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da "ilMesssaggero"
La realpolitik con la Russia che serve all'Europa

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da "Riscossa Cristiana"
Aereo Abbattuto sicuri....

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da "Vatican Insider"
Si fanno guerre per risanare i bilanci delle economie idolatre

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da "Corriere della Sera"
Tra i democratici torna il timore che spunti qualcuno "piu' a sinistra"

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da "ilSecololo d'Italia"
L'assistenzialismo senza investimenti non crea lavoro

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da "La Bussola Quotidiana"
Una nuova fase politica ma dentro il bipolarismo

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Bocchino bye - bye
Riportiamo l’articolo apparso su Corriere della Sera del 20 novembre a firma di Aldo Grasso e la replica dell’ on. Italo Bocchino apparsa il giorno dopo sullo stesso quotidiano.

Nel commentare la replica “pomposa” dell’esponente di Fli , Aldo Grasso, elegantemente, si domanda: “ e la satira è territorio esclusivo dei comici? “

Ma questa incomprensione non è il solo limite evidenziato dal parlamentare finiano. Evidentemente lo scarso senso umoristico di Bocchino, la sua iattanza autoreferenziale dipendono dalla sensazione che egli avverte di essere stato “mollato” da coloro che , nella fase “trionfante” dell’antiberlusconismo, avevano offerto spazio giornalistico alle sue intemerate contro l’ex premier e a difesa del Presidente della Camera.

Ora le scomposte iniziative, le polemiche ed il linguaggio violento sono elementi che il quotidiano di via Solferino non ritiene più essere compatibili con la riconosciuta necessità di abbassare i toni.

A ciò si aggiunge una ormai conclamata propensione a sbagliare le uscite : soprattutto per chi milita nel terzo polo centrista appare del tutto fuori luogo lanciare ipotesi come quella di un accordo elettorale tra centro e sinistra con guida Monti per le elezioni del 2013.

Bocchino continua a leggere le righe, ma non sa leggere tra le righe.

Cioè non capisce

. Italo, le gesta irresistibili di un eletto (?) dal popolo



La prudenza politica non è una sua virtù

Nel fantasmagorico cielo della nostra mezzapolitica brilla da qualche tempo un fulgido astro: Bocchino Italo. Dopo la sua ultima uscita su Mario Monti come futuro candidato premier del Pd e del Terzo polo gli hanno detto di tutto: irresponsabile, avvelenatore di pozzi, esibizionista. È dovuto intervenire il suo capo, Gianfranco Fini, per smentire il Bocchino-mezzopensiero. I suoi avversari meno fantasiosi gli urlano «Vieni avanti, Bocchino!», i più ruvidi, come Alessandra Mussolini, frequentano i salotti Rai per metterlo in guardia: «Bocchino, con quel cognome dovrebbe essere più prudente». Il suo ex amico Roberto D' Agostino lo chiama «Italo Pippa» o «Portachiavi beganizzato» e parla della «tragedia di un ometto ridicolo». L' ex moglie Gabriella Buontempo dipinge benevolmente il suo ex marito come un uomo «ingenuo e machista» che soffre di «cretinismo da separazione», «sempre pronto a correre dietro alle donne».

Di recente, lo hanno persino avvistato in un mezzoristorante di Saluzzo con Elisa Isoardi.

Gli ex camerati si interrogano: l' italico soffre della sindrome del «fesso in buona fede» (comica e micidiale figura nazionale a lungo studiata dagli antropologi Fruttero & Lucentini) o è affetto da semplice bronzofaccismo? Difficile parlare di lui come politico, visto l' infaticabile scavallare: missino, berlusconiano, mezzopolista. La prudenza politica non è una sua virtù. Nemmeno l' altra: da un po' di tempo, la fiamma dell' ex attivista del Fuan rischia di spegnersi nelle acque fangose del gossip.

A lungo si è chiacchierato di una presunta storia con Mara Carfagna tanto da dover andare da Fabio Fazio, la cenere in testa, per ammettere di aver fatto soffrire la moglie. Poi il weekend di fuoco in Costiera amalfitana con Sabina Began, l' ape regina dei festini berlusconiani.

La quale ape ha poi divulgato sms bollenti dell' ex portaborse di Pinuccio Tatarella, il quale ex ha poi negato di averli mai scritti, la quale ape vuole ora denunciare l' ex per stalking in virtù di una legge voluta dall' ex Mara Carfagna. Poi ci sarebbe anche un trans, ma lasciamo stare. Bocchino Italo non è un tecnocrate piovuto dal cielo, è stato eletto dal popolo.

Forse dal mezzopopolo, visto l' attuale sistema elettorale. A riprova che l' unico principio cui portiamo rispetto è quello dell' assuefazione. Grasso Aldo



Bocchino: io sempre eletto. E in tv ho un’audience alta



Caro direttore, sorprende non poco l’aggressione su questioni non politiche ma personali a cui mi sta sottoponendo da qualche tempo il Corriere della Sera, distante anni luce dal suo stile e dalla sua tradizione giornalistica.

Ieri Aldo Grasso si è esercitato con palle incatenate e anziché attingere a fonti autorevoli e verificate, com’è nella tradizione del suo giornale, ha replicato quanto letto su Chi o su Dagospia. Si tratta di un oggettivo calo di autorevolezza delle fonti utilizzate in via Solferino.

Per non parlare della scelta di usare come fonte contro la mia persona una moglie in corso di separazione: è come chiedere a un cannibale che cosa ne pensa della dieta vegetariana! Grasso ironizza anche sul mio essere eletto, quindi rappresentante del popolo.

Lo informo che da quando faccio politica sono stato eletto con le preferenze, con il collegio uninominale maggioritario e con le liste bloccate: dal consiglio d’amministrazione dell’Università al Comune, dalla Regione al Parlamento.

E visto che è un esperto di televisione farebbe bene a studiare l’audience delle mie presenze televisive per scoprire che il gradimento che riscuoto tra gli italiani è inversamente proporzionale a quello che mi viene tributato da lui. Dice anche che è difficile parlare di me come politico e così facendo dimentica che mentre tutti osannavano Berlusconi all’apice della sua forza io lo contrastavo con gli stessi argomenti che poi sono divenuti di pubblico dominio e che hanno portato alle dimissioni dell’ex presidente del Consiglio dei ministri.

Quanto alle affermazioni su «sms bollenti» e «weekend di fuoco» attendo di conoscere le prove di tali parole, cosa che dinanzi a un giudice Grasso sarà chiamato a provare. Lo stesso vale per la mia presunta cena in un ristorante di Saluzzo, dove non ho mai cenato in vita mia. Ho partecipato a una cena di cento persone in una località diversa da quella citata.

C’è poi un equivoco riferimento a un trans che ha un chiaro intento diffamatorio.

La sinistra italiana ha portato un trans in Parlamento e il Pdl ne ha candidato uno a Salerno nominandolo poi ai vertici di un’amministrazione pubblica.

Il suo giornale ha giustamente ritenuto questi atti dei segnali di civiltà, ma se io rilascio un’intervista andata in onda su una tv privata a un’intervistatrice transessuale devo essere crocifisso anziché riconoscermi il pregio di non essere affetto né da omofobia né da transfobia.

Concludendo penso che ieri non abbiate reso un buon servizio alla grande tradizione del Corriere della Sera. Italo Bocchino

da "IL GIORNALE"
intervista a Maurizio Gasparri: “Dalla A alla Z: tutti gli errori di Fini”

Per leggere l'articolo cliccare qui: leggi l'intervista

Bersani, il PD e il caso Bonino.
da "IL FOGLIO" di Giuliano Ferrara

Bersani non ci sa fare. E’ proprio una cara persona, e molto competente in fatto di piastrelle e distretti e amministrazione locale, ma come segretario di partito non ci sa fare. Lo dimostra tra le altre cose l’orripilante, umiliante caso Bonino. D’altra parte nella sua lunga storia e tradizione politica, il PCI non aveva mai dato il potere di decisione politica agli emiliani, gente seria e operosa, capace di costruire modelli sociali e fare quattrini, capace di irrobustire organizzazioni territoriali, di stabilire un rapporto di fiducia molto forte con la popolazione urbana e delle campagne, di innovare l’economia a partire dal terzo settore cooperativo, buona scuola di governo locale e poi nazionale , ma inetti nella manovra, nella guerra, nella comunicazione politica. Ai bolognesi ai modenesi ai reggiani e ai piacentini toccavano gli onori della parata, e grandi incarichi riservati, ma non il posto di guida. Mai. E questo nonostante fossero il pezzo più forte, pregiato e ricco del Partito comunista.

I cattolici democratici sono malleabili, friabili, flosci. Non meritano scomuniche, roba che non si usa più, ma la dimenticanza della storia. Il loro orgoglio è a pezzi, né sopravviverà loro una qualche idea di umiltà e di servizio, le parole che prediligono e per le quali si sdilinquiscono ipocritamente dalla mattina alla sera. Bindi-Bonino è il giusto esito di una catastrofe spirituale e culturale. Accettano la candidatura Bonino, una che era contro la 194 e ha votato per la sua abrogazione: voleva una legge abortista meno impacciata da considerazioni di “tutela della maternità”., considera l’aborto il testimonial della sua esistenza di libertaria, lo vorrebbe praticato, questa negazione di ogni diritto e di ogni umanità, a ogni angolo di strada, liberamente e per liberarle donne, come un diritto civile, beata lei e la sua abissale coscienza. E’ pro eutanasia. Anche i vecchi e i malati vuole liberare. Venera la pillola abortiva, il techno-prezzemolo che smentisce tutte le cure e le remore solo apparenti che hanno circondato la scelta strategica di tipo omicida fatta trent’anni fa e confermata come elemento di sordità morale e di selezione eugenetica spietata.

Metto da parte per un attimo un’avversione personale assoluta, per il carattere, la fisionomia civile, la vanità fanatica e la disperante tristezza della persona. Mi limito, se possibile, a un giudizio di natura politica, su un fatto politico. Sia chiaro: ho sempre pensato che il PD debba essere un assemblaggio di forze diverse, un partito iperpluralista, non mi sogno di contestare alla Bonino il posto che è stato suo nel nuovo partito, quello di una lobbista laicista con il proprio carico di idee e la più ampia facoltà di farsi largo. Ma questa è una cooptazione di nomenclatura sotto ricatto:è un’altra cosa. Un partito robusto, il principale dell’opposizione, prende la sua bandiera e, su perentoria richiesta, la affida come portavoce, a Roma e nel Lazio, all’araldo marciante di una cultura che nega tutta la sua storia sia postcomunista sia postdemocristiana, che divide il suo elettorato, che lo separa da forze popolari importanti. La affida alle mani di una sopravvissuta in Parlamento nel listino dei ripescati del PD, la quale ricatta il partito che l’ha salvata: O ci stai o ciccia. Non lo capisce, Bersani che con questo sì sbadato e sonnacchioso a una candidatura impostagli dal furbo Pannella, geniale nichilista del potere eterno ed eternamente retore dell’opposizione e della resistenza, sia che vinca sia che perda ha portato all’ammasso dell’irrilevanza il suo Partito democratico?

Può essere naturalmente che mi sbagli. Sicuramente sbaglio i toni, che dovrebbero essere abbassati. Sbaglio etichetta e comportamento. Forse sbaglio anche la previsione. Sarà alla fine una genialata, i vescovi e i parroci accorreranno anche loro festosi, sotto le tonache dei vari Marini, Fioroni, Letta, Bindi e altra gente di Santa Fede, per sostenere la Bonino alla guida della sanità, della bioetica, della coscienza morale pubblica della città di Roma. Sarà un’altra entusiasmante battaglia di liberazione civile e culturale dai ceppi dell’oscurantismo. E il Partito democratico guadagnerà una patente di laicismo per lui preziosa. Può darsi. In tal caso, molti auguri.

Ribaltamento dei ruoli.
Destra e sinistra esistono eccome, basta sentire Polverini e Bonino

di Gaetano Rebecchini*

E’ iniziata la campagna per le elezioni regionali, ed ecco le prime dichiarazioni dei due principali candidati alla Presidenza della Regione Lazio.

Renata Polverini del “centro-destra” pone al primo punto del suo programma la situazione delle famiglie proponendo, tra l’altro, il cosiddetto “quoziente familiare”. Emma Bonino del “centro-sinistra” risponde su “il Riformista” con uno slogan pubblicato in prima pagina sotto una sua grande foto che dice “quoziente familiare? No grazie”. E subito tutto mi appare particolarmente chiaro. Ritengo infatti quelle dichiarazioni particolarmente significative, direi emblematiche, venendo a confermare quanto da me sostenuto in precedenti occasioni e che qui cercherò di riassumere, seppur brevemente.

Il tramonto delle grandi ideologie del ‘900 e in particolare la caduta del comunismo, unitamente alle riforme apportate nei sistemi ad economia di mercato, hanno portato ad una forte riduzione dei contrasti  di carattere socio-economico e di conseguenza contribuito anche ad alterare il significato sino ad allora attribuito ai due termini “destra” e “sinistra” che avevano caratterizzato la forte dicotomia tra gli opposti sistemi.

“Destra” e “sinistra” venivano così  ad assumere un’ accezione diversa, in un certo senso più ampia ed indicativa di due distinte “visioni del mondo”. Da un lato la “destra” che richiama individui più attenti alla “tradizione”, o per meglio dire ai principi e ai valori trasmessi dalle passate generazioni e  dall’altro lato la  “sinistra”  che richiama invece soggetti più orientati verso “il nuovo”, verso “il futuro”, i cosiddetti “progressisti” purtroppo talvolta inclini all’utopia.

Infatti mentre una persona di destra si richiama - almeno a livello di principio – al concetto di “Assoluto” ed al “diritto naturale”, quella di sinistra è tendenzialmente indotta a ritenere tutto  mutevole e relativo. Ne consegue che la distinzione più significativa delle due posizioni diviene  quella tra chi ritiene valido il principio di realtà oggettiva e chi, al contrario, basa il suo pensiero e la sua azione su una visione relativistica della realtà.

In sintesi possiamo affermare: “destra” uguale  “realismo” od “oggettivismo” e  “sinistra” uguale a   “relativismo” o “soggettivismo”.

Ebbene, quanto  detto  pone in evidenza come, nell’arco di pochi anni, si sia verificato un vero e proprio ribaltamento di riferimenti sociologici, e mi spiego meglio: oggi infatti la “destra”, depositaria del “common-sense” (che si ricollega al diritto naturale) tende ad assumere una dimensione “comunitaria” (vedi la difesa della famiglia e dei corpi intermedi), allorquando la “sinistra” viene sempre più ad acquisire un connotato relativista ed individualista come la rivoluzione antropologica che colpisce l’attuale società post-moderna rende ogni giorno più evidente.

Infatti se una volta il ruolo e le istanze del singolo individuo venivano associati al termine “destra”  mentre alla “sinistra” si attribuiva il primato della collettività, oggi si verifica un vero e proprio “cambio di paradigma” che tende ad invertire i ruoli, per cui la “destra” viene a privilegiare il bene comune oggettivo fondato sul principio di realtà e sul diritto naturale mentre la “sinistra” si caratterizza nel promuovere desideri individuali che di certo non portano benefici alla comunità.

Queste in breve le riflessioni che le prime dichiarazioni dei due candidati alla Presidenza della Regione Lazio mi hanno indotto a riproporre.  Ed ora, tenendole ben presenti, seguiamo gli sviluppi della campagna elettorale in corso.



* Presidente Centro di Orientamento Politico

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