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Partecipazione.
Una progressiva crisi dell’etica ha provocato negli ultimi decenni in tutto l’Occidente la perdita di fondamentali valori sui quali aveva affermato nei secoli la propria storia di cultura, di civiltà, di progresso. Ciò ha comportato l’introduzione di stili di vita e una privazione di libertà che hanno esasperato la massificazione delle società dell’Occidente, e non solo, che si sono manifestate nei settori primari dell’organizzazione delle nostre società.

Lo sviluppo della finanziarizzazione dell’economia si è accompagnato all’affermarsi dell’ideologia della globalizzazione nel senso di una visione relativista, che priva le democrazie del loro contenuto partecipativo, con l’emergere di poteri internazionali autonomi di carattere tecnocratico. La bolla speculativa giunge oggi al suo epilogo, comportando pesanti rischi per la tenuta dell’economia reale, soprattutto nei paesi occidentali. L’epicentro di questo sconvolgimento è collocato nei paesi anglosassoni dove sono state prese quelle decisioni che hanno cancellato qualsiasi limitazione ai mercati finanziari con l’dea che essi si sarebbero autoregolamentati.

Le stesse ragioni di carattere economico, ma soprattutto esigenze di civiltà richiedono che si ponga un argine alla globalizzazione finanziaria e, attraverso nuove regole, si ristabilisca un ordine internazionale che limiti il potere autonomo delle oligarchie tecnocratico finanziarie. La possibilità di nuove regole non può che fondarsi su alcuni principi etici e sul recupero di una visione basata sulle esigenze reali dei popoli occidentali, comportando la necessità di coniugare l’organizzazione dell’Unione europea con un recupero dell’idea di Nazione e di Stato, con i necessari elementi identitari. L’espansione del potere finanziario ha rappresentato una distorsione della libertà dei mercati. Infatti essa ha pesantemente condizionato il comportamento degli stessi stati e dei cittadini, veicolando una finanza non al servizio dell’impresa e dello sviluppo produttivo e intervenendo direttamente ed indirettamente sull’andamento dei consumi.

L’Europa stessa deve trovare la forza per riaffermare la propria identità libera, cristiana e occidentale, restituendo agli Stati alcune competenze nazionali, rafforzando le competenze unitarie in termini di politica estera e di difesa. In questo contesto l’Italia, anche sulla base della sua tradizione cattolica, è chiamata ad un ruolo importante nell’ambito della politica occidentale.

Il sistema politico italiano deve essere in grado di supportare con efficacia l’impegno a cui il Paese è chiamato per contrastare gli elementi disgregatori che si diffondono dalla crisi economico finanziaria e per elaborare un indirizzo di politica estera di riforma del processo di composizione dell’unità europea e per contribuire alla riscoperta delle radici ideali ed etiche dell’Occidente, la cui qualificazione cristiana, anche al di là dei suoi significati religiosi, è tramandata attraverso un impareggiabile patrimonio culturale, artistico, scientifico.

A tal fine è necessario un progetto di riforma della Costituzione secondo una visione non ideologica e fondata sul diritto naturale. che rigeneri la legittimità del governo sulla base del mandato popolare. Senza una grande riforma la democrazia italiana rischia di assorbire i virus dell’antipolitica che vengono diffusi da alcune forze politiche e da ambienti intellettuali di sinistra, come è emerso anche nelle dolorose circostanze del terremoto in terra d’Abruzzo.

L’indebolimento del sistema politico rischia di essere pagato a caro prezzo dal popolo italiano che in anni non lontanissimi della sua storia sentiva di avere un primato civile e morale. Occorre diffondere la consapevolezza della nuova missione dell’Italia in Europa e contribuire all’opera di chiarimento culturale che costituisce la base indispensabile di qualsiasi iniziativa politica . Dopo anni di egemonia della cultura di sinistra, alla quale aveva contribuito il clima consociativo che aveva caratterizzato gran parte del secondo dopoguerra, il mutato quadro politico e l’emergere di una politica bipolare, hanno riaperto gli spazi per una cultura affrancata dalle ideologie della sinistra. E’ necessario sostenere e sviluppare una cultura fortemente incentrata sulla identità nazionale e sulla storia del nostro Paese e che si richiami a valori e contenuti che si fondano innanzitutto sul concetto di persona, concezione che la tradizione italiana da Roma, fino al pensiero cristiano ha inquadrato nella legge naturale.

E’ proprio dall’incontro tra la fede biblica di matrice giudaica ed il pensiero greco fondato sulla ragione al quale si è aggiunto il patrimonio di Roma che ha potuto svilupparsi e diffondersi in Europa il cristianesimo consegnando alla civiltà occidentale una impronta perenne ed una visione dell’uomo, rispetto alla quale le ideologie sono apparse come deviazioni e gli integralismi di oggi come sfide. Questa concezione della persona è oggi attaccata sia dallo scientismo che tende a ridurre l’uomo alla sola dimensione corporea, ritenuta unica forma di conoscenza dell’uomo, sia da concezioni che diluiscono la dimensione metafisica in analisi psicologiche, sentimentali o individualistiche. Lo scientismo rispetto alle filosofie immanentiste razionaliste, illuministe e esistenzialiste compie un passo ulteriore, come è stato autorevolmente affermato:“non si tratta più soltanto di interpretare l’uomo, ma di trasformarlo”. Su tale terreno ci si trova di fronte ad un limite invalicabile ove è impossibile ogni forma di mediazione: è il campo dei valori indisponibili.

La cancellazione della dimensione metafisica, peraltro, conduce ad una visione della morale della intersoggettività che cancella il fondamento etico dei comportamenti e priva il valore della libertà di quella forza che consente di dirimere tra bene e male che è la vera dimensione della libertà dell’uomo. Senza tali presupposti non si è in grado di tutelare i valori del vivere civile quali la difesa della vita, la validità dell’istituto familiare, l’etica della responsabilità, la dimensione partecipativa, la coesione e solidarietà sociale , la valorizzazione del lavoro e dell’iniziativa d’impresa in una economia sociale di mercato, in sostanza tutto ciò che evidenzia il senso del bene comune rispetto allo sfrenato individualismo che caratterizza l’epoca attuale.

L’ideologia relativista che si è diffusa in Occidente e che considera in termini avalutativi le differenti identità, non è in grado di affrontare i problemi delle società multietniche, soprattutto a fronte delle recenti sfide dell’islam più radicale. La multiculturalità delle società occidentali può stabilizzarsi positivamente solo se essa non si esprima come ideologia e agli immigrati che ottengono la cittadinanza si richieda di accettare le regole generali del vivere sociale delle società che li accolgono e di disporsi a collaborare al bene comune. Del resto il pluralismo e la democrazia richiedono principi e valori validi e riconosciuti da tutti in un quadro di doveri etico-religiosi. Ed è solo in tali termini che in Italia va impostata la questione degli immigrati la cui regolarizzazione non può prescindere da tali presupposti per poter essere risolta con corrette ed efficaci politiche di integrazione.

Il vasto campo dei mezzi di comunicazione appare fortemente influenzato dal relativismo e ad esso non si ritiene di applicare alcun criterio morale. Questi mezzi appaiono oggi come un immenso potere rispetto al cui dilagare si oppone solo la libertà di coscienza dell’uomo. Forti segnali incoraggianti indicano che è oggi possibile percorrere una strada che riconsegni un grande destino all’uomo d’oggi. Sentiamo come un dovere contribuire a gettarvi un po’ di luce, condividendo con quanti affermano che, per chi confida in Dio, nulla è impossibile.

Per questi motivi e su queste basi è opportuno ricostruire un tessuto comunitario capace di facilitare l’elaborazione e lo scambio di idee e di proposte, relativamente ai grandi e fondamentali principi che hanno guidato la formazione della nostra società, operando con strutture associative agili e omogenee, di fronte alla crisi dei tradizionali partiti politici e utilizzando i moderni strumenti disponibili per la loro diffusione. .
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