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UNO SGUARDO DALLA TORRE
di Fausto Belfiori

La storia è scienza e richiamo morale, mai manifesto

Si è già rilevato come possa capitare di leggere, anche nello stesso giorno, testi in cui gli autori esprimono inconciliabili idee sulla vita e sul mondo, contrastanti visioni della realtà, polari lontananze sul modo di affrontare questioni concernenti i rapporti nella comunità di appartenenza. Sono occasioni da non temere perché favoriscono quella vastità e quella profondità di esame e di giudizio che assicura vantaggi non facilmente raggiungibili. È, dunque, per caso che si può trovare sul tavolo contemporaneamente "Un messaggio al ventesimo secolo" di Isaiah Berlin - uno studioso benemerito nel campo della non sempre chiara storia delle idee - e un articolo che fa riflettere sulla nostra storia, una storia che continua ad essere presentata priva della serenità e della obiettività delle quali, invece, avrebbe suprema necessità. L'autore del libro in questione è conosciuto ed apprezzato per l'acribia evidente nella costante indagine sulle idee e sugli uomini che le hanno espresse. Berlin conosceva bene il terreno sul quale si muoveva: ne aveva individuato le asperità e valutato il rischio di intraprendere strade non soltanto ardue ma senza sbocco. Il suo tenace lavoro, pur inesorabilmente segnato dal pregiudizio dell'ideologia liberale - ideologia non meno insidiosa delle altre che l'hanno seguita - resta un esempio e un modello di ricercatore e di indagatore. Invece, l'articolo cui si è precedentemente accennato, rievocando i tempi amari del terrorismo nel nostro paese, riporta una lettera di un protagonista di quelle sanguinose vicende: lettera indubbiamente ambigua. In proposito si deve osservare innanzi tutto che il modo di rievocare anni e situazioni può provocare nocive impressioni e sensazioni nel lettore giovane spesso del tutto all'oscuro della trascorsa realtà. E questa osservazione permette di rendersi conto dell'enorme lavoro di ricerca e di valutazione obiettiva dei fatti e delle idee che hanno caratterizzato in senso negativo uno dei momenti peggiori della prima repubblica. Nelle righe dell'esponente del sanguinoso movimento sovvertitore che ha sconvolto l'Italia soprattutto nelle sue giovani generazioni non si rileva nessun desiderio di un ripensamento e di un conseguente esame di coscienza indispensabile alla fondazione di uno Stato veramente efficiente e partecipato. Infatti, non si può trascurare la storia né manometterla. Serenità e obiettività debbono essere i primi strumenti di lavoro di colui o di coloro che si prefiggono di far rivivere il passato: un passato per molti versi oscuro e che, invece, si ha il dovere di mettere in luce perché su di esso si deve riflettere allo scopo di evitare in futuro quegli errori e quelle contraddizioni che hanno distinto in senso negativo decenni della nostra vita. Purtroppo nelle biblioteche e nelle scuole ci sono a disposizione opere che sostituiscono la verità con schematizzazioni partigiane del tutto contrarie a ciò che si è vissuto e spesso patito. Si disserta intorno al "primo" e al "secondo" risorgimento così come sulla prima e sulla seconda repubblica. E c'è già qualcuno che parla della terza. Ma non sono le definizioni che oggi possono interessare dal momento che appare ancora tremendamente difficile reperire un testo in cui il racconto verace della storia proceda saggiamente scortata dalla indispensabile onestà intellettuale.

ISTITUZIONI
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Confini e conflitti
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"Hannah e le altre", eroine di una cultura inquieta e vulnerabile
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Paolo Savona - Se non cambia in profondità diventa una trappola
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Piero Vassallo - Riflessioni su la modernita', Gaetano Rebecchini
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Primo Siena - Incontri nella Terra di Mezzo. Profili del pensiero differente.
Solfanelli Editore - € 15,00

Piero Vassallo - Un treno della notte filosofante
Solfanelli Editore - € 15,00

Domenico Fisichella - "Dal Risorgimento al Fascismo 1861-1922"
Carozzi Editore - Sfere pp.336, € 22,00

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STORIE DI ECONOMIA
di Sergio Menicucci

Figura Traliccio

La storia dei voucher è tutta da raccontare, a partire dalla frettolosa abrogazione della disciplina del lavoro accessorio. Un pasticcio all’italiana. Il governo Gentiloni ha avuto paura di confrontarsi sul referendum promosso dalla Cgil e fissato per il 28 maggio, che rischiava di spaccare il Pd di Matteo Renzi in vista del congresso per l’elezione del segretario il 30 aprile. Anche la Confederazione dei lavoratori guidata da Susanna Camusso ha fatto la sua brutta figura: prima li ha accettati e utilizzati, poi ne ha chiesto l’abolizione vedendo diminuita la sua portata contrattuale nel rapporto diretto, tramite le tabaccherie, tra Inps che erogava il buono e il datore di lavoro che li acquistava per retribuire i lavoratori (costo 10 euro di cui 7,5 al lavoratori, 2,50 per il contributo previdenziale, per gli infortuni e il 5% per i costi di gestione). Un provvedimento incauto perché deciso senza aver ascoltato le categorie interessate ( compresi i tabaccai che avevano investito denaro in tecnologie per la loro diffusione) e senza aver predisposto una fase transitoria. Si è verificato così una ressa alle tabaccherie per acquistare i voucher prima del 17 marzo per poterli spendere fino al 31 dicembre. I dubbi sull’utilizzo dei circa 35 milioni di voucher in circolazione sono ancora molti. Il decreto legge n.25 ha abrogato con effetto immediato la disciplina del lavoro occasionale ma lasciata aperta la possibilità di usare quelli acquistati prima del 17 marzo. I voucher in tasca sono allora validi ma le regole che li disciplinano non sono più in vigore. Il caos ha investito l’Inps che prima ha bloccato la procedura telematica per l’attivazione dei voucher e poi l’ha ripristinata per quelli validi fino al 31 dicembre. Preoccupazione da parte dell’associazione tabaccai in quanto il servizio di emissione e pagamento dei buoni lavoro avevano rappresentato per i tabaccai un’importante fonte di reddito, che ora è venuta meno. Cos’era il buono lavoro? La parola inglese può significare scontrino, ricevuta, pezza d’appoggio, documento giustificativo, buono pasto, di viaggio, di lavoro. In concreto una modalità di retribuzione per lavoro occasionale di tipo accessorio. All’inizio era uno strumento semplice, efficace che permetteva alle famiglie e alle imprese di pagare regolarmente i piccoli lavori soprattutto in agricoltura, nel commercio e nel turismo. I voucher erano stati introdotti nel 2003 dal governo Berlusconi nell’ambito della riforma del lavoro del prof. Marco Biagi ucciso dalle Brigate rosse. Poi di modifica in modifica l’estensione dei fruitori ha creato possibilità di irregolarità. Il sistema è esploso dopo il 2008 con le modifiche dei governi Prodi, e soprattutto con quelli di Monti, Letta e Renzi. Ora entro dicembre va trovata una soluzione. Gli esempi non mancano a partire dallo “ cèhque emploi” francese e soprattutto del “ mini job” tedesco introdotto con le riforme del lavoro del Cancelliere Gerard Schroder che hanno portato ad un vasto piano di liberalizzazione del mercato del lavoro. Il lavoratore prende 450 euro al mese e il datore di lavoro ne aggiunge altri 200 per i contributi e l’assicurazione. Oggi ne usufruiscono 7.5 milioni di lavoratori tedeschi tra primo e secondo lavoro. Il candidato alla Cancelleria che sfiderà la Merkel a settembre il socialdemocratico Martin Schulz è intenzionato ad apportare alcune modifiche al sistema.


IL CORSIVO
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