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IL RISCHIO EUROPEO DI UNA ITALIA A POLO SOVRANISTA



I continui litigi all’interno della compagine di governo, non costituiscono il vero problema politico dell’Italia. In fondo, erano scontati, proprio a motivo delle diversità dei due partiti. Nei governi di coalizione, privi di omogeneità storico politica e senza direzione strategica, sono soprattutto i vantaggi del potere a fare da reale collante. Ma tale stabilità può anche rappresentarne il limite, perché la politica diventa debole, quando scopre che la sua più forte motivazione si fonda sul potere. Il vero problema del governo è l’Europa. Nel senso che, usando una espressione di Guido Carli, il “ vincolo esterno” c’è e non può essere ignorato , con funambolerie dialettiche o azzardate manovre finanziarie. Ma l’Europa è anche un vincolo per qualsiasi governo, sostenuto da qualsiasi maggioranza. Questo dato è da tenere presente anche rispetto ai possibili scenari politici futuri. Vediamoli. Occorre pensare che , probabilmente, quando sarà colma la misura del potere da occupare e la permanenza della attuale coalizione non avrà più neppure una utilità marginale, allora si apriranno le porte a nuove elezioni e ai relativi necessari posizionamenti. L’esperienza di governo, fino ad oggi, ha premiato, nei sondaggi, la Lega e molti indizi fanno pensare che lo spigliato tatticismo di Salvini, in vista dello scenario elettorale, sia già operativo verso alleanze che assicurino una possibile maggioranza a misura leghista. Questo disegno sembrerebbe agevolato dall’esodo verso la Lega di quadri e parlamentari di Forza Italia, per continuare la propria carriera politica. A parte una valutazione etica rispetto a tali disinvolti “salti opportunistici” sul carro del presunto vincitore, c’è da dire che questi non comportano spostamenti di consenso. I voti a cui deve tendere Forza Italia sono altrove e cioè nelle realtà sociali che invocano partecipazione e attenzione. A favorire questo esodo è la linea politica del vice presidente del consiglio. Sembra orientata a tenere separati, anche per il futuro, il quadro politico regionale, dove si dimostra nel centrodestra sempre la necessità dell’accordo di tutti per vincere - con una Lega mai autosufficiente - , da quello nazionale, rispetto al quale la parola d’ordine è “mai ritornare con Berlusconi” che, però, si traduce nel tentare di “balcanizzare” Forza Italia Di più: il fermento che agita alcuni governatori che, senza i “moderati”, non sarebbero mai stati eletti (Musumeci in Sicilia) o , addirittura, indicati a suo tempo da Forza Italia (Toti in Liguria), tende a fare di Fratelli d’Italia il solo alleato, comodo, di Salvini, con l’aggiunta di “nuovi contenitori “ da porre nella disponibilità del leader della Lega. Sono gli ingredienti del cosiddetto “polo sovranista”, che includerebbe Salvini, Meloni e una o più formazioni di supporto. Questa coalizione presenterebbe due caratteri distintivi: legherebbe le sue sorti alla popolarità del solo capo della Lega, presentandosi come una riedizione del leaderismo personale, ma, soprattutto, per ritornare al quadro politico europeo, risulterebbe scollegata da esso. E’ evidente che vivrebbe in un isolamento rispetto all’Europa, non trovando modo di comporre il marcato dissidio dell’Italia con il suo “vincolo esterno”, che, come abbiamo già sottolineato c’è e non si cancella con la politica urlata di una coalizione omologata ad un sovranismo velleitario, qualsiasi composizione essa dovesse assumere. Addirittura, nelle sue ultime esternazioni, la leader di F.d I. palesa la sua sguaiata vocazione settaria attaccando Tajani: “Noi vogliamo cambiare tutto , compreso l’attuale presidente del Parlamento europeo”. Verrebbe meno la sola leva che potrebbe aiutare l’interesse italiano alla prospettiva di cambiamento del progetto europeo, cioè il rapporto costruttivo con il Ppe, la più forte compagine del Parlamento di Bruxelles. Essendo gli altri “sovranisti ”in Europa chiusi nella dimensione dei loro interessi nazionali. La via forte per ricollocare su di una strada politica l’Europa è quella di rafforzare le prerogative parlamentari sulle quali, anche per il peso della sua rappresentanza, l’Italia ha sempre puntato, sin da quando si approvò l’Atto Unico nel 1986. Tajani ne è riuscito a dare, in questi anni, una concreta dimostrazione. Ma vi sono ragioni storiche per questo necessario rapporto politico con l’Europa. L’Italia ha potuto costruire, con il Risorgimento, il suo destino unitario, nella misura in cui riuscì a collegare i suoi obbiettivi a quelli dei grandi giochi europei. Dopo il disastro bellico del 1945, addirittura, fu promotrice del progetto unitario e , solo attraverso lo scudo della coerenza euro atlantica, potette difendere propri interessi, anche fuori dalla sua specifica “competenza” geografica. Enrico Mattei docet. Va , infine ricordato che si decise di accettare i sacrifici per entrare nell’euro al fine di evitare un pericoloso isolamento dell’Italia. Nella dialettica della globalizzazione è avventata una autonomia senza un contesto unitario. Il rischio, come nel caso dei rapporti con la Cina, è quello di vendere partecipazioni più che produzioni. La costruzione politica della sovranità europea della quale l’Italia può essere partecipe, come lo è stata all’inizio, è cosa diversa dal sovranismo che relega il “vicolo esterno” a peso insostenibile, invece di trasformarlo, con sempre più rara, ma necessaria, sapienza politica , in “opportunità complessiva”, non lasciandolo, cioè, gestire a direttòri esclusivi o a prospettive sempre più tecnocratiche. PIETRO GIUBILO










STORIE DI ECONOMIA
di Sergio Menicucci



VESPA- Al mitico scooter è legata l’immagine di diverse generazioni di giovani che hanno sfruttato l’agilità, la perfomance e i colori sgargianti delle varie edizioni. Sulla due ruote in giro per Roma si sono innamorati la principessa Audrey Hepburn e il giornalista americano Gregory Peck. Durante la lavorazione a Cinecittà del colossal film Ben Hur Charlton Heston girava per la capitale a bordo di un “Vespone”. Più tardi nel video Now That You Got It la cantante dalla famiglia d’origine italiana Madonna è sul sellino posteriore di una “Primavera gialla” dietro al suo toy boy. Era nata nel 1946 e divideva il popolo dei motociclisti in due fazioni: quella dei vespisti e quelli che gli contrapponevano la Lambretta. Quando nel 1951 il primo lotto di mille Vespe arrivò negli Stati Uniti il prezzo era di 325,95 dollari. In Italia si acquistata a rate. Qualche anno più tardi per promuovere lo scooter sulla rivista Fortune comparve lo slogan “Vespa tra i 100 prodotti best designed”. E per indurre gli americani ad acquistare la moto lanciarono l’annuncio “forse la tua seconda macchina non dovrebbe essere una macchina”. Una volata lunga per un mito. A maggio 2018 l’utile netto del primo trimestre del gruppo Piaggio (che comprende Vespa, Moto Guzzi, Aprilia, Gilera, Derbi, Ape) è quasi triplicato con quasi 4 milioni contro 1,5 dello stesso periodo del 2017. I ricavi sono stati oltre 312 milioni di euro. Ma perché Vespa? Spesso il successo di un marchio dipende da tanti fattori e anche da studi. Nel caso dell’imprenditore Enrico Piaggio quando si avviò a brevettare nel 1946 il modello esclamò “sembra una vespa” per via del motore e delle forme della carrozzeria vista dall’alto, con la parte centrale ampia per accogliere il guidatore e la vita stretta. Lo scooter più famoso del mondo sfreccia dovunque: non solo a Napoli ma anche a Miami dove i turisti entrano ed escono dal traffico in maniera spericolata tanto che il consiglio comunale della città ha deciso di adottare misure restrittive contro le violazioni compiute dai guidatori “ che, scrivono i giornali americani, guidano dal lato sbagliato della strada e invadono piste ciclabili e strisce pedonali”. Dalla Florida è stata trasmessa una pubblicità del gruppo dei Black Eyed in sella a tre Vespa Primavera senza casco che ha suscitato molte polemiche. Per noleggiare una Vespa occorrono 65 dollari per due ore e 90 per una intera giornata. Lo scooter è il modo migliore per girare, con sciarpa e capelli al vento. Un divertimento da giovani. La Vespa Primavera arrivò a ridosso del Sessantotto, era veloce come le sorelle più grandi ma era più maneggevole e per di più si viaggiava avvinghiati, quattro marce che davano il brivido di cambiare in continuazione, la frizione che poteva slittare, la miscela corretta ad hoc con più o meno olio. La prima generazione rimase inalterata per quasi 15 anni, poi la nuova 125 sulla quale i tecnici della Piaggio di Pontedera avevano apportate molte innovazioni. Solo nel 1976 arriva la Primavera Et3 con l’accensione elettronica e la marmitta allungata. Per i ragazzi italiani di 16 anni diventa l’oggetto del desiderio. Per celebrare i 50 anni di vita la Primavera 2018 si presenta con tre colorazioni: blu armonia, beige sahara e rosso profondo. Cilindrate da 50, 125 e 150 centimetri cubici. Vespa vincente tra passato e futuro. IL tutto messo in mostra a Pontedera dove il patron della galassia Piaggio Roberto Colannino ha voluto ingrandire il museo portandolo a 5 mila metri quadrati, con 250 pezzi esposti tra cui alcuni esemplari della Gilera, della Moto Guzzi, dell’Aprilia di Valentino Rossi che hanno conquistato tanti trofei mondiali e scritto le più belle pagine della storia del motociclismo italiano e mondiale.


IL CORSIVO
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