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IL GOVERNO GIALLO-VERDE E LA SFIDA CON L’ EUROPA



Nel braccio di ferro con l’Europa del governo Conte , quello che appare assai più rilevante e, probabilmente, decisivo ai fini del suo esito finale, è l’isolamento nel quale si trova il nostro Paese, aggravando una tendenza già presente con il governo Renzi. L’ambizione dell’esecutivo bicolore di voler approvare un progetto di bilancio di espansione della spesa pubblica in deficit, contro regolamenti e pareri di Bruxelles, intenderebbe rappresentare la difesa di un principio di sovranità che comporterebbe di lasciare a livello delle decisioni nazionali le politiche di risanamento e sviluppo economico. Di per sé la questione appare come un tentativo di riportarci ad una logica di politica europea che potremmo definire di tipo sussidiario, per la quale le decisioni per il rilancio economico appartengano alla competenza statuale dei governi e dei parlamenti nazionali e all’Europa competa un atteggiamento di solidarietà che si estrinsechi in formule di ampia flessibilità. Soffermiamoci innanzitutto e brevemente sulla reale capacità delle scelte di bilancio del governo in ordine all’obbiettivo di un rilancio complessivo della economia del Paese. Rileviamo solo un punto: l’inconsistenza e la pericolosità di aver scelto l’incremento delle spese correnti per l’aumento della domanda aggregata - vista come l’elemento propulsore della ripresa e sviluppo - al posto di una vigorosa politica di investimenti, realizzabile sia a breve tempo su elementi progettuali e/o operativi già esistenti o realizzabili a breve , sia su investimenti più a lungo termine, relativi alle grandi infrastrutture di cui ha bisogno il Paese. Se andiamo a verificare il fondamento culturale dei ministri che più hanno sollecitato queste decisioni ( ad esempio Savona ) se ne deduce che esso è legato alle dottrine keynesiane, secondo le quali gli investimenti pubblici , persino se incrementano il debito, possono rientrare in breve tempo dei costi, perché, riducendo la disoccupazione , in un certo senso, si ripagherebbero da soli , attraverso il cosiddetto “moltiplicatore”. Ma il bilancio prevede soprattutto l’ampliamento delle spese correnti ( reddito di cittadinanza e ipotesi di revisione delle norme pensionistiche ), contraddicendo le stesse teorie a cui si ispirano questi ministri . A parte questi essenziali rilievi che attengono ad alcuni aspetti della “qualità” della manovra, la questione che emerge è soprattutto di carattere politico e , per la precisione, di politica europea. L’isolamento dell’Italia è giunto al punto che, dopo la risposta alla lettera con i rilievi della Commissione , il premier Conte si è visto, al momento, respingere la richiesta di un incontro con Junker. Il 17 novembre un portavoce della Presidenza ha dichiarato che, nell’agenda settimanale del Capo dell’esecutivo europeo, non è previsto alcun incontro con il premier italiano. Ciò mentre alcuni paesi hanno fatto sapere che stanno sollecitando gli organismi di Bruxelles ad assumere le decisioni conseguenti in ordine alla procedura di infrazione. Due voci, peraltro, hanno mostrato, del tutto indirettamente, qualche indizio su possibili spiragli verso l’Italia. Nelle ultime dichiarazioni, Draghi ha parlato di mantenimento di tassi bassi “se le cose peggiorano” nel corso del 2019 e , forse , possiamo aggiungere, di qualche parziale prolungamento del quantitative easing. D’altra parte il candidato del PPE alla presidenza della Commissione, Manfred Weber, ha dichiarato che “ è assolutamente richiesta la ragionevolezza nell’eurozona . Per questo auspico che i capi di governo dell’eurozona non deleghino il problema solo alla commissione Ue”. Come a dire che di fronte ai problemi che vanno emergendo , compresa la posizione dell’Italia, occorre intervenire secondo una ottica politica e non solo regolamentare, come di competenza della Commissione. Ora la politica italiana è appesa ad un filo . Cavalcare in sede europea l’autoreferenzialità è prova di stupidità e di arroganza . Anche una questione di fondo come quella della possibile introduzione di elementi di sussidiarietà nel senso accennato, cioè ad esempio di ampliare gli strumenti di condivisione del rischio od altro, richiede una azione di carattere diplomatico per coinvolgere un arco più grande, cioè una iniziativa che sappia indirizzare altri paesi su questa strada . Si pagano, invece, anni di emarginazione politica, aggravati da una forte spinta polemica che, recentemente , ha raggiunto punte di eccezionale durezza. Siamo lontani anni luce dai tempi nei quali l’Italia appariva come uno dei Paesi costruttori del progetto europeo . La verità è che le classi politiche che si sono succedute negli ultimi anni sono quanto di più disarmante, frutto, probabilmente, di un crollo della rappresentanza politica. Una recente pubblicazione di saggi in “onore di Lorenzo Ornaghi” esamina tale questione sotto il profilo degli interessi rappresentati. Ecco, la politica ha abbandonato l’interesse generale, per essere al seguito di rivendicazioni, proteste, parole d’ordine e slogan di campagne elettorali permanenti. A partire dalle vicine elezioni europee occorre ritornare alle parole della politica che sappiano difendere e rappresentare il bene comune e una consapevolezza collettiva che prevalga su ogni individualismo. PIETRO GIUBILO










STORIE DI ECONOMIA
di Sergio Menicucci



VESPA- Al mitico scooter è legata l’immagine di diverse generazioni di giovani che hanno sfruttato l’agilità, la perfomance e i colori sgargianti delle varie edizioni. Sulla due ruote in giro per Roma si sono innamorati la principessa Audrey Hepburn e il giornalista americano Gregory Peck. Durante la lavorazione a Cinecittà del colossal film Ben Hur Charlton Heston girava per la capitale a bordo di un “Vespone”. Più tardi nel video Now That You Got It la cantante dalla famiglia d’origine italiana Madonna è sul sellino posteriore di una “Primavera gialla” dietro al suo toy boy. Era nata nel 1946 e divideva il popolo dei motociclisti in due fazioni: quella dei vespisti e quelli che gli contrapponevano la Lambretta. Quando nel 1951 il primo lotto di mille Vespe arrivò negli Stati Uniti il prezzo era di 325,95 dollari. In Italia si acquistata a rate. Qualche anno più tardi per promuovere lo scooter sulla rivista Fortune comparve lo slogan “Vespa tra i 100 prodotti best designed”. E per indurre gli americani ad acquistare la moto lanciarono l’annuncio “forse la tua seconda macchina non dovrebbe essere una macchina”. Una volata lunga per un mito. A maggio 2018 l’utile netto del primo trimestre del gruppo Piaggio (che comprende Vespa, Moto Guzzi, Aprilia, Gilera, Derbi, Ape) è quasi triplicato con quasi 4 milioni contro 1,5 dello stesso periodo del 2017. I ricavi sono stati oltre 312 milioni di euro. Ma perché Vespa? Spesso il successo di un marchio dipende da tanti fattori e anche da studi. Nel caso dell’imprenditore Enrico Piaggio quando si avviò a brevettare nel 1946 il modello esclamò “sembra una vespa” per via del motore e delle forme della carrozzeria vista dall’alto, con la parte centrale ampia per accogliere il guidatore e la vita stretta. Lo scooter più famoso del mondo sfreccia dovunque: non solo a Napoli ma anche a Miami dove i turisti entrano ed escono dal traffico in maniera spericolata tanto che il consiglio comunale della città ha deciso di adottare misure restrittive contro le violazioni compiute dai guidatori “ che, scrivono i giornali americani, guidano dal lato sbagliato della strada e invadono piste ciclabili e strisce pedonali”. Dalla Florida è stata trasmessa una pubblicità del gruppo dei Black Eyed in sella a tre Vespa Primavera senza casco che ha suscitato molte polemiche. Per noleggiare una Vespa occorrono 65 dollari per due ore e 90 per una intera giornata. Lo scooter è il modo migliore per girare, con sciarpa e capelli al vento. Un divertimento da giovani. La Vespa Primavera arrivò a ridosso del Sessantotto, era veloce come le sorelle più grandi ma era più maneggevole e per di più si viaggiava avvinghiati, quattro marce che davano il brivido di cambiare in continuazione, la frizione che poteva slittare, la miscela corretta ad hoc con più o meno olio. La prima generazione rimase inalterata per quasi 15 anni, poi la nuova 125 sulla quale i tecnici della Piaggio di Pontedera avevano apportate molte innovazioni. Solo nel 1976 arriva la Primavera Et3 con l’accensione elettronica e la marmitta allungata. Per i ragazzi italiani di 16 anni diventa l’oggetto del desiderio. Per celebrare i 50 anni di vita la Primavera 2018 si presenta con tre colorazioni: blu armonia, beige sahara e rosso profondo. Cilindrate da 50, 125 e 150 centimetri cubici. Vespa vincente tra passato e futuro. IL tutto messo in mostra a Pontedera dove il patron della galassia Piaggio Roberto Colannino ha voluto ingrandire il museo portandolo a 5 mila metri quadrati, con 250 pezzi esposti tra cui alcuni esemplari della Gilera, della Moto Guzzi, dell’Aprilia di Valentino Rossi che hanno conquistato tanti trofei mondiali e scritto le più belle pagine della storia del motociclismo italiano e mondiale.


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