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CON LA BASILICATA IL CENTRODESTRA GOVERNA PIU’ REGIONI



In termini numerici il voto in Basilicata conferma, sostanzialmente, un andamento già verificatosi nelle altre regioni che hanno votato recentemente. Il centrodestra si attesta oltre il 42 per cento mentre il centrosinistra supera di poco il 33 per cento e il M5 Stelle si ridimensiona al 20 per cento, dimezzando i voti ricevuti nelle elezioni politiche del 4 marzo del 2018. Sembra rafforzarsi un trend di consensi di carattere nazionale, nel quale poco incidono le motivazioni locali, se non nel fatto che si rende evidente la scarsa presa territoriale dei 5 Stelle, probabilmente perché le esperienze di governo locale del movimento non stanno dando buoni risultati. Entrando nello specifico del centrodestra, la Lega raggiunge il 19,1, Forza Italia tiene al 9,1, Fratelli d’Italia al 5,9, i centristi di Idea al 4,2 e una lista del candidato presidente al 4. Bardi il governatore eletto, già generale della guardia di finanza, era stato indicato da Forza Italia e, di conseguenza, si può affermare che, complessivamente, l’insieme del voto di centro arriva non molto distante dal consenso della Lega di Salvini. Nel distorto dibattito sulla politica italiana, come abbiamo più volte considerato, permane l’idea leaderista e quella che viene presentata come la “vittoria di Salvini”, risulta essere, invece, l’affermazione di una coalizione di centrodestra che, cancellata dalle scelte che hanno portato alla coalizione di governo, si afferma, ormai, costantemente nelle significative realtà regionali. La Lega, certamente, ha il vento nelle vele, triplicando in una regione del sud i voti ottenuti alle politiche, ma è ben lontana dal realizzare una condizione di autosufficienza. I dati che emergono da queste elezioni e dalle altre svoltesi nei mesi scorsi risultano importanti , perché il livello regionale possiede una capacità di stabilizzazione del consenso che il voto nazionale non assicura; consentendo, se si opera adeguatamente , di radicare la presenza organizzativa delle forze politiche. Proprio quello che scarseggia nel Movimento 5 stelle. A sinistra siamo ad un passaggio significativo perché la Basilicata, con una maggioranza di centrosinistra che aveva retto per oltre venti anni, rappresentava , sul territorio, l’esperimento più riuscito della fusione tra postdemocristiani e postcomunisti. Non è stata una delle “regioni rosse”, nelle quali l’apporto dei cattolici democratici è risultato sempre irrilevante ; essa è rimasta lungamente sotto il segno di Emilio Colombo, l’esponente politico più di spicco della Basilicata, una delle anime più eminenti dei “dorotei ”, mai attratto dalla cultura delle correnti della sinistra democristiana. Il Partito popolare, al quale aderì dopo la fine della DC, del resto, lo isolò al punto che, dopo la sua morte, Gerardo Bianco ammise :“non fummo generosi con lui”. I presidenti della Basilicata , come Vito De Filippo, popolare poi passato al Pd, lo hanno considerato “maestro di un’intera classe dirigente”. Ora tutta questa “eredità”, sembra dissipata dagli errori e dalle inadeguatezze della classe dirigente del Partito Democratico, al punto che, forse presago di una sconfitta, non ha presentato il simbolo, sostituito con la sigla “Comunità democratiche”. Comunque, mettendo insieme le diverse liste riferibili ai “democratici”, si supererebbe il 20 per cento, migliorativo di oltre tre punti rispetto alle politiche, ma che rende ancora ottimistica la definizione di “non sconfitta”. Troppo poco per una regione i cui candidati di centrosinistra, nelle elezioni regionali passate, vincevano oltrepassando largamente il 60 per cento. Il risultato in Basilicata fa spostare il pendolo delle giunte regionali, nell’intero territorio nazionale, a favore del centrodestra che ormai è al governo in 10 su 19; solo un anno fa il rapporto era di 15 a 4 in favore del centrosinistra. Questa nuova situazione ha consentito ad Antonio Tajani, di riproporre l’invito a Salvini di “staccare la spina al governo”, ricordando al leader della Lega che Forza Italia ha una sua specificità essendo capace di “aggregazione al centro, nel civismo, verso movimenti e partiti cattolici e liberali”. Probabilmente il tempo non è maturo e, poi, occorrono altri indispensabili chiarimenti per una positiva prospettiva di governo del centrodestra. Il partito del Presidente del Parlamento europeo deve sempre più caratterizzarsi, sul piano politico ed organizzativo, come espressione italiana del Ppe. Salvini, da parte sua, deve chiarire bene il suo rapporto con l’Europa e , nel contempo, evitare la tentazione di avventurarsi sulla strada dell’ annessione – o in liste aggregate - di frange centriste, staccandole da Forza Italia. Il centrodestra può vincere solo se mantiene una configurazione plurale, proprio come le elezioni regionali stanno dimostrando. PIETRO GIUBILO Vice Presidente della Fondazione Italiana Europa Popolare










STORIE DI ECONOMIA
di Sergio Menicucci



VESPA- Al mitico scooter è legata l’immagine di diverse generazioni di giovani che hanno sfruttato l’agilità, la perfomance e i colori sgargianti delle varie edizioni. Sulla due ruote in giro per Roma si sono innamorati la principessa Audrey Hepburn e il giornalista americano Gregory Peck. Durante la lavorazione a Cinecittà del colossal film Ben Hur Charlton Heston girava per la capitale a bordo di un “Vespone”. Più tardi nel video Now That You Got It la cantante dalla famiglia d’origine italiana Madonna è sul sellino posteriore di una “Primavera gialla” dietro al suo toy boy. Era nata nel 1946 e divideva il popolo dei motociclisti in due fazioni: quella dei vespisti e quelli che gli contrapponevano la Lambretta. Quando nel 1951 il primo lotto di mille Vespe arrivò negli Stati Uniti il prezzo era di 325,95 dollari. In Italia si acquistata a rate. Qualche anno più tardi per promuovere lo scooter sulla rivista Fortune comparve lo slogan “Vespa tra i 100 prodotti best designed”. E per indurre gli americani ad acquistare la moto lanciarono l’annuncio “forse la tua seconda macchina non dovrebbe essere una macchina”. Una volata lunga per un mito. A maggio 2018 l’utile netto del primo trimestre del gruppo Piaggio (che comprende Vespa, Moto Guzzi, Aprilia, Gilera, Derbi, Ape) è quasi triplicato con quasi 4 milioni contro 1,5 dello stesso periodo del 2017. I ricavi sono stati oltre 312 milioni di euro. Ma perché Vespa? Spesso il successo di un marchio dipende da tanti fattori e anche da studi. Nel caso dell’imprenditore Enrico Piaggio quando si avviò a brevettare nel 1946 il modello esclamò “sembra una vespa” per via del motore e delle forme della carrozzeria vista dall’alto, con la parte centrale ampia per accogliere il guidatore e la vita stretta. Lo scooter più famoso del mondo sfreccia dovunque: non solo a Napoli ma anche a Miami dove i turisti entrano ed escono dal traffico in maniera spericolata tanto che il consiglio comunale della città ha deciso di adottare misure restrittive contro le violazioni compiute dai guidatori “ che, scrivono i giornali americani, guidano dal lato sbagliato della strada e invadono piste ciclabili e strisce pedonali”. Dalla Florida è stata trasmessa una pubblicità del gruppo dei Black Eyed in sella a tre Vespa Primavera senza casco che ha suscitato molte polemiche. Per noleggiare una Vespa occorrono 65 dollari per due ore e 90 per una intera giornata. Lo scooter è il modo migliore per girare, con sciarpa e capelli al vento. Un divertimento da giovani. La Vespa Primavera arrivò a ridosso del Sessantotto, era veloce come le sorelle più grandi ma era più maneggevole e per di più si viaggiava avvinghiati, quattro marce che davano il brivido di cambiare in continuazione, la frizione che poteva slittare, la miscela corretta ad hoc con più o meno olio. La prima generazione rimase inalterata per quasi 15 anni, poi la nuova 125 sulla quale i tecnici della Piaggio di Pontedera avevano apportate molte innovazioni. Solo nel 1976 arriva la Primavera Et3 con l’accensione elettronica e la marmitta allungata. Per i ragazzi italiani di 16 anni diventa l’oggetto del desiderio. Per celebrare i 50 anni di vita la Primavera 2018 si presenta con tre colorazioni: blu armonia, beige sahara e rosso profondo. Cilindrate da 50, 125 e 150 centimetri cubici. Vespa vincente tra passato e futuro. IL tutto messo in mostra a Pontedera dove il patron della galassia Piaggio Roberto Colannino ha voluto ingrandire il museo portandolo a 5 mila metri quadrati, con 250 pezzi esposti tra cui alcuni esemplari della Gilera, della Moto Guzzi, dell’Aprilia di Valentino Rossi che hanno conquistato tanti trofei mondiali e scritto le più belle pagine della storia del motociclismo italiano e mondiale.


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