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QUEL GIORNO A GENOVA …



Il 14 agosto 2018 è una data che rimarrà nei libri di storia. Il crollo del Ponte Morandi mette insieme tutta una serie di questioni che riguardano l’Italia nella sua struttura fisica e politica e ne fanno il simbolo di un’epoca. Certo lo sgomento, la sofferenza e la partecipazione per le vittime e le loro famiglie sono immensi, anche per la ingiusta tragicità della circostanza. Ma l’evento va oltre tutto ciò. Si è aperta a Genova una ferita grave che rimarrà nei suoi abitanti anche quando sarà rimarginata con la realizzazione di un progetto che ridia funzionalità ai collegamenti di questo suo importante nodo urbano. Ma è una ferita che si allarga a tutta l’Italia, non solo per l’indotto degli effetti prodotti dalla sua momentanea mancanza . Dalla macerie del ponte emerge un modo d’essere dell’Italia. Dell’Italia di ieri e, ancor più di quella di oggi. Un ponte costruito arditamente in pieno miracolo economico, ma che cinquant’anni dopo è apparso, improvvisamente inadatto – anche per inadeguata manutenzione - a sostenere l’incremento del traffico. Non ci si sarebbe accorti – è una delle tesi per spiegare l’evento – che il peso del maggior traffico ne avrebbe messo a repentaglio la stabilità. E’ una tesi che non ci convince anche perché sarebbe la dimostrazione che le tecniche moderne sono meno valide di quelle degli antichi costruttori, le cui opere , dopo molti secoli, stanno lì a continuare la loro funzione, sfidando tempo ed eventi. Il ponte che crolla è però la dimostrazione di qualcosa di ancor più grave , cioè di un’Italia malcostruita amministrativamente e politicamente. Tutto l’iter di affidamento della concessione è una galleria degli orrori: dall’acquisizione della concessione a debito da parte dei Benetton, garantita dagli introiti dei pedaggi, fino alla conferma del 2015 del contratto con l’affidamento al 2038. Un contratto nel quale sono state segretate alcune clausole forse riguardanti proprio le responsabilità dei controlli e della sicurezza. L’impresa concessionaria , poi, diventata un albergo con porte girevoli per dirigenti ministeriali e politici , nelle sue articolazioni dirigenziali e nei consigli di amministrazione, con qualche componente che approfitta per speculare in Borsa. Le macerie del ponte hanno fatto venire alla luce un mondo di interessi e di connivenze che sbalordisce più della possibile corruzione. Certo Atlantia e i Benetton dovranno pagare i danni a cominciare dalla famiglie delle vittime, alla città di Genova per le perdine economiche connesse , al sistema autostradale ricostruendo un’opera che assolva alla medesima funzione. Ci sono anche tutte le ragioni per la risoluzione in danno del rapporto di concessione, altro che penali da pagare in caso di rescissione come paventano giornali e tecnici, sospettabili di interesse privato … Al di là di tutto ciò, comunque, resta l’accaduto con tutto il suo significato. Se si volesse fare un paragone , inappropriato ma efficace nel rendere il dramma di un evento di carattere eccezionale , potremmo accostarci all’11 settembre di New York, quando finì l’innocenza americana che non aveva mai subito un bombardamento. Il terrorismo pose fine a quella eccezione americana. Il crollo del ponte Morandi mette una riga definitiva nella inconsapevolezza di quell’Italia politica e amministrativa che non riusciva più a fare ponti, ma era prodiga di contratti mal costruiti. PIETRO GIUBILO










STORIE DI ECONOMIA
di Sergio Menicucci



VESPA- Al mitico scooter è legata l’immagine di diverse generazioni di giovani che hanno sfruttato l’agilità, la perfomance e i colori sgargianti delle varie edizioni. Sulla due ruote in giro per Roma si sono innamorati la principessa Audrey Hepburn e il giornalista americano Gregory Peck. Durante la lavorazione a Cinecittà del colossal film Ben Hur Charlton Heston girava per la capitale a bordo di un “Vespone”. Più tardi nel video Now That You Got It la cantante dalla famiglia d’origine italiana Madonna è sul sellino posteriore di una “Primavera gialla” dietro al suo toy boy. Era nata nel 1946 e divideva il popolo dei motociclisti in due fazioni: quella dei vespisti e quelli che gli contrapponevano la Lambretta. Quando nel 1951 il primo lotto di mille Vespe arrivò negli Stati Uniti il prezzo era di 325,95 dollari. In Italia si acquistata a rate. Qualche anno più tardi per promuovere lo scooter sulla rivista Fortune comparve lo slogan “Vespa tra i 100 prodotti best designed”. E per indurre gli americani ad acquistare la moto lanciarono l’annuncio “forse la tua seconda macchina non dovrebbe essere una macchina”. Una volata lunga per un mito. A maggio 2018 l’utile netto del primo trimestre del gruppo Piaggio (che comprende Vespa, Moto Guzzi, Aprilia, Gilera, Derbi, Ape) è quasi triplicato con quasi 4 milioni contro 1,5 dello stesso periodo del 2017. I ricavi sono stati oltre 312 milioni di euro. Ma perché Vespa? Spesso il successo di un marchio dipende da tanti fattori e anche da studi. Nel caso dell’imprenditore Enrico Piaggio quando si avviò a brevettare nel 1946 il modello esclamò “sembra una vespa” per via del motore e delle forme della carrozzeria vista dall’alto, con la parte centrale ampia per accogliere il guidatore e la vita stretta. Lo scooter più famoso del mondo sfreccia dovunque: non solo a Napoli ma anche a Miami dove i turisti entrano ed escono dal traffico in maniera spericolata tanto che il consiglio comunale della città ha deciso di adottare misure restrittive contro le violazioni compiute dai guidatori “ che, scrivono i giornali americani, guidano dal lato sbagliato della strada e invadono piste ciclabili e strisce pedonali”. Dalla Florida è stata trasmessa una pubblicità del gruppo dei Black Eyed in sella a tre Vespa Primavera senza casco che ha suscitato molte polemiche. Per noleggiare una Vespa occorrono 65 dollari per due ore e 90 per una intera giornata. Lo scooter è il modo migliore per girare, con sciarpa e capelli al vento. Un divertimento da giovani. La Vespa Primavera arrivò a ridosso del Sessantotto, era veloce come le sorelle più grandi ma era più maneggevole e per di più si viaggiava avvinghiati, quattro marce che davano il brivido di cambiare in continuazione, la frizione che poteva slittare, la miscela corretta ad hoc con più o meno olio. La prima generazione rimase inalterata per quasi 15 anni, poi la nuova 125 sulla quale i tecnici della Piaggio di Pontedera avevano apportate molte innovazioni. Solo nel 1976 arriva la Primavera Et3 con l’accensione elettronica e la marmitta allungata. Per i ragazzi italiani di 16 anni diventa l’oggetto del desiderio. Per celebrare i 50 anni di vita la Primavera 2018 si presenta con tre colorazioni: blu armonia, beige sahara e rosso profondo. Cilindrate da 50, 125 e 150 centimetri cubici. Vespa vincente tra passato e futuro. IL tutto messo in mostra a Pontedera dove il patron della galassia Piaggio Roberto Colannino ha voluto ingrandire il museo portandolo a 5 mila metri quadrati, con 250 pezzi esposti tra cui alcuni esemplari della Gilera, della Moto Guzzi, dell’Aprilia di Valentino Rossi che hanno conquistato tanti trofei mondiali e scritto le più belle pagine della storia del motociclismo italiano e mondiale.


IL CORSIVO
RENZI ALL’ASSALTO DI BANKITALIA[10/2017]
Con una discreta dose di furbizia e ancor più di arroganza, Matteo Renzi ha fatto presentare al gruppo del PD della Camera una mozione per chiedere discontinuità al vertice
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QUELLA LETTERA CHE CAMBIO’ LA STORIA…[09/2018]

Elemento costante del dibattito politico sul governo è la possibilità o meno di attuare i punti(...)

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IN UN MEETING ATTENTO AL POTERE GIORGETTI RILANCIA IL PRESIDENZIALISMO [08/2018]
Nella ricorrente kermesse di Rimini, ovvero quella che ormai appare come una passerella del potere, organizzata da Comunione e Liberazione(...)
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Il sempre ben informato Franco Bechis da notizia che John Elkann avrebbe intenzione di sostituire Sergio Marchionne nel cda della Fondazione Agnelli con Valeria Fedeli.(...)
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LA SFIDA DI CONIUGARE SVILUPPO E AMBIENTE: ILVA E ALTRO [08/2017]
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La marcia indietro di Giorgetti: “Il Papa? Un populista in senso buono”

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INIZIATIVA DI VITTORIO FELTRI SUI CENTO GIORNI DEL GOVERNO
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UN CALCIO DA LEONI MA ANCHE DI VIOLENZE, RAZZISMO E CORRUZIONE- DI ERNESTO E SERGIO MENICUCCI
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Paolo Pasqualucci:“ Unam sactam”
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Anni Spezzati - Gli anni di piombo su Rai Uno
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Presentazione del libro "Ombre sul sole" di Enzo Natta - Intervento di Pietro Giubilo
18 Dicembre 2013

Paolo Mieli e i conti con la storia
13 Dicembre 2013

Domenico Fisichella - "Dal Risorgimento al Fascismo 1861-1922"
Carozzi Editore - Sfere pp.336, € 22,00

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