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CONSIDERAZIONI SULLA CRISI E IL NUOVO GOVERNO



L’ esito elettorale del 4 marzo e le aggrovigliate vicende che ne sono seguite, fino all’ insediamento dell’esecutivo Conte, sembrano dare ragione al professor Giovanni Orsina che , recentemente , ha scritto “la crisi della politica è profonda in tutte le democrazie, ma in Italia lo è di più”. Non è solo l’affermazione e la salita al governo di quelle forze che Galli della Loggia descrive come non intenzionate a riconoscersi “ nelle regole non scritte in vigore finora”, ma ciò che mostra la fragilità politica italiana è anche il sussistere di schemi ideologici dai quali soprattutto deriva la scarsa considerazione delle cause reali di ciò che è accaduto. Una coincidenza che dovrebbe far riflettere è il fatto che l’Italia ha conosciuto – e per alcuni aspetti ancora conosce – la più lunga crisi economica e di scomposizione sociale dal dopoguerra , con tutte le sue conseguenze. Aiuta a comprendere ciò che è accaduto quanto rilevano De Rita e Galdo in una recente pubblicazione e cioè che ”il benessere degli italiani si è andato costruendo sotto la spinta di due motori, oggi entrambi inceppati: il primato della politica e l’inclusione sociale con un ascensore in continuo movimento verso l’alto”. Non si vogliono comprendere le motivazioni che hanno portato a questa dissociazione tra politica e società. Ci si rifugia nello schema ideologico con il quale definire i “buoni” e i “cattivi”; per cui si è giunti a definire come fascisti esponenti presenti nel governo, in una riedizione delle argomentazioni che hanno accompagnato gli anni nei quali Berlusconi aveva conseguito la maggioranza dei voti. Così come è anche facile rifugiarsi nella denuncia del populismo, come se tale etichetta fosse sufficiente a contenerne la deriva. Definizione estendibile ad ogni partito o esponente politico non in linea con il rosario laico dei diritti. Anche su questo aspetto si mostra una certa pigrizia di analisi: il fenomeno leghista appare comunque identitario e partito dal basso, quello dei 5 stelle invece è il prodotto di una rete creata e ben controllata dall’alto. Soprattutto il movimento di Di Maio con la sua connotazione appare ispirato dalla volontà di acquisire il potere - non a caso era disposto ad accordarsi sia a sinistra come a destra, così come è stato pronto ad adattare il suo programma con una sospetta flessibilità – acquisizione che sembrerebbe prescindere dagli stessi obiettivi programmatici , se non quelli di carattere moralista e giustizialista. Vi è nel M5stelle l’interesse a raggiungere un obbiettivo più importante , ritenuto , addirittura “rivoluzionario”. L’obbiettivo, la ragione sociale del movimento grillino è la democrazia diretta. Questo è stato ben descritto, a suo tempo, da Gianroberto Casaleggio, in una intervista al Corriere della Sera del giugno 2013, quando affermava che essa “non è relativa soltanto alle consultazioni popolari, ma a una nuova centralità del cittadino nella società” e proseguiva precisando “ le organizzazioni politiche e sociali attuali saranno destrutturate , alcune scompariranno. La democrazia rappresentativa , per delega, perderà significato. E’ una rivoluzione culturale”. Si intenderebbe, in tale prospettiva, cambiare nel profondo la Costituzione, che è basata sulla democrazia rappresentativa parlamentare, ma anche quella “Costituzione materiale” che Mortati riferiva ai partiti e all’organizzazione sociale nel suo complesso che animavano e compenetravano la Costituzione formale. In sostanza, si intende annullare, attraverso l’affermazione di interventi diretti del cittadini, oltre che il ruolo proprio dei partiti, anche la rappresentanza e l’ intermediazione, comprese probabilmente le organizzazioni sociali . Ora nella composizione del Governo, non caso, al ministero dei rapporti con il Parlamento è stato aggiunta la competenza della “democrazia diretta”, affidata a un deputato eletto in Veneto che ha frequentato la Università di Trento e che si è distinto per l’iniziativa di cancellare i vitalizi dei parlamentari . Nel “contratto” preteso soprattutto dai grillini vi è la proposta di un referendum abrogativo senza quorum ed anche l’introduzione del referendum propositivo. Queste ed altre proposte che delineano un indirizzo di “democrazia plebiscitaria”, espongono, come ha scritto Gaetano Quagliairiello ai “rischi insiti di una democrazia post-rappresentativa”. Per quanto temuto più che previsto, l’accordo volutamente declassificato a “contratto di governo” tra Lega e 5 stelle, era nelle cose possibili e segna un passaggio che non riguarda quindi i soli aspetti programmatici sui quali è d’obbligo attendere il governo alla prova dei fatti, ma arriva ad interessare il modello costituzionale della democrazia italiana. Essa era nata dal crogiolo culturale del popolarismo con i suoi riferimenti al cristianesimo politico e alla dottrina sociale della Chiesa. Il populismo che vuole imporre la “democrazia diretta “ è nell’essenza antipopolare . Non è azzardato fare un parallelo con il 68, nel quale decidevano , nella sostanza , le minoranze organizzate . La democrazia diretta di Casaleggio è la versione informatica di quell’assemblearismo. Sulla questione della democrazia diretta sarà interessante osservare il comportamento parlamentare della Lega, nata come protesta verso Roma ma anche come espressione della partecipazione locale, come movimento rappresentativo di specifici ceti sociali e territori , come esaltazione dei corpi intermedi e dei Comuni. L’auspicio è che essa non accetti di essere trascinata nella prospettiva di disintermediazione alla quale il movimento di Grillo intende arrivare. E’ una questione essenziale e dirimente. PIETRO GIUBILO










STORIE DI ECONOMIA
di Sergio Menicucci



VESPA- Al mitico scooter è legata l’immagine di diverse generazioni di giovani che hanno sfruttato l’agilità, la perfomance e i colori sgargianti delle varie edizioni. Sulla due ruote in giro per Roma si sono innamorati la principessa Audrey Hepburn e il giornalista americano Gregory Peck. Durante la lavorazione a Cinecittà del colossal film Ben Hur Charlton Heston girava per la capitale a bordo di un “Vespone”. Più tardi nel video Now That You Got It la cantante dalla famiglia d’origine italiana Madonna è sul sellino posteriore di una “Primavera gialla” dietro al suo toy boy. Era nata nel 1946 e divideva il popolo dei motociclisti in due fazioni: quella dei vespisti e quelli che gli contrapponevano la Lambretta. Quando nel 1951 il primo lotto di mille Vespe arrivò negli Stati Uniti il prezzo era di 325,95 dollari. In Italia si acquistata a rate. Qualche anno più tardi per promuovere lo scooter sulla rivista Fortune comparve lo slogan “Vespa tra i 100 prodotti best designed”. E per indurre gli americani ad acquistare la moto lanciarono l’annuncio “forse la tua seconda macchina non dovrebbe essere una macchina”. Una volata lunga per un mito. A maggio 2018 l’utile netto del primo trimestre del gruppo Piaggio (che comprende Vespa, Moto Guzzi, Aprilia, Gilera, Derbi, Ape) è quasi triplicato con quasi 4 milioni contro 1,5 dello stesso periodo del 2017. I ricavi sono stati oltre 312 milioni di euro. Ma perché Vespa? Spesso il successo di un marchio dipende da tanti fattori e anche da studi. Nel caso dell’imprenditore Enrico Piaggio quando si avviò a brevettare nel 1946 il modello esclamò “sembra una vespa” per via del motore e delle forme della carrozzeria vista dall’alto, con la parte centrale ampia per accogliere il guidatore e la vita stretta. Lo scooter più famoso del mondo sfreccia dovunque: non solo a Napoli ma anche a Miami dove i turisti entrano ed escono dal traffico in maniera spericolata tanto che il consiglio comunale della città ha deciso di adottare misure restrittive contro le violazioni compiute dai guidatori “ che, scrivono i giornali americani, guidano dal lato sbagliato della strada e invadono piste ciclabili e strisce pedonali”. Dalla Florida è stata trasmessa una pubblicità del gruppo dei Black Eyed in sella a tre Vespa Primavera senza casco che ha suscitato molte polemiche. Per noleggiare una Vespa occorrono 65 dollari per due ore e 90 per una intera giornata. Lo scooter è il modo migliore per girare, con sciarpa e capelli al vento. Un divertimento da giovani. La Vespa Primavera arrivò a ridosso del Sessantotto, era veloce come le sorelle più grandi ma era più maneggevole e per di più si viaggiava avvinghiati, quattro marce che davano il brivido di cambiare in continuazione, la frizione che poteva slittare, la miscela corretta ad hoc con più o meno olio. La prima generazione rimase inalterata per quasi 15 anni, poi la nuova 125 sulla quale i tecnici della Piaggio di Pontedera avevano apportate molte innovazioni. Solo nel 1976 arriva la Primavera Et3 con l’accensione elettronica e la marmitta allungata. Per i ragazzi italiani di 16 anni diventa l’oggetto del desiderio. Per celebrare i 50 anni di vita la Primavera 2018 si presenta con tre colorazioni: blu armonia, beige sahara e rosso profondo. Cilindrate da 50, 125 e 150 centimetri cubici. Vespa vincente tra passato e futuro. IL tutto messo in mostra a Pontedera dove il patron della galassia Piaggio Roberto Colannino ha voluto ingrandire il museo portandolo a 5 mila metri quadrati, con 250 pezzi esposti tra cui alcuni esemplari della Gilera, della Moto Guzzi, dell’Aprilia di Valentino Rossi che hanno conquistato tanti trofei mondiali e scritto le più belle pagine della storia del motociclismo italiano e mondiale.


IL CORSIVO
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ISTITUZIONI
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Nella giostra dei commenti politici sulle vicende della formazione del governo irrompe, come nel suo stile, il feroce commento del “fondatore” del Foglio, Giuliano Ferrara.(...)
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CULTURA di Pietro Giubilo
LA SFERZA DI SARTORI SUGLI “ASINI RAGLIANTI” - in ricordo del grande politologo
[04/2018]
In un breve scritto inedito – pubblicato da Il Fatto Quotidiano - il professor Sartori, scomparso un anno fa’ e che intendiamo ricordare, così si esprimeva: “ la democrazia doveva essere(...)
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Presentazione del libro "Ombre sul sole" di Enzo Natta - Intervento di Pietro Giubilo
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Paolo Mieli e i conti con la storia
13 Dicembre 2013

Domenico Fisichella - "Dal Risorgimento al Fascismo 1861-1922"
Carozzi Editore - Sfere pp.336, € 22,00

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