Cultura per la Partecipazione Civica
cultura per la partecipazione civica
HOME
POLITICA
ECONOMIA
ISTITUZIONI
AMBIENTE
ESTERI
CULTURA
APPROFONDIMENTI
EVENTI
CHIESA
SOCIETA'
RIVISTA
da www.lastampa.it


La marcia indietro di Giorgetti: “Il Papa? Un populista in senso buono”



Le t-shirt con la scritta «Il mio Papa è Benedetto» distribuite a Pontida appartengono al passato. La Lega guarda con occhi nuovi a Jorge Mario Bergoglio e al suo magistero su politica ed economia. Giancarlo Giorgetti, braccio destro di Matteo Salvini, invitato a presentare a Roma il libro Il denaro non governa (Piemme) dell’analista Pier Paolo Saleri e del vaticanista de La Stampa e coordinatore di Vatican Insider, Andrea Tornielli, fa marcia indietro e dice: «Ho maledetto un po’ questo invito, anzitutto per la data non propizia, e poi perché mi sono chiesto: ma perché chiamano me a dare le mie riflessioni sulle posizioni di un Papa comunista? Anche io, prima di leggere questo libro, sono caduto in questo pregiudizio».     «Credo che il Papa non è per definizione né comunista né di sinistra ma un Papa che legge e interpreta quello che sta succedendo nel mondo», ha ammesso Giorgetti davanti a senatori e giornalisti riuniti nello storico complesso di Santa Maria in Aquiro. Un’opinione espressa a titolo personale - da «cattolico ignorante», dice lui, che ha una conoscenza superficiale di quanto detto e scritto dal Papa - ma che, in questa concitata fase politica, evidenzia un cambio di tendenza specie da parte di quella ultradestra spesso ostica al Pontefice argentino e ai suoi ripetuti appelli a favore dei migranti.    Quello «che sta succedendo nel mondo», di cui parla il leghista, è che «non esiste più una destra e una sinistra in senso classico». Frase, questa, ripresa nel suo intervento anche dal deputato di Liberi e Uguali, Stefano Fassina, suo alter-ego al banco dei relatori («destra e sinistra che dialogano sul Papa, impensabile fino a qualche anno fa», ha osservato il senatore Riccardo Pedrizzi, moderatore e organizzatore dell’incontro). Nell’analisi di Giorgetti, il mondo attuale è «diviso tra chi gestisce il potere del politicamente corretto e influenza gli orientamenti, creando disuguaglianza tra Paesi e nei Paesi, e chi è legato a valori base che arrivano da culture e tradizioni permeate nel popolo ma che, al di là delle ideologie, agisce in modo disordinato, politicamente incompiuto».     Davanti a questo strano panorama che annulla ogni «categoria di base», a governare la Chiesa universale c’è un Papa venuto «dalla fine del mondo». Che magari non sarà né di destra e, ora si sa, neanche di sinistra ma che «sicuramente – afferma il leghista – è un Papa populista».     «Populista nel senso buono del termine, eh!». Nel senso, cioè, che il concetto di «popolo» (una «categoria mistica», come disse una volta Francesco stesso) è «un po’ dappertutto»: nelle parole dette ai giornalisti in aereo, nei discorsi pubblici, nelle encicliche. «Che popolo trovare?», ha domandato Giorgetti, «quello delle tradizioni e dei valori trasmessi dai genitori, una religiosità non intellettuale che viene fuori da tutte le parti». E «per me che faccio politica - ha detto l’uomo forte della Lega - è interessante leggere che il Papa indica come due pericoli politici gravi l’uniformità e la globalizzazione», dato che «voglio difendere la mia identità non contro altre ma per valorizzarla all’interno di un contesto più ampio».    Interessante è scoprire pure – e anche questo è merito del libro di Tornielli e Saleri – che c’è un «nemico» comune. Quale? «Il potere multinazionale indistinto che non si vede ma condiziona politica e governi» e che «controlla il panorama mediatico» arrivando a «censurare alcuni tipi di messaggi» del Pontefice invece «plasticamente sottolineati» nel volume.    Ad esempio il “discorsone” di Francesco alle Nazioni Unite di New York, durante il viaggio negli Stati Uniti del settembre 2015. Quello in cui il Papa chiedeva «il riconoscimento di una legge morale inscritta nella stessa natura umana, che comprende la distinzione naturale tra uomo e donna e il rispetto assoluto della vita in tutte le sue fasi e dimensioni», per evitare il rischio di «una colonizzazione ideologica mediante l’imposizione di modelli e stili di vita anomali estranei all’identità dei popoli e, in ultima analisi, irresponsabili».    «Ma queste cose, dette così, alle Nazioni Unite, io non le avevo mai percepite!», ha lamentato Giorgetti. «Per mia ignoranza, certo, ma nessun media me l’ha presentata così.. Le avrebbe potute dire Ratzinger invece le ha dette Francesco. Io certi passaggi li sottoscrivo tutti. Poi magari vi dico anche le cose su cui non sono d’accordo».     Alla fine non le ha dette, ma ha ribadito che qualcosa è cambiato nella sua valutazione di questo Papa apparentemente troppo sinistroide, e cioè l’idea di un leader «che interpreta la fase politica italiana e mondiale in base a un principio di realtà. Lo stesso che percepisce la sua gente». 

“IL DENARO NON GOVERNA”

Una vera e propria mappa del pensiero politico-sociale di Papa Francesco

“Il denaro non governa” è il titolo di un nuovo libro, edito dalla Piemme-Mondadori ed uscito da pochi giorni in libreria, sul pensiero sociale e politico di Papa Francesco. Si tratta di un volume che, per la prima volta, affronta in modo organico e completo il tema della visione sociale e politica di Papa Bergoglio. Sotto questo aspetto si tratta di un’assoluta novità.
Nella mappa costruita dagli autori, Andrea Tornielli e Pier Paolo Saleri, si delinea tutta la dottrina sociale di Papa Francesco su democrazia e globalizzazione, dittatura della finanza, lavoro e stato sociale, immigrazione e integrazione, pace e sviluppo, ecologia umana e dell’ambiente. Tematiche, tutte queste, che il titolo del libro annuncia in maniera alquanto provocatoria. Infatti in questo tempo di idolatria dei “mercati” e di “dittatura della finanza”, un titolo come il “denaro non governa” potrebbe, a tutta prima, apparire come un ossimoro che contraddice la realtà. Ma basta già scorrere la prime righe della presentazione di copertina per rendersi conto che le cose non stanno affatto così: “Il denaro come governa? Con la frusta della paura, della disuguaglianza, della violenza economica, sociale e militare. Una spirale discendente che sembra non finire mai.
C’è un terrorismo di base che deriva dal controllo del denaro sulla terra e minaccia l’intera umanità”.
Questa frase di Papa Francesco che apre, appunto, la presentazione di copertina chiarisce bene come il denaro non possa governare ma solo comandare, opprimere e imporre. Infatti, il governare è tutt’altra cosa e implica il complesso perseguimento del bene comune attraverso il consenso e la partecipazione. Un obbiettivo che il governo del denaro non persegue e non può perseguire in quanto suo fine è il primato del profitto e degli interessi oligarchici cui, in ultima analisi, tutto viene considerato sacrificabile. Siamo di fronte a posizioni che, a prima vista, potrebbero apparire sconcertanti ma che, in realtà, costituiscono il nucleo centrale della Dottrina Sociale della Chiesa: il filo rosso che collega gli interventi sociali di tutti i Papi, nessuno escluso, da Leone XIII fino a Papa Francesco.
Un nucleo centrale che questo Pontefice sta riscoprendo non senza suscitare reazioni furiose da parte di tutti gli ambienti più legati alle logiche ed agli interessi del capitalismo finanziario: “i cantori convinti del turbo capitalismo hanno considerato come fumo negli occhi la riscoperta di pagine della Dottrina sociale cristiana sepolte nel dimenticatoio che papa Bergoglio sta attuando.
Pagine ancor oggi piuttosto scomode ma sempre più profetiche, come quelle vergate da Pio XI nell’enciclica Quadragesimo anno dopo la crisi di Wall Street, capaci di leggere in modo impressionante ed attualissimo i tempi di crisi economico-finanziaria che stiamo vivendo”. Va, infine, sottolineato l’aspetto più coinvolgente ed interessante del libro in questione che è quello di far emergere - attraverso una disamina attenta e complessiva dei più significativi interventi e scritti di Bergoglio, dagli anni dell’Argentina sino ai giorni nostri, una lettura equilibrata della visione politica e sociale di questo Pontefice per quello che essa è veramente. E’, infatti, fuori discussione che il potere mediatico del “pensiero unico” molto spesso enfatizza e strumentalizza affermazioni parziali di Papa Francesco occultando il contesto dei ragionamenti complessivi e costruendo un’immagine di questo pontificato buonista e remissiva sui valori, che non è quella reale. E sotto questo aspetto le sorprese, per i lettori, saranno molte perché incontreranno un papa che, con forza e determinazione, difende i valori della vita e della famiglia naturale; denuncia, senza possibilità di equivoci, il dramma dell’aborto, dei figli “scartati ancor prima di nascere”, l’abbandono degli anziani, la cultura del gender e la “colonizzazione ideologica” del sessantotto.
Un papa che ribadisce il dovere dell’accoglienza verso i profughi migranti ma ribadisce anche il dovere dei governanti di operare con prudenza e nel rispetto del bene comune della comunità che li accoglie; che esorta l’Europa a riscoprire le proprie radici, la propria tradizione e la propria identità; che riafferma i valori della patria e del popolo come “comunità di destino nella storia; che difende con forza l’ambiente ma con altrettanta forza denuncia le contraddizioni di un ambientalismo ideologico ed estetizzante.

CULTURA
di Pietro Giubilo

LA SFERZA DI SARTORI SUGLI “ASINI RAGLIANTI” - in ricordo del grande politologo

In un breve scritto inedito – pubblicato da Il Fatto Quotidiano - il professor Sartori, scomparso un anno fa’ e che intendiamo ricordare, così si esprimeva: “ la democrazia doveva essere una ideocrazia e, come tale, deve essere capita. Invece è sempre più una repubblica di asini raglianti. E una democrazia spiegata e guidata da asini raglianti non può funzionare”. Questo aspro giudizio si attaglia benissimo all’Italia di oggi , devastata da una disastrosa condizione della politica, dei partiti e dei leader. Al fine di esprimere il nostro apprezzamento per molti contenuti dell’opera intellettuale di Sartori, presentiamo un commento all’articolo di Marco Tarchi, uscito su Il Fattto Quotidiano del 4 aprile e una recensione dell’ultima opera dell’illustre politologo ( “La corsa verso il nulla” ) che pubblicammo sul n. 9/10 di dicembre 2015 della rivista Tradizione. La Redazione

UN “BASTAN CONTRARIO”
Chi ha conosciuto Sartori, spiega Marco Tarchi, sapeva della sua reputazione di “bastan contrario” e “disturbatore dei manovratori” che, oltre le sue opere scientifiche , rifluiva negli editoriali del Corriere della Sera, come nelle interviste che rilasciava, senza peli sulla lingua. Non sopportava l’approvazione di pasticciati sistemi elettorali che dal 1994 fino ad un anno fa’ hanno visto logorare il sistema politico italiano, attribuendo loro nomignoli che ne rimarcavano l’effimera utilizzazione: dal “Mattarellum” al “Porcellum”, fino all’”Italicum”. E’ noto come egli sostenesse la necessità di una riforma elettorale a doppio turno, avendo riscontrato come , superato il proporzionale, quello fosse l’unico sistema che avrebbe assicurato una adeguata governabilità. Per la verità, a motivo del lungo ritardo con il quale si affrontarono le questioni istituzionali in Italia e la estrema conflittualità, innescata soprattutto dalla sinistra, con il sistema elettorale a doppio turno, si sarebbero prodotti risultati distorcenti, per effetto del cosiddetto voto a dispetto , come anche recentemente si è riscontrato nelle votazioni comunali. Un elemento poco considerato dalle letture interessate del pensiero di Sartori è quello, sottolinea Tarchi, della sua diffidenza verso una “onnipotenza” del popolo “in materia di legittimazione dell’azione politica” che, però nel professore derivava, soprattutto, “da una marcata ostilità verso il socialismo”. Questa posizione ha fatto ritenere, che il suo allontanamento dall’Italia, a metà degli anni ’70, fosse stato determinato dal ”compromesso storico” che si andava costruendo; tesi, tuttavia, respinta, forse senza tanta convinzione, dall’interessato. La stagione delle cosiddette riforme vide il politologo esprimere dure critiche che si tradussero, nel 1995, nel panphlet “Come sbagliare le riforme”, con una diagnosi ancora più ampia che esprimeva un ampio “pessimismo”, così ricorda Tarchi, nei riguardi della classe politica, ma anche verso la tecnologia, la religione e dell’uomo in generale. Considerò la televisione una forma di “annichilimento” che argomentò nella critica alla videocrazia, nel suo scritto sull’”Homo videns”. Fustigò l’invito ecclesiale del “crescete e moltiplicatevi” ( “Il Paese degli struzzi” ) e Berlusconi che, evidentemente, non poteva corrispondere alla sua idea del politico ( “Il sultano” ). Il suo “testamento ideologico” sarà “ La corsa verso il nulla” sulle cui tesi anticonformiste, però, scese il silenzio dell’establishment culturale, anche dei media, ormai omologati alla dittatura delle lettere di una sinistra alleata dei poteri forti. Ma questo arrocco polito-culturale, non sembra sfidare il tempo, in fondo anch’esso ha i giorni contati.

“LA CORSA VERSO IL NULLA Dieci lezioni sulla nostra società in pericolo “
Non sarà proprio un “manuale di sopravvivenza”, come lo ha definito Vittorio Feltri recensendolo , ma questo breve libro del professor Sartori aiuta “a ragionare con la propria testa, anziché con quella degli intellettuali privi di intelletto”. Noto per essere uno scienziato della politica che, con la scuola Cesare Alfieri ha contribuito all’affermazione di intellettuali e accademici , come, ad esempio , Domenico Fisichella, Sartori agevola, con queste sue riflessioni, la rimozione di alcuni miti dello scontato pensiero unico. Certamente, la sua concezione politica è liberal democratica, accompagnata da una “tensione ideale” , “come prodotto del pensiero astratto”, sviluppato dall’homo sapiens, oggi insidiato dall’homo videns che si realizza per mezzo della “televisione e del mondo di internet [che] producono immagini e cancellano i concetti , ma così atrofizzano la nostra capacità di capire”. Sartori sottopone ad una critica serrata l’idea della rivoluzione secondo il marxismo , quella intesa cioè come “vera rivoluzione”, cioè “allargata”, “senza scadenza” che poi finisce per teorizzare un’idea giacobina : quella che “nulla cambia (sul serio) senza violenza e, congiuntamente , l’idea che la rivoluzione è in sé stessa atto creativo”. Il prodotto di questa concezione, è il paradosso della creazione di “uno Stato smisuratamente più assoluto e più tirannico dello Stato zarista”, poiché la “rivoluzione dal basso si capovolse in poche ore in una rivoluzione dall’alto”. “Nessuna rivoluzione” conclude Sartori su questo argomento “ è stata ‘creativa’ in virtù di quanta violenza abbia dispiegato … ed è questo il punto che mi preme stabilire”. Sartori rompe gli schemi anche rispetto alle critiche che si sono addensate a suo tempo sull’opera di Samuel Huntington che usò “il termine clash ‘scontro’ ( di civiltà ) “. “ Questa dizione – scrive – veniva tradotta in ‘conflitto’ ed è stata coperta di improperi: non risultava politicamente corretta”. “ Eppure – continua – conflitto non vuole dire ‘guerra’ ; … di per sé conflitto è un termine che viene usato in espressioni come ‘conflitto di idee’, ‘conflitto di interessi’ senza sottintendere che si spara o si ammazzi”. “Pertanto – conclude su questo punto - mi sfugge quale sia la terribile distorsione mentale prodotta da chi parla di ‘conflitto di civiltà’ “. Altro aspetto sul quale si esprime l’estro critico del grande politologo è quello della “nuova missione dell’Occidente - ci viene ripetuto a oltranza – di ‘democratizzare l’Islam’ “. Ciò , scrive , “comporta che l’Occidente molli il grosso dei cosiddetti ‘Stati moderati’ islamici e imponga libere elezioni che andranno ad insediare , per lo più, Stati fondamentalisti. Il che non introdurrebbe nessuna democrazia , mentre renderebbe ‘immoderati’ gli Stati che non lo erano”.” Sarebbe davvero un bel risultato” è il commento ironico di Sartori , del resto “nell’ottica dell’Islam questa democratizzazione appare come un disegno invasivo , inaccettabilmente invasivo che devasterebbe la tradizione coranica da cima a fondo”. Gli americani , secondo Sartori , sostenitori di questo disegno “ non avevano capito nulla dei problemi nei quali si stavano cacciando”. Seguono alcune pagine con affermazioni assai condivisibili: “se la dittatura cade, allora riemerge la sottostante teocrazia delle moschee”; sulla Turchia: “come Stato di tipo occidentale”, “per più di ottant’ anni sono stati i militari , paradossalmente , a salvare la democrazia ad Ankara”. Validissime anche alcune riflessioni di stretta attualità italiana a proposito delle manifestazioni in occasione dell’apertura dell’Expo il 1° maggio di quest’anno (2015): “i black bloc hanno devastato pressoché a piacimento” , “all’ospedale sono finiti più agenti di polizia che dimostranti”, “Angelino Alfano , ministro degli interni, era contento: “ Abbiamo evitato” ha esclamato trionfante “il morto di Genova”. Bravo”. Sartori è, tuttavia, incline ad una concezione laica senza essere laicista : non crede che l’uomo sia tale “perché caratterizzato dalla presenza dell’anima” - ”definizione che non condivido, ma rispetto”- , oppure che “ un embrione è uguale a un essere umano” . Non accetta, però, che chi si ritrovi in uno stato di “non consapevolezza” non sia da tutelare: “paziente in anestesia, l’anziano demente, il cerebroleso” . “Una persona umana che è tale, resta tale” sono queste le ultime parole del libro. La laicità dell’anziano docente si arresta davanti alla teoria della dolce morte , cioè all’eutanasia. E’ già qualcosa a fronte della deriva che va diffondendosi nel tempo dell’egoista Europa delle banche. Pietro Giubilo

STORIE DI ECONOMIA
di Sergio Menicucci



VINITALY-Il settore si è presentato al 52 ° appuntamento di Verona in salute: 8 anni di crescita. I ricavi, nel corso del 2017, delle principali 155 aziende vinicole italiane sono cresciuti del 6,5%, grazie alla spinta dell’export aumentato del 7,7/% (con circa 6 miliardi di euro di fatturato). Il vino italiano è venduto principalmente negli Stati Uniti (1644 milioni di euro), in Germania (870 milioni), in Inghilterra (760 milioni), in Russia (255 milioni), in Giappone (170 milioni) e in Cina (143 milioni):
Il patrimonio enologico italiano è di prima grandezza e 107 produttori selezionati hanno messo in mostra a Verona l’eccellenza del vino tricolore, confrontandosi con gli agricoltori sloveni, croati, del Sudafrica e del Perù. Un dialogo di conoscenze, di diffusione di vitigni, d’etichette e un viaggio nell’’Italia della bottiglia per conoscere i brand di territori ormai famosi ma anche di quelli emergenti. Nell’analisi di Mediobanca risultano in crescita sia gli occupati del settore (+1,8%) sia gli investimenti (+26%). Nella fotografia del dossier i maggiori produttori sono il gruppo Cantine riunite guidato da Corrado Consoli (594 milioni di fatturato), il gruppo Caviro di Sergio Dagnino che supera i 315 milioni di fatturato, il toscano Piero Antinori (221 milioni di fatturato), la cantina Zonin che ha superato i 201 milioni con crescita del 4,2%, i fratelli Martini che hanno fatto registrare 194 milioni in forte crescita del 13%. Grande exploit di altri tre marchi e cioè Marca, Farnese e Ruffino. Per il quarto anno consecutivo i consumi interni sono cresciuti del 5% dopo aver subito un calo per alcuni anni; crescita dovuta ai giovani e alle ragazze. C’è ottimismo tra gli operatori anche per il 2018 dopo aver superato un anno climatico particolarmente difficile come il 2017 con la lunga stagione di siccità. Un altro dato positivo, evidenziato dall’indagine di Mediobanca, è la constatazione che investire in Borsa nel vino è un ottimo affare. Un aspetto sul quale si è soffermata la riflessione degli esperti è quello relativo ai rapporti con la Cina. L’import cinese di vino italiano è salito di molto negli ultimi 5 anni ma è fermo al 5,5% rispetto al 42% della Francia, del 26,7 dell’Australia, del 10,4% del Cile e del 5,8 della Spagna. Per l’Italia il mercato cinese è ancora da incrementare e per farlo occorrono politiche di relazioni e marketing più consistenti. Non bastano le sole etichette di qualità. Occorrono strategie di sistema paese. Nel paese del Dragone i vini italiani avanzano ma rappresentano ancora uno share marginale. Lo conferma il presidente di Veronafiere Maurizio Danese “siamo ancora troppo poco organizzati. Oggi per sopperire al nanismo delle nostre imprese e per penetrare nei mercati più lontani serve un brand ombrello e una struttura qualificata in grado di accompagnare nel mondo tutto il made in Italy enologico”. Le previsioni indiano che aumenterà la richiesta delle “Doc”, dei vini biologici ancora un settore di nicchia sugli scaffali dei supermercati e dei tipici. Da qualche anno le grandi catene di distribuzione stanno operando un riequilibrio dei prezzi medi delle bottiglie da 0,75 (aumentati di circa il 2,5 % rispetto al 2016) al fine di non rallentare la ripresa dei consumi. Tra Doc, Docg, Igt la scelta per i clienti si fa sempre più ampia con prodotti di fascia media e medio-alta. Il rapporto qualità-prezzi è fondamentale. Lo stanno constatando i produttori italiani che esportano negli Usa (nel 2017 le esportazioni italiane sono ammontate a 2,5 milioni di ettolitri per un valore di un miliardo e 352 milioni di dollari). Il mercato è in continua espansione ma il mancato sostegno promozionale sta facendo rallentare la presenza dei prodotti italiani a fronte di concorrenti molto aggressivi. Tra gli americani si sta perdendo la percezione che i vini italiani siano i migliori e che costano meno di quelli californiani, francesi, australiani, cileni, peruviani. L’Italia, hanno osservato gli esperti a Verona, deve correre ai ripari. La misura allora è quella di migliorare l’offerta per crescere in valore. Vanno meglio pubblicizzati, non basta più accontentarsi dei giudizi positivi degli italo-americani. Vanno conquistati i giovani e le ragazze. E’ significativa la crescita impetuosa delle “bollicine”, con un incremento di vendite nel mondo di Prosecco del 240% in dieci anni. Non c’è da cullarsi, hanno ripetuto a Verona gli esperti di mercato, soprattutto dopo le minacce di dazi commerciali e le difficoltà di conquistare nuovi mercati. Interessante l’esperienza che stanno facendo alcuni agricoltori veneti che hanno intrapreso la strada della “sostenibilità” che sfocia nella conversione biologica dei prodotti e in progetti per migliorare l’impatto ecologico. Un passaggio culturale profondo nel quale è coinvolta tutta la filiera vitivinicola. Un valore aggiunto attorno alla bottiglia di vino. Prosit per chi ha successo.


IL CORSIVO
RENZI ALL’ASSALTO DI BANKITALIA[10/2017]
Con una discreta dose di furbizia e ancor più di arroganza, Matteo Renzi ha fatto presentare al gruppo del PD della Camera una mozione per chiedere discontinuità al vertice
(...) Leggi l’articolo »
APPROFONDIMENTI
ANTIFASCISMO ELETTORALE[02/2018]

In questa campagna elettorale che poco o nulla si occupa dei veri problemi degli italiani, non poteva mancare un richiamo antifascista(...)

2018: L’ANNO DELLA GRANDE INCERTEZZA[01/2018]

La fine del 2017 si è portato via anche la legislatura. Sergio Mattarella ha resistito alle ultime perorazioni di esponenti del PD per prolungare l’attività parlamentare(...)

LA “NUOVA YALTA” OVVERO I TRE IMPERI[12/2017]

Era il 2008, quasi dieci anni fa’, quando un intelligente analista di geopolitica, Parag Khanna, scrisse un ampio saggio, tradotto l’anno successivo in Italia con il titolo(...)

Cultura per la Partecipazione Civica
HOME
POLITICA
ECONOMIA
ISTITUZIONI
AMBIENTE
ESTERI
CULTURA
APPROFONDIMENTI
EVENTI
CHIESA
SOCIETA'
RIVISTA
Cultura per la Partecipazione Civica - segreteria: leonardolastei@tiscali.it
in attesa di registrazione del tribunale
www.culturaperlapartecipazionecivica.it
ISTITUZIONI
MATTARELLA E IL PRIMO GIRO DEL WALZER DELLE CONSULTAZIONI [03/2018]
Si apre il rituale costituzionale dell’ incarico a formare il governo . L’Italia dopo quasi 25 anni dalla(...)
CULTURA
UN RINNOVATO IMPEGNO DEI CATTOLICI IN POLITICA [11/2017]
Al fine di esaminare il possibile esito di un rinnovato impegno politico dei cattolici è importante compiere uno sforzo per quella che Augusto Del Noce chiamava(...)
AMBIENTE
IL MERCATO ENERGETICO E RISPARMIO PER GLI EDIFICI [07/2017]
L’Italia ha l’energia e il gas più cari d’Europa. Non lo dicono solo gli utenti ma anche le statistiche(...)
POLITICA
LIBERI E UGUALI E’ UNA “COSA ROSSA” ? [02/2018]
Non sarà semplice per Matteo Renzi mettere all’angolo il movimento politico a cui hanno dato vita il 4 dicembre coloro che hanno lasciato il PD(...)
ESTERI
LA CONFERMA DI PUTIN. TRUMP SI MUOVE [03/2018]
La conferma elettorale di Vladimir Putin ha fatto molto soffrire i media occidentali . Pur dovendosi arrendere di fronte all’evidenza(...)
CHIESA
LA INDECIFRABILE CURIA DI PAPA FRANCESCO [07/2017]
Anche un acuto lettore delle vicende vaticane come Massimo Franco scrive che Francesco “formidabile sul piano della popolarità e dell’influenza sulla geopolitica mondiale … tuttavia in affanno quando deve compiere scelte di governo nella ‘sua’ Roma e in Italia”.(...)
SOCIETA'
SCALFARI E DE BENEDETTI DIVISI DA BERLUSCONI [01/2018]
Eugenio Scalfari è un giornalista con una forte vocazione politica. A volte è stato anche un politico, come quando divenne parlamentare del PSI a cavallo tra gli anni ’60 e ’70(...)
Malgieri racconta Corridoni
Marzo 2018

Il nuovo parlamento e i problemi dell’abitazione
Febbraio 2018

La fiamma dimezzata
Aprile 2017

Confini e conflitti
Aprile 2016

Robert Brasillach, Presenza di Virgilio
Marzo 2016

UN CALCIO DA LEONI MA ANCHE DI VIOLENZE, RAZZISMO E CORRUZIONE- DI ERNESTO E SERGIO MENICUCCI
Febbraio 2015

I ripensamenti del vecchio Marx: populismo o comunismo?
07 Ottobre 2014

Paolo Pasqualucci:“ Unam sactam”
3 Giugno 2014

Un romanzo rievoca il caso Dreyfus: chi riscattò l’onore dell’ufficiale ebreo
20 Maggio 2014

Robert A. Dahl e gli equivoci della democrazia - Quattro anni per una vignetta
20 Febbraio 2014

Convegno: Itinerari del pensiero cattolico - 27 Febbraio 2014
20 Febbraio 2014

Anni Spezzati - Gli anni di piombo su Rai Uno
07 Gennaio 2014

Presentazione del libro "Ombre sul sole" di Enzo Natta - Intervento di Pietro Giubilo
18 Dicembre 2013

Paolo Mieli e i conti con la storia
13 Dicembre 2013

Domenico Fisichella - "Dal Risorgimento al Fascismo 1861-1922"
Carozzi Editore - Sfere pp.336, € 22,00

• leggi le recensioni »
rassegna stampa
archivio