alla utopia rivoluzionaria comunista.

Senza successo, perché, poi, l’idea comunista , ristretta ad un cenacolo di grigi intellettuali, non interessa più nessuno e , con Matteo, quel “ mi ricordo di te”, ahimè, non funziona neppure per Pierluigi.

Pietro Giubilo
25/02/2014

Bilancio al collasso al comune di Napoli
La Corte dei Conti ha bocciato il piano di riequilibrio finanziario del Comune di Napoli. I giudici contabili criticano a fondo la gestione della giunta del sindaco Luigi De Magistris. Il rosso di bilancio si aggira sugli 850 milioni ai quali vanno aggiunti altri 600 di debiti fuori bilancio e di crediti per circa 430 milioni inseriti nell’attivo pur essendo di incerta esigibilità o di nessuna possibilità di riscossione. E’ stato accertato che un napoletano su due non paga le tasse e il 30% delle multe viene cancellato per l’impossibilità di far pagare gli autori delle infrazioni del codice della strada.

Le colpe del disastro finanziario sono in parte delle amministrazioni precedenti ( quelle dei sindaci del centrosinistra Rosa Russo Jervolino e Antonio Bassolino leader della Margherita e del Pci-Pds-Pd campano per oltre un ventennio) e aggravate dalla giunta arancione dell’ex Pm.

Nel provvedimento di 110 pagine emesso dal presidente della Corte Ciro Valentino e redatto dal giudice Rossella Bocci vengono segnalate le irregolarità compiute nel corso degli ultimi anni: dall’incapacità di riscuotere le tasse dovute al massiccio utilizzo di strumenti di finanza innovativa ( i derivati), dall’irreale piano di dismissioni del patrimonio immobiliare ( sono circa 20 anni che il Comune non riesce a vendere le Terme di Agnano) allo scarso controllo sulle società partecipate ,fonte di un profondo indebitamento e di scarsa redditività.

Un altro pesante rilievo riguarda la gestione del persone i cui costo sono fuorilegge perché sfiorano il 50% delle spese totali. Ciononostante l’amministrazione di Palazzo San Giacomo va largo uso di consulenze esterne.

Tante opacità che porta i giudici della Corte dei Conti ad una severa analisi: o il sindaco De Magistris trova una soluzione, in brevissimo tempo, per assicurare e garantire i servizi essenziali per i cittadini oppure si va alle elezioni anticipate con un commissario prefettizio.

Il sindaco ha chiesto al governo Renzi che venga varato un decreto “ salva-Napoli” alla stregua di quello per Roma. Intanto però il Consiglio comunale è bloccato anche per diatribe all’interno della coalizione di maggioranza.

(smen)
20/02/2014

Manifestazione anti-fisco e anti-burocrazia La protesta in piazza delle piccole imprese
Pace sociale a rischio. Sessanta mila artigiani e commercianti “ disperati” hanno manifestato a Roma per chiedere lo stop all’aumento delle tasse e il rilancio dell’economia. La manifestazione è stata organizzata dalla Rete delle piccole e medie imprese che rappresentano il 94 per cento del tessuto del paese, il 58, 8 dell’occupazione e ne sono la forza trainante.

Tra gli slogan e le bandiere un cartello diceva “ senza impresa non c’è Italia”. Il 2014 deve essere l’anno della svolta. E’ la prima volta di una simile mobilitazione e il motivo è la disperazione. Nel 2013 hanno chiuso i battenti 372 mila imprese a causa della crescente pressione fiscale e del costo della burocrazia. Molti, troppi i suicidi di imprenditori che non glie la facevano più a pagare gli operai e collaboratori. Una situazione non più sostenibile.

“ Il prossimo governo, ha detto il Presidente della Confcommercio Carlo Sangalli, deve ascoltare l’enorme malessere delle categorie produttive e deve dare risposte”. Da parte sua il presidente di turno della Rete Marco Venturi nel sollecitare un confronto con il governo ha ammonito “ noi non molleremo”. Il sistema fiscale, hanno detto dal palco di piazza del Popolo, sta opprimendo le imprese, la base imponibile si erode e alla fine lo Stato incassa meno. Come è avvenuto con l’aumento dell’IVA al 22 per cento.

Qualche osservatore ha voluto paragonare la manifestazione degli artigiani e commercianti di Roma a quella dei 40 colletti bianchi della Fiat a Torino della metà degli anni Ottanta, stanchi delle violenze in fabbriche e degli scioperi selvaggi. Allora vennero definiti i rappresentanti della maggioranza silenziosa. Gli artigiani e commercianti, allo stremo delle forze, hanno urlato tutto il loro malessere mentre il premier designato Matteo Renzi avviava le consultazioni tra i partiti

(smen)
04/02/2014

Il miraggio della quarta settimana
Il 31 per cento degli italiani non riesce ad arrivare a fine mese con le proprie entrate. La sindrome della quarta settimana non è più soltanto una constatazione individuale.

E’ un dato generale, certificato da un istituto di ricerca come l’Eurispes nel rapporto Italia 2014. La percezione della crisi tocca l’88% degli italiani secondo i quali , nel corsi del 2013, la conduzione economica del paese “ è totalmente o parzialmente peggiorata”.

La perdita, infatti, del potere d’acquisto è una realtà per 7 italiani su 10 e “ il quadro di immobilismo e decadimento della condizione economica produce un atteggiamento di forte pessimismo tra la popolazione” Dai dati ricavati dall’indagine svolta tra dicembre e gennaio si ricava, secondo l’Eurispes, che esiste uno scollamento tra i cittadini e le istituzioni che si manifesta .

attraverso un grado di sfiducia diffuso e generalizzato. E’ diminuita in 7 casi su 10 la fiducia nelle istituzioni: il Presidente della Repubblica raccoglie soltanto il 44, 2 dei consensi, la Magistratura il 41,4, il governo e il Parlamento appena il 16 per cento. Al primo posto nel gradimento degli italiani ci sono le Forze Armate con in testa i Carabinieri che raccolgono il 76,3 % dei consensi, seguiti con il 67,7 dalla Marina militare, con il 65% dall’Aeronautica, con il 62, 2 dal Corpo Forestale, dal 61,8 dalla Polizia di Stato, dal 59,3 dall’Esercito e dal 58,8 dalla Guardia di Finanza.

Ottimo il livello dei consensi (74,5%) per le associazioni di volontariato, in crescita anche i consensi per la Chiesa di Papa Francesco e per la scuola( 53,6).

La crisi ha determinato altri due fenomeni: la crescita degli acquisti di prodotti per cucinare in casa ( pizza, dolci, paste, pane, ceci, fagioli, verdure per le ministre, bollito) e l’aumento del tempo medio che gli italiani passano in casa a vedere la televisione.

L’Italia con 4 ore e 34 minuti è diventato il paese più teledipendente dopo gli Stati Uniti( in cui si registrano in media 4 ore e 53 minuti). Un altro dato interessante all’interno della fruizione della tv che è emerso dall’indagine è che le 7 reti nazionali generaliste ( 3 Rai, 3 Mediaset e La 7) sono scese, globalmente, sotto la soglia del 60 per cento del consumo per l’avanzata dei canali specializzati ( giallo, top crime, cucina, turismo, sport, scienze) del digitale terrestre e del satellite( soprattutto Sky).

Un altro paradosso riguarda il cibo. Secondo l’Eurispes c’è una contrapposizione tra chi soffre la fame e la malnutrizione e i malati per eccesso di alimentazione. Mangiare sano ha un costo elevato e molti non possono permetterselo. La quota degli obesi è allora più elevata nelle fasce di reddito basso ( 36 a fronte del 20%) dei benestanti, secondo quanto rileva una ricerca dell’Università cattolica di Campobasso.

Il cibo spazzatura negli Usa uccide più delle armi. La percentuale di obesi tra i bambini indigenti è il doppio di quella dei bambini benestanti. Si tratta di uno dei paradossi della modernità. ( smen)
03/01/2014

La Fiat proprietaria della risanata chrysler Il positivo ruolo dei sindacati USA
La Fiat, con l’acquisto di tutta la Chrysler, diventa un costruttore di auto globale, con un bagaglio di esperienze che sommano quelle del Lingotto e quelle di Detroit, per competere sullo scenario mondiale con i grandi colossi dell’automobilismo.

La riuscita scalata della casa autobomilistica torinese, che agli inizi del Novecento con Edoardo Agnelli ha avviato l’espansione motoristica italiana, rappresenta un passaggio storico anche nelle relazioni industriali.

Senza l’accordo e l’apporto dei sindacati americani non si sarebbe realizzata alcuna fusione e tanto meno il salvataggio del gruppo Usa. Ora tutti riconoscono i meriti dell’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne ma le critiche in Italia per le sue decisioni, concordate con il presidente John Elkann, sono state anche aspre dato il carattere del personaggio. Il timore che la Fiat smobilitasse in Italia era forte. Le ristrutturazioni di Mirafiori,

Melfi,Somigliano d’Arco, Grugliasco, Atessa e Cassino non sono state indolori. Sono stati introdotti nuovi sistemi di produzione e di organizzazione del lavoro. Il braccio di ferro con la Fiom del leader Landini è stato lungo e articolato con decine e decine di sentenze da parte della Magistratura che a volte hanno riconosciuto le ragioni del sindacato e dei lavoratori , altre invece hanno considerate valide le scelte aziendali.

Per l’auto non sono stati anni facili. Le accuse alla Fiat di aver ottenuto dal governo e dal Parlamento consistenti aiuti sotto forma di rottamazione o incentivazioni hanno dominato la scena per anni. Per la sinistra sindacale e politica la Fiat era il “ padrone” anche se illuminato e con lo sguardo degli Agnelli rivolto verso il centrosinistra tanto da facilitarne la gestione del potere amministrativo a Torino, in Provincia e nella regione Piemonte.

Il mercato dell’auto ha conosciuto anni di depressione dovuto anche alla crisi e alla recessione. Era il 2009 quando l’Occidente è stato sommerso dalla più lunga e devastante recessione vissuta dal 1929. Per l’azienda torinese le difficoltà erano cresciute a partire dal 2004 quando sull’orlo del fallimento il giovane John Elkann e Luca Corsero di Montezemolo misero mano ad operazioni di resistenza. La Fiat era troppo piccola e troppo europea per resistere. I modelli erano quasi fermi. Solo la Panda e la Cinquecento reggevano.

Sembrò così un azzardo l’annuncio di un accordo con la Chrysler in difficoltà e il Fondo Cerberus, azionista dell’epoca. Si disse allora che si alleavano due debolezze. Con quell’accordo però la Chrysler potette fare ricorso alle norme del fallimento controllato Usa “ Charter 11”, ottenendo dal governo di Barak Obama e da quello canadese un prestito di 7,6 miliardi di dollari. Il ruolo del potente sindacato dei metalmeccanici United Auto Workers ( Uaw) guidato da Bob King e presidente del Fondo pensionistico Veba è stato sempre determinante e collaborativi per la ripresa e la rinascita della Chrysler. IN due anni la casa di Detroit ha ripreso slancio, il marchio americano e soprattutto la Jeep ha innescato una marcia di vendite che dura da 44 mesi consecutivi. Nel maggio 2011 il primo risultato concreto: restituito il prestito ottenuto dai governi. La Fiat è passato così ad un primo controllo del 53,5, salito nel gennaio del 2012 al 58, 5 per cento. Restava quel famoso 41,5 % in mano al Fondo sanitario Vega. Marchionne ha lavorato per averlo. Si è affidato al negoziatore Ron Bloon, uomo d’affari di Wall Street e con buoni rapporti con i sindacati. A trovare la conclusione voluta dalla Fiat c’è stato anche il fallimento della città di Detroit i cui debiti stavano mettendo in pericolo migliaia e migliaia di stipendi. Sopportare due crisi di così vasta grandezza era uno sforzo enorme anche per i sindacati Usa. Con l’acquisto di questa quota la Fiat è diventata proprietaria del 100 per cento del gruppo Usa e si posiziona al settimo posto nella graduatoria mondiale dei costruttori d’auto. La tipologia delle vetture Usa ( Chrysler, Jeep,Dodge, Ram ) sta avendo grande successo. Ad aprile Marchionne presenterà le novità italiane a partire dall’evoluzione della famiglia 500, il brand Macerati ( ottimi risultati stanno avendo Ghibli e Quattroporte), tre suv a Melfi.

L’incontro di culture e tecnologie diverse dovrebbe permettere quel passo in più che la Fiat aveva perduto sia per la scarsa creatività di nuovi modelli sia per l’accentuata conflittualità con i sindacati sull’organizzazione del lavoro, mal digerita e sopportata dalla Fiom- Cgil.

Sergio Menicucci
27/12/2013

Tasse e mutui erodono le tredicesime
Meno tredicesime e più leggere. Le conseguenze dei licenziamenti, del massiccio ricorso alla cassa integrazione e ai contratti di solidarietà si ripercuotono sulla mensilità in più con la quale, a dicembre, i lavoratori contavano di far fronte ad alcune spese rimandate. Ora non più. Il 90 per cento della tredecisima, secondo le stime della Federconsumatori, se ne va in bollette, rate dei mutui per la casa o la macchina e per le altre tasse.

La somma totale della tredicesima mensilità supererà di poco i 34 miliardi, 300 milioni in meno del 2012. I lavoratori attivi sono sempre di meno e i pensionati sempre più poveri. Non c’è più margine per regali, consumi, viaggi, attività culturali, spettacoli. Anche i 3 miliardi che restano nelle tasche degli italiani sono bloccati da impegni e prestiti.

27/12/2013

All'asta immobili ex INAIL
Va avanti il piano di dismissioni, già attuato in parte, dell’Istituto nazionale per gli infortuni sul lavoro. All’ultima asta telematica sono stati inseriti 71 immobili, di cui 25 nel Lazio, 21 in Emilia Romagna, 19 in Toscana e riguardano unità immobiliari residenziali, 48 libere e 28 occupate, per le quali a suo tempo non è stato esercitato il diritto di opzione da parte degli inquilini.

Tali unità fanno parte del patrimonio che al momento dell’entrata in vigore della legge del 2009 è risultato invenduto e quindi tornato di proprietà degli Enti di previdenza, con obbligo di vendita nel rispetto delle procedure utilizzate nel periodo delle cartolorizzazioni.

Le 71 unità hanno una superficie complessiva di 6.500 metri quadrati, pari ad una media di circa 92 metri quadrati per unità immobiliare. Secondo il direttore centrale Inail Carlo Gasperini il piano prevede di mettere all’asta circa 200 immobili l’anno, con altre due aste nel 2014 e nel 2015.

27/12/2013

Ossigeno dalla PAC per l'agricoltura
L’Europarlamento, dopo un lungo braccio di ferro durato mesi, ha dato via libera definitiva alla riforma 2014-2020. Per i prossimi 7 anni l’agricoltura europea potrà contare su quasi 409 miliardi che rappresentano il 38% del bilancio comunitario che andranno diminuendo verso la scadenza dei termini.

Circa 318 miliardi dei nuovi fondi saranno erogati sotto forma di aiuti diretti al reddito degli agricoltori che si impegnano a rispettare i nuovi vincoli ambientali a tutela del paesaggio e del benessere animale. Gli altri 95, 5 miliardi finanzieranno la politica di sviluppo rurale. All’Italia tutto sommato il negoziato non è andato male: otterrà complessivamente 33, 4 miliardi di cui 23 per gli aiuti diretti e 10 per lo sviluppo rurale.

C’è comunque un problema antico: Roma e le Regioni italiane sono in ritardo nelle scelte. “ Tutta l’Europa, ha detto il presidente della commissione agricoltura del Parlamento di Strasburgo Paolo De Caro, sta decidendo, in molti casi lo hanno già fatto. Il nostro Ministero è invece fermo per l’assenza di un input politico. Le scelte vanno fatte già nel 2014. Non sono giustificabili ulteriori ritardi”.

27/09/2013

I comuni in rosso si rifanno aumentando la condizionale IRPEF
Il debito pubblico italiano continua a crescere. E’ un fiume in piena. Con la fine del 2013 raggiungerà il 133% del prodotto interno lordo. Trenta punti in più in appena un decennio. Questa montagna provoca un aggravio per interessi di 85 miliardi l’anno, pari al 5,4% del pil.

Come farlo scendere? Secondo gli economisti e professori Alberto Alesina e Francesco Gavazzi le strade sono due: tassare la ricchezza privata mediante un’imposta patrimoniale oppure ridurre lo spazio che occupa lo Stato in economia.

Il primo modo è poco praticabile essendo la pressione fiscale salita ad oltre il 50% e la ricchezza complessiva diminuita a causa della lunga fase di crisi economica.

C’è allora la strada delle privatizzazioni e della vendita degli immobili delle amministrazioni pubbliche ( Stato, Regioni, Province, Comuni).Un patrimonio enorme, vasto, di non facile valutazione e di difficile vendita. Con un piano quinquennale serio si potrebbe arrivare a circa 300-400 miliardi.

Senza rincorrere le responsabilità dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi 20 anni ( Massimo D’Alema, Giuliano Amato, Lamberto Dini, Mario Monti, Enrico Letta, due volte Romano Prodi, 4-5 volte Silvio Berlusconi) quello che necessita è la volontà politica di procedere verso una minore presenza dello Stato nell’economia. Con questo si entra nel ginepraio delle ideologie e delle diverse posizioni nei confronti del ruolo dello Stato( meno ingerenza, più libertà dei privati per il centrodestra, più interventi dello Stato nei settori strategici dell’economia e degli aspetti sociali per il centrosinistra). I partiti inoltre non rinunciano alle prerogative acquisite di nominare personaggi di loro fiducia nelle strutture istituzionali ed economiche.

Gli errori degli anni Novanta si stanno scontando tutti, quando ci si era illusi che dirigismo statale e imprese pubbliche potessero produrre la crescita. Le interferenze della politica hanno fatto danni irreparabili come si è visto nei casi di Finmeccanica e Alitalia.

E’ stato fatto un calcolo di quanto possano rendere allo Stato le cessioni delle quote che possiede ancora il Ministero dell’economia. Da Eni, Enel, Terna, Finmeccanica, Fincantieri, Poste italiane, Sace, St. Microeletronic, Cassa Depositi e Prestiti si potrebbero ricavare almeno 60 miliardi di euro. Le Ferrovie, strategiche però per tutti gli Stati ad eccezione dell’Inghilterra che le ha privatizzate, varrebbero da sole circa 35 miliardi. Gli economisti Roberto Perotti e Luigi Zingales hanno stimato il valore delle aziende pubbliche degli enti locali in circa 30 miliardi.

Le quote della Banca d’Italia detenute dalle banche e da enti di previdenza valgono tra i 5 e i 7 miliardi. Per il fisco si tratterebbe di un incasso di circa un miliardo.

Il dibattito sollecitato dai professori Alesina e Gavazzi sulle privatizzazioni riportano, osserva Raffaele Bonanni della Cisl, il discorso al giugno 1992 ( c’era Romano Prodi all’Iri e Berlusconi non era sceso ancora in politica) quando la finanza internazionale e il mondo imprenditoriale italiano decisero di vendere gran parte delle aziende pubbliche ( Iri, Ina, Imi) per fare cassa senza alcuna strategia industriale e senza alcun disegno di democrazia economica e di partecipazione dei lavoratori. Fu un’occasione perdita.

Per abbattere il debito pubblico , riducendo drasticamente la pressione fiscale giunta a livelli insostenibili per lavoratori, pensionati e imprese non vanno vendute, secondo Bonanni, le poche aziende d’eccellenza a capitale pubblico ma si cominci a dimettere il patrimonio immobiliare e demaniale che ammonta a circa 400 miliardi e chiudere tutti gli enti inutili e quelle aziende municipalizzate dove si annidano sprechi, ruberie e inefficienze e lottizzazioni dei partiti. Si applichino poi i costi standard per le amministrazioni pubbliche e la sanità. C’è poi il gioco d’azzardo ondine e i videogiochi con un volume d’affari di 50 miliardi e che ha una tassazione scandalosamente bassa.

I due professori insistono. Per tagliare le spese ci sono due modi: uno è ridurre quanto si spende per fare le cose, l’altro è ridurre le cose che si fanno. Il primo è sempre rischioso perché richiede uno sforzo di controllo continuo, il secondo è definitivo. La ricchezza di uno Stato sta nella sua produttività e nella sua capacità di innovare che non nascono tra imprenditori protetti dallo Stato.

(smen)
27/09/2013

I comuni in rosso si rifanno aumentando la condizionale IRPEF
Tra i due e i tremila Comuni italiani ( degli 8.096 esistenti) hanno già deciso di aumentare le aliquote dell’addizionale Irpef adottate nel 2012. Quella massima, pari allo 0,80 del reddito lordo, è stata scelta da quasi la metà degli enti locali senza alcuna esenzione per le fasce di reddito più basse. I Comuni hanno tempo fino ad ottobre per prendere le loro decisioni. L’anno scorso alla fine furono 6.610 i Comuni che decisero il rialzo dell’addizionale, incassando 3,65 miliardi di euro, un incremento del 25% rispetto al 2011. Un salasso per tutti i lavoratori e pensionati che se ne accorgono a fine mese quando ritirano il cedolino con la descrizione delle ritenute.

Le casse dei Comuni sono vuote e così il presidente dell’Associzione ( Anci) Pietro Fassino, sindaco di Torino, ha bussato a palazzo Chigi per essere ricevuto con una delegazione di primi cittadini al fine di trovare una soluzione per chiudere in pareggio i bilanci, come prevede la legge, entro il 30 novembre.
17/09/2013

Il caso degli operai Peugeot.Cassa a Mirafiori Autisti di BUS da tute blu
Tute blu in difficoltà in Italia e in Francia: strade diverse per risolvere la crisi e mantenere i posti di lavoro.

Ancora un anno di cassa integrazione straordinaria a Mirafiori e a Grugliasco per consentire la riorganizzazione della produzione e introdurre i nuovi modelli, un Suv Macerati, una vettura Alfa Romeo e un’ammiraglia Fiat.

Alla fine di ottobre la famiglia Peugeot fermerà la produzione delle auto dello stabilimento presso l’aeroporto Charles De Grulle. Prima di chiudere definitivamente nel 2014 sfornerà ancora componenti per auto. Destino segnato. I proprietari e il presidente della società si sono fatti carico di ricollocare i dipendenti sul mercato trovando un accordo con i sindacati e lo Stato. Come ? Attraverso corsi di formazione che costeranno 10 mila euro per ognuno dei 3 mila metalmeccanici. Alcune centinaia di essi stanno terminando i corsi di autista e saranno assunti dalla società Ratp ( statale) che gestisce i trasporti pubblici della regione parigina. Faranno gli autisti di autobus. Altre centinaia verranno assunti dalla compagnia delle Ferrovie francesi ( Snf, statale) e altre finiranno alla società Aeroports de Paris.

Lo stabilimento Psa d’Aulnay era improduttivo e andava chiuso. La Francia in piena crisi industriale non poteva più permettere di tenere aperti stabilimenti che girano a meno del 50% della loro capacità.

L’impegno della Psa è di non lasciare nessuno senza lavoro. La Peugeot dopo aver toccato il fondo d’invenduto ( meno il 17%) tenta di risalire la corrente con nuovi modelli. Il caso degli ex operai Peugeot che dalla fabbrica passano alla guida degli autobus di Parigi sta diventando un evento storico, un esempio: salvare un’azienda in crisi e non abbandonare a loro stessi migliaia di operai.
06/09/2013

Tante cose da fare
I nodi dell’autunno sono tanti e di non facile soluzione. Dopo che l’Ocse, l’organismo parigino che riunisce i paesi più industrializzati, ha ribadito che l’Italia è l’unico paese del G7 ancora in recessione, con una previsione di calo del prodotto interno lordo per il 2013 dell’1,8 per cento. Confindustria e Confermazioni dei lavoratori hanno chiesto, per la prima volta in modo unitario, al governo di mettere in agenda provvedimenti per la ripresa con calo della disoccupazione.

Il cantiere aperto sulle proposte è vasto. Serve anche una cabina di regia.

L’elenco è lungo: cuneo fiscale, semplificazioni fiscali, delega fiscale, detassazione e decontribuzione, crisi aziendali soprattutto nel settore manifatturiero, credito d’imposta per la ricerca, fondi garanzia per l’innovazione, agenda digitale, piano bonifiche e gree economy, aiuto alla crescita economica ( incentivi per rafforzare la capitalizzazione), infrastrutture energetiche, spendine review, stop alle Province e istituzione delle Città metropolitane,revisione del titolo V della Costituzione, varo della legge di stabilità ( ex Finanziaria)
05/09/2013

Dodici referendum
E’ in corso da parte dei Radicali di Marco Pannella la raccolta delle firme per dodici referendum.

Il fascicolo Giustizia contiene sei quesiti:

1 -responsabilità dei magistrati

2- responsabilità civile dei magistrati
3- magistrati fuori ruolo
4- custodia cautelare
5- abolizione dell’ergastolo
6- separazione della carriera dei magistrati

Il fascicolo “ Cambiamo noi” riguarda

1- divorzio breve
2- immigrazione
3- altro aspetto dell’immigrazione
4- droghe: niente carcere per fatti di lieve entità
5- destinazione otto per mille
6- abolizione del finanziamento pubblico ai partiti
05/09/2013

Primato Italia per Tobin tax
La Tobin tax sulle azioni è applicata in Italia da marzo scorso. Dal 2 settembre sono scattati anche i prelievi sugli strumenti derivati che abbiano come sottostante un’azione o un indice di Borsa italiana e sul trading ad alta frequenza. Si tratta di quelle negoziazioni ad alta frequenza, ovvero quel sistema di operazioni finanziarie elaborate da super computer di Borsa e che avvengono in millesimi di secondo. E’ stato il quotidiano economico inglese Financial Times ha sottolineare che nessuno degli undici paesi europei aveva ostato tanto. Il timore è quello di una fuga degli intermediari dal listino italiano, un trend già in atto per la Tobin tax sulle azioni, il cui volume è sceso da 4,5 miliardi dei primi due mesi del 2013 a 2, 8 miliardi.

L’Italia è partita per prima ma per raggiungere un compromesso tra gli 11 Stati membri dell’Ue saranno necessarie concessioni dal momento che è necessario un accordo all’unanimità tra i governi che partecipano al meccanismo della cooperazione rafforzata.
05/09/2013

La FIAT investe a Mirafiori
Disgelo in Fiat tra l’amministratore delegato Sergio Marchionne e i vertici delle organizzazioni sindacali dei lavoratori. Dopo mesi di turbolenze polemiche è giunta la conferma che il Lingotto darà immediatamente corso al piano d’investimenti necessari ad assicurare il futuro produttivo e occupazionale dello stabilimento torinese. A Mirafiori servirà quasi un miliardo per attrezzarsi a produrre il Suv Macerati. Dal primo ottobre sarà necessario pertanto prorogare la cassa integrazione straordinaria. Con l’occasione e il rientro in fabbrica dei rappresentanti della Fiom-Cgil gli altri sindacati ( Cisl, Uil, Ugl, Fismic) hanno invitato le tute blu di Landini ad accettare le regole basilari della democrazia industriale, firmando il contratto dei metalmeccanici.

Il miglioramento dei rapporti sindacali è necessario anche ai fini del superamento della crisi che vede il crollo delle immatricolazioni in agosto di un altro meno 6,5%. Se si raffrontano i dati sull’anno pre-crisi del 2007 il calo delle vendite sfiora il 50 per cento con la Fiat che si attesta in Italia sul 29 per cento del mercato.
05/07/2013

L'Italia soffocata dalla burocrazia
Pubblica amministrazione bocciata. L’Italia è soffocata dalla burocrazia, dalle scartoffie. Uno studio dei consulenti del lavoro su fisco, previdenza e riscossione evidenzia che alcuni lacci e laccioli derivano da procedure lente e da oneri inutili.

I diritti dei cittadini non sono sempre chiari e certi. Lunghe attese per un appuntamento, scarsa collaborazione, ripetizione di procedure, continua consegna agli sportelli del codice fiscale, degli indirizzi di residenza, del numero telefonico.

I consulenti del lavoro hanno discusso a Fiuggi per tre giorni sui dati relativi a tre settori: previdenza e quindi rapporti con l’Inps; pagamenti e in particolare vicende legate alla riscossione Equitalia; fisco e pertanto collegamenti con l’Agenzia delle entrate. Naturalmente si trovano anche impiegati e funzionari capaci e solerti ma nella maggioranza dei casi prevalgono le lamentele.

Dopo tante proteste dovrebbe cambiare l’approccio delle pubbliche amministrazioni con il contribuente. L’esempio degli arretrati non pagati ( un decreto ha fissato in soli 40 miliardi i primi pagamenti alle imprese, quando la somma totale che lo Stato e le Pa devono ai creditori si aggira sugli 80-100 miliardi) non va nella direzione della certezza e della trasparenza.

Il decreto “ Fare” e il secondo tassello del pacchetto crescita sulle semplificazioni sono piccoli passi sulla strada di meno oneri per cittadini, imprese ,fisco ed edilizia.
10/06/2013

Renzi: il "monello" con un grande futuro dietro alle spalle
Non vi è alcun dubbio che Renzi rappresenti al meglio la loquacità toscana, quella di un toscano “vivace”, come lo definì, a suo tempo, il Presidente della sua Regione.

Ha battute per tutti , simpatiche e sprezzanti, con una lingua sciolta dei migliori comici del vecchio e glorioso avanspettacolo.

Ha pure inventato un suo linguaggio politico e la parola chiave “rottamazione” non solo ha avuto gran successo, ma anche vittime illustri, che all’idea di essere stati azzerati dal”monello” ancora si rabbuiano.

Il suo “pensiero” politico, o meglio la sua sciolta parlantina dice tutto e il contrario di tutto.

E’ per il presidenzialismo, ma appena si inizia a lavorarci lo denigra, è per il rinnovamento, ma il suo candidato alla Presidenza della Repubblica è stato Romano Prodi, appoggia il governo Letta, ma non passa giorno che lo critichi, pensa a candidarsi premier, ma anche segretario del PD, ma anche sindaco … .

Nel paludato mondo della sinistra postcomunista appare come un “refuso”, un “accidente”, capitato non si sa come e le sue battute suonano come “stecche” nel coro burocratico e ideologico – o meglio, sociologico- di un mondo di parole ormai al tramonto.

La banalità regna sovrana al punto che sentiamo una nostalgia per quel rapporto difficile, laborioso, concettuale e quasi indecifrabile del “confronto” tra i capi di DC e PC, Moro e Berlinguer e che oggi sarebbe, invece, il dialogo da palcoscenico tra Casini e Renzi.

Ma questo “dinamico” confronto non può avvenire perché il primo è uscito dalla scena politica ed il secondo dà la sensazione di parlare sempre più da solo, vezzeggiato dai giornalisti che, con sempre maggiore vacuità, riempiono le pagine della cronaca politica.

Nei quotidiani più “autorevoli” e diffusi ( ma le copie vendute diminuiscono a vista d’occhio) cresce il numero delle pagine poltiche, ma scemano le analisi serie , si allarga il pettegolezzo e la piccola cronaca e si cerca , sempre più affannosamente, chi più ammicca o polemizza, chi straparla e dilaga in idiozie.

E Grillo e Renzi la fanno da padroni.

Quando tutto questo “chiasso” si attenuerà , quando si fermerà il chiacchiericcio , forse , si riprenderà a ragionale di politica e alle banalità di sostituiranno vere idee.

Perché non è assolutamente possibile continuare così; per una nuova stagione politica dobbiamo metterci alle spalle trilli e chiacchiere.

di Pietro Giubilo
08/04/2013

Sono circa 80 mila nel 2012 Italiani all'estero in cerca di lavoro
Gli italiani hanno ripreso a migrare: quasi 79 mila persone sono andate all’estero nel 2012, erano state poco più di 60 mila nel 2011. Un salto del 30 per cento.

Le cause? Per gli esperti non ci sono dubbi: è stata la crisi economica e la mancanza di prospettive a spingere gli italiani all’estero, preferendo in maggioranza la Germania ( 10.500), la Svizzera (9 mila) ma anche Inghilterra ( 7.500) e Francia( 7 mila). Ben 1683 italiani hanno scelto l’Australia.

A partire per l’estero sono stati più gli uomini che le donne, con un’età compresa tra i 20 e i 40 anni. La cosiddetta “ fuga dei cervelli” ha raggiunto il 44,8% del flusso totale di espatrio. In termini territoriali sono i lombardi quelli in testa alla classifica di questa nuova emigrazione, seguiti dai veneti, dai siciliani e dai piemontesi.

Dai dati dell’anagrafe italiani all’estero ( Aire) risulta che gli italiani residenti all’estero sono 4.342.161, ben 133 mila in più rispetto al 2011. Di questi circa 2 milioni e 320 mila sono0 espatriati dal 1990.
19/02/2013

Le gonne delle hostess Turche
Anche il più “occidentale” dei Paesi islamici come la Turchia fa passi indietro.

Nel secolo scorso la collocazione politica e militare del Paese era saldamente nel campo euro atlantico dimostrata anche dalla sua partecipazione alla NATO.

Ora l’influenza islamica su Erdogan non si fa sentire solo sul piano politico, ma comincia a incidere sui costumi.

L’insospettabile Espresso, quantomeno su questi temi, segnala, in una corrispondenza dal titolo “ Sembra Cina ma è Turchia”, alcuni elementi assai sintomatici.

“Fatma Sahin, l’unica donna ministro per la Famiglia e le politiche sociali, - scrive - vorrebbe che anche le deputate e le dipendenti pubbliche possano portare il velo ( ora vietato ). Persino le nuove divise delle hostess della Turkish Airlines hanno suscitato clamore perché “troppo caste” , con gonne ampiamente sotto il ginocchio e stile ottomano anche nei tessuti” . E continua elencando altri indizi sospetti di integralismo.

Non che la società sia più “avanzata” se assume costumi aperti e libertini, ma è evidente che nei costumi e nei modi di vita , sul piano della forma, appaiono indizi che dimostrano come la laicizzazione della società stia arretrando.

Tutto questo significa che oggi l’islam sta subendo un processo inverso di quello che si è prodotto nei secoli più recenti in Occidente. E sarà pure significativo sul piano politico il fatto che non si possono , evidentemente applicare gli schemi storicistici con i quali la cultura occidentale liberal tenta da alcuni anni di interpretarne l’evoluzione.

Questa “incomprensione” provoca errori come si è dimostrato dagli interventi politici degli Stati Uniti sul nord Africa che non possono essere recuperati con una “militarizzazione” diretta o indiretta del sua politica estera.
09/01/2013

Scongiurata la vendita degli immobili Le casse dei professionisti registrano buona salute
E’ buono lo stato di salute dei 20 enti di previdenza dei professionisti. Anche nel 2011 le entrate contributive hanno superato le uscite per prestazioni. I beni delle Casse di medici ( 355 mila), avvocati( 163 mila ), , ingegneri e architetti( 160 mila), farmacisti, geometri, notai, ragionieri,consulenti del lavoro, dottori commercialisti ammontano a 46 miliardi di euro, con il quasi 20 per cento delle risorse investito in immobili e l’80 per cento in beni mobili. Il numero degli iscritti supera ormai il milione e settecentomila unità.

Nonostante una serie di leggi dello Stato sanciscano l’autonomia gestionale la politica ha tentato di forzare la mano soprattutto sul patrimonio immobiliare, inserendo emendamenti alla legge di stabilità. I tentativi sono falliti ma la preoccupazione è stata molta. Restano i timori che la politica voglia mettere sotto controllo il settore delle libere professioni di solito refrattarie a qualsiasi condizionamento che non siano le leggi, i regolamenti e la corretta gestione di bilanci.

Le Casse dei professionisti erogano le pensioni con i contributi degli iscritti ai quali assicurano un welfare state che non prende un euro dallo Stato.

Respinti gli attacchi all’autonomia il problema che è stato posto dal governo Monti con il decreto “Salva Stati” era quello della sostenibilità delle prestazioni pensionistiche. Dimostrare cioè l’equilibrio finanziario a 50 anni. Tutte le Casse hanno superato il test e nell’incontro per la presentazione del secondo rapporto sulle Casse private il Ministro per lo sviluppo economico Corrado Passera ha confermato al presidente dell’Adepp Andrea Camporese che “ la prova era stata sollecitata per il timore diffuso anche all’estero del rischio di non sostenibilità previdenziale dell’Italia”. I dati d’altronde parlano chiaro: crescita del numero dei contribuenti, incluso Enasarco, più 8 miliardi incassati nel 2011 e solo 5 erogati in pensioni ed assistenza, con un saldo quindi di oltre 3 miliardi. Certo anche il settore risente della crisi e il reddito medio delle categorie si è ridotto negli ultimi 6 anni di quasi il 7 per cento.

I privati stanno comunque dimostrando di saper gestire i loro enti. Lo Stato e il Parlamento devono garantire regole certe, trasparenti e controlli equilibrati, senza rimettere in dubbio quell’autonomia conquistata con le leggi del 1994 e 1995 sulle privatizzazioni. (smen)
09/01/2013

Immaginavo
Venerdì 17 novembre, a Roma, agli Studios di via Teulada, immaginavo di trovarmi di fronte ad un vero leader, cioè a chi ha la capacità di percepire i bisogni, le esigenze, le istanze, le speranze e anche, se vogliamo, gli umori di tutto un popolo, per interpretarli, a farli propri, e dare indicazioni, moderne e di grande respiro, per la loro soluzione.

Immaginavo che quando il leader affermava, con grande determinazione, “mai alleanze con i partiti esistenti”, ricevendo calorosi applausi e convinti consensi, ne fosse totalmente e realmente convinto.

Immaginavo che la chiara volontà delle migliaia di uomini e donne presenti negli Studios di riprendersi il Paese, di spazzar via questa insopportabile Casta che, da destra e da sinistra, mortifica da anni questa nostra Italia, fosse intesa come il catalizzatore del movimento che nasceva.

Immaginavo che fosse evidente che Verso la Terza Repubblica si dovesse porre nel variopinto panorama politico per drenare tutti gli scontenti del Centro-destra, e non solo, che si erano sentiti traditi da una classe dirigente spesso incompetente, fatta di molti imbonitori, e per certi versi impresentabile, che avrebbero potuto ritrovare nel neonato movimento una nuova casa comune, una rappresentanza leale e di qualità, e, comunque, una valida alternativa ad una desolante ed inutile astensione.

Immaginavo che fosse chiaro che, parafrasando lo slogan che i futuristi (quelli veri) lanciarono cent’anni or sono, “la cultura al potere”, oggi il movimento che nasceva, di fronte allo sfascio e al degrado morale di questa classe dirigente, avrebbe dovuto e potuto gridare, con orgoglio, “l’onestà al potere”.

Immaginavo che il richiamo a Monti dovesse interpretarsi come l’auspicio di un radicale cambio del modo di far politica nel senso di serietà, compostezza, determinazione, e non affermare tout court un “Monti uber alles”.

Immaginavo... E, invece, mi trovo ad assistere a vecchi giochetti della vecchia politica, ad alleanze con chi ha svenduto i valori della Destra e determinato lo sfascio del Centro-destra esclusivamente per inseguire i propri e personalissimi…sogni di gloria, ovvero con chi, in maniera sfacciatamente opportunistica, sta al centro non certo per rappresentare l’intera collettività, bensì avere le mani libere nel vecchio e stantio gioco delle alleanze post elettorali, per stringere patti di potere indifferentemente con il Centro-destra o con il Centro-sinistra: un Centro “pendolo”, cioè. E, a tale riguardo, vorrò capire come “Verso la Terza Repubblica” nella nostra Sicilia giustificherà l’accordo con Casini, tenuto conto che il suo partito ha contribuito al definitivo sfascio della nostra regione con il governo Lombardo, ed è stato determinante, poi, per la vittoria elettorale di Crocetta.

Immaginavo, perché così era stato assicurato, che maiepoimai sarebbero stati candidati vecchi personaggi che intendessero riciclarsi. Le voglio proprio vedere queste liste, dove gli aspiranti candidati saranno radiografati da Bondi che controllerà i loro certificati penali. Scommetto che i vari Penati e Fiorito, e i tanti consiglieri regionali che, mentre milioni d’italiani hanno il problema ad arrivare al fine mese ovvero a pagare l’IMU, hanno sperperato centinaia e centinaia di migliaia di euro dei nostri soldi per comprare caramelle e lecca-lecca, per fare vacanze da sogno nei luoghi più esclusivi e cene da milleeunanotte con ostriche, aragoste e champagne rigorosamente millesimato, hanno certificati penali intonsi e immacolati!

Immaginavo che la partecipazione e la socializzazione, indicate da Montezemolo quale soluzione ai grandi problemi del mondo del lavoro, si traducessero in un progetto di politica sociale, una sorta di Terza Via, punto nodale del Manifesto di Verso la Terza Repubblica. Immaginavo che la presenza di Vecchioni (oggi inspiegabilmente emarginato) significasse – finalmente – la consapevolezza che dalla crisi economica si può uscire solo attraverso il determinante rilancio dell’economia agricola di qualità, e non continuando a puntare esclusivamente sull’economia industriale.

Immaginavo che il Sud fosse rappresentato – finalmente - al meglio, come meriterebbe. Immaginavo che la costruzione del nuovo movimento fosse realizzata attraverso la partecipazione attiva della base, ancorché critica ma certamente propositiva, chiamata a partecipare alle scelte politiche, elettorali e organizzative, e, invece, tutto scende dall’alto, nella migliore tradizione della Seconda Repubblica, altro che Terza!.

Immaginavo grandi novità … e invece tutto desolatamente déjà vu.

Immaginavo …
di Enrico Di Luciano
26/09/2012

Ancora terrorismo islamico in nigeria . i vescovi: “non ci facciamo intimidire dai violenti”.
Ancora una volta il terrorismo islamista ha colpito i fedeli che domenica 23 settembre alle 9 del mattino uscivano dalla Messa che si era svolta nella Chiesa di St. John’s di Bauchi capitale dell’omonima regione della Nigeria.

Sono tre i morti che verrebbero attribuiti all’azione della setta di Boko Haram.

Vengono segnalatI due elementi nuovi: da una parte l’esercito ha accentuato la sua azione contro questa setta islamista , infliggendo duri colpi come l’uccisione del portavoce a Kano e due suoi comandanti a Maiduguri e arrestandone altri numerosi militanti.

D’altro canto finalmente a livello ONU si intensificano gli interventi per favorire iniziative internazionali antiterrorismo e giovedì 27 settembre a margine dell’Assemblea generale si svolgerà una conferenza internazionale su questo tema e nel quale si parlerà anche della questione dell’azione terrorista in Nigeria , presente il Presidente Goodluck Jomathan.

Quello che appare non accettabile è lo spazio ridotto assegnato dai media alla questione del terrorismo islamico anticristiano.

Positiva la reazione ferma dei vescovi della conferenza episcopale che per bocca del suo presidente monsignor Ignatius Ayau Kaigama ha ribadito : “ dobbiamo andare avanti con la nostra vita e il nostro lavoro e non lasciarci intimidire dai violenti”.
20/07/2012

Giorni infuocati per l’economia.Salgono a 8 milioni i poveri.
Stiamo vivendo un momento complicato, complesso. Si temono altri giorni caldi per l’economia. Tradizionalmente agosto è il mese propizio agli attacchi della speculazione.

Il cittadino medio è frastornato. Il contribuente onesto, l’operaio, il pubblico dipendente, il pensionato, l’artigiano, il commerciante, il professionista,che ha appena finito di pagare un’enorme quantità di tasse e tributi viene bombardato da notizie catastrofiche, negative.

La Banca d’Italia certifica che il debito pubblico continua a salire e arriverà a fine anno verso quota 2 mila miliardi nonostante gli elevati incassi dell’Erario, i tagli imposti dal governo Monti, le restrizioni del credito da parte degli istituti di credito.

Cosa succede? Il baratro è sempre più vicino? Quest’anno il prodotto interno lordo diminuirà del 2 per cento, la recessione non si allontanerà prima della metà dell’anno prossimo e per avere una ripresa solida si dovrò attendere fino al 2014. E’ allarme lavoro con il tasso di disoccupazione salito ad oltre l’11 per cento e un ricorso alla cassa integrazione record.

Tutte le analisi e le proiezioni disegnano un paese in profondo rosso. Anche il “ comitato di crisi” installato a Palazzo Chigi è preoccupato.

Il nuovo Ministro dell’economia Vittorio Grilli convoca a via XX Settembre riunioni su riunioni. Anche la gente è preoccupata e convinta che i sacrifici fatti finora sono serviti a poco. I risparmi che avrebbe dovuto fare la politica non si vedono, come le riforme. Anzi al nuovo direttore generale della Rai Subitosi non solo è stato attribuita una retribuzione di 650 milioni di euro ma gli è stato garantito anche un contratto a tempo indeterminato come un lavoratore qualsiasi e non un manager a scadenza di missione.

Sulla crisi è circolato a Palazzo Chigi un dossier di 40 pagine con una tabella dalla quale risulta che dal luglio 2011 al luglio 2012 le manovre di finanza pubblica hanno pesato per l’1% sul prodotto interno lordo, gli spread e le difficoltà di accesso al credito delle imprese e delle famiglie un altro uno per cento e un altro uno per cento deriva dal rallentamento dell’economia globale.

Secondo il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi ( il cui gruppo chimico per la casa ha stabilimenti in tutto il mondo) lo spread “ a 488 punti sui Bund tedeschi e il declassamento di Moody’s che portano l’Italia a due passi dal titolo spazzatura sono legati ad una forte componente di speculazione internazionale”.

Una delle spiegazioni allora della crisi va ricercata “ nel tipo di economia finanziaria che ha preso il sopravvento su quella reale”. L’allarme Istat è significativo: in Italia ci sono 8 milioni di poveri.

Il 5,7 per cento della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta. Al Sud sale all’8 per cento. Gli altri non se la cavano meglio. Il flop dei saldi e il calo dei consumi sono il segno tangibile delle difficoltà.

Nell’ultimo bollettino della Banca d’Italia è scritto chiaramente che “i consumi delle famiglie sono in forte contrazione per gli effetti sul reddito disponibile derivanti dalle misure di correzione dei conti pubblici e delle incerte prospettive di lavoro. Per ora ci salvano gli scambi con l’estero che hanno continuato a sostenere l’attività economica”.

Altra nota dolente la pressione fiscale troppo alta, molto di più dei paesi concorrenti e che frena la crescita e la competitività delle imprese.

La crisi durerà ancora petrà molto tempo sostiene il presidente della Federal Rserve americana Ben Bernarke dopo aver preso atto del rallentamento dell’economia Usa.

Sergio Menicucci
11/07/2012

Monti a Sun Valley: rigorosamente a porte chiuse .
Subito dopo la riunione dell’Ecofin del 10 luglio il premier Monti andrà negli Stati Uniti.

Per una visita ufficiale con le istituzioni politiche americane ?

No.

Si tratta di una rimpatriata tra manager e tecnocrati.

L’incontro , organizzato dalla banca d’affari “Allen & Co.”, è , scrive il Corsera del 10 luglio: “il raduno dei guru dei media e della tecnologia che si svolge ogni anno”.

Quali gli invitati ?

“Rupert Murdoch tycoon della New Corporation, il papà di Facebook Mark Zuckerberg, Bill Gates oltre al cofondatore Google Sergey Brin”.

La riunione si svolgerà , rigorosamente “a porte chiuse”.

Monti rimarrà nella valle del Sole da giovedì a domenica.

Il menù: strategie dell’industria tecnologica e dei media in salsa Bilderberg .

Perché dovremmo sorprenderci di come i media internazionali e nazionali descrivono, con ossequio, il professor Mario Monti ?

E perché fare finta di non conoscere che è la finanza a dettare l’agenda alla politica ?
04/07/2012

Il cambiamento di Cesare Prandelli.
Nella sua irruenza progressista e, forse, per attaccare in anticipo prima di essere criticato per la tattica remissiva nella finale con la Spagna, Cesare Prandelli afferma di fronte a Giorgio Napolitano: “ Siamo un Paese vecchio, cambiamo”.

Ora nello sfascio generale ognuno è libero, anzi pretende, di dire la sua, giudicando l’Italia, il suo essere nazione, gli italiani e la loro condizione.

Anzi si indica la nazionale di calcio come “un esempio da seguire” , rispetto ad un Paese “ vecchio, con idee vecchie e una mentalità vecchia”.

Preso dalla foga, Casare Prandelli non si accorge di fare questo discorso di fronte ad un Presidente della Repubblica che volge verso i novanta anni, che per decenni ha creduto nell’ideologia vecchia del comunismo e che nei suoi discorsi si pone sempre a difesa di una Costituzione scritta ed approvata nella prima metà del secolo scorso.

Gaffe o malizia tutta toscana dell’allenatore bresciano ?

Nel secondo caso, ma non è così, Prandelli ci sarebbe ancor più simpatico.

Qualche ultramalizioso cronista, poi, è andato a contare gli otto tra trentenni e oltre della nazionale di Prandelli. E la bravura di alcuni di questi ( vedi Pirlo) può suonare in senso generale come una smentita alle sollecitazioni del ct azzurro.

Ma diciamola tutta : vecchio è anche il modo di generalizzare , di appellarsi ad un nuovo senza definirlo, di lanciare parole d’ordine conformiste , di strizzare l’occhio furbo ad un gratuito nuovismo.

Diciamo a Cesare: lavora ancora e pensa a preparare una buona squadra come è stata, in alcune partite , questa nazionale che vogliamo vedere ancora più forte.

Qualche vecchio saggio userebbe un vecchio proverbio: “Scherza con i fanti ma lascia stare i santi”.
06/06/2012

Roberto Saviano : ma non e’ un caso politico.
Tutti gli italiani, dissanguati dalle tessa e preoccupati per la crisi economica , possono ora stare più sereni, perché il numero 23 – sempre fatidico – del settimanale di proprietà di Carlo De Benedetti , si apre , subito dopo la pubblicità della BMW , del Gambero rosso e di Rolex, con l’aulica prosa di Roberto Saviano che, sentendo il peso di una grande responsabilità verso le “cose” d’Italia, tratta della sua “candidatura in politica”.

L’articolo ci ricorda l’agile prosa di Ian Fleming sui complotti della Spectre e arzigogola sui “politici di professione che temono che un outsider possa, ribaltando le regole del gioco, sottrargli spazio e autorità”.

A parte questa forzatura grammaticale con la quale la star di “vieni via con me” usa un “gli” per un “loro” - di certo colloquiale, tuttavia meno accettabile per l’italiano scritto che consentirebbe invece di esprimere con più chiarezza il riferimento ad un maschile plurale (Saviano, nella sua modestia , ci risponderebbe che l’ha usato il Manzoni) - l’illuminato non manca di immensa autostima quando afferma , certamente con riferimento a se stesso , “chi abbia visibilità e consenso” è considerato candidabile e quindi temuto perché “chiunque non venga percepito come schierato, fa paura e quindi va delegittimato”.

Come se , con i problemi nei quali sono immersi fino al collo, questi politici stiano sempre a pensare, temendo e complottando , contro questa decisiva discesa in campo. Ci viene la voglia di rivolgerci con quell’indimenticabile “ma mi faccia il piacere !” che il grande Totò disse in faccia all’onorevole Trombetta nel noto film.

Lo sponsorizzato da Eugenio Scalfari , ancora, continua, con una non breve dissertazione , sempre un po’ autoreferenziale, insistendo sui “politici di professione” che “temono questa eventualità” ( sempre della sua candidatura ) e sulla ricattabilità degli uomini di partito, per arrivare ad una oscura profezia: “ il punto è che se sei un pregiudicato hai già un protettore. A seconda del reato commesso, ci sarà la mafia, un partito o una cricca a garantire per te”.

A non dire niente, a volte, si fa una fortuna ed anche questo ha un vago sentore di… mafia.

Ad un certo punto, verso la fine, lo scritto si fa prudente : “in Italia entrare in politica da outsider è rischiosissimo : si diventa immediatamente bersaglio”.

Conseguenza cauta, banale e sibillina: “ Il mio mestiere è quello di scrivere “, ( dov’è la notizia ?) “ma non rinuncio alla possibilità di costruire un nuovo percorso in questo Paese”.

Sibillino il giovane scrittore perché fa intendere e non intendere, ma anche presuntuoso perché fa capire che la sua possibile discesa in campo potrà “ridare dignità alle parole della politica che è “la premessa alla rinascita”.

Ma perché, ci domandiamo, nessuno, ma proprio nessuno chiede a questa nuova star della pubblicistica debenedettiana con quali valori, idee e programmi pensi di rinnovare la politica, evitando di continuare la solfa di un imperturbabile, presuntuoso preventivo vittimismo che ci viene propinato ad ogni piè sospinto ?

Questo di Saviano, possiamo dirlo con certezza, non è proprio … un caso politico.
01/06/2012

All’ad di Intesasanpaolo 66 mila euro per una settimana di lavoro
Le banche devono fare di piu’polemica sulle retribuzioni.
Assemblea animata a banca Intesa San Paolo a Torino. Il problema sollevato da un azionista non era di poco conto ma che difficilmente viene sollevato pubblicamente. Spesso le assemblee si aprono e chiudono velocemente con la lettura di una relazione di bilancio tra poche persone. La trasparenza è lasciata alla lettura dei documenti di non facile comprensione delle voci e delle tabelle.

L’azionista piemontese ha invece ha posto la questione di valutare la congruità delle retribuzioni dei vertici in un momento di difficoltà economica generale. E’ emerso così che l’attuale amministratore delegato Cucchiani, eletto dal Cda il 25 novembre 2011, ha incassato per sette giorni di lavoro la cifra di 66 mila euro. E’ il record raggiunto dal nuovo numero uno dell’istituto di credito torinese dopo l’uscita di scena di Corrado Passera, chiamato al governo dal premier Mario Monti.

Di fronte alle perplessità e le riserve di altri azionisti il manager si è giustificato osservando che “ le retribuzioni vanno valutate in base alle condizioni di mercato, al merito e se possibile in base all’etica”. Osservazioni poco convincenti anche se in Europa la media delle retribuzioni degli amministratore delegati è molto alta e che può raggiungere anche i 4,5 milioni di euro. Cifre di questo genere in Italia rappresentano un “ privilegio”. La sproporzione con le retribuzioni dei dipendenti è talmente enorme che gli stessi vertici di Intesa San Paolo sono stati costretti a ridurre del 41 per cento gli incentivi 2011 sull’anno precedente. E pensando di fare cosa gradita agli azionisti Cucchiani, scapoli, senza figli,ha promesso che i soldi alla sua morte saranno devoluti in beneficenza.

Del sistema del credito e delle falle che si riscontrano ( a partire dall’impiego a tassi eccessivamente maggiorati della liquidità messa a disposizione della Bce all’uno per cento) si sta parlando molto in queste settimane di crisi italiana e internazionale.

E’ stato l’ex banchiere Corrado Passera ,ora Ministro dello sviluppo, ha precisare a Treviso che “ le banche possono fare di più per sostenere le imprese nuove e innovative e che il credito deve andare alle aziende che se lo meritano senza concederlo in maniera indiscriminata”. Se le banche possono fare di più anche il governo deve fare la sua parte gli ha risposto il presidente dell’Abi Giuseppe Mussari da Viterbo precisando che “ oltre ad azzerare il debito della Pubblica amministrazione occorre evitare che questo si continui a riformare. Il pozzo va prosciugato e non deve più essere alimentato”.

Un dato è certo: il tasso di crescita dei finanziamenti è rallentato sia per le imprese che per le famiglie. Nel botta e risposta si inserisce anche la Confindustria. Secondo il presidente della piccola industria Vincenzo Boccia il sistema bancario deve saper distinguere i singoli casi aziendali e di valutare gli aspetti contingenti da quelli strutturali nonché valutare i parametri qualitativi delle aziende e non solo quantitativi come emerge invece dalle regole di Basilea 3”. Gli industriali osservano che oltre a mettere in sicurezza i conti dello Stato ( il deficit si avvicina ai due mila miliardi a fine 2012) occorre mettere in condizione di competitività il paese, permettendo alle aziende di tutti i settori di poter esprimere le loro potenzialità.

Le associazioni dei consumatori rincarano la dose: occorre giungere ad una gestione degli istituti bancari completamente diversa da come è stata finora sui costi bancari, sui mutui, sugli investimenti produttivi e nei bisogni delle famiglie.( ( smen)
28/05/2012

Tutti gli impiegati di Mirafiori in cassa integrazione
Fiat: male in Europa bene negli Usa e in Brasile.
Lingotto a due facce: quella sorridente americana e quella triste italiana. In Italia e in Europa si fa sentire la crisi dell’auto: calano le vendite e le immatricolazioni mentre gli stabilimenti sono stati progettati per produrre una grande quantità di vetture. Per la prima volta nella storia del gruppo Fiat piemontese tutti i 5.400 amministrativi di Mirafiori, il quartier generale dei colletti bianchi, saranno messi in cassa integrazione: tre giorni a metà giugno, altri tre giorni a metà luglio. Lo stabilimento resterà chiuso anche altri due giorni il 22 giugno e il 22 luglio con utilizzo dei permessi personali dei lavoratori.

Una così vasta crisi non aveva coinvolto tutti gli impiegati neppure nel periodo 2003-05 quando ad ammissione degli stessi vertici della casa torinese incombeva l’incubo del fallimento. Solo in aprile la Fiat ha avuto un calo di vendite dell’undici per cento in Europa e se non si vende non si può produrre ulteriormente per lasciare le vetture in parcheggio sui piazzali.

Mirafiori con Grugliasco è in piena ristrutturazione nel quadro del Fabbrica Italia. Si salvano dalla crisi solo gli stabilimenti di Pomigliano d’Arco grazie al continuo successo della Panda e di Atessa dove sono prodotti i veicoli industriali. Per quanto riguarda invece Melfi e Cassino si attendono le decisioni dell’amministratore delegato Sergio Marchionne sul loro destino. Già segnato invece per Termini Imerese dove gli ex operai Fiat sono in ansia per la mancata soluzione DR dell’imprenditore molisano Massimo Di Risio che in settimana avrà un colloquio con il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo.

A differenza del precedente periodo nero questa volta si tratta di una crisi di mercato. La recessione rallenta gli investimenti pianificati e gli acquisti. Alla base c’è, comunque, un eccesso di capacità produttiva che riguarda quasi tutti i grandi gruppi con Opel che dovrebbe chiudere in Europa uno stabilimento in Germania, la Peugeot si appresta a fermarne due in Francia, la Seat ( cioè Volkwagen)dovrebbe ridurre la produzione in Spagna. La cassa integrazione per tutti gli amministrativi evidenzia la profondità della crisi perché sono loro da Mirafiori a provvedere agli acquisti, alle vendite, ai servizi generali per l’intero universo Fiat.

Meno ordini arrivano ai concessionari vuol dire meno immatricolazioni di vetture, meno lavoro alle catene di montaggio, meno attività per gli impiegati. La tensione resta alta. I sindacati hanno chiesto un nuovo tavolo di confronto.

In un quadro più generale il gruppo Fiat mentre sta progettando nuovi modelli fa registrare grandi risultati in Brasile e negli Stati Uniti, dove dallo stabilimento di Belvedere è stato lanciato sul mercato la Dodge Dart, la prima vettura figlia di Fiat e Chrysler.

Anzi Marchionne ha annunciato l’acquisto di una quota posseduta dalla Veba, il fondo sanitario del sindacato Uaw della Chrysler. E questo avviene ad un anno dalla restituzione dei prestiti concessi dai governi Usa e del Canada per il salvataggio dell’azienda automobilistica in crisi , con ben 6 anni di anticipo rispetto agli impegni.

La nuova Dodge Dart e l’accordo con la Madza per produrre in Giappone a Hiroshima in comune una spider erede della Duetto dell’Alfa Romeo( la vettura del film il laureato con Dustin Hoffman) dovrebbero determinare l’inizio di una nuova era per il gruppo torinese ( smen)
03/05/2012

I primi dati del censimento 2011
Istat: una casa ogni 2 italiani.
Gli italiani sono 59 milioni e mezzo ma a crescere sono gli stranieri. Gli immigrati residenti sono passati da 1.334.883 del 2001 a 3.769.518 del 2011. Preoccupa pertanto la staticità demografica della popolazione di cittadinanza italiana. Gli stranieri incidono per 6, 3% sulla popolazione con una concentrazione maggiore nel Nord est e nel Nord ovest e con Brescia che ha ormai il 16 per cento di residenti stranieri.

Dai dati del 15° censimento che ha fotografato l’Italia al 9 ottobre 2011 emergono alcune realtà conosciute ed alcuni elementi poco considerati. Tra questi la crescita esponenziale di famiglie che hanno dichiarato di abitare in roulotte, tende o baracche. Sono oltre 71 mila / erano 24 mila circa nel 2001) su un totale di 24.512.012. Un dato vertiginoso, osserva l’Istat.

Altro elemento di riflessione è costituito dal milione e 963 mila donne in più dei maschi, in media cioè 52 donne ogni 100 abitanti. La distribuzione della popolazione vede il 46% dei cittadini vivere al Nord , il 19% al centro e il 35% al Sud e nelle isole. I Comuni italiani sono 8.092, di cui il 70% ha una popolazione inferiore ai 5 mila abitanti. Solo 45 superano i 100 mila, con Roma che registra 2.612.068 su una superficie comunale di oltre mille e trecento metri quadrati.

Dal primo censimento nel 1861( unità d’Italia) al 15° del 2011 i residenti sono quasi triplicati passando dai 22 milioni ai quasi 60. La crescita è avvenuta soprattutto al Nord con il 70% dei Comuni che ha fatto registrare un aumento di popolazione. Rispetto al 2001 si contano in Italia 14.176.371 edifici e 28.863.604 abitazioni, di cui quasi 24 milioni occupate dai residenti. La rilevazione Istat ha poi censito 9 milioni e 608 mila numeri civici di cui il 53,4% di tipo abitativo e il 45,9 esercizi commerciali a piano terra, garage, unità produttive. Lo 0,6% sono ospedali, università, caserme. Facendo una serie di raffronti l’Istat segnala 2.708.087 potenziali abitazioni non occupate o di famiglie non iscritte all’anagrafe.

E a proposito di immigrati c’è un piccolo giallo relativo alle cifre totali.

Il censimento dell’ottobre 2011 ne registra 3 milioni e 800 mila. Ma un mese prima, sempre l’Istat, aveva segnalato che la presenza della popolazione straniera residente in Italia era di 4 milioni e 570 mila, a cui andavano aggiunto altri 397 mila non regolari, secondo le osservazioni della Caritas. Dove sono finiti? Secondo gli esperti il milione che manca all’appello è costituito da persone che hanno lasciato l’Italia ( in prevalenza donne e bambini che si erano ricongiunti ai mariti e padri) in conseguenza del crollo dell’offerta di lavoro e delle retribuzioni, soprattutto romeni e albanesi per la crisi dell’edilizia.

Altre cause il fenomeno degli affitti irregolari, dei subaffitti nelle grandi città ( 10-15 persone che abitano in alloggi di fortuna a prezzi alti); l’alta mobilità di spostamento da un paese all’altro e la scadenza dei permessi o del titolo di soggiorno che portano a situazioni irregolari o di clandestinità. Terzo elemento molti immigrati non hanno partecipato volontariamente al censimento per evitare problemi con le Asl e i Comuni. La diminuzione di stranieri è documentata anche dal calo delle rimesse verso i paesi d’origine a causa delle crescenti difficoltà economiche.

Questi i primi dati del Censimento, cui seguiranno altre notizie più particolareggiate sulla popolazione legale dei singoli Comuni. ( smen)
14/03/2012

Tante le novità per casa, fisco, pensioni, banche, sanità, commercio, professioni nei provvedimenti del governo e del Parlamento
I cambiamenti imposti alla vita quotidiana.
Casa, fisco, pensioni, banche, risparmio, consumi, commercio, servizi, sanità, professioni. Com’è cambiata la vita degli italiani in meno di due anni? Dalla primavera del 2011 ad aprile 2012 gli italiani hanno sopportato 4 Finanziarie varate dai governi Berlusconi e Monti per rimettere il debito pubblico ( 1900 miliardi, il 120% del Prodotto interno lordo) sotto controllo e rientrare nei parametri Ue.

Le sorprese non sono mancate per i contribuenti ( anzi gli effetti delle nuove tasse si faranno sentire maggiormente a giugno con la dichiarazione dei redditi e il pagamento dell’IMU e delle addizionali regionali), per i consumatori ( i prezzi hanno continuato a lievitare in alto con la scandalosa impennata della benzina e del gasolio), per i risparmiatori ( che non hanno più potuto accumulare riserve a causa dell’erosione degli stipendi e delle pensioni e quindi delle difficoltà di arrivare a fine mese). I cittadini e le famiglie hanno dovuto fare i conti con realtà impreviste, con mutamenti legislativi, con ripercussioni delle tensioni dei mercati internazionali ( ormai tutti sanno cosa sono lo spread, il debito sovrano, i derivati, i titoli spazzatura, le agenzie di rating, bond, l’eurozona), con la fragilità delle istituzioni europee.

In Italia si aggiunge l’accresciuta scarsa credibilità della politica alle prese con il dilagare della corruzione( in Germania il coinvolgimento in un’operazione poco corretta ha costretto il presidente della Repubblica a dimettersi), con i privilegi e gli sperperi della casta. Nelle ultime settimane di marzo mentre il governo “ tecnico” di Mario Monti tentava di tenere la barca a galla ( varo delle liberalizzazioni e delle semplificazioni burocratiche, sostegno alle opere infrastrutturali partire dall’alta velocità fortemente e tenacemente contrastata da 7 anni dai No-Tav, anche con la violenza) i partiti si organizzavano per riprendere in mano la gestione del potere, considerando le elezioni politiche del 2013 il termine finale dell’operazione Monti.

E’ cambiato qualcosa in Italia? Stando al dilagare delle “mazzette” per appalti pubblici, all’aumento della disoccupazione ( salita al 9,2 con punte del 31 per cento per quella giovanile e femminile. Peggio nell’Ue solo la Spagna, la Grecia e la Slovacchia), alla recrudescenza della criminalità organizzata, agli ostacoli della burocrazia, ai tanti furbi che “ fregano” gli istituti di previdenza ( falsi invalidi, falsi ciechi, falsi lavoratori), alla scoperta di migliaia e migliaia di evasori fiscali, totali o parziali, alla crisi della scuola e alle disfunzioni della sanità tutto sembra stazionario o peggiorato.

Le innovazioni normative che si sono succedute a partire dal decreto del maggio 2011 a getto continuo, spesso in maniera contraddittoria, hanno stravolta l’ordinaria quotidianità di cittadini.

Le tasse, però, sulla casa, sul risparmio ,sui prodotti di consumo ( Iva), sulle bollette sono cambiate. In peggio per i contribuenti onesti. Le regole sulle pensioni e per le attività commerciali, per quelle professionali sono cambiate. Anche queste in peggio.

Ci si trova, quindi, davanti ad un labirinto di modifiche. Con il decreto “ Salva Italia” di Natale l’amara IMU ha cambiato il volto del mercato abitativo. Per altre materia si tratta di un complesso d’interventi senza una linea-guida. Mezzo milione di pensionati dovrà avere un deposito di conto corrente per incassare l’assegno mensile, in banca bisogna fare attenzione a trasferire denaro contante sopra i mille euro. Tutto dovrà lasciare un’impronta, anche il pagamento della badante o dei collaboratori domestici. Nel decreto liberalizzazioni viene scoraggiato il risarcimento per contante dei sinistri automobilistici e posti vincoli per evitare l’uso di pagamenti frazionati. Limite di mille euro anche per il saldo delle parcelle dei medici, dei dentisti, degli avvocati, architetti, idraulici, muratori, falegnami.

La tracciabilità sfida l’evasione e il riciclaggio? E’ probabile che con il controllo della circolazione monetaria si ottenga il monitoraggio dei proventi che sfuggono alla tassazione. Il problema italiano è di mentalità: tutti vogliono fare i furbi e spesso “ fatta la legge trovato l’inganno”. All’estero l’uso della carta di credito o della macchinetta bancomat è normale. In Italia è cosa rara e in più soggetta a commissioni aggiuntive.

Quanto tempo ci vorrà per vedere gli effetti delle riforme? E qual’ è lo stato dell’economia reale? E’ in affanno e in difficoltà. Tutti gli indicatori confermano che l’Italia è in recessione, con stagnazione del prodotto interno lordo. La produzione industriale è calata nel 2012 del 5 per cento rispetto all’anno precedente. I segni di ripresa sono deboli. Preoccupa molto l’aumento del ricorso alla cassa interazione in deroga ( a carico della fiscalità generale ) cresciuto del 40 % a febbraio su gennaio e che sorpassa gli interventi ordinari e straordinari. Per cui la riforma degli armonizzatori sociali costerebbe almeno altri 8 miliardi che aggiunti a quelli che si spendono si arriverebbe a 15 miliardi e non è nemmeno detto che si avrebbe un sistema più equo ed allargato.

Sul piano generale si allontana il pericolo di fallimento della Grecia e per l’Italia lo scarta tra Btp e Bund tedeschi è sceso a marzo 2012 intorno ai 300 punti dopo il record di 575 raggiunto il 9 novembre 2011.

Ora, dice il presidente della Bce Mario Draghi tocca ai governi e alle banche operare per la ripresa dopo i maxi-prestiti a 800 banche che hanno ottenuto una forte dose di liquidità pari a 530 miliardi a marzo e altri 490 miliardi prima di Natale. Un’operazione che ha evitato rischi estremi per la zona dell’euro e avviato una fase di stabilizzazione dei mercati e dell’attività creditizia. L’impatto dell’intervento della Bce è stato positivo ma “ le misure non saranno eterne”.

La crisi impone, scrive il commissario Consob Lucas Enriques, “ l’adozione di riforme che permettano di rendere l’indebitamento sovrano sostenibile nel breve e lungo termine. E’ chiaro che un maggiore rigore fiscale e di bilancio non sarà sufficiente: è indispensabile stimolare la crescita del settore privato”. In primo luogo ridurre gli oneri amministrativi che gravano sulle imprese, altrimenti gli stranieri se ne vanno come ha fatto la British Gas dopo un lungo braccio di ferro durato 11 anni con gli enti locali pugliesi contrari al rigassificatore di Brindisi. In secondo luogo le banche devono riaprire i rubinetti del credito, avendo ottenuto denaro al tasso dell’1 per cento.

Per recuperare terreno e stimolare la domanda favorendo i consumi gli economisti della “Federal riserve” Usa ritengono che ridurre il peso dello Stato e diminuire la tassazione sul lavoro può far ripartire la domanda nel breve tempo. La ricetta del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco è all’apparenza molto semplice. “ Il paese, dice, invecchia e quindi per mantenere lo stesso livello di vita raggiunto occorre iniziare, da subito, un percorso che poggi su tre elementi: lavorare di più, in più e più a lungo possibile”. L’Italia è in fondo alla classifica dei paesi europei per il lavoro femminile ( solo 3 donne su 10 lavorano). Il tasso di occupazione nel Mezzogiorno raggiunge appena il 44% della popolazione che sale al 55% nel Centronord. Oltre due milioni di giovani, così, non studiano e non lavorano, di cui 1,2 milioni donne.

C’è, evidentemente, molto da fare, anche se l’agenzia Standard e Poor’s ammette di essere stata “ sorpresa” dai risultati raggiunti dall’Italia in pochi mesi e il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble osserva che “ per l’Europa si è aperta una nuova fase, grazie anche ai buoni sviluppi in Italia e con l’Italia”.

Sergio Menicucci
09/03/2012

Il disprezzo del ministro Riccardi.
Filippo Ceccarelli è intelligente va parte della redazione del quotidiano di De Benedetti, conserva ancora un po’ del suo giovanile anticonformismo.

E sul giornale di via Colombo, l’8 marzo delinea un gustoso quadretto della “guerra nascosta tra i tecnici e i politici”.

La frase del Ministro Riccardi chiamata in causa ( “ Alfano voleva soltanto creare il caso. Vogliono solo strumentalizzare: è la cosa che più mi fa schifo della politica, ma quei tempi sono finiti” ) mostra , secondo Ceccarelli “la folgorante evidenza rivelatoria di un atteggiamento, di una superiorità e dunque di un conflitto che finora si è cercato , in particolare il presidente Monti ha cercato in tutti i modi di tenere sotto la cenere”.

La penna del bravo Filippo , come una lama affilata, ritaglia , in sostanza, una differenza di stile e di intelligenza tra il Presidente del consiglio ( Super-Mario … ha fatto le scuole dai gesuiti” ) e il suo Ministro “cattolico”.

“ Voce dal sen fuggita”, commenta Ceccarelli, ma è assai probabile, rileviamo noi, che non sia particolarmente piaciuta al premier , tanto è vero che Riccardi è dovuto ricorrere ad una penosa rettifica serale.

Aggiungendo maliziosamente: “ Forse il professor Riccardi non si è reso conto che la sua smentita, emessa all’ora di cena, con opportuno corredo di scuse, suona fin troppo e doverosamente ‘politica’ per apparire sincera”.

Raffinata anche la critica del giornalista alla piuttosto pomposa affermazione di Riccardi ( “ quei tempi sono finiti” ): “ha l’aggravante di essere uno storico”, come dire, pensa di essere preso sul serio in quanto cultore di storia.

Il tono sprezzante del Ministro ha un suo retroterra nella cultura dei cattolici di sinistra che avevano una visione èlitaria della politica. Ma qui siamo ben oltre e dobbiamo dare atto che mai il tono fermissimo di Dossetti arrivò all’ingiuria e al disprezzo.

Eppure il ministro Riccardi è quella stessa persona che nel dicembre del 2011 in visita a Torino con riferimento ai gravi atti di razzismo lì compiuti, come a Firenze, aveva detto: “Bisogna stare attenti alle parole perché possono essere pericolose. La predicazione del disprezzo ha una responsabilità di linguaggio. Occorre ritrovare un nuovo uso pubblico delle parole”.

Sarà vero che il disprezzo di razza sia assai più grave di quello verso i politici e tuttavia non siamo di fronte a quell’ atteggiamento di tolleranza cristiana che, in ogni caso, dovrebbe animare il tanto richiamato “confronto” o “dialogo” come base per una reciproca comprensione e disponibilità.
16/02/2012

Il fascino indiscreto dell’oligarchia economica.
Adriano Sofri coglie l’occasione dell’uscita in Italia di un volume con articoli interviste e corrispondenza dell’oligarca russo Kodorkovskij per tracciarne uno struggente ritratto.

A parte alcune notazioni che hanno un sapore quasi autobiografico sul rifiuto di chiedere la grazia e “la scelta di rientrare in Russia per non abbandonare il suo vice Platon Lebedev”, Sofri si diletta a scandagliare il pensiero politico dell’oligarca prigioniero.

Rintraccia i connotati di quella “svolta a sinistra” invocata dall’oligarca sin dal 2005 che si esprimerebbe nella “distribuire i frutti dello crescita economica”, che scorge “nelle rivoluzioni delle rose in Georgia, dei tulipani gialli in Kirghizistan, arancione in Ucraina”, invocandola per “il mondo intero”,mentre inneggia alla”vittoria di Obama” che assimila all’avvento di Gorbaciov in URSS.

Sofri poi, riferisce il pensiero di Kodorkovskij che , curiosamente, ritiene che “nella Russia di oggi la riforma giudiziaria deve precedere quella politica” e che solo “una casta di professionisti della giustizia non plagiabili” potrà avviare la Russia sulla strada della vera democrazia.

Questa via giudiziaria alla democrazia è l’ennesima scorciatoia prodotta dalla visione élitaria della politica e delle istituzioni ed è del tutto assimilabile agli obbiettivi della sinistra giustizialista italiana e del partito dei giudici.

Kodorkovskij si autodefinisce “l’uomo post sovietico più ricco”, ma l’ex leader di Lotta Continua non se la sente di interrogarsi come, in breve tempo , lo sia diventato, a cavallo degli anni di Eltsin e delle sue privatizzazioni a “prezzo di saldi” delle risorse energetiche.

Sofri non ha il coraggio di analizzare compiutamente lo scontro con Putin che , invece, l’accademica di Francia Hélène Carrère d’Encausse descrive nel suo libro “ La Russia tra due mondi”: “Con l’affare Yukos lo stato ha voluto mostrare che il denaro non doveva permettere né di arrivare al potere , né di condizionarlo. La natura illecita dei rapporti tra potere e denaro trovava dunque conferma, come pure la frontiera che gli oligarchi erano tenuti a rispettare. Lo stato non aboliva la proprietà privata, ma puntualizzava le condizioni entro le quali poteva esistere: niente evasione fiscale, niente finanziamento ai partiti politici, niente progetti strategici come la costruzione privata di vie di trasporto dell’energia sena il benestare del potere pubblico”.

Del resto lo stesso Adriano Sofri non ha esitato a passare dalla visione pseudo rivoluzionaria comunista della sua organizzazione militante a collaborare con un quotidiano di proprietà dell’imprenditore e finanziere italiano per eccellenza De Benedetti che, come ricordava in una intervista al Giornale del 30 agosto 2009 l’ex ministro dell’industria il liberale Altissimo “negli anni ’90 fece miliardi con le svendite dello Stato”.

Come dire, Sofri si trova bene tra le vite parallele di Kodorkovskij e De Benedetti, anche perchè i loro destini sono stati differenti.
31/01/2012

Priorita’ Italiane. di Luigi Gagliardi
Il giorno 18 gennaio u.s. si è tenuta nell’Aula Magna dell’Ospedale Forlanini la presentazione di un saggio scritto da un operatore del settore Massimo Venanzetti cui va il merito di aver descritto, immaginando un colloquio con il fondatore Eugenio Morelli, la straordinaria opera che quell’ospedale aveva svolto per il trattamento della tubercolosi in anni in cui il morbo era presente in tutta la sua gravità e diffusione e il timore che incuteva era tale che quando una persona ne era affetta non si diceva che era affetto da tubercolosi si diceva che era “malato”, sia perché quella non era “una malattia”, ma “la malattia” per eccellenza, sia perché la parola scivolava facilmente tra le labbra e la si poteva più facilmente sussurrare anziché pronunciare.

Molte erano la motivazioni che le conferivano questa particolare gravità: prima di tutto colpiva più frequentemente età giovanili, inoltre poteva contagiare ad opera dell’espettorato infetto e quindi ).mediante la semplice vicinanza a chi tossiva, era di andamento cronico e presentava talora la forma impressionante delle emottisi. In questo contesto clinico ed epidemiologico vennero realizzate in Italia negli anni Trenta importanti iniziative con soluzioni d’avanguardia, in campo edilizio, amministrativo, previdenziale ed assistenziale.

Nacquero così grandi istituti ospedalieri specializzati dei quali il “Forlanini”, come si chiamava allora, rappresentò il prototipo anche con soluzioni tecniche ed architettoniche d’avanguardia. Bisogna quindi essere grati a Massimo Venanzetti per avere realizzato questa pubblicazione.

( Massimo Venanzetti: Anch’io fui studente al Forlanini – Ed. Scienze e Lettere, Roma 2011, E.25) . E’ giusto lodare l’iniziativa del nostro appassionato cultore anche perché gli italiani non sempre sono portati ad apprezzare autentiche eccellenze della loro creatività.

A questo proposito è il caso di ricordare significative scoperte di italiani in campo sanitario, autenticamente innovatrici, per nulla conosciute dal grande pubblico.

Qualche esempio: oggi è nota a tutti l’importanza di un bacillo come l’elicobacter pilori responsabile della malattia ulcerosa dello stomaco. Mai sentito ricordare, neppure tra gli addetti ai lavori, che quel microrganismo fu scoperto nel 1893 da Giulio Bizzozzero, un anatomopatologo piemontese considerato anche comre il padre dell’istologia italiana. E’ vero, non risulta che questi mettesse la sua scoperta in rapporto alla gastrite ulcerosa, ma è altrettanto vero che queste priorità, anche con questi limiti, non manchino di essere ampiamente vantate da altre nazioni nei confronti di loro concittadini meritevoli.

Tutti ricordano il nome di Alexander Fleming, lo scopritore del penicillum notatum, responsabile di un muffa da cui poi è stata fatta derivare la penicillina; fu certamente l’inizio di una nuova era della medicina, quella degli antibiotici che certamente hanno innovato il trattamento delle malattie infettive, ed è giusto il vanto che va riservato allo scopritore inglese; ma sarebbe il caso di ricordare anche Vincenzo Tiberio, molisano, igienista entrato a far parte della Marina Militare italiana, che nel 1895 con precisa intuizione, studiò il comportamento della muffe dei pozzi d’acqua.

Al seguito di questi studi scoprì in modo del tutto prioritario, che certe muffe interferiscono con azione competitiva con altre specie batteriche e sostenne il possibile loro utilizzo nel trattamento delle malattie infettive. Tiberio consegnò queste sue riflessioni ad una memoria presente sugli annali di igiene sperimentale della R. Università di Napoli.

E che dire di Giuseppe Brotzu, un igienista cagliaritano che, studiando le muffe presenti nelle fogne, individuò il cefalosporium e sperimentò la sua azione antibatterica competitiva proponendone l’utilizzo nelle infezioni umane. La sua scoperta ebbe una grande affermazione e contribuì alla nascita di una novità nel campo degli antibiotici, quella della individuazione di nuovi ceppi e questo aprì la fase della molteplicità e della versatilità di nuovi prodotti capaci di ovviare al fenomeno della resistenza batterica, cioè della assuefazione e della selezione dei germi.

Il nome di Brotzu non ricorre frequentemente, anzi, non ricorre proprio e, con grande disdoro, si deve dire che non gli vennero concessi i richiesti finanziamenti adducendo motivi di incompatibilità del tutto estranei alla sua scoperta ed alla sua attività professionale (perché epurato) . E così la scoperta di Brotzu finì in mano straniera ed entrò nel mercato dando luogo ad una serie di nuovi antibiotici: le cefalosporine.

E’ bene ricordare che queste evenienze da noi non sono una novità e che è gran tempo che si operi per una inversione di tendenza.
30/01/2012

Il sindacato al Corriere della Sera : “gestione dissennata e fallimentare”.
Un comunicato sindacale durissimo del comitato di redazione del Corriere della Sera svela interessanti operazioni di riorganizzazione di Rcs Mediagrup.

Il documento denuncia non solo lo smembramento della redazione dalla tipografia, scorporandone alcune parti , chi a via solferino e chi a Crescenzago, ma operazioni finanziarie ed immobiliari.

Si vuole “vendere gran parte degli edifici di proprietà dell’area Solferino –San Marco”, “per fare cassa” denuncia il comitato “per porre rimedio ai disastri provocati negli ultimi anni dalla gestione dissennata e fallimentare che il management sostenuto dagli azionisti ha messo in atto”.

Ricordiamo a questo proposito che la proprietà di RCS è blindata dal patto di sindacato tra gli azionisti, come dire siano in presenza, per usare un termine caro al Corriere di una casta chiusa, che , tuttavia, le rappresentanze sindacali definiscono “dissennata e fallimentare”.

Ma c’è dell'altro e cioè “il depauperamento qualitativo oltre che economico, l’attenzione continua ad interessi esterni all’impresa editoriale a danno del prodotto, del marchio e dei suoi lavoratori e dei lettori”.

Anche qui niente male per un’azienda editoriale che, caso emblematico di un classico conflitto di interessi italiano, è di proprietà di settori industriali e bancari ben evidenti.

Forse il comitato ritiene che il giornale ha leso gli interessi dell’azienda editoriale per favorire quelli delle proprietà ?

E veniamo ad un altro aspetto davvero interessante: “mentre con una mano l’azienda negli ultimi due anni ha chiesto ( e chiede) soldi pubblici tramite stati di crisi e ristrutturazioni subentranti , con l’altra assegna ad azionisti e vertici manageriali ricchi dividendi e premi quasi milionari”.

E’ questa è veramente buona!

Dalla denuncia del sindacato apprendiamo che il giornale che si è fatto paladino della necessità di una lotta gli sprechi da parte della politica, continua a reclamare soldi dallo Stato mentre elargirebbe “premi e dividendi quasi milionari”.

Da quanto tempo chiediamo che il governo compia un esame rigoroso di tutti quei finanziamenti alle imprese private, per capire il loro effetto in termini di sviluppo e occupazione e qui leggiamo, invece, che vengono “elargite” risorse cospicue.

Ma non finisce qui.

“Mentre vengono chiuse testate del gruppo ( come city ) – scrive il comitato di redazione – ricorrendo alla cassa integrazione , mentre giornalisti e poligrafici di diverse testate del gruppo vengono prepensionati, con la grave perdita di eccellenze professionali e un aggravio straordinario per gli enti di previdenza, una casta (questa sì ) di intoccabili non paga neppure il minimo pegno per le scelte scellerate in termini di politica aziendale, di investimenti (l’acquisizione della Rocoletos spagnola è l’esempio più eclatante che, ben oltre la crisi congiunturale, hanno portato al disastro”.

Non abbiamo parole: aggravio di spesa per gli enti previdenziali, cancellata la meritocrazia professionale, caste di intoccabili.

Questo suggestivo quadretto aziendale del quotidiano più moralista e giustizialista d’Italia ( a parte il dipietrismo ) ha tuttavia nomi e cognomi che troviamo in un'altra pagina del Corriere : quelli del presidente, dei vicepresidenti dell’amministratore delegato e dei consiglieri di amministrazione di RCS.

Tra essi il ghota dell’imprenditoriali italiana: Piergaetano Marchetti, Renato Pagliaro , Antonello Perricone, Raffaele Agrusti, Roland Berger, Roberto Bertazzoni, Gianfranco Carbonato, Diego Della Valle, John Elkan, Giorgio Fantoni, Franzo Grande Stevens, Jonella Ligresti, Giuseppe Lucchini, Vittorio Malacalza, Paolo Merloni, Andrea Moltrasio, Carlo Pesenti, Virgilio Rognoni, Alberto Rosati, Giuseppe Rotelli, Enrico Salza. Ma che bella borghesia!
23/01/2012

Dopo l’accordo sul contratto dei 340 mila dipendenti Sportelli in banca fino all’ora di cena.
Riflettori puntati sulle banche. In Italia e all’estero. L’attesa maggiore è per l’accordo tra il governo di Atene e i creditori privati sul debito greco, in base al quale ci sarebbe un taglio del valore nominale del 50% del debito con Atene che offre nuove titoli di Stato con una cedola in graduale aumento con una media intorno al 4 per cento. Banche, assicurazioni e hedge fund detengono 206 miliardi di euro dei 357 complessivi del debito greco.

Per le banche si tratterebbe di rinunciare a 100 miliardi d crediti permettendo di portare il debito ellenico al 120 per cento del prodotto interno lordo entro il 2020.

L’esposizione delle banche italiane è di quasi 4 miliardi di euro.

Ma le banche italiane, declassate dalle agenzie di rating, sono alle prese con altre due questioni: la ricapitalizzazione voluta dall’Europa e l’impatto del nuovo contratto dei dipendenti sui conti di bilancio e soprattutto sull’organizzazione del lavoro.

L’obiettivo principale è il recupero della produttività e l’utilizzo di numerose flessibilità contrattuali.

Sarà un percorso che potrebbe cambiare i rapporti anche tra banche e utenti.

I 340 mila lavoratori hanno ottenuto un aumento di 170 euro a regime ( in tre anni a partire dal giugno 2012) ma hanno accettato, con qualche malumore, l’esclusione di una tantum per gli anni decorsi senza contratto, il blocco per un anno e mezzo degli scatti di anzianità e il raffreddamento della dinamica degli accantonamenti del TFR.

In cambio c’è la costituzione di un Fondo bilaterale per l’occupazione con il contributo dei quadri direttivi e dirigenti di una festività e dei manager con il 4 % della retribuzione fissa. La creazione di questo fondo permetterà l’assunzione nei prossimi 3 anni di circa 16.500 giovani con l’obiettivo di arrivare a 25 mila in cinque anni.

L’altra novità è l’orario.

Fermo quello dei dipendenti a 7 ore e mezzo, l’orario di sportello può essere esteso dalle ore 8 alle 20 e successivamente fino alle 22, previo accordo tra azienda e sindacati. Una mezza rivoluzione in Italia con lo scopo delle banche di riportare allo sportello i clienti diminuiti di circa il 35 per cento. Secondo un calcolo dell’Associazione bancaria ( Abi) gli sportelli in Italia lavorano meno rispetto a quanto avviene nei principali paesi europei. Va anche detto che gli italiani che utilizzano le banche sono meno rispetto alla rispettiva popolazione di altri Stati.

Si tratta ora di vedere come cambia il rapporto banca-clienti. Per ora ha fatto di apripista CheBanca che ha anticipato l’orario flessibile e deciso l’apertura domenicale nel centro commerciale “ Il Leone” a Lonato di Brescia. Un modello per il nuovo corso?
19/12/2011

I grandi vecchi e la liberta’ bendata.
Nella lunga intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera dell’11 dicembre, Cesare Geronzi , in cauda venenum, si esprime con un giudizio sulla massoneria.

Dopo aver accennato su Vaticano, finanza ed Opus Dei, alla sobria domanda del giornalista ( “E la massoneria ?” ), il manager bancario così si esprime : “La massoneria invece conta, forse conta molto, ed è spesso segnalata come protagonista di snodi più importanti di settori politici e finanziari”.

Non si può certo dire che Geronzi non possegga una conoscenza, profonda, dettagliata del mondo politico e finanziario.

E non si può dire che non abbia avuto anche già nel 2008 – sembra un secolo fa’ – la visione di quello che stava accadendo a livello internazionale. Disse a Giancarlo Galli (“Nella giungla degli gnomi” , Garzanti, 2008, pag 351 ): “Nessuno può garantire a occhi chiusi la tenuta del sistema finanziario internazionale. Dagli Usa alla Germania alla Gran Bretagna gli stati hanno già lanciato zattere di salvataggio , e se la situazione peggiorasse ?”. Aggiungeva allora: “La storia insegna che dalle Grandi Crisi, spesso si esce con le guerre, la mutilazione della democrazia”. E suggeriva “più che un intesa fra banchieri e politici, l’acquisizione di una generale sensibilità verso l’interesse generale”.

Ci sarebbe da riflettere su queste considerazioni.

Leggendo l’intervista di Geronzi, la memoria rimanda ad un altro grande vecchio dell’Italia che contava , Ettore Bernabei che nel libro intervista “L’uomo di fiducia” (Mondadori 1999) così si esprimeva su un curioso episodio e avvenuto alcuni anni prima , nel momento culminante della crisi della prima repubblica: “ Questa non è una storia di spie. Era il 2 giugno del 1992 e il panfilo della Regina ( il “ Britannia” )era attraccato alla banchina del porto di Civitavecchia. A bordo salirono un centinaio tra politici e manager pubblici italiani. A invitare era una curiosa organizzazione che si occupa di promuovere l’esportazione di servizi immateriali britannici, la “British Invisible”. Crociera vero l’argentario con seminario sulle privatizzazioni. Gli inglesi presentarono esperienze in fatto di nazionalizzazioni. C’era la Banca Warburg, la Barclays, gli studi legali della City. La maggior parte degli italiani ascoltarono . Mario Draghi fu tra i primi a prendere la parola … “.

La stampa ne parlò senza approfondire, ci fu qualche interrogazione parlamentare, ma non si venne mai a capo dei veri contenuti di quell’incontro che si svolse, pare, fuori della acque territoriali italiane.

Abbiamo più volte espresso le nostre convinzioni circa le tesi “complottiste”. A volte riferiscono cose interessanti, ma si stratta di un allontanamento dall’esame culturale e storico e di una rinuncia ad esercitare il ragionamento politico.

Tuttavia ci sono vicende e parole che, invece di richiamare il confronto intellettuale e l’approfondimento informativo vengono rimosse, quasi ci fosse una zona franca di questioni che si devono tenere sostanzialmente coperte all’opinione pubblica.

Avvertiamo il bisogno di un giornalismo senza tabù, coraggioso, libero, possibilmente non aggregabile ai carri politici o a quelli imprenditoriali .

Lo avvertiamo soprattutto adesso perché la fine delle ideologie invece di contribuire a realizzare una politica più aperta a libera, si va incanalando in una condizione nella quale la politica muore e la società diviene più opaca e il cittadino meno protagonista e sempre più emarginato.

La libertà è oggi bendata ?
01/12/2011

Scontro tra lobby
Efficace, ma piuttosto ripetitiva l’apparizione di Carlo De Benedetti alla trasmissione otto e mezzo di martedì 29 novembre. Il patron di Cir ha, innanzitutto, ribadito che ”da circa 2 anni sono convinto che occorre un’imposta patrimoniale alla Svizzera, soft, su tutto il patrimonio con un’aliquota bassa, sotto l’1%. In Svizzera c’è da molti anni .  E la Svizzera, anche se Berlusconi forse non lo sa, non è un paese attraversato da orde comuniste”.

C’è solo da rilevare che se tale imposta patrimoniale venisse calcolata su un valore di 500 mila euro , che corrisponde ad un’abitazione medio piccola in città come Roma , l’esborso per il proprietario,e sarebbe a cadenza annuale, si attesterebbe a circa 5000 euro. Se riguardasse un ammontare catastale , rivalutato a prezzi di mercato, di 1 milione di euro la somma da dare al fisco sarebbe di diecimila euro l’anno.

E’ una notizia che – si fa per dire - farà piacere ai risparmiatori ed alle famiglie italiane e che non provocherà alcun imbarazzo a coloro che attraverso canali esteri o bilanci aziendali possono sottrarre, con destrezza , il cespite.

Lo stesso De Benedetti ha ricordato che i suoi figli hanno cittadinanza elvetica.

Anche un’altra tradizionale “attenzione” ha avuto modo di confermare il finanziere di Ivrea, quella sull’acquisto delle televisione de la 7 – maliziosamente suggerita dalla Gruber “con i soldi del risarcimento di Berlusconi”, ” ma - ha soggiunto De Benedetti – il mio amico Franco Bernabè non ha intenzione di vendere”.

Tutto abbastanza scontato.

Interessante , invece , quanto ha detto su Emma Marcegaglia, rivendicando di essere stato “un oppositore della prima ora di Berlusconi”, mentre la presidente della Confindustria avrebbe intessuto rapporti con l’ex premier ”avendo preso ad un prezzo risibile le attrezzature e i soldi buttati via per il vertice G 8 della Maddalena”.

In questa poco elegante considerazione c’è tutto De Benedetti e la sua biliosità per gli affari che possono andare in fumo ( l’odio per Berlusconi nasce dall’affare SME che gli venne sottratto e dalla stessa vicenda Mondadori ) o l’invidia per quelli che sono sfuggiti a lui, ma arraffati da altri .

Coperta dal fumo di ponderose riflessioni etico politiche, siamo tuttavia in presenza di un banale scontro tra lobby. E da tutto ciò si ispira e nasce il rinnovamento dell’Italia ?
24/11/2011

Cittadinanza: ius sanguinis e ius soli , ma la vera questione e’ tra integrazione e multiculturalismo.
L’intervento sulla “cittadinanza ai bambini nati in Italia” che il Capo dello Stato ha rivolto ad una platea limitata, ma con ampia diffusione sui media, si presta a varie interpretazioni.

Qualcuno ha rilevato che questo tema era stato affrontato con una certa virulenza dal segretario PD Bersani nel corso del dibattito sull’insediamento del governo Monti, in aspra polemica con la Lega.

Non si tratta di una questione legata alle urgenze sulle quali si è costruito il nuovo governo, tuttavia, per gli effetti laceranti che questo argomento presenta nell’ex maggioranza di centro destra, sembra poter fornire un assist allo schieramento di centrosinistra che dagli interventi socialmente difficili in arrivo potrebbe risultare condizionato e a rischio di fratture che già affiorano perfino all’ interno del PD, come dimostra la richiesta di dimissioni del responsabile economico Fassina da parte dei democrat liberal.

Non c’è dubbio che sul problema ci sia in atto una classica azione di ”pietà mediatica “, in quanto viene presentato come se la cittadinanza venisse assolutamente negata, mentre per i figli degli immigrati c’è la procedura che la condiziona ad un periodo di permanenza della famiglia sul suolo nazionale.

La vera questione sarebbe quella di evitare che oltre al periodo di permanenza, si aggiungano i ritardi burocratici che allungano e appesantiscono l’emissione dei provvedimenti di riconoscimento della cittadinanza, creando, oggettivamente, una violazioni di diritti.

Ma la questione vera è un’altra : lo ius sanguinis – presente nella legislazione di diversi paesi europei - comporta che la nuova cittadinanza venga riconosciuta dopo una fase di integrazione, mentre lo ius soli, auspicato da sinistra e dai centristi, concede immediatamente il riconoscimento , senza l’adattamento da parte del richiedente al percorso di integrazione.

C’è al fondo una differente visione politica e sociale: con il cambiamento della norma attuale avverrebbe l’accettazione integrale della società multiculturale, mentre, mantenendo le attuali normative, si indicherebbe nei progetti di integrazione la strada sulla quale indirizzare le politiche di accoglienza dell’immigrazione.

Anche questa prospettiva apre delle questioni di carattere culturale assolutamente essenziali per il futuro delle società europee: quella delle identità e quella che viene definita la cultura originaria di una nazione.

Anche la Chiesa negli ultimi anni è stata attenta a che il riconoscimento dei diritti della popolazioni immigrate, che vanno accolte con generosità, non avvenga a danno e a detrimento della cultura originaria.

Il carattere originario ed identitario della Nazione italiana è stato sottolineato più volte dal Cardinale Giacomo Biffi che, anche a proposito dei 150 anni dell’unità d’Italia, ha affermato che “l’elemento più potente di aggregazione delle varie genti della penisola è stato il comune possesso della fede cristiana e del suo radicamento almeno implicito nelle menti, nei cuori , nelle coscienze”, aggiungendo che “nessuno può essere ‘culturalmente italiano’ – quali che siano le sue appartenenze religiose e le sue opinioni – se non fa spazio nel suo mondo interiore, almeno culturalmente, a questa fonte e a questa precipua ragione della nostra identità”. ( G. Biffi: l’Unità d’Italia , Cantagalli 2011 pag. 62 ).

Questo carattere “civile” dell’identità italiana, che non è la religione in quanto tale, ma che ha una radice nella tradizione religiosa del nostro Paese, costituisce l’elemento che va salvaguardato di fronte alle pulsioni ideologiche multiculturali e non vi è dubbio che, per una reale coesione sociale e per una dignitosa elevazione delle popolazioni immigrate, esso vada salvaguardato e immesso nel processo di integrazione delle nuove genti che accedono al territorio italiano.
15/11/2011

Continua la sottile linea rossa
Non siamo stati sorpresi dalla sgradevole manifestazione con la quale alcune centinaia di manifestanti della sinistra hanno aspettato Berlusconi che andava a rassegnare le dimissioni al Capo dello Stato.

Un Presidente del Consiglio che, senza essere mai stato sfiduciato, per senso di responsabilità di fronte ad una situazione non più sostenibile, si dimette e riceve dal democratico popolo della sinistra sputi e monetine è un fatto che non può essere archiviato senza rilevarne il carattere violento ed eversivo.

Eversivo perché dimostra che la sinistra alimenta una concezione per la quale solo chi appartiene ad una parte politica possiede la legittimità a governare e non dimentichiamo che da sempre a Berlusconi è stata opposta una pregiudiziale illegittimità.

Violento perché questa aggressione di piazza contro chi è stato eletto democraticamente intende fare “piazza pulita”, come si intitola una trasmissione della scuola mediatica di Santoro, dell’avversario politico.

La sinistra , ma anche chi si fa passare per centrista, possibile che non sentano il bisogno di denunciare con asprezza questo clima da guerra civile permanente dal quale l’Italia non riesce ad uscire, ma al quale concorrono il giustizialismo, la gogna mediatica, la diffusione di ogni vicenda giudiziaria e la pubblicazione e la telediffusione di frequentazioni, conversazioni, appunti, labiali e sguardi del capo del governo “nemico”.

Gianni Baget Bozzo il 26 febbraio 2009, intervistato da Luigi Amicone disse: “ L’anomalia della nostra società consiste nella sua pulsione rivoluzionaria - il sindacalismo massimalista, il terrorismo degli anni ’70, la magistratura insorgente, l’antipolitica che si fa piazza – insomma nel permanere dell’idea di “rivoluzione del sistema”… ed ha impedito che la società liberale, il Risorgimento, in Italia diventasse democrazia, nel senso pieno”.

Se fosse ancora vivo avrebbe assistito ad un altro episodio di questa “rivoluzione”, provando dolore per il suo amico Berlusconi. dell’Italia.
9/11/2011

Da Strasburgo finalmente una buona notizia: e’ legittimo il no alla fecondazione eterologa.
Rovesciando la decisione del tribunale di prima istanza , la “Grande Chambre” del Consiglio d’Europa ha stabilito un principio di grande importanza anche per la normativa italiana: non viola la Convenzione dei diritti dell’uomo il “no” per legge alla fecondazione in vitro con cellule di “donatori” diversi da padre e madre.

Non ci interessa solo riferire degli entusiastici commenti che vengono da personalità di cultura cattolica come il sottosegretario Eugenia Roccella che sottolinea come la sentenza ribadisce la “difesa della legge 40 che si conferma saggia e lungimirante”, come l’eurodeputato Carlo Casini ( “”la Corte europea riconosce agli Stati la libertà di decidere autonomamente in materia di famiglia e di vita e perciò implicitamente respinge l’idea che esista un diritto al figlio come diritto umano fondamentale”) come Lucio Romano, presidente dell’associazione Scienza & Vita, che rileva il riconoscimento “di un principio fondamentale del diritto: la certezza dell’identità genitoriale”.

Siamo colpiti anche se non sorpresi del fatto che il quotidiano della grande borghesia imprenditoriale che riporta in prima pagina “il ritorno di Santoro” non scrive una riga nelle sue 72 pagine del 4 novembre su questa importante notizia per il costume sociale dell’Italia.
9/11/2011

Il Parlamento vara lo statuto delle imprese.
Lo statuto delle imprese è legge dello Stato dopo un lungo iter parlamentare iniziato il 15 marzo 2011. Cosa insolita per l’Italia è stata approvata all’unanimità da tutti i gruppi parlamentari.

Il provvedimento punta a tutelare la libertà d’impresa e a snellire una serie di procedure burocratiche per le piccole e medie imprese. La legge attua anche lo Small Business Act, la carta europea dei diritti delle imprese. Sono stati creati, cos’, i presupposti per stimolare la crescita( per il Ministro Romani è il primo provvedimento della lettera alla Ue del governo italiano ad essere approvato) e sono state introdotte più certezze nei tempi di pagamento alle imprese da parte della Pubblica amministrazione nonché sanzioni per chi paga in ritardo. Secondo la Confindustria lo statuto contiene principi positivi per il mondo produttivo perché la legge definisce lo statuto delle imprese e dell’imprenditore, chiede una riduzione negli adempimenti amministrativi per i cittadini e le imprese, sollecita una trasparenza delle procedure di evidenza pubblica e dei bandi per incentivi.

Nel rapporto con le istituzioni varranno i principi della certezza e la fina della discrezionalità. Sarà ammessa infatti la certificazione privata sostitutiva del controllo pubblico e ogni certificazione inserita nel registro delle imprese non potrà più essere richiesta da nessuna Amministrazione.

Procedure, quindi, più flessibili per l’affidamento di incarichi di progettazione ed altri servizi tecnici fino alla soglia comunitaria di 193 mila euro. In caso di ritardi di pagamenti delle grandi imprese le piccole e medie saranno tutelate anche con sanzioni da parte dell’Antitrust.

Le associazioni di categoria,infine, saranno obbligate al rispetto del codice etico antimafia e legittimate ad agire in giudizio. In definitiva ( qualche osservatore ha parlato enfaticamente di rivoluzione nei rapporti tra imprese e istituzioni pubbliche)l’obiettivo è quello di ridurre gli oneri burocratici per i cittadini e le imprese e promuovere, pertanto, politiche di aggregazione imprenditoriale. Altra novità viene dalla Cassa Depositi e prestiti, guidata da Giovanni Gorno Tampini e presieduta da Franco Bassanini. L’ente ha aumentato da otto a 18 miliardi il plafond per le piccole e medie imprese. Un intervento passato sotto silenzio ma che è molto importante anche ai fini della lettera all’Ue sugli impegni per lo sviluppo.

Sono soldi pubblici girati a tassi moderati alle banche perché a loro volta li prestino alle imprese con piccolo differenziale aggiuntivo. A regime ne usufruiranno circa 50 mila aziende. Con queste operazioni la Cassa depositi e prestiti, che conta un attivo di 258 miliardi nel 2011, si avvicina alle omologhe KFW della Germania e Caisse Dès Dèpots della Francia ( smen)
17/10/2011

Nasce al bar il “grande centro” di Sardelli.
L’agenzia stampa DIRE alle 12 e 12 del 14 ottobre, prima che inizi la votazione sull’ennesima fiducia al governo Berlusconi, dirama un comunicato storico: Luciano Sardelli, deputato ignoto - “ ex Mpa, ora Popolo e territorio (ex Responsabili )” – così dichiara:

“Serve un nuovo partito dei moderati. Chiamatelo Grande Centro. Io lo chiamo Grande partito dei moderati e dei riformisti”.

E la stessa agenzia annuncia che i lavori per questo “grande” partito sono avviati ed è lo stesso ignoto deputato che annuncia l’ “evento”: “Con il segretario dell’UDC Lorenzo Cesa abbiamo preso un caffè insieme , io penso che occorra lavorare per mettere fine alla diaspora degli ex DC”.

Evviva! Tra un caffè e l’altro, ricostruiamo la grande Dc. Avanti, c’è posto!
04/10/2011

Disordini a Brooklyn.
Le notizie delle manifestazioni dei cosiddetti “indignados” contro le Banche e Wall Street che si stanno svolgendo negli Stati Uniti sono come segni premonitori di una nuova stagione di instabilità e di contestazione.

Questi fatti dimostrano, ancora una volta, che siamo di fronte ad una crisi di carattere internazionale che presenta connotati economico finanziari, ma che comprende anche , quantomeno per l’Occidente, aspetti più generali quali: stili di vita, condizioni sociali, governance.

E’ imbarazzante l’impreparazione e il provincialismo del dibattito politico in Italia, la miopia di gran parte della stampa e la faziosità di un’opposizione, in particolare, che sulla questione della crisi economica, riduce tutta l’analisi alle critiche al governo ed alla “questione Berlusconi”, ignorando cause profonde e prospettive di grandi mutamenti a livello internazionale.

Sta ritornando una spinta contestativa che le prospettive di recessione delle economie occidentali , certamente, contribuiscono a peggiorare.

Ma c’è qualcosa che va oltre la sfera dei problemi economici.

Le democrazie occidentali rischiano di vedere incrinata la loro coesione sociale per cause che non si possono ridurre solo ad una riduzione del benessere o al solo accentuarsi di diseguaglianze.

Nell’ultimo Forum del Progetto culturale della CEI della fine dello scorso anno, il Cardinale Ruini, riallacciandosi ad un intervento del Rettore Ornaghi, ha richiamato la famosa asserzione di Ernst-Wolfgang Boeckenfoerde secondo la quale “lo Stato liberale secolarizzato vive di presupposti che esso di per sé non può garantire”.

Si tratta di quei presupposti sui quali sono state costruite le democrazie e cioè la legge naturale dalla quale l’Occidente, da Roma in poi, ha diffuso valori, diritti e leggi.

Alimenta questo decino dei “presupposti” quello che Benedetto XVI ha denunciato e cioè quello ”strano odio” dell’Europa verso se stessa., che, poi, riguarda tutto l’Occidente.

E’ questa causa che andrebbe scandagliata per comprendere la grande crisi che si va profilando all’orizzonte e della quale gli “indignados” sono come le prime ondate di uccelli migratori.
15/09/2011

Al giro della padania va in scena l’odio.
Che il Giro della Padania non sia stata una idea brillante può essere vero, ma ciò che è andato in scena in quei giorni ha rappresentato qualcosa di assolutamente disgustoso.

E’ successo di tutto. Insulti, sputi ai corridori, tentativi di bloccare la corsa, aggressioni. Gli attivisti di estrema sinistra si sono scatenati in una sorta di guerra civile nello sport, tentando di infangare anche i nomi di atleti conosciuti per le loro importanti vittorie in Italia e all’estero.

Lo sport è sempre stato visto come un qualcosa che produce una distensione ed una competitività senza odio.

Ma sappiamo che qui in Italia l’odio verso l’avversario non è solo un elemento prodotto dalle guerre vere, quelle combattute con le armi, ma è una condizione che ha provocato esecuzioni sommarie anche al termine dei conflitti bellici. E continua ad alimentare la politica.

Questa lunga spirale dell’odio è andata in scena anche al Giro della Padania ed abbiamo rivisto il bieco atteggiamento dello squadrismo di sinistra, magari ammantato da una patina di patriottismo ciclistico.
i 28/07/2011

Onore al caporal maggiore David Tobini
Intorno alla morte del caporal maggiore dei parà David Tobini si aprono, come in altre analoghe circostante, questioni attinenti alla condizione di questa presenza italiana in Afganistan e negli altri fronti.

La concomitanza, poi, dell’esame in Parlamento del provvedimento di rifinanziamento delle missioni apre, come sempre, un dibattito sulla opportunità o meno di continuare , nel quadro delle alleanze internazionali, di essere presenti e di deciderne le relative risorse di bilancio.

Noi, non vogliamo partecipare a questo confronto pur importante.

Intendiamo invece fermare nelle nostre menti l’idea che alcuni giovani italiani – ormai le vittime in Afganistan sono oltre 40 – muoiono per difendere l’Occidente dal terrorismo esprimendo così una delle nuove forme di patriottismo, in questa epoca difficile.

In una società che si presenta come l’affermazione dell’edonismo, del consumismo, del relativismo morale questa morte sembrerebbe assurda, priva di senso.

La normalità è ormai, considerata la morte sulle strade o nei luoghi appartati per l’uso di stupefacenti.

L’inversione dei valori è tale che fa sembrare inutile il sacrificio per il bene comune, per la difesa dal nemico, per il richiamo dell’amor patrio.

Caporal maggiore Tobini noi ti rendiamo omaggio e preghiamo per la tua anima, ma già sappiamo che anche di fronte a Dio il tuo sacrificio possiede il privilegio di essere la morte del giusto e ti onoriamo anche perché, a noi, ci riconsegni il senso dell’esistenza e della scala dei valori della vita.

Per questo sei ancora presente tra noi.
28/07/2011

Omofobia : Finiani e Pd dalla stessa parte.
Sono sgradevoli le reazioni che hanno accompagnato l’accoglimento da parte della Camera delle pregiudiziali di incostituzionalità nei riguardi della legge contro l’omofobia, presentata dal PD.

Alcuni esempi: Flavia Perina (FLI) ha definito lo scrutinio “ una discriminazione politica che non ha uguali in nessun paese avanzato”; Paola Concia ha accusato il Parlamento di “stare con i violenti”, mentre il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, ha detto che è stato inviato “ ad alcuni un segnale negativo”.

Il provvedimento ha visto una differenziazione all’interno dei diversi gruppi anche se , come indicazione politica, FLI si è schierato per il sì al provvedimento, insieme al PD, l’UDC 8 aveva presentato la pregiudiziale) ed il PDL contro.

Si è comunque riorganizzato intorno a questa decisione un fronte di centro-destra in difesa di una linea non relativista, a fronte di una posizione di centro sinistra, nella quale si è collocato, sostanzialmente FLI , favorevole ad una visione che concedeva, di fatto, agli omosessuali un privilegio normativo.

Ha ragione il giurista prof. Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione Giuristi Cattolici, che ha affermato: «Nonostante ciò che alcuni continuano a sostenere, non esiste più in Italia, e da tempo, la questione omosessuale».

Risulta quindi obbiettivamente una forzatura ed una diseguaglianza non giustificabile l’aggravante per la violenza verso i soli omosessuali.

Questo passaggio parlamentare non può essere ininfluente rispetto alle prospettive più squisitamente politiche, cioè nelle future alleanze programmatiche e di governo.

Fini è uscito ancora una volta dal riserbo istituzionale che la carica gli imporrebbe per affermare “ se fossi stato un semplice deputato che può votare e non il presidente, avrei votato convintamente contro le pregiudiziali”.

Né può passare inosservato quanto espresso dal PD oggi e cogliere l’occasione per una precisazione circa lo sviluppo delle idee sulla bioetica in Italia.

Questa linea relativista , sulla quale si colloca convintamente tutto il PD e che è giunta ormai al suo compimento , come è stato messo in evidenza dalla raccolta di saggi sull’argomento a cura di Lucetta Scaraffia (“Bioetica come storia”, Lindau 2011 ), nasce nel PCI nel 1972 con il famoso articolo pubblicato su “Noi donne” nel quale si affermava “ Prima o poi dovrà essere possibile mettere in un’incubatrice uovo femminile e seme maschile e 9 mesi dopo ritirare il bambino”.

In quell’anno diventava segretario del PCI, fino al 1984, Enrico Berlinguer.

A quanti , anche in ambito cattolico democratico, pensano, con nostalgia e considerazione, alla figura di questo leader comunista, andrebbe ricordato che la evoluzione del PCI per accompagnare e promuovere lo sviluppo della società radicale di massa, avvenne proprio in quegli anni e si compì, anche, il “suicidio della Rivoluzione”.
06/07/2011

Gli scandali, la politica, gli ideali e il senso civico.
L’idea di una superiorità morale della sinistra è una di quelle idee più dure a morire , anche se, tante vicende hanno messo in mostra come essa non abbia alcun fondamento reale.

Già ai tempi di tangentopoli era del tutto evidente che il finanziamento illecito dei partiti, così diffuso, si basava su di un consenso ed una partecipazione generalizzata che, poi, le inchieste giudiziarie, per una serie di ragioni che sarebbe lungo ripercorrere, non fecero emergere adeguatamente.

Né si valutò, con sufficiente rilievo politico e morale, la questione del finanziamento estero del PCI sotto il profilo dell’interesse nazionale e della collocazione internazionale di un partito che, per anni, fu “ideologicamente” estraneo al sistema di alleanze delle democrazie occidentali.

L’ultimo episodio che ha visto l’arresto di un imprenditore interessato all’operazione voli per l’Isola d’Elba è sufficientemente grave perché sembrerebbe palesare un sistema di sostegno, ripagato con i relativi finanziamenti, per favorire la possibilità di accesso ai servizi , spiazzando altri competitori.

Anche sulla disponibilità di questi imprenditori ad offrire voli a Massimo D’Alema, sembrerebbe confermata dalla stesso Presidente del Copasir, si pongono questioni di prassi etica non certamente encomiabili.

Sembra, poi, che questi finanziamenti riguardino anche Presidenti di Regioni da sempre amministrate dalla sinistra.

Tutti questi elementi dimostrano la strumentalità di ogni campagna a sfondo moralistico per colpire l’avversario politico , in quanto permangono ad ampio raggio forme di favoritismi, regalie, finanziamenti non dichiarati che lasciano perplessa l’opinione pubblica e sulla quale è impossibile districarsi per salvare qualcuno o qualcosa.

Il riscatto della politica che non può avvenire con l’uso del moralismo o del giustizialismo passa attraverso la capacità di questa di sollevarsi dal pantano attuale, per rilanciare temi etici e politici di forte spessore.

Lo scandalismo chiama scandalismo e ci sarà sempre, a giro, qualcosa da scoprire nei riguardi dell’avversario.

Nessuno si illuda di farla franca.

Mentre non deve intervenire nessuna forma di assuefazione alla diffusa prassi illecita o eticamente riprovevole, occorre, invece, indicare un nuovo orizzonte ai temi della politica.

Uscire dal pantano degli scandali significa recuperare un forte senso civico, cioè un senso delle istituzioni e del bene comune che in quanto tali costituiscono un antidoto permanente alle tentazioni che il potere politico presenta .

Ci fu un tempo nel quale i giovani avendo una forte idealità politica, anche sposando ideologie “eretiche”, offrivano se stessi ad un impegno che, per molti , li ha caratterizzati per tutta la vita.

E tanti di questi giovani non si discostarono mai da questa condizione etica e ideale.

Senza il recupero di una forte idealità e di un alto senso civico la politica non si sanerà.
06/06/2011

Due Giugno il volto migliore dell'Italia.
La Festa della Repubblica non è mai stata così partecipata e piena di significati come quella del 2 giugno 2011. Non solo per la ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e del 65° compleanno della Repubblica.

La folla di romani e turisti accorsa lungo i Fori Imperiali per assistere alla parata ( oltre 5200 militari, 460 civili, 215 cavalli, 200 mezzi di varia tipologia) ha partecipato anche ad un grande evento diplomatico.

Ben ottanta delegazioni stranieri composte dai massimi vertici delle rispettive amministrazioni sono giunte a Roma per rispondere all’invito del Presidente Giorgio Napoletano.

Erano presenti quasi tutti i grandi del mondo ( requisiti ben 14 hotel di via Veneto) dal presidente della Russia Dmitri Medvedev al vicepresidente degli Usa Joseph Biden, dal prossimo leader della Cina Xi Jinping a Re Juan Carlos di Spagna nato nella capitale, dal presidente dell’Afghanistan Karzai a quello dell’Argentina Cristina Kirchner, dal palestinese Abu Mazen all’israeliano Simon Perez, dalla svizzera Micheline Calmy –Rey alla finlandese Halonen, dal presidente tedesco Wullf a Ban Ki-moon che ha elogiato l’Italia come partner straordinario dell’Onu e sempre in prima fila sui diritti umani.

C’era anche Carlo Azeglio Ciampi il presidente al quale si deve, all’inizio degli anni Duemila, la riscoperta delle sfilate che negli anni Settanta furono fortemente contestata da pacifisti e ambientalisti. Si deve a Ciampi l’orgoglio di cantare nuovamente l’Inno di Mameli senza essere derisi. E quest’anno grazie soprattutto al Presidente Napolitano il 2 giugno è stata l’occasione perché la comunità italiana si ritrovasse unita nel riconoscere un insieme di valori e principi comuni.

La giornata non è stata soltanto una parata e uno spot mediatico. Ci sono stati in concreto un vertice promosso dal premier Berlusconi a Villa Phanphili tra Biden e Medvedev sulla crisi della Libia e incontri conclusi con la sottoscrizione di accordi economici con la Cina ( al Colle era presente anche il Ministro Giulio Tremonti).

Dietro la buona riuscita della cerimonia, della tenuta di Roma in fatto di sicurezza e di ospitalità ( le first lady hanno potuto visitare la Mostra del Lotto, fare shopping e partecipare alla cena e al concerto del Quirinale) c’è stata una meticolosa preparazione e organizzazione. I passaggi poi delle Frecce Tricolori sul cielo della Capitale hanno aggiunto un tocco di ulteriore qualità alla manifestazione.

Tutto bene? Per una volta sì. L’Italia merita fiducia ha detto il Presidente della Repubblica davanti ai Capi di Stato, del segretario dell’Onu e dei vertici della Comunità Europea. Nel ringraziare tutti per il gesto di amicizia e di omaggio nei confronti della Nazione e del popolo italiano Napolitano ha ricordato che la nascita dello Stato nel 1861 rappresentò un fatto di grande rilievo nella storia dei movimenti nazionali e dei moti di libertà in Europa.

“ Da allora l’Italia ha saputo trovare il suo posto e assumersi le sue responsabilità nella comunità internazionale e non solo come fondatore dell’Ue”. Nei 150 anni trascorsi dall’unificazione nazionale l’Italia ha compiuto un lungo e travagliato cammino. Oggi l’Italia, ha insistito Napolitano, è profondamente cambiata, eppure eravamo partiti da condizioni di grave arretratezza. “ L’Italia è chiamata ad affrontare nuove sfide. Non nascondiamo le difficoltà ma l’Italia ha l’orgoglio di un paese che cambia e merita fiducia”.

Il 2 giugno ha restituito il volto migliore di un paese in affanno e in difficoltà ma, come sottolineato dal Governatore della Banca d’Italia Draghi nelle sue ultime Considerazioni prima di insediarsi a Francoforte al vertice della Bce “ il suo declino non è ineluttabile”. ( smen)
31/05/2011

Il labiale di Berlusconi e la scelta di Marchionne.
Tutti i “grandi” quotidiani di venerdì 27 maggio avevano un solo titolo in prima pagina che, oggettivamente, segnava un indirizzo informativo assolutamente prevalente.

Questi titoli si basavano sul “labiale” di Berlusconi intercettato alla conferenza stampa del G8 a Deauville che spiegava al Presidente degli Stati Uniti che in “in Italia c’è una dittatura dei giudici di sinistra”.

Non solo, ma i commentatori “più autorevoli” di questi giornali incentravano tutto lo scambio di idee e progetti tra Italia e gli altri Paesi sulla base di questa “labialità”, ci si pedoni il neologismo.

Sappiamo che i rapporti tra questa stampa e Berlusconi, o meglio, tra gli interessi delle proprietà di queste “catene editoriali”ed il Presidente del Consiglio non sono certo idilliaci ed è di tutta evidenza che la posizione del premier è sottoposta, da ogni angolatura, ad ogni forma di critica e di stroncatura.

Tuttavia c’è da chiedere se in questa circostanza la notizia ha rispettato l’interesse degli elettori per conoscere quello che è realmente accaduto in un incontro ai massimi livelli internazionali.

Le sinistre e tutta l’informazione hanno commentato su un leit motive unico: il premier, denigrando i magistrati all’estero”, ha offerto “una immagine negativa del Paese”.

Certo Berlusconi non è stato “politicamente corretto”. Soprattutto secondo i canoni della sinistra giustizialista che non vuole vedere il conflitto tra magistrati e politica e la oggettiva attenzione di una Procura verso Berlusconi dalla sua discesa in politica. Non è accettabile esprimersi in un vertice internazionale, per chiarire che esiste una “anomalia” tutta italiana che travalica i confini nazionali per entrare nell’opinione pubblica internazionale e non solo.

Questo lo si ritiene un “vulnus” della nostra condizione di Paese, una menomazione grave.

In quelle stesse ore accadeva, però, che la più importante impresa italiana formalizzava il suo distacco dall’Assemblea dell’organizzazione degli imprenditori e le cause le sappiamo tutti e riguardano la scarsa propensione a farsi rappresentare da un organismo che contribuisce a far viaggiare i suoi aderenti su schemi vecchi, nostalgici dell’assistenzialismo statale e del consociativismo sindacale.

La nuova FIAT è’ l’immagine di un’Italia nella quale , se si vuole rappresentare la capacità di crescita e di competitività, si deve abbandonare il carattere lobbistico e corporativo che caratterizza ancora l’attività imprenditoriale e la sua organizzazione sindacale.

Di fronte a queste due notizie, prevale nettamente , nei quotidiani, il labiale di Berlusconi e non la novità di Marchionne che lascia Confindustria.

Non è difficile capire il perché questa distorsione e, in fondo,di una operazione di disinformazione e di copertura.
20/05/2011

Il tricolore nello spazio.
Grande impresa in cielo.

Due italiani si sono incontrati a 400 chilometri dalla Terra, considerato anche che la Nasa ha deciso che quello dello Shuttle è stato il penultimo volo.

Il colonnello dell’aeronautica viterbese e astronauta dell’Esa Roberto Vittori, 46anni, ha raggiunto sulla stazione orbitante dove si trovava da dicembre l’altro astronauta Paolo Nespoli. Aperto il portellone della navetta guidata dall’americano Mark Kelly è stato fatto entrare il grande strumento AMS-2 che andrà alla ricerca di tracce dell’antimateria.

Lo strumento elaborato dai fisici italiani e frutto della collaborazione tra Asi-Esa e industrie italiane rimarrà per anni sulla piattaforma nella speranza di raccogliere le “ fantomatiche particelle” a lungo cercate dai fisici e mai trovate. L’ esperimento coinvolge ben 16 Nazioni ed è guidato dal premio Nobel Samuel Ting e da Roberto Battiston dell’isituto di fisica nucleare.

Roberti Vittori è alla sua terza missione avendo viaggiato anche sulle Soyouz russe. Per un saluto agli astronauti si è collegato anche Papa Benedetto XVI mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napoletano ha regalato la bandiera tricolore che ora sventola sulla piattaforma.

Se gli scienziati dovessero trovare l’antimateria anche l’Universo dovrà essere spiegato diversamente. E’ la prima volta che una Nazione come l’Italia può vantare, al di fuori di Stati Uniti e Russia, due astronauti insieme sulla base orbitale.
20/04/2011

Personaggi d'oggi: un blogger a tutto campo.
Mario Adinolfi è un personaggio poliedrico. Possiede una biografia invidiabile. Ha collaborato giovanissimo con giornali cattolici e democristiani e, naturalmente, con la RAI. Dalla Rai finirà per un po’ di tempo a RED TV. Si legge sulla non autorevole wikipedia che ha militato nelle organizzazioni giovanile della Democrazia Cristiana e poi, con l'avvento del bipolarismo, nell'area centrista del centrosinistra . Nel 1993 è stato il più giovane membro dell'Assemblea costituente del Partito Popolare Italiano. È diventato membro dell'esecutivo nazionale del PPI.

Nel http://it.wikipedia.org/wiki/2007" 2007 si è candidato alla guida del Partito Democratico, presentando la sua candidatura alle elezioni primarie, ma ottiene solo 5.906 voti, ciononostante diventa membro della assemblea costituente del Partito Democratico, che lo ha eletto tra i cento componenti della commissione che ne scrive lo statuto. È stato membro della direzione nazionale del Pd.

Alle elezioni politiche del 2008 si candida alla Camera con il Partito Democratico nella circoscrizione Lazio 1, risultando primo dei non eletti. Nel giugno 2009 prova a diventare segretario del Pd, presentando una mozione congressuale pubblicata su Europa http://it.wikipedia.org/wiki/Europa_(quotidiano)" \o "Europa (quotidiano)" "http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Adinolfi" \l "cite_note-1#cite_note-1" \o "^ \"Mario Adinolfi in corsa per la segreteria del Pd\", Europa " , decidendo, poi, di confluire a sostegno del cattolico democratico Dario Franceschini.

Siamo quindi davanti ad un rampollo doc della sinistra democristiana.

Ma Adinolfi ha anche un’altra attività: il poker.

Sempre su wikipedia, cha la vice presidente della Camera Rosy Bindi ama citare, è scritto: è stato il primo italiano ad arrivare al tavolo finale del World Poker Tour, piazzandosi al sesto posto (Casinò di Venezia, maggio 2009). Nel marzo 2011 ha centrato un altro tavolo finale WPT, chiudendo al quarto posto la tappa di Vienna.

Dal 2009 è anche autore del "Mario Adinolfi Italian blog", nel quale racconta la sua vita di giocatore amatoriale di poker, testimonial della squadra di Full Tilt.

Su questo blog il 12 aprile 2011 troviamo scritto, con l’eloquente titolo IN THE MONEY IS OK, “A un certo punto ho pensato che nei miei 23 mesi da pro avevo fatto solo tavoli finali: due al Wpt (Venezia e Vienna) e uno all'Ept (side event Tallin)...mi mancava un bel semplice ITM, ed ecco questo ventiduesimo posto all'Ept di Berlino...io er core ce l'ho messo, ma me sa che ce voleva er culo (mano finale KQ io vs 44 oppo, prima carta a faccetta un bel Kappone rosso, poi un maledetto 4)...grazie a tutti per il tifo”.

A gennaio 2011 gli è capitato sul suo blog un episodio increscioso. In polemica con Alfonso Signorini gli è scappato un "me fa 'na p... a due mani quel fr...etto”.

Immaginiamo la giusta rivolta che questa frase ha suscitato da parte di tutte le associazioni gay.

Ma l’ultima è davvero imbarazzante : il suo nome, secondo i quotidiani, appare nella lista segreta del "http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/04/16/news/ttuffa_parioli_ecco_i_nomi_dei_90_pregiudicati-15006645" "Madoff dei Parioli", l’elenco cioè di coloro che posseggono patrimoni investiti all'estero, per lo più in paradisi fiscali, grazie a Lande&Co.

Il blogger è in buona compagnia tra personaggi dello spettacolo , professionisti, vecchie glorie del cinema, volti nuovi della tv , nobili e imprenditori. Come scrive Repubblica: “ Tutta gente che ha affidato i suoi risparmi, tanti o pochi che fossero, al "Madoff dei Parioli" e che ha deciso di non aderire dello scudo fiscale per far rientrare quei capitali. Moglie di, sorelle e fratelli di, figli di. Uno spezzone della "Roma che conta" e non solo”.

Lui smentisce minimizzando l’operazione che, dice, fece per cinquanta milioni negli Anni novanta con il commercialista Lande, guadagnandone venti.

La sua è una carriera invidiabile , come dire: giovane democristiano, dirigente ed intellettuale emergente del PPI e del PD, giocatore di poker, blogger accusato di omofobia , dedito a piccole, ma fortunate speculazioni finanziarie.

C’è di tutto.
08/04/2011

Le contraddizione Italiane:Sangui-sughe e pensioni d'oro.
L’Italia delle contraddizioni. C’è un libro in edicola da pochi giorni che farà molto discutere. Già il titolo “ Sangui-sughe” con il sottotitolo “ le pensioni d’oro che ci prosciugano le tasse” è di quelli che inducono a prenderlo in mano in libreria per sfogliarne il contenuto. Non è di facile lettura, perchè pieno di cifre e date.

Un libro-contro, si sarebbe detto una volta. D’inchiesta. Reale e crudo come è lo stile del giornalista Mario Giordano. Si protesta per i tagli all’Università e poi si scopre che docenti universitari si accordavano per truccare i concorsi per ricercatore e associato in modo da garantire la nomina di candidati amici. Nella scuola italiana esiste un esercito di precari che va regolarizzato altrimenti sono scioperi? Bene. Mettiamoli in organico perché per troppi anni sono stati presi in giro tra una supplenza e l’altra.

L’altra faccia della medaglia dice però che il 97 per cento del Bilancio del dicastero della “ contestata a prescindere” Gelmini è bruciato dagli stipendi dei professori, maestre e personale amministrativo. Anche, quindi, dei 200 mila bidelli che rappresentano un’aliquota maggiore delle Forze dell’Ordine. La media europea dice che agli stipendi non va più del 50 per cento, che la media Ocse è di 6,5 insegnanti ogni 100 studenti contro i 9,8 italiani.

Si protesta per i tagli alla cultura, il maestro Riccardo Muti all’Opera di Roma per il Rigoletto davanti al presidente della Repubblica invita il governo a fare un passo indietro sui tagli al Fus. Il Ministro dell’economia Giulio Tremonti accetta e trova i fondi necessari ( aumentando la benzina) perché la “ cultura è cultura” dice la ballerina etoile della Scala, l’impegnata Carla Fracci.

E cosa fa la Scala di Milano appena ricevute le assicurazioni che i soldi ci saranno ? Li distribuisce ai dipendenti sotto forma di integrativo aziendale senza ovviamente preoccuparsi che il 75 per cento del bilancio delle 13 Fondazioni liriche è a carico della collettività.

Torniamo al libro “ Sangui-sughe” sulle pensioni. Una miniera di notizie. C’è un pensionato Inps che prende 90 mila euro al mese e ci sono le pensioni baby ( quelle ottenute con pochi anni di contributi), le pensioni ai mafiosi e poi quelle doppie, triple, quelle d’oro.

Un labirinto di situazioni scandalose per i “ poveri mortali”. E meno male che con l’arrivo dei contratti delle bandanti e delle colf straniere i conti dell’ente di previdenza sono stati rimessi a posto per i prossimi 30-50 anni.

Allora leggere per credere. L’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato( quello dell’operazione sui conti correnti notte tempo quando era Ministro del tesoro) incassa tre pensioni: mille euro al giorno per un totale di 31.411, cumulando quella di professore ordinario ( 12.518 netti, pari a 22 mila lordi), quella di parlamentare ( 9.363) e il gettone da presidente della Treccani.

E’ stato anche nominato presidente del comitato dei garanti per il 150° dell’Unità d’Italia ed è senior advisor della deutsche Bank. L’ex presidente della Camera Luciano Violante mette insieme 16.680 euro come parlamentare e magistrato. Anche l’ex Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro mette insieme 4.766 euro netti come magistrato avendo esercitato la mansione solo per 3 anni, più l’idennità da senatore a vita, per un totale di oltre 15 mila euro. Supera i 9 mila euro Armando Cossuta come parlamentare italiano ed eurodeputato.

L’ex segretario della Cisl Sergio D’Antoni ai 5233 euro come docente universitario aggiunge lo stipendio da parlamentare Pd. Incassa 14.254 Romano Prodi grazie a 3 vitalizi, da parlamentare ( 4.725), da pensionato come docente universitario ( 4.246) e 5.283 come ex presidente della Commissione Ue. Non si sa se c’è un quarto vitalizio derivante dalla Presidenza dell’Iri. Tre pensioni riceve anche il parlamentare finiano e professore Mario Baldassarri.

Si potrebbe continuare. Ma le ulteriori scoperte le lasciamo al lettore.
25/02/2011

Cronache relativiste americane.
Lucetta Scaraffia su Il riformista del 24 febbraio, riferendo di un articolo pubblicato sul settimanale Donna di Repubblica, intitolato “quattro mamme e un papà”, narra quanto avvenuto negli Stati Uniti dove “una coppia americana ha procreato due fratelli nati quasi contemporaneamente, quindi in un certo senso gemelli, utilizzandogli ovuli di una donatrice e gli uteri di due madri surrogate”.

Sempre nell’articolo della Scaraffia si cita un articolo di Repubblica dal titolo “la pillola dimenticata”, “in cui si deplora l’uso troppo modesto che nel nostro Paese si fa di anticoncezionali, segno ovviamente di arretratezza culturale”.

Mentre leggiamo queste riflessioni che stigmatizzano gli impulsi relativisti che si diffondono nel costume sociale e si segnala il tentativo di paragonare il progresso sociale all’uso della pillola, in molti quotidiani viene diffusa la decisione di Barak Obama di non difendere più la legge che vieta il riconoscimento federale del matrimonio fra omosessuali.

In sostanza il Presidente americano e il Ministro della giustizia intenderebbero far abrogare la legge del 1996 il “defence of marriage act”, periodicamente accusato di incostituzionalità, anche se il Congresso è oggi a maggioranza repubblicana che è notoriamente contraria alle nozze tra omosessuali.

Quello che colpisce nella argomentazione espressa da Obama è la tesi secondo la quale “non esistono ‘basi razionali’ per non riconoscere le nozze di coppie formate da persone dello stesso sesso”.

Qui siamo nel punto nevralgico sul quale si costruisce tutto il pensiero relativista.

La “ragione” che invoca Obama è quella avulsa non solo dalla fede, ma anche dall’etica e dalla legge naturale.

“ La legge naturale – ha detto Benedetto XVI – è il solo valido baluardo contro l’arbitrio del potere e gli inganni della manipolazione ideologica”

Senza tali presupposti la “ragione” arriva a giustificare un diritto che diviene la mera espressione dei desideri individuali o norme che esprimono l’assolutismo dello Stato o valori che discendono della ideologia progressista.

Questi segni non vanno sottovalutati perché rappresentano l’espressione del nuovo totalitarismo, cioè della “dittatura del relativismo”.

Questo assolutismo è il nocciolo duro del relativismo che ci viene raccontato da queste cronache americane.
14/02/2011

Una donna al vertice di Palazzo Madama.
Per la prima volta una donna si è insediata al vertice dell’amministrazione di un organo costituzionale come il Senato che ha quasi mille dipendenti e un bilancio che sfiora i 600 milioni di euro.

Un esempio per tante donne che non riescono a salire i gradini delle massime responsabilità aziendali pubbliche e private. Il percorso professionale della signora Elisabetta Serafin è esemplare. Figlia di un commesso del Senato, classe 1958, è laureata in scienze politiche, si è classificata prima al concorso per consigliere parlamentare( aveva vinto un concorso anche per la Banca d’Italia) e poi per 18 anni ha seguito i lavori parlamentari fino al 2003 quando venne nominata direttore del servizio d’Assemblea.

A differenza di tante altre volte non è prevalso il criterio d’anzianità ma la scelta è stata fatta sulla base dell’esperienza acquisita e dei titoli professionali. Anche in questa circostanza ,però, c’è stata la solita contrapposizione ideologica-politica da parte dell’opposizione che ha voluto differenziarsi dalla scelta della maggioranza ad eccezione di due senatrici, Emanuela Baio Bossi del Pd e Helga Thaler della Svp.

La nomina rappresenta,invece, un segno di vitalità della società politica italiana capace di abbattere gli ostacoli e i muri che si frappongono all’avanzamento professionale delle donne.
14/02/2011

L'Alto Adige non festeggia ma è strapagato dallo stato
La polemica presa di posizione del leader della Svp di Bolzano Luis Durwaller e la replica polemica del Quirinale sui festeggiamenti il 17 marzo per l’Unità d’Italia hanno riportato all’attenzione le questioni e i privilegi dell’autonomia dell’Alto Adige. Sono molti gli osservatori che si sono chiesti se in un’Europa senza frontiere ha ancora senso questa estesa autonomia economica alto-atesina che si ripercuote anche alla confinante provincia autonoma di Trento.

Il governatore sudtirolose non è nuovo alle polemiche e ripete di sentirsi “ parte della minoranza austriaca che ha passaporto italiano e vive in Italia”.

Come ci vive? Benissimo. Il 90 per cento delle tasse e il 90 per cento dell’Iva pagata sul territorio( imposte di registro, successioni, tasse automobilistiche, sulle benzina, sigarette) resta in Alto Adige e lo Stato paga 1.121 euro all’anno pro capite, ossia il doppio dei soldi assegnati ai romani di “ Romaladrona” che ne ricevono 591, di Firenze con 555, di Torino con 535, di Cosenza 523. Il triplo dei soldi che vanno ai milanesi o ai calabresi.
11/01/2011

Tecnici e manager s’impongono all’estero

Tre Italiani ai vertici della General Electric.
L’Italia va bene o va male? Ognuno ha la sua tesi, la sua teoria, la sua ricetta. Poi arrivano le notizie dell’Unioncamere riguardanti la natalità e la mortalità delle imprese.

I dati evidenziano una realtà positiva: sono cresciute le iscrizioni di nuove ditte e sono diminuite le chiusure. Un saldo di quasi 80 mila unità che dimostrerebbero la vitalità del tessuto economico territoriale. Soprattutto in Lombardia.

Si scoprono anche gli italiani di successo nelle imprese multinazionali e negli istituti di ricerca. Dopo i manager-creativi italiani alla Volwagen e i fisici al vertice dei quattro sperimenti più importanti del Cnr di Ginevra ecco la sorpresa americana.

Alla General Electric, la multinazionale Usa secondo maggiore esportatore, ci sono tre tecnici-manager italiani tra i vertici aziendali.

Il più anziano è l’ingegnere Ferdinando Beccalli- Falco, 60 annim presidente e ceo ( chief executive officer, amministratore delegato) di Ge International con sede a Bruxelles, in pratica responsabile delle strategie di crescita fuori dagli Stati Uniti. Laureato in chimica al Politecnico di Torino è entrato in General Electric nel 1975, ricoprendo via via vari incarichi in Europa e India.

Il secondo è il fiorentino 37enne Lorenzo Simonelli, amministratore delegato della Divisione trasporti, a capo di 8 mila dipendenti dal quartier generale di Erie in Pennsylvenia. E’ stato considerato dalla rivista economica Fortune uno dei 40 leader sotto i 40 anni più influenti del mondo degli affari.

E’ chiamato anche l’uomo dei treni perché la Divisione produce le locomotive per treni che fattura 4 miliardi di dollari. Le ferrovie indiane hanno sottoscritto una commessa di mille locomotive che si aggiunge a quelle della compagnia Burlington, acquistata di recente dal miliardario Warren Buffet.

Il terzo italiano ai vertici Ge è il 45enne Marco Annunziata, laureato a Bologna, master e dottorato in economia alla Princeton University con esperienze alla Deutsche Bank a Londra. Da gennaio è stato nominato direttore esecutivo delle analisi del mercato globale. Annunziata ha anche lavorato per 6 anni al Fondo monetario internazionale.

E a proposito di treni c’è il pendolino tutto italiano, di nome Allegro ( in omaggio alla musica italiana) che è entrato in funzione tra Helsinki e San Pietroburgo, 450 km che venivano percorsi in 5 ore e mezza ed ora solo 3 e mezza. Il battesimo da parte del primo ministro Putin e dal presidente Tarja Halonen.

I 4 pendolini acquistati per 120 milioni di euro da un consorzio russo-finlandese sono costruiti negli storici stabilimenti di Savigliano e Sesto San Giovanni, ora acquistati dalla francese Alstom. ( smen)
11/01/2011

Italiani brava gente.

Un astronauta e quattro fisici che contano all'esa e al cern.
A Natale l’astronauta Paolo Nespoli ha fatto gli auguri agli italiani dalla Stazione spaziale internazionale dove rimarrà a lavorare per sei mesi. Il contatto telefonico è stato predisposto dall’Agenzia spaziale europea ( Esa), l’ente nel quale lavorano alcune centinaia di fisici, ingegneri e matematici italiani.

Non è il solo fiore all’occhiello della bistratta ricerca italiana. Risultati eccezionali stanno arrivando sia dal Laboratorio del Gran Sasso e soprattutto dal Cern di Ginevra, 27 km di estensione a 100 metri sotto terra, milioni e milioni di cavi, dove sono impegnati 6 mila scienziati di 38 paesi, di cui circa 600 italiani, quasi tutti giovanissimi. Migliaia e migliaia di persone di culture e provenienze diverse che hanno un obiettivo comune: scoprire l’origine della massa, scoprire l’origine della materia oscura presente nell’Universo, trovare nuove particelle massicce. In una parola scoprire l’origine del mondo o la cosiddetta “ particella di Dio”, quella che fece scattare il Bing Bang.

Ebbene dopo anni di preparazione l’avvio del superconduttore a metà settembre ha portato in primo piano e imposto alla grande platea di studiosi e di esperti dei media quattro fisici italiani che sono al vertice dei quattro principali esperimenti ( progetto da 2 miliardi di euro) in corso nel Large Handron Collider- LHC, l’acceleratore di particelle più potente del mondo. Responsabile del coordinamento internazionale di Atlas ( opera sui protoni) c’è Fabiola Giannotti laureata all’Università di Milano. Capo di LHCb ( perché nell’universo ci sono materia e antimateria) è il fisico romano Pierluigi Campana ( ha lavorato anche a Frascati e assumerà l’incarico di coordinatore internazionale del rilevatore a muoni ).

Il capo del progetto Alice ( che studia la materia scura presente nell’Universo) è il fisico torinese Paolo Giubellino. Il pisano Paolo Tonelli capo dell’esperimento CMS è il padre del tracciatore al silicio che costituisce il cuore del CMS. Accanto a loro ci sono altri fisici italiani come Federico Antinori e Lucio Rossi, responsabili dei superconduttori e Sergio Bertolucci, già vice presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare.

Per il meeting dell’accensione accanto al direttore generale Cern Robert Aymar c’erano anche il prof. Luciano Maiani, attualmente presidente del Cnr ma soprattutto presidente del Cern come il nobel Carlo Rubbia. Con loro lo scienziato Giorgio Brianti, autore del primo disegno del superacceleratore.

Un campo quello della fisica in cui l’Italia eccelle fin dai tempi di Enrico fermi e dei ragazzi di via Panisperna. Contribuisce alla ricerca Cern per il 12,2 % ( circa 77 milioni di euro l’anno ) ma ricava , come appalti per le varie imprese tipo Ansaldo, quasi 90 milioni.

Prestigio scientifico e risultati economici diventano così un ottimo binomio.
22/11/2010

"Vieni via con me" un'immagine irreligiosa ed irreale dell'Italia.
La puntata del 15 novembre della trasmissione “vieni via con me”, nella sua ambizione di rappresentare un indirizzo culturale, ha dimostrato in modo in equivoco che nel PD prevalgono le tesi e le idee radicali.

E’ arrivata anche sulle spiagge del PD l’onda lunga che si era abbattuta sul PCI e che aveva fatto dire al grande filosofo cattolico Augusto Del Noce che “l’esito del gramscisno e dell’eurocomunismo non può essere che quello di trasformare il comunismo in una componente della società borghese, ormai completamente sconsacrata, o di agire per la sua definitiva dissacrazione corrispondente a quella che è l’intenzione profonda dello spirito borghese”.

A nulla sono valse le immissioni della sinistra democristiana e di questo fallimento si dovrebbero analizzare le cause che corrispondono a quei contenuti di “inginocchiamento di fronte al mondo” che i sostenitori di un cattolicesimo modernista ebbero modo di diffondere in politica al tempo della costituente e, dalla scuola di Bologna, nel postConcilio.

L’intervento di Bersani nella trasmissione ha fatto dire a quattro esponenti cattolici del PD che “ se non si affronta e risolve subito questa deriva radicale, diventerà difficile la nostra permanenza nel PD”.

Una identica costruzione laicista è apparsa anche nella banale lettura di Gianfranco Fini, non a caso, intervenuto nella stessa trasmissione. Tutto ciò dimostra come il tema di fondo che divide il PDL dai finiani sia questo allontanamento dalla cultura di ispirazione cattolica sollecitato dal Presidente della Camera ed ormai pienamente sostenuto da tutti i suoi esponenti.

Rivelatore di questa netta differenza, inconciliabile, tra PDL e FLI sono le parole del Ministro Sacconi che invece afferma: “ e’ in atto una pericolosa deriva laicista in alcune parti della nomenclatura politica, dal PD a FLI, sostenuta da settori importanti dell’informazione . Il caso più recente è quello di Fazio-Saviano che utilizzano la televisione di servizio pubblico, per promuovere la ‘dolce morte’”.

Questa promozione a senso unico, che diffonde “un’ informazione parziale e manipolata ed ha bisogno dell’assenza di contraddittorio”, come ha dichiarato il Sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, è stata stigmatizzata anche da Avvenire, dimostrando ancora una volta che debbono stare molto attente quelle forze come UDC e API di Rutelli, che sembrano avviarsi ad accordi politici ed elettorali con il partito di Fini, non rifiutando, anche, una possibile alleanza con lo stesso PD di Bersani.

L’insieme di questi messaggi televisivi , comprese le intemerate, senza contraddittorio, di Saviano contro la Lega, le “pagliacciate” del comico militante di sinistra Paolo Rossi o le prove artistiche del cantante De Andrè, a suo tempo noto alle cronache per confronti non pacati, pur seguito da un vasto pubblico ( ma anche il grande fratello ottiene alti indici) non rappresentano la realtà del Paese.

Quello che non è tollerabile è che il servizio pubblico televisivo si presti a rappresentare un’immagine dell’Italia e della sua società così distante dalla realtà.

La stragrande maggioranza degli italiani non solo non si ritrova nelle idee di Fini e Bersani ; non gradisce neppure la comicità politica a senso unico, preferendo quegli uomini di spettacolo che non si sono prestati, anche per convenienza, a sostenere partiti politici e ritiene che lo stile di vita di un artista, può essere “irregolare”, ma non “militante” o “violento”.

E, soprattutto, il popolo italiano conosce e apprezza esempi di una vita di sacrificio, come, per restare nell’argomento principale della trasmissione, quello delle suore della clinica di Lecco che, in un anonimato di preghiera e di servizio, assistettero per 14 anni la giovane Eluana, fino a quando un giudice non decise che si dovesse farla morire di fame e di sete.

Saranno questa irreligiosità profonda e il suo linguaggio irreale che porteranno la sinistra italiana e i suoi nuovi alleati finiani ad una ennesima sconfitta.
06/04/2010

a cura di Maria Giulia Stagni
Relazioni interpersonali ai tempi di internet.
È evidente a tutti come un nuovo mezzo tecnologico , quando diventa di uso comune, tenda a modificare le abitudini della società che lo adotta e ne imponga, spesso molto velocemente, di nuove. Nel bene e nel male.

Questo è accaduto per esempio con il dilagare, negli ultimi quindici anni, dell’uso del telefono cellulare che da un lato ci ha resi reperibili ovunque e in ogni momento ( e poco importa spegnerlo o lasciarlo a casa, perché poi la chiamata persa o il messaggio non letto impongono comunque una qualche risposta o una qualche spiegazione ), dall’altro ha inaugurato l’era della comunicazione attuata tramite i messaggi scritti , priva quindi di ogni connotazione emotiva esplicabile attraverso la mimica , la gestualità , il tono della voce.

È un tipo di comunicazione che ha preso piede anche grazie ad internet ed ai social network . Oggi la maggior parte di chi si avventura nella Rete lo fa per contattare persone , come dimostra l’entità del traffico su internet generato dai 400 milioni di affiliati a Facebook, il più popolare dei social network. I rapporti sociali sono quindi la merce più ricercata nel mondo virtuale e questa tendenza ha ormai finito per creare nuove dinamiche interpersonali alle volte piuttosto apprezzabili, alle volte meno.

Le due caratteristiche principali di questo tipo di comunicazione sono la grande facilità di attuazione e la mancanza di emotività (le emozioni passano attraverso il corpo e quindi necessitano della presenza fisica degli interlocutori). I due elementi facilitano in primo luogo chi ha difficoltà a relazionarsi per colpa della timidezza : questo tipo di persone tende a disinibirsi grazie alla virtualità del contatto .

Poi rendono più semplice il riannodare i fili di amicizie interrotte da tempo : ricontattare qualcuno tramite internet è un atto neutro che salva da certi imbarazzi legati al colloquio telefonico o all’incontro di qualcuno che non si vede e non si sente da anni. Internet abbatte quindi dei muri che le emozioni renderebbero arduo scavalcare. Da non sottovalutare poi come questo tipo di comunicazione agevoli il mantenimento dei rapporti tra persone che vivono molto lontane fra loro.

Le suddette caratteristiche si rivelano però un’arma a doppio taglio in relazione alla qualità dei rapporti che si instaurano in Rete: la facilità e l’accessibilità della comunicazione rischiano di costruire legami banali e superficiali, spesso non sinceri.L’ amicizia è tale quando gli individui condividono esperienze, emozioni, contesti sociali e culturali; l’amicizia si nutre di sforzi per venirsi incontro, fisicamente e non : è molto facile chiacchierare via internet , richiede invece più impegno e responsabilità incontrarsi, condividere delle attività, esternare delle emozioni e rischiare di tradirne altre .

Con questo non si vuole condannare l’abitudine di collezionare contatti, ma occorre ricordare che il rapporto di amicizia è un’altra cosa e il chiamare amicizie questo tipo di relazioni è improprio.

L’uso esagerato di questi mezzi poi può creare una dipendenza che genera un distacco dalla realtà : è notizia recente che a Roma e a Torino sono stati aperti dei centri ospedalieri specializzati nella cura delle dipendenze da internet. Gli adolescenti, che sono la generazione nata e cresciuta con internet, risultano essere i soggetti più a rischio perché non si rendono conto che il passare ore ed ore davanti al computer sacrificando lo studio , lo sport, le uscite con gli amici è un comportamento patologico : lo reputano in fondo normale .

Chi cade in questo tipo di dipendenza conduce un’esistenza virtuale, dimenticandosi di vivere. E questa è un’abitudine che nessun mezzo tecnologico deve arrivare ad imporre, in nessuna società.
19/03/2010

a cura di Maria Giulia Stagni
Non ci resta che il cibo.
È curioso dover ammettere come negli ultimi tempi , nei giornali e in televisione il tema del cibo abbia guadagnato un considerevole spazio . Nulla di male, per carità, però il fenomeno è degno di nota.

Non c’è rivista o quotidiano che non porti allegato qualche fascicoletto dedicato alla gastronomia o che non rechi al suo interno una rubrica riservata a ricette più o meno innovative, più o meno tradizionali; alcuni giornali escono con allegate intere collane dedicate al tema , arricchite con consigli , aneddoti, note storiche legati alle ricette via via trattate.

In televisione poi spopolano i programmi dedicati all’arte culinaria dove è tutto un mescolare, tritare ,condire, infornare da parte di chef che si muovono davanti alla macchina da presa con la disinvoltura di navigate stelle della televisione .

I più affermati tra questi professionisti hanno ormai una certa popolarità, vengono citati, intervistati, i loro nomi hanno guadagnato fama anche presso i non addetti ai lavori.

Da ultimo c’è da dire che persino in coda ai telegiornali , dopo una sequela di pessime notizie, a volte fa capolino la rubrichetta che ci insegna come si può preparare qualcosa di gustoso.

Che in Italia la cultura del cibo sia importante è cosa nota e direi scontata, ma fa riflettere come l’argomento sia uscito dalle case, dalle cucine, dai ristoranti e da cosa inerente alla sfera del privato sia diventato qualcosa di pubblico, illuminato dall’abbagliante faro dei media che ci invogliano allegramente ad ingozzarci.

Sì, ad ingozzarci, in barba ai dictat della moda che ci imporrebbero di preservarci magri, asciutti e scattanti a costo di crudeli torture spacciate per innocue diete ipocaloriche. Basta notare la schizofrenia di una televisione in cui, su un canale si può ascoltare il luminare che ci dice quanto l’eccesso di cibo sia dannoso per la salute e quanto invece la sobrietà alimentare rappresenti l’elisir di lunga vita e su un altro canale troviamo invece la spiegazione dell’ennesime ricetta ipercalorica.

Forse in questo periodo di cupa crisi economica e sociale, permeato da una lieve ma costante atmosfera di apocalisse imminente , l’abbandonarsi ai piaceri più primitivi ed immediati ci fa rimanere legati alla vita. Si esorcizza la paura di un futuro incerto e precario con la più democratica e procacciabile forma di edonismo .

Se un messaggio si può estrapolare da questa ridondante ostentazione di generi alimentari potrebbe essere: mangia ora e godi, adesso , che in futuro non si sa se lo potrai fare ancora. È paradossale che in un momento in cui si è spinti al risparmio , a comportarci da formiche,(le riserve di acqua, di materie prime, di energia starebbero per esaurirsi), il messaggio che pare emergere da tutto questo parlare di cibo sia quello di comportarsi da sfrenate cicale, almeno per quanto riguarda le abitudini alimentari , così da camuffare lo strisciante sentore di fine del mondo con il gradevole e rassicurante aroma di una torta appena uscita dal forno.

Se la vita è dura , difficile e poco gratificante ; se il mondo è confuso e il futuro nebuloso la certezza potrebbe stare nel far sciogliere in bocca qualche succulento intingolo , che liberi pian piano tra la lingua e il palato il suo consolante sapore, il suo gusto e il suo retrogusto. Un atto semplice e molto terreno , ma che aiuta a convincerci che si deve continuare ad affrontare l’esistenza, ad andare avanti, quantomeno per tentare di addentare il prossimo succulento boccone.
09/03/2010

Otto Marzo.
Nelle città ingrigite da un inverno ostinato che non vuol cedere il passo alla bella stagione , risaltano ancora di più , con il loro bel giallo vivido , i mazzetti di mimose, fiori semplici e graziosi.

Le mettono in bella mostra i fiorai, i banchetti improvvisati lungo le strade, gli ambulanti ai semafori. C’è da chiedersi se rappresentino ancora qualcosa (se mai abbiano rappresentato qualcosa) per le donne che popolano le suddette città , oppure siano declassate al ruolo di semplice gadget , un po’ come le zucche di Halloween (festa vuota per antonomasia perché importata per ragioni commerciali e priva perciò di tradizione) o i cuoricini di San Valentino.

Per le nuove generazioni di donne (diciamo le venti-trentenni) l’otto marzo è una festa ormai svuotata di significato. Qualcuna magari la festeggia, con una cena in compagnia delle amiche e due salti in discoteca ( in genere le ragazze oggi entrano gratis), ma non gli attribuisce grandi valenze ideologiche, storiche , morali. Accetta il mazzolino che gli viene gentilmente donato, ma lo considera una forma di gradevole folklore.

Ed è anche giusto così: le donne non devono raggiungere più grandi risultati, almeno nel mondo occidentale . Hanno accesso a qualsiasi tipo di carriera e sono padrone del loro destino, avendo quasi le stesse opportunità degli uomini.

Dico quasi perché a ben vedere qualche problema ancora c’è: guardando le statistiche risulta che in Italia le donne guadagnano circa il 20% in meno dei colleghi uomini, il 27% di loro abbandona il lavoro dopo la nascita di un figlio .

Quello che oggi è ancora da considerare un traguardo è sicuramente il poter conciliare più agevolmente la carriera e la maternità : l’opportunità di essere madre rappresenta un diritto per le donne , ma anche un’irrinunciabile risorsa per l’intera società . Quindi in questo senso è giusto cercare di migliorare le cose.

Altro punto considerato dolente per le donne è l’uso che si fa della loro immagine nella società : ci si lamenta che imperi il modello della donna oggetto, esibita mezza nuda in televisione, sulle riviste, nella pubblicità. Ammesso che ci sia qualche cosa di male nel vedere ragazze di gradevole aspetto nei vari ambiti della comunicazione di massa, bisogna poi vedere se le donne siano realmente inconsapevoli vittime di un modello imposto dai soli uomini o se siano complici di questo sistema .

Le donne sono le prime ad essere ossessionate dalla loro immagine , a partire dalle ragazze giovanissime per finire con le donne mature . Torturano il loro corpo con diete , chirurgia plastica e via dicendo. Addirittura ci sono mamme che portano dall’estetista le loro bambine: come cresceranno queste poverine? È inutile scandalizzarsi per le veline in televisione, quando poi tante donne hanno come massima ambizione quella di assomigliargli.

Abbiano le donne la forza di emanciparsi da questi modelli, di considerarli per quello che sono , ovvero un mezzo per vendere di più o per rendere esteticamente più gradevole un programma in tv, una rivista; accettino il loro aspetto e vivano serenamente: sono traguardi ragionevoli per i quali non c’è bisogno di agitare mazzetti di mimose.
11/02/2010

Chirurgia estetica.
Fiumi di parole vengono spesi riguardo alla chirurgia estetica. Si evidenzia come il fenomeno sia così diffuso e generalizzato da coinvolgere anche individui di sesso maschile, ragazzine giovanissime, donne anziane;ci si chiede se il ricorrere al ritocchino sia più o meno “giusto”, più o meno “morale”; si suole ricordare quanto queste pratiche abbiano un loro margine di rischio per la salute.

Premesso che ognuno ha il diritto di fare ciò che vuole del suo corpo, dei suoi soldi e, perché no, della sua salute; premesso anche che non c’è nulla di male nel voler ovviare ad un difetto fisico che arrivi a pregiudicare la serenità, l’autostima, le relazioni sociali di una persona, tuttavia, osservando i risultati che certi eccessi della chirurgia estetica generano , qualche considerazione sorge spontanea . Considerazioni di ordine puramente estetico. Perché il senso del bello che una società esprime non è un dato di poco conto e molto ci dice della società stessa.

Ciò che colpisce osservando i visi di tante donne che si vedono in televisione, ma anche nei luoghi della vita di tutti i giorni , è quanto si sia perso totalmente il senso della bellezza, in particolare della bellezza femminile . I visi gonfi di queste donne, i loro zigomi alieni, le loro labbra penosamente prominenti , le loro pelli lucidate come cera da trattamenti chimici che spesso sono definiti poco invasivi, hanno qualcosa di veramente macabro,che rimanda alla morte.

Ed è paradossale che questo sia il risultato sortito da interventi che promettono di fermare il tempo , preservare la giovinezza e, quindi , celebrare la vita.

Eppure è così : certe donne si aggirano nel mondo ignare di somigliare agli animali impagliati che si possono ammirare nei musei di scienze naturali , ridotte a maschere che sfilano in un lugubre carnevale.

Come si può scambiare per bellezza l’oscena caricatura degli anni verdi? Come si è arrivati a non comprendere che imbottire le guance di una qualche sostanza non potrà mai restituire quella giovanile pienezza del viso destinata con gli anni a venire meno? Al contrario , certe “imbottiture” svelano l’età matura con un’immediatezza che nessuna ruga può eguagliare : se qualcosa è stato riempito è perché si era svuotato, se si era svuotato è perché i venti anni, con la loro freschezza, sono passati.

Per non tornare più. Non si sa che cosa queste povere creature vedano guardandosi allo specchio, forse non più un viso, ma una serie di pezzi da assemblare: il metro estetico è per loro diventato il turgore delle labbra, l’altezza e la prominenza degli zigomi , la levigatezza della pelle.

Arrivare a certi eccessi è come dipingere di un fastidioso verde artificiale le foglie scolorite dall’autunno: si arriva a creare un solco incolmabile con la natura che genera l’effetto contrario della bellezza, ovvero la disarmonia.

È triste constatare come le donne, tese a dimostrare una giovinezza e una bellezza artificiose attraverso un’insieme di “pezzi” chirurgicamente trattati , abbiano perso di vista il senso più ampio e generico dell’avvenenza e non riescano più ad attraversare gli anni con dignità, grazia , eleganza e sobrietà. Doti che fanno dire di una donna non più giovane, se non che è una bella signora, almeno che deve essere stata, in passato, una bella donna. Considerazioni che sulle femmine plastificate risultano difficoltose da fare : le tracce dell’antica bellezza sono state inesorabilmente cancellate da un impietoso bisturi .
11/02/2010

Giochi da tabaccheria.
Il popolo dei giocatori si dà appuntamento ad ogni ora nelle tabaccherie d’Italia: è variegato , intergenerazionale , interclassista e multietnico, unito dalla smania di mettere le mani sul “grattino” che lo stato biscazziere gli mette a disposizione con copiosità. Lo acquistano con disinvoltura , magari insieme alle sigarette, ai francobolli, al quotidiano : è diventato un’abitudine consolidata . Alcuni lo fanno con raziocinio, altri perdono il controllo e cadono nella spirale del vizio.

D’acchito viene da chiedersi perché , in un momento di grave crisi economica come quello che stiamo attraversando, la gente si arrischi a buttar via i soldi in questo modo, quando magari arriva a risparmiare limando sui generi alimentari. Probabilmente è proprio il clima plumbeo delle difficoltà economiche che li spinge a giocare.

Perché , se in un momento di magra i soldi da spendere in vestiti,in vacanze o addirittura in cibo sembrano sempre troppi, la possibilità di sognare resta l’unico lusso concesso.

Chi vende sogni non conosce crisi perché il sogno è la luce che indica che dal tunnel si può uscire, è la ragione per cui ci si alza la mattina , la motivazione per la quale si continua ad andare avanti.

All’esercito dei sognatori si aggiunge poi la schiera di coloro che cercano la semplice e pura emozione , la scarica di adrenalina che il gioco può dare.

Questa dei giochi da tabaccheria è un’emozione accessibile a tutti , facile da raggiungere. Basta infatti entrare in un negozio sotto casa , non bisogna spingersi in luoghi malfamati , in bische più o meno illegali. Il gioco da tabaccheria ha un qualcosa di rassicurante, di famigliare, così immerso nella quotidianità dei nostri paesi, delle nostre città.Di certo mantiene tutte le insidie insite nel gioco d’azzardo, tanto che alcuni arrivano a rovinarsi. Viene da chiedersi perché la gente non cerchi di sognare e di emozionarsi in altri modi. Forse il gioco è la fonte di sogni ed emozioni più accessibile:è raggiungibile senza sforzi.

Forse le persone non trovano più nel nostro mondo, nella nostra società la possibilità di scorgere un sogno , un motivo per provare emozione. Si spera che le cose non stiano così. Perché sarebbe questa la vera crisi.
29/01/2010

DONNA OGGI a cura di Maria Giulia Stagni
Condizione della donna di oggi.
Si vedono di sera nei locali alla moda come in quelli alternativi, di giorno popolano gli uffici e gli altri luoghi di lavoro. Cambiano nel modo di abbigliarsi , di aggregarsi e di divertirsi, ma risultano simili nel dimostrare meno della loro età, nel confondersi con le ventenni, nel mantenere un’aria forse più frivola di quella che potevano ostentare alla stessa età le loro madri .

Sono le trentenni di oggi , generazione di donne inquiete , alla perenne ricerca di qualcosa che non è mai chiaro che cosa sia, donne che mantengono loro malgrado dei tratti adolescenziali, caratteristica che le fa apparire vagamente malinconiche.

Oggi le donne hanno tutto , dove quel tutto sta per possibilità di raggiungere , teoricamente( perché si sa, la situazione economica e lavorativa oggi è molto difficile), qualsiasi obiettivo.

Ed è forse questa, paradossalmente, l’origine della loro inquietudine , della loro incapacità di essere pienamente gratificate: quando nasci sapendo già che il tuo destino sarà quello di essere solo moglie e madre e la tua vita ruoterà esclusivamente intorno alla gestione della casa e della famiglia, mentre tutto il resto ti è precluso in partenza, forse puoi mantenere una sorta di rassegnata serenità, che scaturisce dall’avere come unica possibilità il seguire un solco già tracciato da altre generazioni.

Ma quando l’esito della tua vita è nelle tue mani e sei tu a dover scegliere il percorso , se da un lato la felicità diventa una prospettiva plausibile e realizzabile, altrettanto concreto risulta il rischio di essere perennemente insoddisfatte e in preda all’ansia. Il contesto sociale ed economico poi, oggi non aiuta. Se è vero che alle donne sono concesse le stesse opportunità degli uomini , dovendo percorrere le medesime tappe lavorative e rispettare i tempi concessi ad un uomo, è altrettanto vero che questo pone le donne davanti alla difficoltà concreta di realizzarsi come mogli e, soprattutto, come madri. La precarietà lavorativa protratta fino a tarda età , i problemi legati al trovare casa, fanno sì che si tenda sempre più a posticipare le scelte legate alla formazione di una famiglia , obbligatoriamente.

Perché un figlio costa, in termini di tempo e in termini di denaro, e tuttavia non si può aspettare a metterlo al mondo ,pur con gli aiuti che la scienza oggi può offrire. Perché se culturalmente la donna è cambiata , emotivamente e soprattutto biologicamente donna resta.
29/01/2010

GIOVANI OGGI a cura di Maria Giulia Stagni
Bamboccioni.
Se ne parla molto oggi di questi “bamboccioni”, termine coniato ai tempi dall’ex ministro dell’economia Padoa Schioppa nell’intento di bacchettare quei trentenni e oltre che non ne vogliono sapere di lasciare il “nido”, la casa sei genitori .

I bamboccioni sarebbero quei giovani (o per meglio dire ex giovani) che seguono una condotta di vita per certi aspetti da eterni adolescenti, lavorando , non lavorando, lavorando saltuariamente o precariamente, ma al contempo restando attaccati alle certezze offerte dalla dimora paterna e materna : la minestra pronta, il letto fatto, le bollette pagate.

Furono bacchettate giuste quelle dell’allora ministro? La verità sta nel mezzo. Occorre considerare il contesto sociale ed economico in cui si muovono questi famosi bamboccioni .

Certamente per queste generazioni di giovani e “semigiovani” grandi certezze non ce ne sono, concrete prospettive nemmeno. Né sul pino lavorativo, né, di conseguenza su quello della realizzazione di una famiglia propria.

Sulla base di cosa si dovrebbe poter costruire qualcosa? Non ci sono punti saldi, se non la famiglia d’origine , che diventa l’ancora , l’appoggio, una sorta di ammortizzatore sociale che preserva queste schiere di eterni ragazzini dai disagi materiali. Disagi materiali cui in effetti i ragazzi italiani non sono abituati:quella degli odierni trentenni è una generazione cresciuta in una maniera relativamente agiata, che forse non ha imparato a lottare per ottenere qualcosa .

Questi trentenni che indugiano nell’infanzia sono forse viziati , mollemente avvezzi ad ottenere tutto con il minimo sforzo, dando ogni cosa per scontata. Non sono forse preparati ad affrontare una società come questa , in cui occorre inventarsi sempre qualcosa, reinventarsi, cambiare, essere flessibili. Occorre entrare nell’ordine di idee di rinunciare a certe comodità , a certe “dolcezze” proprie della casa paterna, spesso bella ed accogliente, comoda e dove si mangia bene.

Forse bisognerebbe accettare con più disinvoltura di dividere l’affitto con altri due o tre o più “bamboccioni” , e condividere con loro il bagno, la tavola, il frigorifero, rinunciare insomma a un po’ di agi e comodità ottenendo in cambio indipendenza, autonomia e l’ingresso nel mondo degli adulti “veri”. Sperando di avere un giorno una casa e una famiglia proprie. Ma questa, è un’altra storia.
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Domenico Fisichella - "Dal Risorgimento al Fascismo 1861-1922"
Carozzi Editore - Sfere pp.336, € 22,00

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